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venerdì 29 novembre 2013

Nord e Sud - Elizabeth Gaskell


In Inghilterra, ci dicono, Elizabeth Gaskell (1810-1865) è molto conosciuta. Non credo che si possa dire altrettanto in Italia, dove è stata tradotta una goccia per volta, ogni volta con un editore diverso, e quasi sempre di editori di nicchia.
Quando, con comodo e senza fretta, qualcuno si è finalmente degnato di considerare la possibilità di tradurre Nord e Sud, uno dei suoi romanzi più famosi, a farlo è stata una casa editrice veramente di nicchia, praticamente un fantasma: l'Agenzia Letteraria Jo March (rintracciabile anche su Facebook, volendo).
Proprio da Facebook sono arrivata a loro, ma per vie assai tortuose, prima tra tutte un casuale "mi piace" messo da un'amica (nemmeno molto appassionata di letteratura vittoriana, e probabilmente solo incuriosita dal nome) che mi ha portato sulla loro bacheca un annetto fa. Ho così scoperto che costoro, ormai da un anno, avevano pubblicato in italiano North and South, romanzo di cui avevo sempre sentito dire grandi meraviglie ma di cui conoscevo solo, e molto vagamente, la trama.
Non fu facile per il mio libraio procurarmelo, ma nel frattempo ho scoperto che comprare in rete dall'Agenzia è relativamente facile e rapido, e così la seconda copia, destinata ad un'amica*, è arrivata nelle mie mani nel tempo record di nemmeno due settimane. Adesso poi il libro è perfino sul catalogo delle librerie Feltrinelli (sugli scaffali no, certo, ma nessuno sperava di arrivare a tanto, con un libro fantasma).

In realtà proprio fantasma il libro non è, anzi nella sua massiccia concretezza consta di ben 455 pagine più indice e copertina leggera (con una bella illustrazione assai pertinente al contenuto, cosa molto  rara al giorno d'oggi) per il prezzo tutto sommato modico di 15 euro, che ho sborsato senza rimpianti .

Si tratta di un classico romanzo vittoriano, scritto da una classica romanziera vittoriana e che racconta la formazione di una classica ragazza vittoriana che si conclude con il di lei matrimonio - dove naturalmente "classico" non sta per "banale": le romanziere vittoriane erano tutte tipi piuttosto originali e scrivevano romanzi decisamente insoliti e con protagoniste (e protagonisti, talvolta) tutt'altro che scontati. 

Nel caso in questione la giovane e bella protagonista, Margaret, trascorre per esempio non poche pagine interessandosi di economia e di condizione operaia, oltre che della madre ammalata e del padre addolorato. Economia e questione operaia (che Elizabeth Gaskell conosceva piuttosto bene) sono parte integrante della trama molto ben intrecciata e il romanzo si lascia leggere con gran piacere e partecipazione emotiva; ed è proprio la parte economica che risulta attuale in modo sorprendente.
Siamo a metà Ottocento (il libro uscì nel 1855), nel pieno della rivoluzione industriale. Per vari motivi la protagonista si trova sbalzata da un idilliaco e pacioso (ma non troppo benestante) angoletto dell'Inghilterra del Sud all'industializzatissima città di Milton, dove le ciminiere fumano senza posa, i telai sfornano tonnellate su tonnellate di tessuti e indumenti di cotone e dove torme di operai sfruttati e spesso sottopagati cercano di conquistarsi condizioni decenti di lavoro attraverso le lotte sindacali, mentre folti manipoli di imprenditori dell'industria tessile si ingegnano di tenerli al loro posto, con alterni risultati.

Gli operai, scopre la spaesata Margaret, non sono come i contadini: sono più agguerriti, più combattivi e più complicati. E gli imprenditori non sono come la gentry della buona società che è abituata a frequentare, sono... la prima impressione che viene trasmessa al lettore attraverso gli occhi della protagonista è che si tratta di una notevole manica di stronzi - anche se, naturalmente, una brava eroina dell'età vittoriana non si esprime in termini sì crudi. E proprio con uno di questi imprenditori, lo spinoso e spigoloso Mr. Thornton, dopo un'iniziale e assai spiccata diffidenza, Margaret finirà per scoprire notevoli affinità, così come con uno dei più agguerriti operai, Higgins. No, non c'è alcun tipo di triangolo e il finale sarà esattamente quello... non diciamo prevedibile, ma auspicato dal lettore.

Quel che più sorprende l'inesperta ma sensata Margaret è che operai e imprenditori non cerchino di dialogare tra loro pur avendo in comune così tanti interessi, primo tra tutti la sopravvivenza in quel tempestoso mare che è il Mercato.
E proprio sulle leggi del Mercato, totem tuttora assai venerato da molti economisti che sembrano capirne di economia anche meno di una fanciulla vittoriana cresciuta a studi umanistici, dal libro arrivano frasi di sorprendente attualità per i lettori del terzo millennio.
"Gli Americani stanno conquistando il mercato generale dei filati" spiega Mr. Thornton "e l'unica possibilità che abbiamo è quella di produrre i nostri a un prezzo più basso. Se non ci riusciamo, tanto vale che chiudiamo bottega,  e che padroni e operai vadano tutti a mendicare. Ora questi idioti ritornano ai prezzi di tre anni fa... (...) E' un peccato scoprire che degli stolti - uomini ignoranti e capricciosi come questi - soltanto unendo le loro stupide, deboli testoline, stiano a dettar legge sulle fortune di coloro che possiedono tutta la saggezza che la conoscenza e l'esperienza possono dare, non senza pensieri e amare preoccupazioni. Il prossimo passo - davvero, siamo tutti proprio arrivati a questo, adesso - sarà che dovremo andare a chiedere - a chiedere umilmente, col cappello in mano - al segretario del Sindacato dei Filatori di essere così gentile da fornirci la manodopera al loro prezzo. Questo è quello che vogliono loro, che non hanno il buonsenso di vedere che, se qui in Inghilterra non otteniamo una giusta parte dei profitti che ci compensa per il nostro logoramento, potremmo cominciare a trasferirci in un altro paese."
Gli idioti, stolti, ignoranti e capricciosi sono gli operai sindacalisti, che hanno la curiosa e stravagante pretesa di continuare a mangiare tutti i giorni, americani o non americani, e che su questa pretesa si impuntano scioperando.
"Noi industriali di Milton abbiamo comunicato oggi la nostra decisione. Non sborseremo un penny di più. Diremo loro che potremmo ridurre i salari, ma non possiamo permetterci di aumentarli. Eccloci qui, dunque, ad aspettare la loro prossima mossa."
"E quale sarà?" chiese il signor Hale.
"Presumo uno sciopero immediato. Immagino che vedrete Milton senza fumo tra qualche giorno, signorina Hale."
"Ma per quale ragione non potete spiegare che avete buoni motivi di prevedere che il commercio andrà male?"
"Date spiegazioni ai vostri domestici sulle vostre spese, o su come gestite il vostro denaro? Noi, che possediamo il capitale, abbiamo diritto di scegliere cosa farne."

Lo sciopero - una sorta di catastrofe dai contorni ben diversi dei rituali scioperi contemporanei - viene sul momento arginato da Mr. Thornton ricorrendo a manodopera straniera, ovvero stracciatissimi immigrati irlandesi; che si rivelano però lavoratori più sottomessi ma assai più inesperti dei lavoratori di Milton, con conseguenze disastrose sulla produzione delle fabbriche, per tacere di una vera sommossa che l'arrivo dei poveretti scatena.
Sia sciopero che sommossa si rivelano sul momento un gioco da cui entrambe le parti in causa usciranno perdenti, e che non finiranno in un disastro completo solo perché Thornton accetta la supplica di Margaret di parlare con gli scioperanti. Margaret è infatti convinta, conoscendo entrambe le parti in causa (a livello personale, si noti bene) che imprenditori e lavoratori debbano prima di tutto parlare tra loro. Proposta decisamente strampalata, e che sono un uomo altrettanto strampalato come Mr. Thornton (e, dall'altra parte della barricata, come Higgins) può prendere in considerazione. I fatti finiranno per darle ragione, dopo un cammino abbastanza tortuoso.

Da questo romanzo è stata tratta qualche anno fa una miniserie televisiva dove il ruolo dello spinoso Mr. Thornton è affidato (con ottimi risultati, pare) a Richard Armitage. Sì, proprio Thorin Scudodiquercia.



Con questo post partecipo ai Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro un felice fine settimana pieno di sentimento non disgiunto da un'adeguata presa di coscienza politica dei problemi sociali contemporanei.

*si sa che regalare libri è sempre un po' azzardato, ma stavolta mi presenterò col pacchetto assai fiduciosa di NON regalare un doppione

6 commenti:

Aliceland ha detto...

Ottimo consiglio!
Ma dai, è davvero Thorin? E chi lo riconosceva?!?

La prof ha detto...

Mi stai facendo sforare il mio bilancio libresco (e di nuovo, anche tu, con un libro quasi introvabile...)

(il commento precedente era mio, ma mi era uscita una casetta al posto della faccia)

maris ha detto...

Ignoravo l'esistenza di questa autrice. Quindi ti ringrazio, bella segnalazione la tua :-)

Ilaria ha detto...

Ho appena scoperto che Laeffe sta trasmettendo il telefilm in quattro puntate. Stasera va in onda la seconda:
http://www.laeffe.tv/Nord+e+sud/188,Programma.html

la povna ha detto...

Alcuni temi latamente connessi a rivoluzione industriale e luddismo la Gaskell li ha trattati spesso, per esempio anche in Mary Barton, che resta forse in questa direzione il suo migliore. Per il resto, è sicuramente di nicchia (ma quale parte della letteratura vittoriana, Dickens nel suo complesso incluso, non è di nicchia in Italia?), ma a mio avviso meno di quanto possa sembrare. Alcuni dei suoi titoli sono stati pubblicati da Mondadori, e in tutto si possono contare almeno Cranford, Ruth, Mia cugina Phillis, Mary Barton e appunto Nord e sud. Che, peraltro, giuro, in libreria (Feltrinelli, ma non solo) in luoghi a te molto accessibili c'era, eccome! Ma molte copie le ho comprate io! :-)

Murasaki ha detto...

@Alice:
Giuro, è davvero Thorin. Per il film dello Hobbit hanno lavorato un po' di trucco e sovrastrutture. Un bel po'. Ma, pur con tutta quella bardatura addosso, Armitage è rimasto piuttosto affascinante, tanto che sono partire petizioni per chiedere a Jackson di cambiare il finale...

@La prof
Dice la povna che non è affatto introvabile. E poi non costa tanto, dài... ^__^

@maris:
è uno dei vantaggi del Venerdì del Libro: si scoprono un sacco di cose interessanti. A buon rendere :)

@Ilaria:
che dire, sono contenta per chi prende Laeffe. Ma non è detto che non riesca a raccattare una registrazione di qualche anima buona, o, chissà, addirittura a trovare lo sceneggiato in vendita. Dalle foto non sembra fatto male.

@la povna:
Non so che dirti, la prima volta è stata drammatica, il mio libraio di provincia ci ha messo due mesi a farlo arrivare (e non credo abbia niente in contrario a vendere libri), per la seconda se la sono sbrigata nei pochi giorni regolamentari, ma nel mezzo era passato più di un anno. Ma meglio per chi non c'è impazzito per trovarlo, magari il mio è un caso isolato.
Sì, pubblicare han pubblicato diverse cose, col tempo e la pazienza. Una ogni qualche anno. Qualcosa entra in catalogo, qualcosa esce. Mary Barton, per esempio, al momento non esiste (anche se più di vent'anni fa, quando lo comprai, lo pubblicava la Mondadori, addirittura negli Oscar). Invece ho scoperto che hanno ristampato la vita di Charlotte Bronte, su cui a suo tempo mi gettai come un falco sulla preda.