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lunedì 4 giugno 2012

Di come sia (quasi) impossibile licenziare un insegnante


Oltre a essere un bellissimo volatile, la Gazza Ladra è anche una celebre opera di Rossini. A volte, inoltre, si presta ad essere usata come elegante metafora.

A suo tempo ho raccontato della Cleptomane. Quando lasciai  St. Mary Mead lei rimase. Un sacco di altre cose invece non rimasero affatto, come ad esempio la bandiera della pace tessuta a mano da una classe nel corso di alcune lezioni di Artistica, oppure quei pupazzetti di pelouche con cui molte fanciulline amano adornare il loro zaino - che a volte, diciamoci la verità, proprio bellissimi non sono, ma insomma se se li comprano e li appendono vuol dire che gli piacciono, e allora è anche giusto che, come se li son portati a scuola, così se li riportino pari pari a casa. Un paio di orecchini d'argento. Un golfino. Un ombrello in Sala Docenti. Un CD che era stato portato a scuola per Musica. E via e via.

I genitori si lamentavano, naturalmente. Erano svariati anni che i genitori si lamentavano. Il Vecchio Preside (sembra) aveva chiesto un'ispezione, e tutti erano andati in paranoia perché avevano paura che i loro registri non fossero ben compilati - li trovai una mattina che si affannavano intorno al tavolo della Sala Docenti preoccupatissimi, loro. Si racconta che poi la richiesta dell'ispezione fosse stata annullata perché tutti erano troppo preoccupati di quel che l'ispezione avrebbe trovato da ridire su di loro - il che mi perplimette assai, perché non mi sembrava che né i loro registri né i loro modi né tanto meno il loro lavoro dessero appigli di sorta per eventuali censure ispettorali; ma insomma l'ispettore non arrivò mai.
Il Vecchio Preside risolse infine il problema concentrando sulla Cleptomane il maggior numero di ore a disposizione possibili, un paio di laboratori di Cineforum e una manciata di ore di storie e geografia in una delle prime, con patto esplicito con i genitori che l'anno seguente avrebbero avuto un'altra insegnante.
Era un rimedio molto relativo, perché laddove il mio Cineforum constava, molto banalmente,  di un gruppo di ragazzi che due ore a settimana stava a guardare dei film e poi ci chiaccherava su con me compilando infine una scheda, i suoi consistevano in un gruppo di ragazzi che vagavano per la scuola allo stato brado e all'occorrenza guardavano con minima attenzione un po' di cassette portate da loro (e se non lo portavano loro, il film non c'era); quando aveva le ore a disposizione e non sapeva di dover sostituire qualcuno spesso e volentieri non veniva e, in caso di sostituzione improvvisa, c'era quindi da trovare un ulteriore sostituto; inoltre, girando di classe in classe, aveva un campo di azione molto più vasto. Infine, mancava molto spesso di Sabato. Di storia e geografia nelle sue ore si parlava ben poco. Come mai fosse stato stabilito che in prima faceva meno danni non lo so, ma era un modo come un altro per aggirare la questione. 

Venne il Nuovo Preside, e insieme a lui venne, dal Ministero,  l'obbligo di tenere gli insegnanti in cattedra per diciotto ore a settimana. Scardinando l'intero orario le vennero affidate gran copia di ore di storia e geografia un po' in tutte le classi. I genitori continuarono a lamentarsi, ma il Nuovo Preside non era tipo da dar peso a questi dettagli secondari: faceva l'accidente che gli pareva, e gli altri si impiccassero pure.

Venne infine il Preside Reggente. Non lo si vedeva quasi mai perché, oltre alla nostra scuola media su quattro plessi era anche il Dirigente in carica di un'altra scuola. Anche lui si vide arrivare la sfilata dei genitori in fase di lamentazione. Li ascoltò con attenzione e meditò, non so quanto a lungo.
Poi, una mattina di Novembre, venne a St. Mary Mead. Entrò nella classe della Cleptomane, si mise seduto in un angolo e disse che voleva ascoltare la lezione. Nient'altro. Beh, a modo suo fu un evento perché a quel punto la Cleptomane dovette fare lezione per due ore filate (e corre voce che per lei fosse un trauma, anche se tenne duro e riuscì a resistere).
E questo chiuse la questione. La mattina dopo la Cleptomane si mise in malattia e, di certificato in certificato, rimase assente fino alla fine dell'anno. Poi chiese il pensionamento. E quest'anno, quando sono tornata a St. Mary Mead, era ormai solo un ricordo citato soprattutto in Sala Professori quando qualcuno lasciava appesa all'attaccapanni una sciarpa particolarmente graziosa o una bella borsina.

La storia è di quelle che lasciano da pensare: perché in fine il Preside Reggente non ha mosso autorità civili o penali, petizioni o raccolte di firme, si è limitato ad esercitare una sua facoltà, cioè di entrare in una classe e assistere a una lezione. Una soluzione molto elegante, se vogliamo, perché contro questo la Cleptomane non aveva appigli per alcun tipo di rivalsa. Il Preside Reggente stava semplicemente facendo il suo lavoro - e se al giorno d'oggi non è uso che un preside assista alle lezioni, e per garbo la quasi totalità dei presidi evita con cura di farlo, altrettanto per garbo è uso che l'insegnante non spenni i suoi alunni - anche quello, in effetti, fa parte delle sue mansioni (anche se non so se è indicato esplicitamente nel Contratto Nazionale della categoria).

La Cleptomane, a tutti gli effetti, non è stata licenziata. Si è allontanata di sua volontà. E d'altra parte sul lato dei furti era inattaccabile, perché contro di lei c'erano centinaia di circostanze indiziarie, ma nemmeno una prova che in un qualsiasi tribunale si sarebbero degnati di usare nemmeno come alternativa alla carta igienica. D'altra parte, siccome l'elemento presentava diversi punti deboli come insegnante, qualcosa da quel lato si poteva almeno tentare. Il Vecchio Preside ha diretto la scuola per sei anni, ma nella classe della Cleptomane non c'è entrato mai. Il Nuovo Preside men che meno.

E allora: magari è vero che licenziare un insegnante gravemente inadempiente ai suoi doveri non è facile; tuttavia, volendo, qualche onorevole tentativo anche i lassisti regolamenti attuali lo consentono.

5 commenti:

la povna ha detto...

Il tuo Preside Reggente secondo me è cugino di Barbie, della quale anche tu una volta mi pare lodasti la signorilità. Lei usa rimedi consimili in situazioni consimili (non Cleptomani, ma Incapaci e Fancazzisti). In questo modo (e altri appunto dello stesso genere - per esempio fissare un colloquio settimanale con l'oggetto delle sue attenzioni, nel quale fanno il punto della docenza della settimana) ha mandato in aspettativa il professore Torre e convinto Medusa a chiedere il trasferimento d'urgenza (quest'ultima, ehm, ricorderai, con qualche complicità della 'povna), che erano di ruolo. Tra i non di ruolo, allo stesso modo nel secondo quadrimestre ha placato (per quanto possibile) Max Gazzè e ha trovato il modo (a maggio, e in una Quinta che credo ancora la ringrazi) di non rinnovare il contratto a Santissima Infilzata.
Detto questo, che non si possa licenziare alcuni personaggi fa semplicemente e solo male.

melchisedec ha detto...

Anche se esistono presidi in gamba e competenti, non si verifica che facciano fino in fondo il loro dovere. Pur avendo le prove e pur dotato di strumenti, come può un preside mettere in discussione la professionalità di un insegnante, quando il preside stesso è imbrigliato in una rete di relazioni professionali scolastiche, che consentono a lui stesso di svolgere "serenamente" e senza problemi il suo lavoro? Un Preside che fa di tutto per far licenziare un docente non è ben visto dai vertici dell'USR; se poi vuole fare carriera, è meglio che taccia.

Murasaki ha detto...

@ 'povna
in realtà credo che un iter per il licenziamento si sia, anche se lungo e complesso. Ma il fine ultimo non è di licenziare la gente, è di farla lavorare al meglio. Andando sul concreto, niente impediva alla Medusa di arrivare semplicemente al lavoro all'ora giusta, che avrebbe risolto la questione, così come niente impediva alla Cleptomane di riconvertirsi su altro settore statale, possibilmente in un ufficio munito di cassaforte.
A volte, per spingere la pecorella smarrita verso la via della redenzione, basta un garbato avviso che, appunto, sulla via giusta la vuoi sospingere. Insomma, non lavarsene completamente le mani nascondendosi dietro un divieto di licenziamento che in realtà non c'è.
Come mai il garbato avviso spesso non viene minimamente dato?

Assai opportunamente lo spiega @Mel: perché lo stesso preside è a sua volta imbrigliato "in una rete di relazioni scolastiche", e a volte anche extrascolastiche, che gli permettono di fare questo e quello. Correva la voce, per esempio, che l'ispezione avrebbe rischiato, prima ancora che di mettere in risalto orrende carenze nella tenuta dei registri personali degli insegnanti (mi tiro fuori dal gruppo perché vivo nella convinzione di tenere dei registri quasi impeccabili, MA se un ispettore ci trovasse da ridire non ne farei una tragedia, lo ascolterei con attenzione e mi atterrei con gran cura alle sue istruzioni: non è prevista la pena di morte per chi tiene maluccio un registro, vivaddio), dicevo questa fantomatica ispezione avrebbe trovato da ridire sulla contabilità di bilancio. Non ho la minima idea se questo fosse vero o no perché le voci in paese corrono tanto, ma spesso crescono sul nulla.

la povna ha detto...

Se un Ispettore venisse a controllare i registri e mi insegnasse un metodo per imparare davvero a teneri (a parte scriverli online, procedura per la quale i miei passerebbero immediatamente da Troll a Eccezionale) io sarei gratissima. Per il resto, è chiaro che - riassumendo alla spiccia - un Preside non debba essere ricattabile. Ma secondo me è vero anche che in Italia qualunque (anche blando, come questo) tentativo di intervenire nel merito della qualità di insegnamento è visto come una pericolosa ingerenza un po' da tutti...

Murasaki ha detto...

Io invece sospetto che Mel abbia VERAMENTE centrato il problema. Certo, un preside non dovrebbe essere ricattabile, NESSUNO dovrebbe essere ricattabile - nessuno che non abbia reali e grossi interessi illeciti, intendo. E invece finisce che lo siamo davvero quasi tutti, e siamo ricattabili davvero con poco.
Un problema di mentalità nazionale, sospetto.