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mercoledì 3 dicembre 2008

Currente calamo


"Possiamo scrivere stampatello?" è una domanda che l'insegnante di lettere si sente rivolgere spesso. Se l'insegnante di lettere sono io, le risposte sono sempre state varianti del "Certo che sì". Voglio che si sentano a loro agio quando scrivono, e dunque li lascio scegliere a seconda dell'umore o del tipo di lavoro il formato del foglio e del quaderno, il tipo di penna (o di pennarello) e il colore dell'inchiostro, con l'unica eccezione del giallo, che sarà anche un bel colore ma non sempre si legge
Noi dame hejan siamo molto attente ad intonare il colore e la forma della carta da lettere con i colori della stagione, il nostro umore e simili, anzi troviamo questo complicato sistema di scelte una dimostrazione della grande sensibilità della nostra anima; perché non dovrebbero anche i nostri alunni evidenziare la grande sensibilità della loro anima, se così desiderano?
Tempo fa ho scoperto che la questione ha dei lati spinosi: pare infatti che lo stampatello venga guardato da taluni insegnanti con fiera disapprovazione, e addirittura sembra che in una circolare dell'anno scorso il nostro Vecchio Preside ricordasse che era vietato scrivere il tema di esame in stampatello (non certo in base a una normativa giuridica, semplicemente gli era presa così).
Ho provato a chiedere ai colleghi cos'aveva di male lo stampatello. Le risposte sono state varie, ma non convincenti.
"Non va bene perché alle superiori non vogliono lo stampatello" (ma questo si limita a spostare il problema. Perché alle superiori non vogliono lo stampatello?)
"Non va bene perché ci mettono più tempo a scrivere e si stancano prima" (che non è convincente: perché qualcuno, di suo genio, dovrebbe preferire un sistema più faticoso per scrivere?)
"Non va bene perché significa che non sanno scrivere in corsivo".
Quest'ultima è la risposta più interessante, perché se non altro arriva al cuore del problema. Non dico che sia vera (spesso lo stesso studente che due mesi fa scriveva in stampatello oggi scrive in corsivo e viceversa, e raramente mantiene la stessa scrittura per più di tre mesi di fila, almeno alle medie); ma, quand'anche davvero non sapessero scrivere in corsivo, quale sarebbe il problema? 
Che danno riceve, la società, dal fatto che i suoi giovani membri scrivano in stampatello come già i nostri antenati ai tempi delle XII tavole?
A questo non ho avuto risposta, di nessun tipo, ma a quanto ho capito la scrittura cosiddetta stampatello viene considerata segno di una deplorevole rilassatezza di costumi tipica della gioventù moderna. Si dà insomma per scontato che un essere umano ben formato e acculturato debba saper scrivere in stampatello per comporre titoli o redigere striscioni da stadio, ma debba comunque saper usare il corsivo per le sue comunicazioni personali,  i suoi appunti e simili.
Chi ha un'infarinatura di paleografia sa però che non sempre gli esseri umani nel nostro bel continente hanno scritto in corsivo e in stampatello: nel corso dei secoli di solito si sceglieva l'una o l'altra forma di scrittura, almeno fino al Cinquecento, quando l'invenzione della stampa cambiò le carte in tavola. Per la cronaca, mi sembra di ricordare che il cambio di scrittura che porta alla nascita della scrittura currente calamo (cioè dove non si staccava la penna dal foglio tra una lettera e l'altra) risalga al II secolo d.C., quando cambiò anche l'angolo di scrittura.
Il mio compianto professore di paleografia Emanuele Casamassima sosteneva che i mezzi di scrittura non incidevano sulle scelte grafiche dello scrivente. Era un professore considerato bravo ma eretico, con idee molto personali (e convincenti) sull'evoluzione della scrittura; ma nonostante l'enorme credito che gli davo, su questo punto ero abbastanza scettica: mi sembrava ovvio che lo scrivente scegliesse il tipo di tratto che lo faceva faticare meno. Adesso sono un po' meno convinta, perché non mi sembra di avere sempre seguito, nella scrittura, la legge del minimo sforzo, né che lo faccia la gente intorno a me.
E' vero che la penna stilografica ti porta spontaneamente ad usare un bel corsivo inglese, ma quando adopero le mie non scrivo in corsivo inglese (che pure è la scrittura che mi hanno insegnato alle elementari) bensì in quella specie di stampatello minuscolo che oggi viene considerato corsivo, con le p, le b, le t e le h staccate dalle altre lettere,  le s con due curve e non con una e la V, la L e la H maiuscola in tutto e per tutto simili alle litterae capitalis - tutte scelte grafiche impiegate non solo da me ma anche da molte mie compagne sin dai tempi delle elementari, e contro le quali non sono mai intervenute né le nostre maestre né alcuno dei successivi insegnanti.
Per qualche motivo del tutto imprecisabile, insomma, negli ultimi quarant'anni la nostra scrittura si è andata "capitalizzando" (o semplificando nelle legature), un po' come sta succedendo alle forme delle nostre poltrone e dei nostri divani. Insomma, un mutamento di gusto, di quelli che forse hanno un profondo significato culturale e forse no, e ai quali fa da contrappeso... il rilancio della stilo col pennino tagliato per ottenere gli effetti gotici.

5 commenti:

La prof ha detto...

Essenzialmente, lascio scrivere come possono (se arrivano da cinque anni di stampatello non ce la fanno a scrivere fluidamente in corsivo).
Ma lo stampatello (o lo stamapto maiuscolo) non mi piace quando:
per ogni parola o lettera staccano la penna dal foglio: rimangono indietro, e prendere appunti in stampatello diventa cosa tremenda proprio per queste continue perdite di tempo (minime, ma ad accumulo);
alcuni trovano difficoltà a distinguere bene tra le parole, perché non sono chiare le interruzioni (già tra una lettera e l'altra c'è una minima interruzione, se non so calibrarla bene può diventare uguale a quella tra una parola e l'altra e non si ditingue più; esempio: l'altro giorno una ragazzina mi ha scritto "L'alavagna").
Poi, anch'io scrivo in uno stampatello che è prò chiarissimo, fluido e ormai quasi assimilabile a un corsivo.
Con tutto ciò, se sono a una conferenza o a un colelgio docenti, automaticamente gli appunti slittano a un (molto più veloce) corsivo.
Ciau :-)

lanoisette ha detto...

la mia calligrafia cambia a seconda del tipo di calamus, dello spessore e della grana del foglio.
a volte la modifico io, consapevolmente.
per me lo stampatello ha anche funzione di evidenziare qualcosa: un titolo, un elenco... mi viene spontaneo utilizzarlo quando preparo degli schemi.

per quanto riguarda i ragazzi, io credo che il saper padroneggiare diversi stili grafici di scrittura non possa fargli che bene: chissà, magari tra vent'anni scopriranno che si attivano diverse aree cerebrali, che si modifica l'intelligenza spaziale...

Murasaki ha detto...

Forse siamo in una fase di cambiamento di scrittura, con evoluzione verso lo stampatello; può darsi che c'entri qualcosa il fatto che oggi si scrive con la tastiera molto più di un tempo - anche se io, che ho scritto moltissimo a macchina sin dalla seconda elementare, lo stampatello lo uso a malapena per qualche schema e, con una penna in mano, scrivo solo in corsivo. Viceversa ricordo diversi compagni di università che prendevano lunghi e dettagliati appunti... in maiuscolo, staccando bene ogni singola lettera, e non ho mai capito come ci riuscissero (quanto ai miei appunti, sempre tenuti rigorosamente in corsivo, sono sempre stati una raccolta di brandelli sparsi più che appunti degni di questo nome, non so perché).
Per quanto riguarda i ragazzi, la calligrafia è un'espressione dell'anima, e preferisco non intervenire (trovo più utile concentrarmi su quello che scrivono...).
Mi ha sbalordito però vedere nella mia attuale classe (che è la prima che porto avanti per tre anni) come ognuno di loro abbia cambiato scrittura almeno tre volte alternando stampatello e corsivo, caratteri minuscoli e caratteri enormi, scritture chiarissime e gomitoli aggrovigliati e quasi indecifrabili. Adesso che sono in terza, dovrebbero (credo) cominciare a stabilizzarsi - ma al momento sembrano più fluidi della lava di un vulcano.

Grazie a entrambe ^__^

La prof ha detto...

Oddio, mi hai fatto venire in mente i miei quaderni di terza media: a righe, spessi, fogli croccanti per l'inchiostro che incidevo con la mia scrittura pesante e grafie che variavano come l'umore, grandi piccole, sottili, larghe, inclinate, rigide, fluide... Mi sono stabilizzata in quarta ginnasio, perché avevo cos' tanto da studiare che non potevo star lì tanto a decidere come scrivere le stramaledette versioni :-)

Anonimo ha detto...

good start