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sabato 17 novembre 2012

17 Novembre 2012 - Festa del Gatto Nero




Ed eccoci una volta in più a festeggiare il nobile gatto nero, bello fra tutti i bei gatti che popolano questo mondo. E per cantarne i pregi, cosa possiamo dire di meglio se non la sua prima, grande e meravigliosa qualità?
Perché un gatto nero è, prima di tutto 
UN GATTO 
e dunque splendido per definizione.
Auguri a tutti i gatti neri, e anche a quelli parzialmente neri o diversamente neri!




giovedì 15 novembre 2012

Finalmente l'occasione per dirlo!


"Prof, qual è la classe che le piace di più in questa scuola?" chiede un primino.
"Ehm, ne conosco solo quattro, quelle dove insegno" tento di svicolare. In realtà ne conosco di più, grazie agli Approfondimenti dell'anno scorso. Ma perché scendere nei dettagli, visto che di due su tre di quelle classi ho un'opinione profondamente negativa?
"E qual è la classe che le piace di più, tra queste quattro?".
Da più di dieci anni aspettavo questo momento, e finalmente i cari e cortesi alunni della Prima d'Ogni Grazia Adorna me lo porgono, su un vassoio d'argento e con le patatine attorno.
Con voce flautata spiego:
"Per un insegnante ogni classe è la classe che gli piace di più, e ogni alunno di ogni classe è il suo alunno preferito".
"Questa è da applauso" stabilisce uno. 
E l'intera classe mi ha applaudito a scena aperta. Per breve tempo, perché sono ragazzi con un grande senso delle convenienze.
E poi la lezione è ripresa.

venerdì 9 novembre 2012

Quando l'automobile uccise la cavalleria - Giorgio Caponetti



Romanzo storico, con leggere venature à la Codice da Vinci, nel senso di interpretare liberamente alcune vicende storiche non del tutto chiare e che in effetti avrebbero anche potuto effettivamente andare come le fa andare l'autore. In tutta sincerità, però, e detto da una lettrice che non conosce bene il passaggio tra XIX e XX secolo in Italia, le forzature sono molto meno lampanti di quelle narrate nel Codice. Diciamo: più probabili del Codice e altrettanto difficilmente provabili.

Il romanzo è lungo, dettagliato e scorrevole, e l'autore scrive senz'altro meglio della media dei romanzieri italiani contemporanei. Le parole non sono mai usate a caso o in modo approssimativo, e anche il titolo ha il suo bel perché.
Si racconta del passaggio epocale che va dai primi aggeggi a motore che sterzavano con l'aiuto di una manovella e gloriosamente sfrecciavano alla media di sedici chilometri all'ora (WOW!) sulle loro tre ruote di gomma piena, fino all'affermarsi dell'automobile come mezzo di trasporto di lusso, con conseguente sparizione delle carrozze a cavalli - diciamo dal 1886 al 1906, e lo si racconta dall'interno dell'alta aristocrazia e dell'altissima borghesia. I tre personaggi principali (storicissimi) sono: il maggiore Caprilli, appassionato di cavalli ed equitazione, che riuscì a rivoluzionare le tecniche di addestramento e di guida della cavalleria militare (fatica quasi inutile perché la cavalleria venne ben presto soppiantata), un ricchissimo e nobilissimo gentiluomo grande amico di Caprilli, Emanuele Cacherano di Bricherasio, che fu tra i fondatori della F.I.A.T. nel 1996, e un tal Giovanni Agnelli, anche lui tra i fondatori della F.I.A.T., che si dimostrò dotato di una bella tempra di imprenditore e uomo d'affari. In mezzo una folla di personaggi meno importanti ai fini della trama ma molto più noti al comune lettore, a partire dal tedesco Benz, alla ricerca dei combustibili più adatti ai motori, continuando col signor Dunlop, che sperimentava gomme vuote, fino a De Amicis e a Pellizza da Volpedo.
Leggendo il libro ho imparato un'infinità di cose, di varia utilità ed interesse: che D'Annunzio montava a cavallo senza stile, che la donna in primo piano nel Quarto Stato di Canizza da Volpedo era la di lui consorte e che il pittore dipinse l'enorme quadro a prezzo di grandi sacrifici perché era povero ed emarginato in quanto socialista, che il quadro faceva una gran paura ai ricchi (che all'epoca si spaventavano facilmente, e con ragione, ma ciò non bastò a spingerli ad essere più ragionevoli), che l'autore dell'abominevole Cuore più avanti diventò socialista e come tale venne pure lui emarginato dagli editori (ma siccome aveva fatto un sacco di soldi con Cuore non divenne mai povero, alla faccia di nobili e borghesi affamatori del popolo), perché la Fiat nacque F.I.A.T. ma oggi si scrive Fiat (fallì e venne rifondata con un nome leggermente diverso: quella di oggi è la Fiat Spa) e tante tante altre ancora.

Il finale ha interessanti sfumature gialle magari completamente false ma che lasciano riflettere. Ancor più però lasciano riflettere altri particolari storici seminati nel libro, che spiegano certe caratteristiche che ancora oggi la Fiat mantiene: un legame piuttosto stretto con il governo, per esempio, o una certa capacità di autotutela, come nel caso di una gara in automobile articolata su più giorni e su un lungo percorso, organizzata dal Club dell'Automobile (dove i dirigenti erano anche i dirigenti della F.I.A.T.) e, guarda un po' i casi della vita, il Club si dimentica di organizzare il rifornimento di benzina ma la provvida F.I.A.T. lo organizza eccome, ma solo per le sue vetture.

Diciamo: un romanzo storico nella migliore tradizione italiana, che parla del passato con tanti possibili agganci al presente - come i Promessi Sposi o Il nome della rosa, tanto per fare due esempi.

Con questo post partecipo ai Venerdì del libro di Homemademamma. Buona lettura e buon fine settimana a tutti noi!

mercoledì 7 novembre 2012

YES, WE CAT!

Rallegramenti a Barack Obama, che ha appena incassato il secondo mandato presidenziale, e rallegramenti a tutti noi italiani che avremo per altri  quattro anni scarse opportunità per esportare la democrazia.


Per fargli i nostri migliori auguri di un quadriennio operoso e proficuo, niente di meglio di un gatto, animale tanto bello quanto accorto. Naturalmente NERO!




Haeretica - Quel caprone di Propp


Giusto per fare un po' di scaricabarile, la definizione non è mia: io in realtà non ho nulla contro lo strutturalismo applicato alle fiabe, né contro lo strutturalismo in generale; anzi l'ho sempre trovato molto interessante da quando l'ho incrociato per la prima volta, giusto alle medie, nell'antologia, e mi affascinano molto quei giochini in cui prendi due storie diversissime e scopri che hanno la stessa impalcatura. 
Di fatto le storie-base sono poche e semplici, e tutti gli autori di tutti i tempi hanno continuato a narrarle e rinarrarle, cambiando qualche dettaglio qua e là: si tratta sempre di vita, di morte, di rinascita, di nascite, di unioni, di separazioni,  di crescita e di passaggi, nelle fiabe come nella mitologia, nei romanzi e nei film; allo stesso modo  mangiamo sempre proteine, lipidi e glucidi, ma l'anatra all'arancia e la mousse di salmone hanno un loro perché, come lo hanno le storie sulla guerra di Troia e Anna Karenina, anche se tutti sappiamo già, prima ancora  di leggere la prima parola, che in guerra si muore e che l'amore può essere un sentimento anarchico e pericoloso.

Dunque Propp ha fatto un lavoro meritorio classificando personaggi e tappe di sviluppo delle fiabe, e non ce l'ho minimamente con lui.
Ce l'ho invece a morte con le antologie per le scuole medie (questa sì che è una novità!) e per come trattano fiabe e mitologia. E mi irrito assai, anche se faccio del mio meglio per non darlo a vedere, quando i miei colleghi danno per scontato che io prenda sul serio le antologie in questione e segua passo per passo il loro approccio a cotali espressioni letterarie, approccio che a me pare delirante in sommo grado.

In primis, ci si aspetta che faccia una gran questione della distinzione tra favole e fiabe, prendendola assai sul serio e aspettandomi che pure gli alunni la tengano in grandissima considerazione come se fosse una cosa importante.
Ma in italiano "fiaba" e "favola" sono sinonimi. Quegli irritanti raccontini di Esopo, Fedro e consimili sono chiamati di solito favole (di solito, ma non sempre), ma Cenerentola, la Bella Addormentata e Biancaneve sono definite sia favole che fiabe con assoluta intercambiabilità - anche perché entrambe le parole hanno la stessa radice e lo stesso significato, derivando entrambi da "fabula" che vuol dire "intreccio, racconto".
E infatti i ragazzi imparano coscienziosamente la differenza e se la dimenticano tre giorni dopo, come ho sempre fatto anch'io.
Del resto, non ho mai capito questa grande indispensabilità di infarcire la mente delle giovani leve con le favole propriamente dette: sono racconti squallidi con una morale meschina e irritante, popolati da grandissimi deficienti del tutto sprovvisti di altruismo e generosità. Non importa leggere le favole, le viviamo ogni giorno.

Le leggi morali all'interno delle fiabe mi piacciono molto di più: lì il protagonista viene ricompensato se nutre la cicala o scalda la serpe in seno, insomma se fa qualcosa di gentile a titolo gratuito, mentre chi si comporta come quella grandissima carogna della formica finisce giustamente male, o comunque non sposa né il principe né la principessa. Inoltre nelle fiabe vige una certa parità dei sessi, perché le eroine fanno all'incirca tutto quello che fanno gli eroi. Insomma, mi sembra un universo molto più decoroso da presentare ad un giovinetto in crescita, senza contare che si lavora sugli archetipi, e gli archetipi ai giovinetti in crescita piacciono molto (anche se non a tutti piacciono le fiabe). Da brava tolkieniana, sono convinta che le fiabe piacciano o non piacciano a seconda dei gusti, e che non sia una questione di età - a me per esempio piacciono e ne tengo diverse raccolte in libreria, e quando le leggo non penso alle funzioni di Propp, di solito - anche se rintracciare i motivi ricorrenti mi diverte molto.
Nelle antologie ci sono sei o sette fiabe (quando va bene), più un gruppo di varianti sul tema (fiabe alternative, fiabe africane che stando alla loro demenziale distinzione sarebbero in realtà favole, fiabe internazionali di solito scelte male) e una valanga di pagine di commento e di esercizi irritanti, oltre alle solite orripilanti illustrazioni - va detto comunque che commenti demenziali, esercizi insulsi e illustrazioni orripilanti ci sono in tutta l'antologia, non solo nella sezione dedicata alle fiabe. Arriva però regolarmente il momento in cui ci si aspetta che il giovane virgulto sappia costruire una fiaba e/o una favola, e tale esercizio gli viene serenamente assegnato, salvo poi lamentarsi che "hanno scritto delle fiabe proprio brutte, e non hanno nemmeno seguito le funzioni di Propp", come se scrivere una fiaba fosse alla portata di tutti. E perché no un'orazione contro Catilina o per Celio, già che ci siamo?

Si arriva poi alla mitologia e all'epica - temi affrontati a volte con grande cautela perché "i ragazzi non sono ancora in grado di capire il concetto di mito" - il che dà per scontato che esista un concetto ben definito e universalmente condiviso di mito da capire una volta per tutte, e beato chi lo conosce.
L'idea che miti e fiabe trattino gli stessi argomenti e spesso raccontino alla lettera le stesse storie non sembra molto diffusa. In compenso tutti sembrano convinti (autori delle antologie in primis) che i miti abbiano una spiegazione, e anzi siano altrettanti tentativi di spiegare i fenomeni naturali (ho sentito ripetermi questa strampalata teoria persino da gente che, avendo frequentato il liceo classico, avrebbe pur dovuto saperne qualcosina di più, e se poi qualuno mi sa spiegare il fenomeno naturale che viene spiegato con le storie di Amore e Psiche o di Orfeo ed Euridice, complimenti sinceri e si faccia avanti a dirlo). Mi rendo conto che per alcuni è importante pensare che ogni religione al di fuori di quella cristiana viva di storielline inventate per tenere buoni i bambini quando fuori piove, ma spacciare questo ripo di pregiudizi per Verità Universalmente Riconosciute mi sembra una vera stupidaggine.

Ad ogni modo, anche ammettendo per assurdo che il rapimento di Proserpina sia stato inventato per spiegare l'alternarsi di inverno ed estate* e che gli antichi, perplessi davanti allo schianto del fulmine, si fossero tranquillizzati dopo essersi spiegati a vicenda che il fulmine c'era perché un dio lo mandava dall'alto (che mi sembra la classica spiegazione che apre molti più interrogativi di quanti ne risolva) resta il fatto che le strutture e i temi dei miti sono proprio gli stessi delle fiabe, tanto che alcune fiabe derivano proprio dalla mitologia - o forse sarebbe più esatto dire che ad un certo punto della loro esistenza hanno preso la forma della fiaba, e in altri momenti quella di mito.

D'accordo, non è necessario fare impazzire i ragazzi con tutti gli intrecci, narrativi e non, legati alla mitologia, soprattutto quella esoterica. Si può anche restare in un sorridente ambito ovidiano, dove le storie vengono semplicemente narrate, con solo qualche spia ogni tanto a ricordarci che quegli déi frivoli e libertini erano anche terribilmente pericolosi, e chiuderla lì - ma per favore la storia dell'interpretazione naturalistica risparmiatecela.
E magari piantatela di espurgare i miti. D'accordo, con quelli greci è difficile, ma volendo ci si può arrangiare. O comunque scegliere. 
Insomma, è proprio necessario, tra tante e tante divine ed eroiche vicende, scegliere quella di Edipo per tirare fuori una storia completamente inventata dove non c'è ombra di violenza e il giovane Edipo si limita ad avere un po' di avventure, peraltro molto noiose, pescate dio solo sa da quale autore minorissimo e ubriaco? Capisco che una storia di parricidi e fratricidi possa disturbare, per tacere dell'incesto, ma allora ripiegate su qualche garbato quadretto alessandrino del genere Aci e Galatea, o su qualcosa che sia più facilmente addomesticabile, come la storia di Orfeo.
E se la mitologia greca vi dà tanta noia che non sopportate di averci a che fare, fate una sezione su qualcos'altro.

*anche se allo stesso modo si potrebbe sostenere che l'alternarsi di inverno ed estate era stata inventata per illustrare meglio la storia del rapimento di Proserpina

lunedì 5 novembre 2012

Manuale del Perfetto Insegnante - Tipologie di Genitori - 1. Il Genitore Ansioso


Venendo ordunque ad esaminare le tipologie più consuete di Genitori, possiamo senz'altro cominciare dal Genitore Ansioso, che è una delle più facili da individuare.
Non sono comunissimi, ma in compenso si assomigliano molto tra loro e, una volta visto uno, è un po' come averli visti tutti.
Il Figlio* del Genitore Ansioso rientra a sua volta in una casistica a sé: si tratta in generale di un carattere non aggressivo, un po' introverso e non propenso alle discussioni. Di solito è anche molto diligente nello svolgimento dei compiti e studia parecchio, con buoni risultati. Non buonissimi, ma buoni. Non appena i risultati calano, sia pure leggermente, il Genitore Ansioso piomba come un falco in Sala Professori. Non si mostra aggressivo, solo ansioso - del resto, è o non è un Genitore Ansioso?
Il voto oggetto della discussione solitamente non è un quattro, e di solito nemmeno un cinque: il vero Genitore Ansioso di solito si muove già con un cinque e mezzo e financo con un sei/sette. Qualora il figlio non abbia la buona creanza di fornire nemmeno un sei/sette, il Genitore Ansioso sarà comunque estremamente assiduo ai colloqui, spesso in modo esasperante.
L'insegnante, una volta esaurito il repertorio del caso - bravo ragazzo assiduo, regolare nel profitto, senza vistosi conflitti - viene tenuto in ostaggio per un tempo interminabile alla ricerca del Problema. Naturalmente, l'unico e vero Problema del Figlio di un Genitore Ansioso è spesso proprio il fatto di avere un Genitore Ansioso, ma un fondo di prudenza trattiene anche i meno diplomatici tra gli insegnanti dallo spiattellare questa ovvia constatazione. Chi mai abbia avuto la sciagurata idea di esternare cotal suo pensiero, ha comunque imparato a sue spese che è del tutto inutile: il Genitore Ansioso si flagellerà a lungo per il fatto di essere Ansioso, continuando a ripetere gli stessi argomenti all'infinito, ma non si schioderà di lì, nemmeno se dietro di lui ci sono decine di genitori che aspettano di discutere di questioni solide e concrete, o semplicemente vengono lì una volta ogni qualche mese per timbrare il cartellino come richiesto dagli usi e costumi scolastici.
Il Genitore Ansioso non si schioda: questa è la sua principale caratteristica. Non ha niente di particolare da dire ma questo niente lo dice una buona cinquantina di volte, con variazioni infinitesimali, e scava e analizza alla ricerca di una risposta, che tarda a venire perché non c'è nemmeno la domanda.
Di fatto, il vero problema del Genitore Ansioso è di non avere niente di particolare per cui essere ansioso in qualità di genitore: la cappa di ansia con cui circonda il figlio e tutto quel che riguarda la scuola inibisce l'emergere di seri conflitti e l'unico problema serio di cui la sua prole rischia di soffrire è una certa ansia da prestazione - moderata, però, perché naturalmente un figlio con la media del nove o del dieci manderebbe completamente nel pallone il genitore. La Pagella Ideale del Genitore Ansioso non va oltre qualche otto, ma il voto preferito è il sette pieno.

Il Genitore Ansioso è indomabile, ma nel complesso innocuo (per gli insegnanti. Per il figlio non  è detto). Passa il suo tempo a farsi delle mostruose seghe mentali al primo stormir di vento, e anche senza stormire alcuno, però non chiede all'Insegnante altro che un orecchio paziente e qualche occasionale risposta rassicurante. Qualsiasi accenno al fatto che il figlio è forse un po' compresso scivola su di lui senza lasciare la minima traccia. E' dunque da escludersi la possibilità di utilizzare l'interminabile tempo dei colloqui per il cosiddetto franco e amichevole confronto - insomma, per parlare effettivamente della creatura in questione, al di là dei suoi sei/sette o dell'occasionale cinque e mezzo. Accetterebbe anche dei compiti supplementari, ma di solito l'insegnante evita di proporli perché gli sembra che il ragazzo di tempo a studiare ne passi anche troppo.

In pratica, il Genitore Ansioso rappresenta principalmente un Esercizio di Pazienza nonché un utile Allenamento alla Noia. Al termine dell'Ansioso Colloquio inoltre l'insegnante può dedicarsi a interessanti riflessioni del tipo "Ma quello lì  l'ha presente cos'è un vero problema scolastico?" oppure "Io non lo reggo più dopo un quarto d'ora. Come farà a reggerlo il povero figlio?".
Entrambe le domande presentano risposte inquietanti.

*o Figlia, naturalmente. Tutto quanto è scritto vale in modo perfettamente equalitario per maschi e femmine. Parimenti, la casistica del Genitore Ansioso è rigorosamente unisex, e se l'impressione esterna è che prevalgano le Madri ansiose, ciò dipende esclusivamente dal fatto che tuttora i colloqui con gli insegnanti sono gestiti in prevalenza dalle madri.

venerdì 2 novembre 2012

Haeretica - Su Halloween e il Satanismo e le Feste Importate e i Rompiscatole Che Non Gli Va Mai Bene Niente, ma Proprio Niente Niente



Per quelli della mia generazione Halloween è arrivato attraverso i Peanuts, quando Linus aspettava il Grande Cocomero in un orto di cocomeri sinceri (o era un orto di vere zucche? Ah, i misteri degli adattamenti... perché qualcuno si era messo in testa che, non sapendo nulla il lettore medio di Halloween, per lui aspettare il Grande Cocomero risultasse più comprensibile). Poi c'erano quei film americani per ragazzi, dove ogni tanto la sera i bambini si vestivano da scheletri e fantasmi e andavano a chiedere dolcetti ai vicini.
Con il passare degli anni Halloween è approdato anche da noi, con il suo corredo di zucche intagliate e mangiate (ebbene sì, anche in Italia abbiamo le zucche. E un sacco di ricette con la zucca, anche. Cuciniamo la zucca in tutti i modi, dall'antipasto al dolce) e bambini che si riuniscono per festeggiare (non più solo bambini, sta salendo verso gli adolescenti, mi sembra) e portacandele a forma di zucca e ragni di gomma e... botti. Tanti botti - ecco, dei botti farei volentieri a meno, potendo. Eppure sono una tradizione molto nostrana. E pure cretina, secondo me.

Siccome è imperativo categorico che, quando qualcuno si diverte, ci deve per forza essere qualcun altro che depreca, specie quando chi si diverte appartiene alle giovani generazioni, notoriamente debosciate e prive dei requisiti etici minimali, anche Halloween è oggetto di molte polemiche, imperniate principalmente sul fatto che "non è una festa della nostra tradizione" e che "incita al satanismo".
Ora, sul fatto che le zucche intagliate non appartengano alle nostre tradizioni si può anche essere d'accordo, nel senso che non le abbiamo inventate in Italia. Ma non so perché dovrebbe essere un problema, dal momento che siamo pieni di cose che non facevano parte delle nostre tradizioni... prima di entrarci (l'albero di Natale e le vacanze al mare, per dirne due. Per tacere del cioccolato in tazza). Sul fatto che sia un male accogliere nella nostra vita elementi nuovi solo perché non li abbiamo inventati noi, mi permetto di dissentire: se gli uomini avessero rifiutato per principio di accogliere nella loro vita elementi esterni, saremmo ancora tutti nelle caverne a nutrirci di vermi crudi e bacche selvatiche (tranne quelli che per primi scoprirono il fuoco e che mangerebbero vermi lessi e bacche selvatiche bollite, che se vogliamo non è neppure un miglioramento stratosferico).
Detto questo, la Festa dei Morti fa parte, eccome, del nostro retaggio culturale, e infatti siamo pieni di biscottini e dolcetti vari chiamati "ossa dei morti" "fave dei defunti" e simili, uno più italiano dell'altro.
Di fatto, una festa come Halloween ce l'hanno tutte le culture: Halloween è la notte in cui si aprono i cancelli che normalmente separano i vivi dai morti, sia i morti buoni che ci proteggono, sia i morti cattivi di cui aver paura - e in certi casi non è una notte, ma un periodo più lungo (c'è una zona, mi pare in Abruzzo, dove dura ben dieci giorni). Altri paesi hanno date diverse, ma un giorno, o meglio una notte in cui le porte si aprono c'è sempre, anche se non sempre si richiudono all'alba del giorno seguente.

In epoche molto lontane la Chiesa scelse di commemorare una speciale categoria di defunti, ovvero martiri e santi, guida, aiuto ed esempio per tutti i fedeli nelle tribolazioni della vita; per farlo scelse il 1 Novembre, che era la data di un'antica festa celtica, il noto Samhain. In seguito i monaci cluniacensi estesero la commemorazione dei morti al 2 di Novembre, tanto per lasciare un po' di spazio anche a chi non era stato santo né martire  - ma magari i figli avevano piacere lo stesso di ricordarlo. 
Niente di strano, in questo: le feste più importanti del calendario cristiano sono tutte nate dalle ceneri di feste di altri culti, a loro volta nate in omaggio al ciclo delle stagioni. E così i Morti arrivano alle porte dell'inverno, quando le giornate accorciano e le notti diventano lunghe e il cielo piange; Gesù nasce insieme all'anno nuovo e muore e risorge in primavera perché in primavera la vita risorge; la Madonna, madre per eccellenza, è festeggiata a Maggio perché a Maggio i parti sono assai frequenti, eccetera eccetera. Oppure, se vogliamo vederla in modo meno semplicistico, ci sono dei momenti dell'anno in cui si è particolarmente inclini a festeggiare, per motivi agricoli, stagionali e pure di bioritmo, e lì cadono le feste, cristiane e non cristiane, con la stessa naturalezza con cui le uova scocciate cadono in una ciotola. Uno di questi momenti è il punto in cui l'autunno si avvia verso l'inverno.

Quanto al satanismo (che fa parte delle tradizioni cristiane, anche perché lo hanno inventato i cristiani, non certo i pagani), la questione è lunga e complessa, e soprattutto ricolma di perversione: ai miei tempi i detrattori del satanismo passavano i pomeriggi ascoltando alla rovescia i dischi, soprattutto quelli di hard-rock, e assicuravano che ascoltandoli con attenzione (e rovinandoli in modo irreparabile, immagino) si sentivano i riferimenti a Satana e i cantanti che proclamavano di adorarlo - e come facessero, costoro, a cantare alla rovescia nessuno me l'ha mai saputo spiegare. In seguito sono arrivati i CD, che non possono essere suonati alla rovescia, ma i satanisti hanno continuato la loro discutibile attività, trovando tracce di riferimenti satanici in Harry Potter, nei cartoni della Disney, nella cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Londra e in un sacco di altre situazioni insospettabili - e davvero è triste vedere gente così indemoniata e ossessionata da perdere il suo tempo a cercare possibili tracce infinitesimali del demonio in una zucca intagliata o in un brano dei Black Sabbath in un mondo che, volendo, offre esempi ben più appariscenti di un eventuale forza malefica al lavoro; ed è assai pauroso pensare che sia gente che cammina in mezzo a noi. Cosa c'entri però Satana con nostra sorella morte corporale, dalla quale null'omo vivente può scampare non mi è molto chiaro; il problema è che non sembra essere molto chiaro nemmeno a loro.

In conclusione: la Morte spesso fa paura, per cui festeggiarla è comunque una buona idea. Magari, mentre danza, si dimentica di noi? Branduardi qualche anno fa ci fece su una bella canzone (che fa parte della tradizione italica, anche se la base musicale mi pare sia francese). 


E la zucca è buona.
E per i bambini qualsiasi scusa è buona per ingozzarsi di dolcetti.
Sarà il demonio, che li istiga a preferirli alle verdure lesse e scondite?
Chissà...

mercoledì 31 ottobre 2012

Witchy Halloween Everybody ^__^



Che la notte delle streghe sia propizia a tutti i voi, e possano avverarsi i vostri sogni più tenebrosi!

domenica 28 ottobre 2012

La florida Grecia e la depressa Turchia

La crescita del PIL nel periodo 2002-2011 in alcuni paesi europei. Da notare la posizione di rilievo occupata da Spagna, Grecia e Portogallo. Il grafico è stato preso qui.


L'anno scorso la prof. Casini non faceva che lamentarsi (tra le altre cose) del suo manuale di Geografia, Marco Polo della DeAgostini, sostenendo che testi e dati statistici erano arretrati in modo patetico. A prova di ciò riferiva che ivi erano presentate come economie in espansione Spagna, Grecia e Portogallo (ma dava anche altri esempi). 
E' cosa cognita che la prof. Casini si lamenta sempre e comunque di tutto e di tutti. Nel caso presente però ero portata a darle assolutamente ragione, anche perché pure io avevo trovato un po' troppo drastiche le descrizioni di certe economie asiatiche (le uniche su cui avessi un qualche tipo di conoscenza, a parte quelle americane). Insieme cercammo un modo per aggirare il vincolo dell'adozione per sei anni, e come grande concessione il rappresentante della casa editrice accettò di farcelo cambiare con un manuale dello stesso gruppo editoriale - il problema è che gli altri, ad un primo e superficiale esame, si rivelarono pure peggiori. Così ci tenemmo il Marco Polo, maledicendo una volta in più la Gelmini (che tanto, alla faccia nostra, continuava a godere di ottima salute nonostante i nostri pii auguri) e le sue riforme cinofalliche. 
Avvisai i ragazzi di non prendere per oro colato i dati statistici del libro perché l'editore, che pur si preoccupava assai di ritoccare il prezzo del volume ogni anno, assai meno si preoccupava di controllare i suddetti dati statistici, che rischiavano quindi di risalire abbastanza indietro nel tempo (ad occhio, almeno di sei anni). Tuttavia in cuor mio considerai che, se pure era noto ormai da tempo che la situazione economica della Grecia presentava numerose incognite, ancora un paio di anni fa l'economia spagnola passava per godere buona salute. Insomma, ero convinta che si trattasse di trascuratezza recente.

Un anno è passato da allora, e non invano: il prezzo del Marco Polo è infatti nuovamente aumentato. Di ritoccare il testo, però, manco a parlarne: durante la tarda primavera e l'estate del 2011, mentre una settimana sì e l'altra pure la Grecia sembrava a rischio di default e di uscita forzata (o di cacciata) dalla zona Euro, l'editore provvedeva a mandare in rotativa lo stesso identico testo dove si spiega che l'economia greca è in netta espansione, trainata soprattutto da un brillante terziario. Naturalmente anche la Spagna continua ad avere un'avanzata crescita, così come Portogallo e Irlanda - del che siamo sinceramente lieti per loro; del resto, anche noi dell'Italia ce la passiamo tutt'altro che male.

Per un suo criterio interno, Marco Polo inizia, come tutti i manuali di geografia europea, dalla Spagna, per poi passare non al Portogallo bensì a Italia, Grecia, Turchia, Cipro e Malta. Archiviate le prime due, qualche sera fa stavo piluccando la Turchia, cui intendevo dare un certo rilievo, e nel farlo scopro che l'economia turca, poverella, stenta a decollare nonostante i turcheschi sforzi, per tutta una serie di motivi strutturali. 
Il manuale che avevo due anni prima, ad Hogsmeade, non mi pareva che presentasse un caso tanto triste, anzi. Poi c'era qualcosa che mi pareva vagamente di ricordare...
Un piccolo controllo con Google mi ha permesso in pochi secondi di scoprire che, lungi dallo stagnare, nel 2011 la Turchia è stata seconda solo alla Cina per l'indice di crescita del PIL (ma in verità nel primo trimestre aveva superato financo la Cina), che è la sedicesima economia mondiale, che il reddito pro capite è passato in pochi anni da 3500 a 10.000 dollari e via dicendo. Tale progresso, seppur recente, non è proprio recentissimo ed è comunque iniziato prima della crisi spagnola. E siamo d'accordo che ancora non è un paese ricco, come non lo è la Cina, ma insomma parlarne come di un'economia stagnante, proprio noi che da una decina d'anni abbiamo una crescita del PIL inferiore al tasso di inflazione, e da un paio di anni nessuna crescita del tutto, anzi una diminuzione, beh...

Sarebbe interessante a questo punto scoprire quando è stato scritto il testo di quel disgraziato libro, e a che era geologica risalgono i suoi dati statistici, e ancor più interessante capire con che coraggio l'editore manda in giro un testo così datato, senza nemmeno preoccuparsi di dargli una rinfrescatina ogni tre anni per smorzare gli anacronismi più vistosi.
Anzi, potrei mandargli due righe per chiederglielo...

venerdì 26 ottobre 2012

Il Maestro e Margherita - Michail A. Bulgakov



Ambientato (e scritto) negli anni 30 del secolo scorso, il romanzo racconta una visita di pochi giorni che il Diavolo con un piccolo seguito fa a Mosca, dei considerevoli impicci che ne derivano ai moscoviti e di come il suo intervento si riveli risolutivo per riunire una coppia di innamorati. In parallelo, si racconta anche una versione un po' alternativa (ma neanche tanto) dell'incontro tra Jeshua e Pilato, e delle conseguenze che tale incontro ebbe su quest'ultimo. 
La lettura scorre molto bene e la storia è di quelle che rimangono impresse. Come tutti i racconti sui Massimi Sistemi (si parla di Amore, di Morte e soprattutto di Redenzione, ma anche di Occasioni Perdute e di Speranza) ha almeno una ventina di livelli di lettura, ma come tutte le belle storie anche il primo livello da solo funziona benissimo.
Quando lo lessi per la prima volta avevo 14 anni e mi mancavano un sacco di addentellati (per esempio il fatto che la protagonista si chiamasse Margherita non mi richiamò nessunissima reminescenza faustiana) ma questo non mi impedì di apprezzarlo. Non avevo letto il Faust, non sapevo nulla della società russa degli anni 30 né della storia dell'autore, cui Stalin complicò abbastanza la vita (si sa che Stalin era un assoluto impiastro, non gli andava bene nemmeno Eisenstein), ma ero comunque al mondo da un tempo sufficiente a sapere tutto quel che va saputo sul coraggio necessario per cogliere le occasioni, il rimpianto di essersele fatte sfuggire e la paura che tutti abbiamo di avvicinare Dio e il Diavolo al di là degli schermi protettivi forniti dalle religioni o dall'ateismo. Trovai perfettamente comprensibili sia la viltà di Pilato che il coraggio di Margherita,  e mi entusiasmai leggendo la descrizione del volo su Mosca, quando lei, senza esitazioni e senza rimpianti, diventa strega per salvare il suo amante e accetta di fare da padrona di casa a Satana in persona.

Margherita è la prima strega moderna della letteratura; una strega di puro stampo femminista, cioè essenzialmente una donna forte, libera e coraggiosa. Ispirandosi alla sua amata consorte, Bulgakov disegnò una signora della buona società moscovita, ricca e ben fornita di tutte le comodità materiali nonché di un marito provvisto di tutti i pregi, che si lascia tutto alle spalle senza pensarci due volte, stanca oltre ogni umano dire dei tiepidi confort e dell'infelicità logorante di una vita lontana dalla realtà delle cose. Nuda, a cavallo di una scopa, dopo che una passata di crema le ha tolto tutti i vantaggi e gli svantaggi della civiltà (le sottili rughe del dispiacere, l'arricciatura artificiale dei capelli, la depilazione delle sopracciglia) fornendole in cambio una pelle di raso, liscia ma resistente e due occhi verdi leggermente strabici, fa uno stupendo volo da Mosca e ritorno, bagnata dalla luna, dalle stelle e dall'acqua di una fonte nei boschi, per approdare infine a casa del Diavolo, dove riceverà gli ospiti di un importante ballo. Un lavoro faticoso, che svolge con grande fermezza e che le varrà una doppia ricompensa.

Margherita e la sua fedele cameriera (che sceglierà di rimanere strega) sono gli unici personaggi del libro che accettano con semplicità e senza opporre resistenza la presenza e la natura del Diavolo - un diavolo dispettoso quanto basta (ma non con loro), che fa da specchio per tutti i rispettabili "cittadini" che incontra e che si rivelano incapaci di andare al di là dei loro piccoli interessi pratici e del loro orizzonte ristretto - e qualcuno ci lascerà anche la pelle, per non aver saputo riconoscere chi aveva davanti o per non avere avuto il coraggio di affrontarlo apertamente, armato solo di una coscienza limpida. Tra i sopravvissuti ci sarà poi chi passerà la vita a rimpiangere l'occasione perduta, proprio come Pilato - ma per Pilato, alla fine del libro, su intercessione del Maestro e di Dio, arriverà la pace e potrà incamminarsi con Jeshua su una strada di luce, perso in un eterna discussione sui Grandi Temi dell'Universo. Per i moscoviti codardi, chissà...

Con questo post partecipo ai Venerdì del Libro di Homemademamma, e auguro un felice Halloween a tutti, e in particolare ai gatti neri e alle streghe. Che le vostre zucche siano di cioccolato!

mercoledì 24 ottobre 2012

Da 18 a 24 parte terza - Il Ritorno del Buon Senso (...forse...)


Sembra, pare, dice, si sussurra, si racconta, che il Terrifico Aumento di orario incautamente minacciato senza corrispettivo guiderdone dal Governo sia stato ritirato dalla Legge di Stabilità. Resterebbe da capire come mai era stato pensato e scritto e approvato e financo pubblicato nonostante una precisa legge italiana condanni gli atti osceni in luogo pubblico, ma insomma questa mattana che aveva il tipico sapore delle Geniali Trovate delle finanziarie del precedente governo parrebbe al momento scongiurata, tanto che verrebbe quasi da pensare che, forse, nonostante tutto, cento e più anni di legislazione sul lavoro non siano ancora completamente diventati carta straccia. Ciò mi rallegra e mi racconforta, sia come cittadina che come lavoratrice. Come cittadina sono altresì consapevole che il momento è brutto, lo spread è alto e le mezze stagioni sono da tempo scomparse (per tacere del fatto che sta per arrivare l'influenza) e quindi, armata di disponibilità e buona volontà, mi dichiaro pronta a fare comunque del mio meglio per aiutare il mio Paese in questa angosciosa  congiuntura, purché non mi venga chiesto di sputare sopra la Costituzione.

Navigando nelle secche scolastiche, mi sono anche trovata davanti un simpatico articoletto di Nicola Porro, opinionista e tuttologo di punta in uno schieramento che non ha mai avuto a dolersi del mio appoggio, pubblicato sul suo  blog in data 23 Ottobre e sul Giornale in data 24 Ottobre. Gli argomenti sono quelli consueti ma, curiosamente, mancano quelle piccole constatazioni sul diritto del lavoro e la Costituzione che, pure, a mio avviso hanno un certo qual peso nel caso presente - e, curiosamente, ci si dimentica di accennare che in cambio dell'aumento di orario l'insegnante non riceverà nemmeno il tradizionale centesimo bucato. D'altra parte mi rendo conto che i giornalisti lavorano duramente e quindi non hanno tempo di star dietro a tutti questi piccoli e insignificanti dettagli; in fondo, si tratta solo dell'aumento di un terzo dell'orario, che senso ha impuntarsi sul fatto di non ricevere un aumento di un terzo della retribuzione?

Tuttavia, leggere che qualcuno parla seriamente (o, forse, sperando di essere preso sul serio) di casta degli insegnanti... sì, certo, può suonare un po' irritante, ma a me è sembrato soprattutto buffo: di solito, le caste casteggiano dall'altro di retribuzioni un po' diverse, mi sembra.
Ma, chissà, ora che siamo finalmente diventati anche noi casta, può darsi che arrivino anche retribuzioni da casta. Nel qual caso sarà un piacere festeggiare, insieme a tante altre categorie che, magari, stanno per diventare caste pure loro: quella degli operatori ecologici, per esempio, o dei braccianti. Resta da decidere con cosa brinderemo al nostro passaggio in casta: scartati, per tutta una serie di considerazioni che non voglio qui esporre per non annoiare nessuno, lo champagne Veuve Clicot millesimato e il Brunello di Montalcino, credo che la gazzosa alla fragola o la spuma bionda rappresentino le scelte più adeguate.
Prosit!

domenica 21 ottobre 2012

Of Median School, and proud of it


Da qualche mese siamo non più una Scuola Media, bensì un Istituto Comprensivo. La Preside, tuttavia, si ostina a non comprendere che, all'interno di cotale Istituto Comprensivo, sono comprese ben due scuole medie. Così come io ho una visione mediacentrica dell'istruzione, in cui tutti gli ordini e gradi di scuola che precedono e seguono le medie sono casuali accidenti di scarsa rilevanza per lo sviluppo dei miei amati alunni, mentre l'unica tappa veramente importante per la loro istruzione è il triennio delle medie, allo stesso modo Costei si rifiuta di riconoscere l'esistenza di qualcosa che non siano le materne e le elementari (al contrario di lei, però, io non dirigo alcuna di queste scuole insignificanti, né mi rifiuto a priori di riconoscerne l'esistenza).

Alla prima tappa del Corso di Verticalizzazione venne un tale che, con tre ore di  (noiosissima) lezione frontale - in cui ci chiese di non intervenire troppo perché se no il tempo non gli sarebbe bastato per completare la sua lezione frontale - ci spiegò che le elementari erano più ganze delle medie perché si facevano più lezioni interattive e laboratoriali che frontali; disse poi che, chissà perché, gli insegnanti delle medie si preoccupano sempre, quando arrivava la verticalizzazione, del rischio che la loro scuola si "elementarizzasse", ma non c'era motivo di temerlo; ciò nonostante, al momento di compilare il questionario, tra i motivi di diffidenza verso la verticalizzazione molti colleghi, pur assai meno mediocentrici di me, scrissero appunto che temevano che la scuola si elementarizzasse troppo (vedi tu che razza di creature diffidenti che siamo, noi insegnanti?).

Quest'anno però non abbiamo più timore in merito, ci limitiamo a prendere atto  della situazione.
A tutt'oggi la Preside non si è mai vista, né qui né nella media di Crifosso, nemmeno per il consueto saluto di inizio anno alle prime. In compenso si sono visti una serie di strani moduli e soprattutto di strane funzioni di cui non avevamo mai sentito parlare ma che sono tipici delle scuole elementari e materne;  e siccome sono state mantenute anche le consuete e banali funzioni delle medie, attualmente ci abbiamo un organigramma da fare invidia al Ministero degli Interni pur essendo una piccola media di paese, con tre sezioni nemmeno troppo numerose.

Insomma, la Dirigenza non sta nemmeno cercando di trasformarci in scuole elementari, bensì è convinta che già lo siamo. E la prova provata l'ho avuta ieri, mentre compilavo una dichiarazione di infortunio, regolarmente intestata all'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead-Crifosso, e dunque nuovo di pacca, che per prima cosa chiedeva di specificare l'ordine di scuola ove era avvenuto l'infortunio, dandomi la scelta... tra materne ed elementari.

Al momento, e nonostante tutto, il mio livello di autostima professionale è piuttosto buono, nel senso che non mi sento né un rifiuto tossico né una parassita della società. Da un paio di mesi però mi sento... come dire... un po' invisibile.
Così sto raccogliendo adesioni lì a scuola per un Media Pride. Mica per chiedere chissà quali concessioni, eh, ma giusto per ricordare che esistiamo anche noi delle scuole medie.

giovedì 18 ottobre 2012

It's the same, old story

Ratto di Proserpina, di Hans von Aachen (fine XVI secolo). Come si può agevolmente vedere, Proserpina non era molto contenta

Rileggendo una raccolta di fiabe celtiche riscritte in tempi moderni* mi ha colpito la considerazione fatta più volte dall'autrice che la fiaba di Barbablù, più che parlare delle stranezze coniugali di un uomo dai discutibili valori morali, si rifaceva ad una leggenda molto più antica: la Vergine rapita dall'Oltretomba. Il regno dei morti chiede carne fresca e viva, e può ottenerla solo con la forza. Oppure: morte e vita sono legati dal più indissolubile dei nodi nuziali.

Sta di fatto che il collegamento funziona, e se proviamo a identificare i vari Barbablù, Mr. Fox e demoni vari con o senza naso d'argento che vengono a chiedere giovani fanciulle a una madre riluttante ma costretta a cedere alla violenza, con il più tenebroso degli dei, molte storie acquistano una prospettiva nuova di lettura.

Così, visto che ho una prima e le prime devono pascolare a fiabe almeno per un po' (cosa che è ben lungi dal contrariarmi, anche se non ho mai capito perché proprio le prime e perché si dia per scontato che, dopo, di fiabe non si parlerà più perché sono roba da bambini e non da ragazzi) ho pensato di elaborare un percorsino che andasse dalla fiaba al mito, con lo scopo neanche troppo nascosto di dimostrargli che si tratta di ingredienti della stessa zuppa.**
Sull'antologia c'era Naso d'argento, dalle fiabe italiane di Calvino, dove un diavolo cerca ragazze a servizio per intrappolarle in una stanza segreta (e proibita) che è poi un passaggio per l'inferno. Ho aggiunto Barbablù, nella più ortodossa versione di Perrault, il signor Fox, dalle fiabe popolari inglesi della Briggs, dove un bel cavaliere fa collezione di ricche fanciulle che poi uccide e infine L'amore crudele, ripreso dalla Childe da una ballata scozzese, dove la fanciulla tiene testa al diavolo rispondendo a una serie di domande e guadagnandosi così la libertà. Infine, da una vecchia antologia, ho ripreso una narrazione del mito di Persefone, dove mancavano solo i cinque semi di melograno (ma uno dei ragazzi se li ricordava da una lettura delle elementari).
Tutte le versioni sono state pienamente apprezzate, e tutti i punti di collegamento e le differenze sono stati trovati. Con mia grande soddisfazione alla discussione non hanno partecipato solo le punte di diamante della classe, ma tutti, proprio tutti. E qualcuno ha perfino osservato che "non ci sono padri, in questa storia, la mano viene sempre chiesta alle madri" (a volte un po' a forza, va pur detto). E c'è stato spazio perfino per un piccolo excursus sulla Grande Dea mediterranea, ascoltato con religiosa (è proprio il caso di dirlo) attenzione.
Volendo, si potrebbe definire un'unità didattica - ma mi sono ben guardata dal fare una verifica finale, magari con uno schema di differenze e somiglianze: la gente andrà pur lasciata libera di godersi una buona storia, anche se ha la disgrazia di andare a scuola.

*Streghe, vittime e regine di Elinor Childe
*Proprio di zuppa parla il mio amato Tolkien sostenendo questa tesi in Sulle fiabe, un testo che ha suscitato in me una totale e assoluta condivisione: un bel calderone dove dalla notte dei tempi bollono tutte le storie, per riemergerne in forme diverse a seconda del gusto dell'epoca.

Da 18 a 24 parte seconda - Il governo colpisce ancora


A quanto pare non si trattava di una voce falsa e tendenziosa messa in giro dai sindacati per questioni di propaganda, ma di una vera e autentica proposta di legge del governo racchiusa nella Legge di Stabilità così come è stata licenziata dal Consiglio dei Ministri. E a quanto pare qualche sindacato, più o meno timidamente, ha cominciato a sollevare la questione della costituzionalità. Dunque, se in un primo momento ero perplessa, adesso sono piuttosto accigliata e affetta da una certa nausea.

Gli insegnanti sembrano principalmente concentrati su due filoni di pensiero: il primo è "Ma così la qualità dell'insegnamento ne risente" - che è un argomento che lascia il tempo che trova, perché a quanto pare della qualità dell'insegnamento i nostro governanti si interessano assai meno di quanto possa interessarsene una colonia felina di media qualità; il secondo è "Ma lavoriamo già tanto anche così" e segue un'accorata descrizione delle molte ore di lavoro al di fuori di quelle trascorse in cattedra che svolgono coscienziosamente - ma di fatto anche il più pelandrone e nullafacente degli insegnanti è costretto a fare un buon numero di ore al di là di quelle curriculari, figurarsi un medio insegnante mediamente desideroso di fare un lavoro di medio livello, e per carità di patria non mi soffermo su quelle fatte da un insegnante che aspira a fare un lavoro di livello buono o ottimo; ma anche questo è un discorso inutile perché vedi sopra il riferimento alla colonia felina.

In realtà la qualità dell'insegnantesca opra mi sembra al momento l'ultima delle questioni legate a questa disgraziata vicenda, perché prima di essere insegnanti tutti noi siamo lavoratori e ancor prima cittadini - e la legge presentata ferisce gravemente i diritti degli uni e degli altri, e caso mai venisse approvata (per essere subito sputata via dalla Corte Costituente) costituirebbe un precedente disastroso per ogni cittadino e lavoratore, argomento che solo adesso e timidamente i sindacati cominciano ad accennare.

Tuttavia, anche volendo guardare la questione solo dal punto di vista strettamente insegnantesco, c'è veramente da vomitare. Perché non si tratta, semplicemente, di mandarci sei ore in più alla settimana in cattedra, poniamo dandoci un'altra classe. Nossignori, la legge prevede che queste sei ore aggiuntive siano usate "per la copertura degli spezzoni orario disponibili nella istituzione scolastica di titolarità, per spezzoni di sostegno e per le supplenze brevi e saltuarie" e non altro, dal momento che l'organico delle scuole non viene ridotto: "il personale in questione sarà d’ora in poi obbligato alla copertura dello spezzone senza ricevere più una remunerazione aggiuntiva per questo". Si tratta insomma di una vera e propria corvée, come quelle che i feudatari potevano esigere dai loro contadini - e se in un primo tempo la corvée era un modo per il contadino di pagare in natura la protezione del feudatario, più avanti, quando della protezione si incaricò lo stato, diventò una semplice e pura forma di sopruso (detto per inciso, fu anche una delle cause che spinsero i contadini a partecipare alla rivoluzione francese). 
Tutto ciò al nobile scopo di impedire che qualsivoglia precario possa addentare anche una sola delle ore di scuola vacanti o impadronirsi di una pur breve supplenza breve.
Lavoro obbligatorio non retribuito. Per una sola categoria di lavoratori. Statali. Nel XXI secolo. In uno stato che fa parte dell'Unione Europea.

Assai viscidamente, il governo spiega di essere ben disposto a trattare "purché vengano garantiti saldi invariati" ovvero purché gli insegnanti si impegnino a qualcosa che procuri altrettanti risparmi di quanti ne procurerebbe l'applicazione delle corvée.
Cioè siccome non sanno dove pescarli, quei soldi, gli dobbiamo trovare qualche idea (anche se loro sarebbero pagati, a ben guardare, appunto per farsi venire idee, possibilmente non in conflitto con la costituzione e il moderno diritto del lavoro).

Attendo gli sviluppi, ma credo che procurerò di leggerli a stomaco rigorosamente vuoto: non vorrei sprecare del buon cibo vomitandolo. Nel frattempo linko un articolino che rispecchia abbastanza il mio stato d'animo.
Siccome, nonostante tutto, continuo ad essere una vera signora, non commenterò le uscite sulla centralità della scuola - anche perché sono uscite che potrebbero essere adeguatamente commentate solo con il sangue, molto sangue.

No, non il mio.

domenica 14 ottobre 2012

Da 18 a 24?


La voce si è diffusa con la rapidità di un incendio nell'erba secca: lassù, nelle Alte Sfere del Governo, avrebbero deciso di aumentare l'orario di lavoro degli insegnanti da 18 a 24 ore a settimana MA senza alcun aumento di stipendio. L'attuale Ministro dell'Istruzione Profumo ha parlato di bastoni e carote (oddio, certo che l'eleganza della metafora gareggia con quelle dei migliori ministri del non rimpianto governo precedente), della necessità di un sacrificio da parte dei docenti, e insomma non ha smentito. E circola una bozza dell'articolo di legge che proporrebbe tutto ciò, e anche la bozza non è stata smentita (ma nemmeno confermata, mi sembra). Acute analisi e accorati lamenti si inseguono ovunque ci siano almeno due insegnanti o almeno un opinionista e un insegnante (ma le due categorie possono anche sovrapporsi). Chiaramente, gli insegnanti biasimano l'idea - e vorrei vedere; ma per quanto abbia cercato, non ho trovato quel che cercavo, ovvero qualcuno che sostenesse che la cosa è impossibile.
Non ingiusta, disumana, errata, mal impostata, ma proprio impossibile. Perché a me, di primo acchito, sembra per l'appunto impossibile, e prima che indignata, accasciata, infuriata, contrariata o quant'altro, sono spiacevolmente sorpresa e in cuor mio piuttosto incredula.

Dunque, il parlamento di una repubblica costituzionale appartenente all'Unione Europea voterebbe una legge che stabilisce l'aumento di un terzo dell'orario lavorativo di una categoria professionale senza un corrispettivo aumento di retribuzione (pur se con un aumento delle ferie retribuite) - il tutto senza contrattazione sindacale né altro. 
Una cosa del genere, per quel che so e ricordo, non si era mai vista. Succedeva nel privato, in tempi piuttosto lontani, e nell'ambito del lavoro nero succede tutt'oggi - ma è un ambito illegale, che vive di patti non scritti e leggi violate.
Alla luce del sole una cosa del genere è del tutto illegale anche nel privato, figurarsi nello Stato. E che invece proprio nell'ambito dello Stato sia stata proposta mi sorprende assaissimo. Ma proprio assaissimo.  
Potrebbe certo avvenire in presenza di un nuovo contratto, se tale contratto venisse approvato dalle rappresentanze di categoria, ma non mi risulta che nessuno abbia parlato di un nuovo contratto - che verrebbe comunque deciso appunto in seguito a contrattazione. 
Ma così, di punto in bianco, che una mattina ti alzi e decidi "Da oggi è così perché io so' io e voi non siete un cazzo"? E' legale?
La Corte Costituzionale ratificherebbe? Il Presidente della Repubblica firmerebbe?
E se diventasse legale, le altre categorie di lavoratori, tutte le altre categorie di lavoratori, starebbero a guardare? Senza intervenire? Vabbe' che siamo un paese passivo, vabbe' che gli italici sindacati non sono tra i più agguerriti, ma... sul serio, lascerebbero correre pensando "Beh, tanto gli insegnanti lavorano poco"?

E' soltanto a me che questa storia sembra strana?

venerdì 12 ottobre 2012

La saga di Twilight - Stephanie Meyer



La saga è in quattro romanzi: Twilight (2005), New Moon (2006), Eclypse (2007), Breaking Down (2008).  L'autrice, Stephanie Meyers, è americana. Fa parte del filone della narrativa per Giovani Adulti. E' stato un grande successo negli anni passati ed è tuttora molto popolare tra le giovani leve, soprattutto ragazze. E' tuttora di gran moda parlarne con grande sufficienza e trattarlo dall'alto in basso, se sei adulto.

Si tratta essenzialmente di una storia d'amore, con buona parte degli stilemi classici della narrativa romance americana attuale, anche se qua e là risultano in parte giustificati dalla trama (o, se vogliamo, la trama è costruita per giustificarli). La scrittura è scorrevole ma non sempre di grande qualità. 
L'intreccio è piuttosto semplice, anche se i romanzi sono lunghetti. Tra i pro c'è il vantaggio che i punti più importanti sono spiegati con estrema chiarezza - ma proprio non c'è verso di sbagliarsi, eh. Tra i contro c'è il fatto che la lentezza della narrazione può a volte risultare esasperante. 
Ma andiamo a riassumere la vicenda.

Twilight
La protagonista e narratrice è Bella, una ragazza delle scuole superiori che si sente piuttosto scialba, goffa e insignificante (ma, di fatto, non sappiamo se lo è davvero). Per lasciare sua madre più libera di seguire il nuovo marito sempre in giro per lavoro, Bella decide di andare per un po' a vivere col padre, abbandonando un paese dal bel clima soleggiato per rintanarsi in una delle località più piovose e grigie degli Stati Uniti. Proprio a scuola incontrerà un bellissimo e tenebroso Edward, un tipo piuttosto introverso. Dopo qualche incomprensione e un po' di apparente antipatia reciproca, i due si innamoreranno pazzamente. Questa trama assai consueta ha un suo perché : Edward è un vampiro, che abita lì con la sua famiglia adottiva appunto per evitare il più possibile i raggi del sole e che nei primi tempi cercherà di evitare Bella perché l'odore del sangue di lei lo attira irresistibilmente, e non vuole ucciderla. Edward infatti è un vampiro di alti principi morali, più esattamente un Vampiro Gentiluomo, e da tempo ormai, come tutta la sua famiglia, non si nutre di sangue umano ma solo del sangue di animali, che caccia nei boschi circostanti. Lui e la sua famiglia vivono con una certa conflittualità la loro condizione vampiresca, mentre Bella lo accetta senza difficoltà e sin dall'inizio dichiara la sua ferma intenzione a diventare vampira a sua volta per vivere con lui per sempre. Edward è contrarissimo a questo progetto perché non vuole che l'innocenza di Bella sia turbata dalla brutale condizione vampiresca.

New Moon
All'inizio del volume Edward decide di troncare la castissima relazione - in pratica lascia Bella perché la ama troppo e non vuole metterla in pericolo. Bella, convinta (comprensibilmente) che Edward non la ami più, trascina molto malinconicamente la sua ormai vuota esistenza, col cuore spezzato. L'unico pallido raggio di luce è la sua amicizia con Jacob, che scoprirà poi essere un lupo mannaro, di una particolare tribù che sin dalla notte dei tempi difende quella zona dai vampiri. In una serie di equivoci più o meno abilmente giocati Bella salva Edward, che stava per suicidarsi convinto che lei fosse morta, e scopre che lui non ha mai smesso di amarla e di proteggerla da lontano. Edward si convince che Bella non può vivere senza di lui e i due tornano insieme.

Eclipse
Il padre di Bella non vuole che lei frequenti Edward, che l'ha fatta soffrire troppo (ma non sa che lui e Bella passano comunque le notti insieme, in casto connubio perché Edward non vuole rischiare di fare del male alla sua amata. In realtà non sa nemmeno che Edward è un vampiro); Edward non vuole che Bella frequenti Jacob, che per lui è un nemico; Jacob si rifiuta di frequentare Bella perché lei frequenta Edward, che secondo lui è troppo pericoloso. Bella, invece di mandare all'inferno tutti e tre riesce col tempo e la dolcezza a riconciliarli. Alla fine Edward e Jacob hanno una lunga conversazione, dove Edward riesce a convincere Jacob che entrambi hanno a cuore nella stessa misura il bene di Bella (tale conversazione rappresenta forse il punto più insopportabile della saga). Sempre Edward decide di seguire punto per punto i desideri di Bella, pur se preoccupatissimo. Bella opta per un tradizionalissimo matrimonio.

Breaking Down
Il matrimonio si celebra e i due partono in viaggio di nozze. Lì Bella scopre che il sesso con un vampiro è assai piacevole, pur se a volte un po' violento (naturalmente Edward era preoccupatissimo per questo, mentre Belle aveva più volte cercato di farlo cedere). 
Contro ogni previsione Belle resta incinta e la gravidanza, per quanto breve, si rivelerà devastante. Saranno necessarie molte sacche di plasma (prelevate dal padre adottivo di Edward, che è medico, da una regolare banca del sangue) per portarla avanti. Il parto sarà ancor più devastante e alla fine l'unico modo di far "sopravvivere" Bella sarà trasformarla in vampiro con qualche anno di anticipo sulla tabella di marcia prevista. La trasformazione sarà dolorosissima ma alla fine Bella scoprirà, nella sorpresa generale, che essere vampiro per lei è una condizione ottimale: persa ogni traccia di goffaggine, immune dalle terribili crisi che tormentano i vampiri neonati, si adatterà prontamente alla sua nuova condizione, che le calzerà come un guanto. Diventa anzi una vampira assai potente, in grado di sviluppare fortissimi scudi difensivi che le permetteranno di difendere sé stessa, la bambina e tutta la sua famiglia adottiva da un attacco sferrato da un gruppo di vampiri nemici. Jacob, che è sempre stato innamorato di lei, scopre che l'amore si è trasferito sulla bambina (che tra l'atro cresce molto, molto in fretta) in quello che, tra i lupi mannari, è un legame per la vita. Tutti quindi sono molto felici e anche i genitori di Bella, finalmente informati della situazione, si adattano in fretta e senza crisi al genero e alla figlia-vampira.

La saga è stata al centro di numerose polemiche e questioni di lana caprina. Edward non è un vero vampiro, si è detto (cos'è un vero vampiro non mi è chiaro. Forse esiste un Comitato di Certificazione Autentici Vampiri di cui mi è sfuggita l'esistenza finora?). E' solo un romanzo rosa. Le ragazze leggono solo romanzi rosa, dovrebbero darsi a letture più impegnate. Le ragazze che leggono la saga di Twilight sono scervellate e non amano la buona letteratura. Si perde tutto il valore trasgressivo del Vampiro inteso come Diverso. La scrittura è superficiale. La storia non sa di niente. Eccetera.

Nonostante tutte queste dotte disquisizioni, alle ragazze la saga piace, e personalmente non riesco a capire perché non dovrebbero leggersela in santa pace (di fatto, comunque, è quel che fanno). E' evidente che Edward non partecipa della consueta natura sulfurea e demoniaca dei vampiri - di fatto, sembra chiaro che vorrebbe con tutte le sue forze essere solo un Bravo Ragazzo e più avanti un Buon Padre di Famiglia e che soffre moltissimo di non poterlo essere nel modo più usuale; è probabile però che, dopo un lungo training, Bella riuscirà a convincerlo ad essere alfine quel che è senza troppi rimpianti. Si tratta di un tipico Personaggio in Cerca di Redenzione, anche se, come certe figure di cortigiane pentite dei romanzi dell'Ottocento, non sembra al lettore che abbia poi così grande necessità di essere redento.
Bella invece è un personaggio interessante, a modo suo. La sua è la forza dell'ostinazione passiva: non contraddice nessuno, non attacca mai nessuno, obbedisce a tutti ma ha un gruppo di obbiettivi cui è attaccata con le unghie e con i denti e da cui non si scosta di un millimetro: ama Edward, vuole continuare ad amare Edward, vuole diventare un vampiro per stare per sempre con Edward e vuole che nessuno soffra per colpa sua. La forza della sua tranquilla ostinazione riuscirà ad averla vinta su tutti quei personaggi (primo fra tutti, Edward) che a tutti i costi vogliono perseguire il bene di lei.
In qualsiasi momento Bella sarebbe pronta a farsi da parte e rinunciare a tutto, tranne alla sua ferma determinazione ad amare Edward in vita o in morte. Praticamente una versione americana della Griselda di Boccaccio. Anche se passa quattro libri in forma umana deprecando la sua totale inadeguatezza al meraviglioso Edward, la sua forza da Motore Immobile finisce per spogliare tutti gli altri personaggi delle loro sovrastrutture ed accettare che sia fatta la sua volontà. Va ricordato che la saga comincia con un (grave) sacrificio che del tutto spontaneamente lei decide di fare per aiutare qualcuno che ama (sua madre). Senza quel sacrificio iniziale, nella cittadina soleggiata e luminosa dove abitava prima che inizi la vicenda, e dove lei stava così volentieri, non avrebbe mai conosciuto Edward. Insomma, la struttura base è quella della fiaba, e dalle fiabe attinge una forza che permette al lettore di sopravvivere anche alle interminabili riflessioni sull'amore di Edward e ai capricci di Jacob.

E' una lettura consona ed adeguata per una giovinetta dei giorni nostri?
Edward si preoccuperebbe molto della questione. Io no. Ma se l'avessi letto da ragazzina probabilmente mi sarebbe piaciuto. Di fatto, non mi è dispiaciuto nemmeno leggendolo da adulta.

Per una recensione forse leggermente più acida, ma comunque improntata a grande rigore, basta andare qua, sul blog di Gamberetta.
Del tutto sconsigliato a chi ama le storie d'azione: in ogni libro c'è un combattimento preceduto da un po' di azione, ma è confinato in un cantuccio e non sa di molto.

Con questo post partecipo ai Venerdì del Libro di Homedemamma.