Il mio blog preferito

mercoledì 16 ottobre 2013

Scagliò il dardo contro Medea: un muto stupore le prese l'anima

Gli Argonauti a bordo della nave Argo (vaso attico a figure rosse, 420-390 a.C.)

Apollonio Rodio è entrato nella mia vita in modo piuttosto casuale: anzi, se in prima liceo non avessimo tradotto una buona metà del quarto libro dell'Eneide, dove La Penna cita e ricita nel commento le sue Argonautiche, e se non avessi studiato quel commento con infinita dedizione, è probabile che eventuali e vaghi accenni sarebbero scivolati via dalla mia pur tenace memoria senza lasciar traccia. Nella massiccia antologia di epica che mi allietò durante gli anni delle medie* di Apollonio Rodio non c'era menzione, al ginnasio sospetto che la prof. De Divinis non ce l'abbia citato nemmeno di striscio.
Qualche anno fa però incrociai una traduzione BUR con testo a fronte e me ne impossessai prontamente.
In generale nessuno si spertica a cantare gran lodi delle Argonautiche, salvo ammettere che il terzo libro, dove Medea si innamora di Giasone, non è venuto niente male. Io me le lessi tutte, con grande dedizione e pazienza, rischiando seriamente di addormentarmi in più di un punto - d'altra parte l'epica è così, molto spesso - ma, in effetti, con l'arrivo di Medea, le cose migliorarono decisamente, anche se era chiaro che l'autore si ricordava un po' troppo della Medea di Euripide, dimenticandosi forse che né Medea né Giasone né alcuno degli argonauti all'epoca la aveva letta, che il passar degli anni cambia i caratteri e i sentimenti e che molti degli amori che finiscono da schifo a suo tempo erano iniziati con rutilanti fuochi d'artificio, e non da una parte soltanto.

Alcune scene mi erano però sembrate piuttosto spendibili, caso mai avessi trovato la classe adatta, e avevo attaccato un paio di segnalibri mentali al libro.
Quest'anno l'idea mi è tornata in mente: avendo passato gran tempo l'anno scorso tra goblin, draghi e anelli del potere, la Prima d'Ogni Grazia Adorna era rimasta molto indietro col programma di epica** e insomma aveva attaccato l'Odissea solo quando si era ormai trasformata in Seconda. Visto che l'epica nion era sembrata spiacergli ho quindi deciso di tentare, non fosse che per la soddisfazione di farne l'unica classe di scuola media del regno al corrente dell'esistenza di Apollonio Rodio e delle Argonautiche.
Al contrario di Omero, che si apprezza di più a grandi dosi visto che i suoi episodi sono piuttosto lunghi, Apollonio Rodio, da bravo poeta ellenistico, sta sempre a ricamare piccoli quadretti che si staccano con grande facilità dal quadro d'insieme. Così ho scelto il passaggio delle Simplegadi - un brano che a suo tempo riuscì a scuotermi improvvisamente da un gran sopore che mi avvolgeva tutta - con un taglio quasi cinematografico; poi, visto che la classe è in pieno passaggio adolescenziale, ho scelto anche il brano dove Afrodite manda il figlio Eros a scagliare la freccia contro Medea promettendogli una magica palla d'oro, e il lancio della freccia con relativi effetti su Medea: un po' di letteratura d'amore sarebbe stata senz'altro gradita, soprattutto tra le fanciulle, e potevo profittarne per un accenno sulle convenzioni letterarie legate all'amore che variano a seconda del tempo (mentre è forse possibile che l'amore in sé col passare dei secoli non sia granché mutato). Insomma, ci sarebbero stati diversi ami da agganciare.
Riletti i brani e constatato che non presentavano grosse difficoltà anche senza commento ho lavorato di fotocopiatrice e scodellato infine i frutti della mia ponderata riflessione alla classe. Unica variante rispetto alla solita routine: la prima lettura ad alta voce l'avrei fatta io, per permettergli di seguire meglio il significato del testo.

Il passaggio delle Simplegadi è scivolato via piuttosto bene, e la classe l'ha accolto con quel silenzio un po' assorto che di solito è segno di un certo coinvolgimento. 
Quando è entrato in scena Eros mi sono un po' dilungata a richiamar loro alla mente tutte quelle statue e dipinti di amorini paffuti e vestiti solo di una fascia casualmente gettata di traverso (o non vestiti affatto) che tuttora popolano tante immagini anche modernissime. E tutto andava bene finché non è arrivato il lancio della freccia, che il traduttore, immagino per ragioni metriche, definisce "apportatrice di pene", ma se avesse trovato un'altra parola per me sarebbe stato tutto più comodo.
Soltanto quando la classe, dopo alquanto sgranare d'occhi, è esplosa in epiche risate inframmezzate da assai numerosi commenti mi sono accorta con orrore dello scoglio insidioso, che non avevo minimamente notato né alla prima né alla seconda lettura: ai miei occhi adulti e letterati una freccia apportatrice di pene è del tutto equivalente a una freccia portatrice di affanni, dolori o traversie - e invero, se il traduttore avesse parlato di una freccia portatrice di affanni la cosa sarebbe filata del tutto liscia, ma ormai la terribile parola "pene" era stata pronunciata, ed eravamo pure alla quinta ora.
In un lampo mi sovviene della mia seconda media, quando il verso di Leopardi "pene tu spargi a larga mano" elettrizzò l'intera classe - anche se cercammo, forse invano, di non far troppo notare la nostra reazione.***
Uscita fuor di controllo, la Seconda d'Ogni Grazia Adorna non riesce a rispondere alla mia ripetuta domanda "Signori, perché la freccia è chiamata portatrice di pene, ovvero di affanni, di dolori, di dispiaceri?". Anche i più bravi sembrano del tutto incapaci di venirne a capo. Solo quando rivelo ciò che non avevo pensato di dover svelare dando per scontato che tutti lo sapessero****, ovvero che "pene" va inteso come plurale di "pena", l'Onesto Iago riesce infine ad operare il collegamento: "Perché l'amore può portare anche sofferenza".
Davanti a questa nuova prospettiva con cui interpretare il verso la classe improvvisamente si calma - e questo è stato senza dubbio il momento più sorprendente per me. 
Zitti, tranquilli, attenti - qualcuna annuisce ogni tanto - ascoltano il seguito: la freccia che entra silenziosa, il dolore dolcissimo, la fiamma che arde nascosta, la filatrice che attizza il fuoco con i fuscelli facendolo divampare, le guance ora pallide ora rosse. Si sciroppano perfino il mio discorsetto sulle convenzioni letterarie legate alla descrizione dell'amore. 
Poi eseguono la lettura dei brani - una bella lettura chiara e ben fatta, e la temutissima parola suscita solo una lieve increspatura nella voce di chi legge.

Quando suona la campana, la classe esce decorosamente, sì come suole.
Il nostro è invero un mestiere affascinante e sempre ricco di sorprese.

*"Dal mito alla storia", volume a dimensioni decisamente elefantiache. Molto bello, tra l'altro.
**Non faccio letteratura, ma epica la faccio sempre con gran cura, in base al principio che ai ragazzi piace. 
***A torto o a ragione, il testo sull'antologia era una versione monca, che si fermava proprio prima della tirata filosofica "Sì dolce, sì gradita" evitando con ciò la pericolosissima parola "pene". Tale parola entrò in scena solo perché uno di noi, in un attacco di esibizionismo e del tutto volontariamente, se l'era imparata a memoria in versione completa. Venne naturalmente chiamato a recitarla, e la recitò. In versione completa. Insomma, l'insegnante non aveva minimamente peccato di imprudenza né mancato di buon senso, era stato un incidente inevitabile.
****Che è di gran lunga l'errore più frequente, insegnando. In questo caso credo che la parola "pena" la conoscessero tutti, soltanto che in quel momento erano incapaci di rapportarla in qualche modo alla parola "pene", in quel momento per loro esclusivamente sostantivo maschile e singolare. Una specie di corto circuito, ecco.

lunedì 14 ottobre 2013

Come gli hobbit della Contea, anche noi non abbiamo un governo


L'anno in cui arrivai a St. Mary Mead ebbi chiara la percezione di una dirigenza, presente anche se non invasiva.
L'anno successivo cotal dirigenza (ovvero il Vecchio Preside) meno presente e più invasiva, mi lasciò a tratti perplessa, ma anche allora mi rendevo conto che in giro si trovava ben di peggio. Adesso, nella mia memoria, la paragono all'età dell'oro, quando nei fiumi scorrevano latte e miele e pecore e lupi giacevano fianco a fianco in buona armonia, condividendo corroboranti dormite.
Da allora si sono succeduti il Nuovo Preside, un anno di reggenza e la Nostra Preside e il nostro piccolo plesso di paese giace in uno stato di abbandono sempre più visibile.
I verbali dei consigli dell'anno scorso non sono stati controfirmati dalla Preside. I registri personali dell'anno scorso hanno stazionato in un'alta pila fino a tutto Settembre senza che la Preside li abbia degnati di uno sguardo. Ignoro che strada abbiano preso da allora: se stiano a prendere polvere nella soffitta della nostra scuola, oppure in qualche angolo della Segreteria della sede centrale, oppure se siano stati indirizzati senz'altro alla raccolta differenziata della carta. Tenderei però a escludere che qualcuno li abbia esaminati e vidimati.
Le ultime Comunicazioni Alle Famiglie, da restituire firmate, portano scritto sul tagliando che la famiglia dichiara di essere stata informata... dello sciopero del 12 Ottobre del 2012. Tali comunicazioni riguarderebbero però, rispettivamente: l'elezione dei rappresentanti dei genitori e l'orario del ricevimento degli insegnanti. Nella segreteria però si sono incredibilmente affezionati a quell'avviso di sciopero di più di un anno fa e continuano a far firmare ai genitori dichiarazione che l'hanno ricevuto - ormai i poveretti hanno ammesso almeno una quindicina di volte di averlo ricevuto, ma la Segreteria continua a fotocopiare lo stesso modulino e a metterlo in calce ai più vari tipi di comunicazione. E' una segreteria molto, molto ostinata - e anche un tantino cialtrona, viene da pensare.

Da più di un anno facciamo parte di un Istituto Comprensivo che fa del suo meglio per dimenticarsi di noi - e sì che la sede centrale si trova a pochi metri in linea d'aria, che diventano circa 80 quando passiamo dalla nostra porta principale alla loro senza prendere la scorciatoia.

Oggi c'erano i primi Consigli di Classe. Il primo punto dell'ordine del giorno era la compilazione dei moduli Q1 e Q2* da consegnare ai genitori. Piccolo ma non del tutto insignificante dettaglio: i moduli Q1 e Q2 sono stati aboliti due anni fa dal Collegio dei Docenti, a votazione pressoché unanime. Ma il loro nome continua ad essere nominato (invano) nell'ordine del giorno del primo Consiglio di Classe (che un tempo era il secondo, spostato verso i primi di Novembre), anzi è l'unico punto dell'ordine del giorno suddetto.
"Non ci sono nemmeno le Varie ed Eventuali?"
"No, ma possiamo sempre aggiungerle. Anzi, sarà meglio farlo, se vogliamo parlare di qualcosa".
In compenso non avevamo né Preside né VicePreside a dirigere i consigli, e nemmeno un'indicazione su chi doveva scrivere il verbale.
"Vabbé, non questa non è una gran tragedia, il verbale lo scriverò io" dico.
"Non puoi. Chi dirige il Consiglio non può scrivere il verbale".
"Quella è una regola che si sono cavati dalla testa due anni fa, quando eravamo col Preside Reggente e facevamo parte di un altro istituto. Ma se non ci mandano a dire niente siamo liberi di regolarci come meglio crediamo. Se qualcuno vuole e brama scrivere il verbale non lo ostacolerò, ma in assenza di volontari lo scriverò io, e mi impegno anche a farlo senza lamentarmi" proclamo fieramente.
Di fatto, in molte scuole dove ho lavorato il Coordinatore era anche tenuto a scrivere tutti i verbali di tutti i Consigli. Ne ho scritti tanti, di verbali, e la cosa non mi ha ucciso né debilitato gravemente; non voglio pretendere di divertirmi o godere in soverchio modo a scrivere verbali, ma non lo trovo nemmeno un compito dei più massacranti. A St. Mary Mead (quasi) tutti invece  trovano pesantissimo scrivere un verbale, rifuggono quanto possono dallo scrivere verbali, ma si oppongono risolutamente alla possibilità che il coordinatore scriva il verbale. C'è però il problema che il verbale non ha ancora imparato a scriversi da solo - e onestamente non so come potrebbe averlo fatto, visto che nessuno ha nemmeno tentato di insegnarglielo.
"Come fanno a Crifosso**?" si informa qualcuno.
"A Crifosso il VicePreside ha preparato una tabella per ogni Consiglio di Classe con l'indicazione di chi deve scrivere il verbale".
Così qualcuno si precipita a telefonare alla dirigenza, che promette di mandare al più presto una tabella con l'indicazione di chi dovrà scrivere i verbali, e questa tabella terrà conto anche di chi si è sottoposto all'immane fatica nella giornata di oggi. Nel frattempo la supplente di Tecnologia dichiara timidamente di essere disponibile a scrivere il verbale, e tale onore le viene graziosamente concesso.
Il primo Consiglio dell'anno può finalmente cominciare.

In mancanza di Q1 e Q2 parliamo di alunni, programmazioni, progetti e uscite - anche perché tra dieci giorni ci saranno le riunioni con i genitori, e qualcosa dovremo pur dirgli, stante che sui Q1 e Q2 non ci sarà molto da discutere. 
I consigli si snodano e vengono verbalizzati serenamente. Vengono decise una proposta di sospensione e una lettera particolarmente minacciosa - e direi che nel complesso, pur nella totale assenza di dirigenti, ce la caviamo assai onorevolmente.
In effetti questi anni di anarchia e autoregolamentazione non hanno intaccato minimamente la nostra fibra: docenti e custodi sono puntuali, solerti e operosi esattamente come prima, le scartoffie vengono compilate con decorosa puntualità e tutti si lamentano di tutto esattamente come prima, né più né meno, tanto che capita di domandarsi quale effettiva funzione abbia un Dirigente Scolastico, a parte quella di opporsi regolarmente alle pur rarissime proposte di sospensione e di scaraventarci addosso i più vari progetti con circa dieci minuti di preavviso - visto che in fondo le uniche due vere gatte da pelare di questi anni, ovvero Cristaccecami e la Cleptomane, sono state pelate da noi (con un piccolo ma risolutivo intervento da parte del Reggente per la Cleptomane).

*una variante dei pagellini
**Crifosso è l'altro plesso di scuole medie del nostro Istituto Comprensivo

domenica 13 ottobre 2013

Un computer senza password è infelice come un povero pesce senza la sua bicicletta!

Pesci e biciclette: un rapporto non sempre tra i più scontati

Come ho già scritto un'infinità di volte, il prof. Jorge è un vero appassionato di password, tanto da indurmi a sospettare che solo la lauta prospettiva di inserirne qua e là qualcuna di nuova lo spinga ad occuparsi ogni tanto dei non moltissimi computer di cui dispone la scuola di St. Mary Mead.
Dette password non vengono mai concordate con il possibile utente dei computer in questione, ma semplicemente ideate da Jorge in base ad un suo personale e piuttosto perverso criterio basato per lo più su anagrammi, parole scritte alla rovescia e simili. Il malcapitato di turno che desidera utilizzare per motivi del tutto legittimi uno dei computer della scuola si ritrova così ad armeggiare sulla tastiera consultando foglietti volanti o smoccolando perché il foglietto volante è appunto volato via, o sparito in qualche recesso del cassetto o della borsa; allora, per risparmiare cotanto impiccio aicolleghi che verranno dopo di lui finisce per scrivere l'intricata password su un pezzo di scotch che appiccica ai lati del computer o sotto la tastiera. E capita spesso che qualcuno che deve scrivere o stampare qualcosa e ha i minuti contati perché deve entrare in classe o al Consiglio o alla riunione, davanti alla temutissima schermata "Inserire password" chieda a gran voce "Qual è la password?" e che altrettanto a gran voce qualcuno, dall'altro capo della stanza, gli risponda o si offra di andare a chiedere, entrando nella stanza vicina e chiedendo a gran voce "qual è la password?" eccetera eccetera.
Come inevitabile conseguenza le password dei vari computer sono conosciute da tutti e da nessuno, e di solito l'unico che al momento non la conosce è proprio lo sventurato che, di fretta ma per scopi più che leciti, deve servirsi in modo del tutto occasionale di un determinato computer.
In queste condizioni i più penalizzati naturalmente sono i supplenti e i nuovi arrivati.

Il fine dichiarato di cotanto rutilare di password sarebbe, secondo Jorge, quello di impedire che gli alunni possano intromettersi nei computer. Ora, anche tralasciando l'insignificante dettaglio che di solito gli alunni non hanno alcuna propensione ad impicciarsi degli scialbi documenti dei loro insegnanti, c'è da considerare che costoro sono quelli che passano più tempo nella scuola e che quindi inevitabilmente finiscono per impararne tutti i segreti, spesso senza nemmeno sforzarsi più di tanto. La fermezza della classe docente nell'ignorare questa elementare constatazione è sempre stata per me motivo di sincero stupore.
Di fatto sono proprio gli alunni che di solito cavano d'impaccio l'insegnante nuovo arrivato che, poniamo, porta la classe nel laboratorio informatico per fargli vedere un video.
"La password dovrebbe essere 'Mozart' ma scritto all'incontrario" - suggerisce uno.
"No, quella era l'anno scorso, adesso l'ha cambiata" interviene un altro.
"Ah sì, è vero... aspetta, mi pare che abbia invertito le parti... Prof, provi con 'zomtra'"
"Sì, è 'zomtra', adesso me lo ricordo" conferma un terzo.
Risulta infatti che la parola magica è proprio "zomtra". Perché, se prendete il cognome di Mozart, lo spezzate in due parti (MOZ e ART) e leggete ognuna di queste due parti alla rovescia otterrete "zomtra", oltre ad un accenno di mal di testa. E se poi capovolgete la tastiera scoprirete che qualche collega caritatevole l'aveva appunto segnata sul solito pezzo di scotch, con pennarello indelebile. 
Le uniche classi che non sono di aiuto in questi casi sono le prime durante il primo mese di frequenza; ma anche loro imparano in fretta.

E veniamo al computer della biblioteca. All'inizio c'era una password per entrare nel database della schedatura libri. Personalmente l'avevo trovato un po' eccessivo, perché (a parte l'insignificante dettaglio che non risulta che nessuno degli allievi abbia mai cercato di alterare un computer della scuola*) per entrare nella stanza della biblioteca ci vuole la chiave e gli alunni ci vanno solo al seguito di un insegnante. Qualche volta le classi vanno lì dentro a vedere un film ma, appunto, in quelle occasioni guardano il film, o chiacchierano tra loro, ma non degnano della minima attenzione il computer presente lì dentro - senza contare che la postazione consueta dell'insegnante è proprio accanto al tavolino del computer, e che quel computer non si accende affatto in silenzio e la tastiera è tra le più rumorose che abbia incrociato in venticinque anni di onesta frequentazione informatica. Ma, soprattutto: cosa gliene frega ai ragazzi di andare a guardare l'elenco dei volumi schedati per la biblioteca, in particolare quando quei volumi sono gli stessi che popolano gli scaffali intorno a loro? Caso mai, se proprio, sfoglieranno i libri, al limite.
Adesso però Jorge ha messo di nuovo le mani su quel computer, per cambiare il sistema operativo con una versione più recente onde consentirci di fare il backup periodico dei dati senza scomodare l'intero corpo docenti dell'Istituto Comprensivo. Il risultato è che adesso in biblioteca abbiamo un computer che contiene ben due password, una per entrare nel sistema operativo e una per entrare nella banca dati.

Dunque abbiamo due password per proteggere (non si sa da chi) un elenco di ben quattrocento volumi che prima o poi andrà pur reso pubblico, se vogliamo aprire il prestito in quell'accidente di biblioteca. 
Due password per quattrocento volumi. Cosa dovrebbero fare al Pentagono proprio non so.

*con l'unica eccezione di Cristaccecami, che però tendeva a smontarli in modo violento, e dunque nemmeno lì le password servivano a qualcosa

domenica 29 settembre 2013

Resistere, sempre, contro l'oppressore!

Una semplice scatolina in cartone da imballaggio e un mazzo di pennarelli 
possono diventare utili strumenti per una rivolta senza armi...

Come ho già avuto occasione di raccontare, il mio atteggiamento verso la raccolta differenziata è abbastanza talebano, e infatti nelle mie classi tale raccolta procede abbastanza bene*. La ex-Prima d'Ogni Grazia Adorna, ormai Seconda, inoltre, essendo appunto per definizione adorna di ogni grazia, ha sempre eseguito una raccolta differenziata esemplare, chiedendo chiarimenti per i casi dubbi.
Nel frattempo però a St. Mary Mead le cose sono cambiate e il Comune ha deciso di limitare l'indifferenziato; così la scuola si è vista assegnare una card che la limita a una piccola quantità di indifferenziato, e a quel che ho capito se la supera dovrà pagare una multa.
La VicePreside ha quindi deciso... di eliminare quasi del tutto i cestini per l'indifferenziato, mettendone uno per corridoio (MA lasciandone uno in Sala Professori, dove ovviamente gli indisciplinati insegnanti mettono ogni sorta di roba riciclabile, con mia somma indignazione che spesso non resta silenziosa).
Il problema è emerso in tutta la sua deplorevolezza quando, due giorni fa, Innocenzo mi ha chiesto che ne doveva fare del suo fazzoletto di carta sporco, visto che non c'era il cestino dell'indifferenziato. Ho preso atto dell'inesistenza del cestino in questione e sgranato gli occhioni.
"Vabbe', me lo metterò in tasca e lo butterò a casa" ha stabilito Innocenzo, che non è quel che si dice un piantagrane "L'unico cestino è in fondo al corridoio".

A fine ora piombo come un falco sulla custode "Ma secondo voi i ragazzi dove lo devono mettere l'indifferenziato?".
"Ma ormai non c'è quasi nulla che va nell'indifferenziato" prova a difendersi la malcapitata.
"Le penne quando scoppiano. E soprattutto i fazzoletti".
"I fazzoletti sono carta, prof".
"I fazzoletti di carta non sono riciclabili, almeno nel consorzio di Lungacque. A volte sono fatti di carta riciclata, che è diverso. Cosa dice il regolamento del vostro consorzio?".
Il regolamento viene compulsato, e dice che la carta sporca non va messa nel riciclabile. La custode promette che si informerà.
Tuttavia il giorno dopo la custode, che nel frattempo si è informata, mi spiega che la VicePreside si è mostrata ancor più talebana di me, e che di cestini per l'indifferenziato non vuole sentir parlare.
Ne concludo che la VicePreside si è bevuta il cervello (facendosi un buon drink, immagino, perché fino a quel momento non mi era sembrata affatto priva di cotal organo). Entro in Sala Professori prontissima a fare una piazzata di prima categoria... ma la Sala Professori è vuota. Inoltre la VicePreside ha il giorno libero.

Torno a casa avvolta in una nuvola di fulmini, saette e fumo nero. Perché mai la scuola ama tanto le regole cretine, quelle che vengono seguite per un giorno e mezzo e poi sprofondano nell'oblio perché nessuno le segue in quanto manifestamente idiote? Si sono dimenticati che a scuola c'è sempre qualcuno con il raffreddore? Cosa si aspettano, che gli insegnanti autorizzino festosamente decine di uscite ogni ora per portare fazzoletti sporchi all'unico cestino del corridoio? Personalmente faccio uscire chiunque a semplice richiesta, ma perfino io finirei per innervosirmi davanti a una classe perennemente in uscita. O forse pensano che sia buona e igienica norma che l'alunno tenga i fazzoletti sporchi di moccio sul banco, per portarli fuori al cambio dell'ora, in modo da allietare  compagni di banco e vicini con un bonus di germi in libera circolazione?

A metà strada però ricordo che, in fondo, il Cestino dell'Indifferenziato è solo un contenitore. E di contenitori è pieno il mondo, basta allungare una mano.
Infatti non devo andare molto lontano: la cartoleria davanti alla scuola non fa alcuna difficoltà per omaggiarmi di una scatola cubica da imballaggio in cartone leggero dallo spigolo di 15 cm. che stavano buttando via.
Ci scrivo sopra "Indifferenziato" e il nome della classe e la porto nell'aula, lasciandola sul tavolino dietro la cattedra.
La mattina dopo la Seconda d'Ogni Grazia Adorna mi spiega che hanno tagliato via i lembi che la chiudevano e mi mostrano le graziose decorazioni che hanno fatto con pennarelli verdi, azzurri e rosa. Mi congratulo con loro per l'ottimo risultato estetico.

Il primo raffreddore è già arrivato, e la scatola si va riempiendo. La supplente di Tecnologia si è congratulata per la brillante idea. Anche l'insegnante di Matematica.
Non sembra, ma sono un genio. E nemmeno incompreso.

*ma in effetti anche nelle altre, mi sembra.

venerdì 27 settembre 2013

Di nuovo sugli incomparabilissimi vantaggi di avere in classe una LIM collegata ad Internet

...poi inserire la presa nell'alimentatore...

Come ho già avuto occasione di raccontare,  la Terza Effervescente ha una LIM; anzi, al momento ha l'unica LIM funzionante di cui dispone la nostra scuola. Più esattamente avrebbe una LIM... 
Potrei continuare a lungo, in uno sfolgorìo di congiuntivi, ricordando altresì che, laddove italiano e latino dispongono di tre tipi di periodo ipotetico (realtà, possibilità e irrealtà) in greco c'è anche un quarto tipo, ovvero quello dell'eventualità. Per la nostra LIM però sarebbe utile un quinto tipo, ovvero quello della fantascienza: "Qualora casomai la lavagna si accendesse, e caso mai si degnasse di accendersi anche il computer e nell'improbabilissima eventualità che il collegamento in rete funzionasse, allora forse riuscirei talvolta anche a farci lezione".

L'anno scorso, a Maggio, il collegamento in rete era scomparso e non si riusciva a capire che fine avesse fatto. Cioè, io non riuscivo a capirlo, né ci riusciva la mia collega di Italiano né quella di Matematica; è assai probabile però che un tecnico almeno vagamente qualificato ci sarebbe riuscito benissimo.
Quest'anno, avendo io deciso di riproporre agli indifesi alunni il mio mirabolante Laboratorio di Storia, che consta soprattutto di grandi quantità di filmati da YouTube, ho addentato la questione con una certa fermezza.
Prima di tutto ho tentato col prof. Jorge. La sua reazione, del tutto prevedibile, è stata un rilassato "Davvero non funziona? L'anno scorso funzionava".
La VicePreside mi ha dato decisamente più soddisfazione: si è attaccata al telefono chiamando il Comune. Il Comune ha mandato un tecnico. Il tecnico è arrivato in mattinata e ha lavorato quel giorno e il giorno dopo. Poi è andato via avvisandoci che, per mantenere il collegamento, era necessario non spengere la ciabatta delle prese in IC, dove hanno l'altra LIM della scuola, ormai rotta da diversi mesi.
In base alla regola Lohengrin* che prescrive "Non fare domande, ché c'è sempre il rischio che qualcuno ti risponda" nessuno è stato minimamente a indagare su cosa diancine c'entrino la IC e le sue prese con il collegamento in rete della nostra LIM. 

La mattina dopo, informati della novità, i ragazzi della Terza Effervescente hanno rumorosamente festeggiato il loro ritorno nella Grande Ragnatela, poi hanno acceso il tutto.
"C'è Google! Prof, siamo in rete!"
"Molto bene, se andate un attimo su YouTube vi faccio veder...".
"Prof, la lavagna si è spenta!".
E così non siamo andati su YouTube né da nessun'altra parte, perché la lavagna non fungeva. La prof. di Tecnologia, passata per caso da lì per annunciare la sua messa in maternità e richiesta di un parere, ha osservato che la spina centrale della LIM non sembrava ben infilata.
"Vero" ha confermato un ragazzo "Non c'è l'adattatore. Hanno infilato la spina a forza perché tanto ci stava lo stesso".
Sgrano gli occhioni che nemmeno Cenerentola quando le trasformano la zucca in carrozza. "Come sarebbe a dire?".
"Vede prof, è una spina grande per questa presa, ci vorrebbe l'adattatore".
E' vero, ci vorrebbe. Perché è proprio una spina come quella del ferro da stiro o dell'aspirapolvere di casa Shikibu - che infatti sono muniti di regolare adattatore come questo per infilarle nelle prese.
"Vuoi dire che da due anni questa spina sta lì a forza senza l'adattatore?" trovo infine la forza di chiedere. Da notare che il Coordinatore di classe sarebbe anche il responsabile della sicurezza nella scuola.
E' possibile però che non abbia fatto il minimo caso a come sono infilate le spine nelle prese, dando assolutamente per scontato che ognuno le infili in modo congruo. Onestamente, non ci ho fatto mai caso nemmeno io. Perché dovrei? Perché mai dovremmo?

Blocco ulteriori tentativi di forzare la spina nella presa con i buchi troppo piccoli, rimando tutti a posto e riprendo la spiegazione dal libro. Finita la lezione corro dalla VicePreside a chiedere un paio di adattatori.
La mattina dopo qualcuno (non so chi e non voglio saperlo) ha di nuovo forzato la spina nella presa, la lavagna funziona, il collegamento in rete anche, ma il computer si autoresetta - presumibilmente perché è stanco, stressato e con un po' di spleen addosso (è un piccolo computer, molto sensibile).

Da tre giorni LIM e computer si accendono senza problemi e il collegamento in rete è stabile e veloce. Oggi ci siamo anche guardati il filmatino a cartoni animati di Google che si fa gli auguri (ma senza capire che dovevamo colpire la stella per raccogliere le caramelle).

Non so quanto durerà questa felice coincidenza di circostanze favorevoli. Per il momento abbiamo banchettato lussuosamente con lo Statuto Albertino e la Costituzione della Repubblica Italiana a confronto, direttamente dal sito del Quirinale. Ma tutti, là dentro, sappiamo che niente va dato per scontato in questo mondo mutevole e imprevedibile.
"Vegliate, perché non sapete né il giorno né l'ora in cui il collegamento a Internet sarà possibile".

*"Mai devi domandarmi / né a palesar tentarmi" recita il libretto nella versione italiana.

mercoledì 25 settembre 2013

The Versatile Blogger Award


La collega e blogfriend Aliceland mi ha nominato per il Versatile Blogger Award, che ha un suono simpatico e un logo dall'aria molto seria (da me doverosamente riportato qua sopra) "per le acute riflessioni sulla scuola e il tratteggio delle tipologie dei personaggi che vi gravitano attorno", che è sempre una cosa molto piacevole da sentirsi dire.
E dunque ringrazio pubblicamente, espongo il logo e mi unisco alla catena elencando qui sette cose su di me - e proprio dal numero 7 comincio.

1) Il numero 7 mi era sempre rimasto del tutto indifferente fin quando, leggendo i libri di Harry Potter, ho realizzato che 7 è un numero dal grande potere (non a caso la saga di Harry Potter comprende appunto sette libri). Da allora lo amo moltissimo e ha quasi scalzato dal mio cuore il 3, che fino ad allora era il mio numero preferito.

2) Sono da sempre un'appassionata di mitologia greca e mi piace moltissimo il fatto che gli dei greci si rimbalzino l'un l'altro attributi, piante, animali e financo gli amanti, e che lo stesso dio possa essere nato in innumerevoli modi diversi da innumerevoli dei diversi, ognuno dei quali dispone di innumerevoli nomi. Tra tutti amo particolarmente i miti su Dioniso, sbranato per l'appunto in 7 pezzi, bollito in calderone (oppure arrostito) e poi rinato, e che quando si specchia vede riflesso il mondo - per speculum, in aenigmate.

3) Non stravedo per i dolci, ma adoro il marzapane: davanti a un candido mandorleto in fiore i miei occhi vedono una sterminata serie di pastine di marzapane di varie forme e colori. Se poi il marzapane è avvolto in una sottile sfoglia di cioccolato fondente lo amo ancora di più.

4) Amo appassionatamente il legno e ho solo librerie in legno; sogno una casa con pavimenti di legno, pareti di legno e soffitti in legno. In pratica, la mia casa ideale è quella vichinga, con la possibile variante di una caldaia a metano invece del focolare in mezzo alla stanza centrale.

5) Tuttavia preferisco le poltrone imbottite alle panche in legno, e i letti in stoffa imbottita a quelli in legno.

6) Senza una moka da due o tre tazze la mattina non servo nemmeno come cencio per pulire i pavimenti.

7) Sono un'animale di città. Appena raggiungo un posto con l'aria troppo pulita e troppa vegetazione in giro mi si abbassa la pressione, mi viene il mal di testa e tutti gli insetti della regione si precipitano su di me, seguiti da stormi festanti di aracnidi. Un po' di ossido di carbonio però basta a rimettermi in sesto.

lunedì 23 settembre 2013

Ennesima dimostrazione della superiorità femminile in campo organizzativo

La formazione dei gruppi per un lavoro scolastico va ben ponderata in modo che i singoli 
gruppi siano simili quanto più possibile nel peso e nel valore

La Seconda Effervescente continua naturalmente ad effervescere in modo assai spumeggiante, ma già da Aprile si era rimessa piuttosto bene in carreggiata e anche i rapporti interni sembrano più distesi. 
Perciò, visto che sul libro di Geografia le aree climatiche del pianeta sono descritte poco e male, ho deciso di assegnargli delle ricerche da farsi in gruppo e da esporre in classe, possibilmente con ricco corredo di slide per la LIM, così si esercitano un po' (le nuove indicazioni ministeriali insistono moltissimo sull'importanza di esercitarli a usare le nuove tecnologie per lo studio, e visto che almeno in quella classe è materialmente possibile avendo a disposizione l'unica LIM funzionante della scuola...).
"I gruppi li facciamo noi o li fa lei?"
"Potete farli voi MA mi riservo di intervenire".  A quel punto però suona la campanella e l'argomento non viene approfondito.

Quattro giorni dopo c'è la nuova lezione di Geografia.
"Dunque oggi dovremmo fare i gruppi. Qualcuno di voi si è già messo d'accordo?".
"Sì, prof".
In un silenzio davvero insolito in quella classe alcuni alzano la mano e aspettano disciplinatamente il loro turno per parlare. Quando parlano, elencano i nomi del loro gruppo e l'argomento scelto.
In pratica, tutta la classe si è mirabilmente organizzata in quei quattro giorni. 
Proprio tutta?
No. 
Le femmine hanno formato tre gruppi di tre e uno di due, mirabilmente equilibrati, avendo cura di includere anche le due fanciulle più deboli, ben sistemate in compagnia di due agguerrite compagne, assai abili e studiose. Manifesto apertamente il mio entusiasmo per tanta accortezza e capacità di organizzazione.
I maschi hanno formato tre gruppi di tre, uno dei quali comprende le tre punte di diamante della classe... e hanno lasciato fuori le tre scartine, ovvero tre ragazzi del tutto sprovvisti della benché minima voglia di fare qualcosa e non particolarmente provvisti di capacità.
"Possono fare un gruppo tra loro".
"No. Tutti e tre sono bravissimi ragazzi ma non studiano nemmeno se gli spiani davanti un mitra. Verranno accuratamente sparpagliati in tre gruppi diversi. E vi ricordo che nel lavoro di gruppo il voto è unico, quindi sta a voi provvedere perché lavorino".
"Un voto unico? Ma non è giusto!".
"Il lavoro di gruppo è una modalità didattica tesa appunto ad insegnarvi a lavorare in team. 
Dovete organizzarvi in maniera che ciascuno possa mettere in risalto le sue capacità".
"Possiamo fare dei gruppi di quattro?".
"No, quattro sono troppi".
Mormorii, poi qualcuno alza la mano "Allora noi prenderemmo Rasoterra".
Altre due mani si alzano, per prendere gli altri due. Da ogni gruppo espungo un nome, che formerà l'ultimo gruppo. Non è forse la scena più simpatica che si sia vista al mondo, ma nel complesso poteva andare molto, molto peggio.
Le ragazze però hanno saputo evitarla, usando mirabilmente buon senso e discrezione.

Nel riepilogo vengono esaminati gli argomenti scelti: Artide e clima polare, Antartide e clima polare, clima monsonico, deserti caldi e freddi, clima equatoriale con annessa foresta tropicale, clima tropicale con annessi tifoni, uragani e tempeste varie.
"Niente oceani?".
"Gli oceani ce li può fare lei".
In effetti potrei anche prendere in considerazione l'idea di fare qualcosa per guadagnarmi lo stipendio, ammetto.
E così io ho assegnato sei argomenti a loro, e loro ne hanno assegnato uno a me.
Mi sembra una divisione equa, visto che loro sono 23 e io soltanto una (e nemmeno granché organizzata, pur essendo femmina)...

sabato 21 settembre 2013

Seghe in montagna e seghe in collina

Le seghe sono importanti, per tutti noi: senza seghe disporremmo al massimo di mobili rozzamente squadrati con l'accetta, invece che di eleganti consolle e armadi ben costruiti.

I ragazzi della Seconda d'Ogni Grazia Adorna sono più alti e più belli di quando ci siamo lasciati. C'è in loro una nuova grazia, una luce di consapevolezza diversa nei loro occhi e un fondo di irrequietezza che a Giugno si intravedeva appena. Mi hanno accolto con bei sorrisi e lieti conversari, e sembrava di essersi lasciati solo mezz'ora prima. E tuttavia sentivo che qualcosa era cambiato.
Qualcosa di impercettibile? Mmmhh, mica tanto.

Presi in mano i libri, ci siamo addentrati nelle varie novità della classe seconda - tra le quali l'interrogazione sugli stati. E già il secondo giorno, libro di geografia aperto sulla Spagna, ho cominciato a dettare lo Schema con cui devono organizzarsi l'interrogazione. Confini in senso orario o antiorario, ma mai in ordine sparso, forma istituzionale, capitale, fa parte dell'Unione Europea (sì/no) da che anno, che moneta usa, data di nascita dello stato, eventuali territori esterni...
Poi la parte di geografia fisica: climi e coste, orografia.
Sguardo sperso.
"Sì, insomma, i monti".
Sguardo sollevato. Occhi alla cartina cominciano a elencare: Pirenei, Monti Iberici, Monti Cantabrici...
"In basso vedete le catene della Sierra Morena e della Sierra Nevada. Sierra in spagnolo vuol dire sega, e questo nome sta ad indicare che si tratta di monti col profilo aguzzo, di formazione piuttosto recente...".
Ogni volta che faccio la Spagna non dimentico mai di riferire che "sierra" in spagnolo sta per "sega". Naturalmente la cosa non passa mai inosservata (né  passava inosservata nemmeno quando le medie le facevo io, ormai parecchi anni fa) ma di solito una Seconda agli inizi si limita a qualche scambio di sguardi e una o due risatine subito soffocate - con qualche cauta gomitata, magari. Invece la Seconda d'Ogni Grazia Adorna si sganascia letteralmente dalle risate, maschi e femmine in mirabile sintonia. Hanno diviso la classe in Settore Maschile e Settore Femminile, manca solo il muro di Berlino in mezzo, ma su certe cose sembrano intendersi perfettamente.

Possiamo ordunque cominciare con una buona notizia: la Seconda d'Ogni Grazia Adorna ha ormai compiuto un buon tratto del passaggio tra infanzia e adolescenza; inolte il gruppo-classe è assai compatto e tutti loro, in pieno accordo e consonanza, sguazzano ormai nelle turbinose acque dello Sviluppo. Il che vuol dire che per un buon periodo l'intera classe avrà seri problemi di concentrazione ma forse riusciremo a recuperarli e riportarli a regime già a Marzo (se abbiamo molta fortuna).
Ma forse quest'anno potrei lasciar perdere la novella di Agilulf e sostituirla, poniamo, con quella di Mitridanes e Natan sulla cortesia?

"Ehm, adesso passiamo ai fiumi. Come potete vedere, in alto c'è il Duero, che per un bel tratto segna il confine con il Portogallo...".

venerdì 6 settembre 2013

Ascolta il mio cuore - Bianca Pitzorno




Quella a sinistra è la copertina disegnata da Quentin Blake per la prima edizione. Da notare  il Cuore scritto con la maiuscola, un gioco che si perde completamente in molte delle edizioni successive - ad esempio quella che ho letto io, sulla destra, e che in copertina ha una bellissima foto dello studio Alinari. Perché, signori, cosa c'è di più bello della soavità impressa sul viso di una bambina che si avvia, pensierosa e riflessiva, verso la fine dell'infanzia? E cosa c'è di più pestifero di una bambina che si avvia etc. etc.?

Il Cuore con la maiuscola rimanda al Cuore di De Amicis, di cui l'autrice usa la formula base: un anno nella classe unisex di una scuola elementare di città, scandito per mesi, e ogni mese un racconto. Ne viene fuori uno splendido romanzo che, sin dal suo apparire, nel 1991, è sempre stato apprezzatissimo dai bambini nonché da chiunque altro avesse la fortuna di metterci sopra le mani.
Il "cuore" del titolo però ufficialmente si riferisce alla tachicardia di Prisca, una tachicardia che si risveglia soprattutto in presenza di ingiustizie, e più grande e più evidente è l'ingiustizia e più il cuore di Prisca sembra uscire di controllo. "Lo fai apposta" l'accusa l'amica Elisa; Prisca naturalmente non lo fa apposta, almeno a livello consapevole; ma la tachicardia è una delle poche forme socialmente accettabili con cui una bambina di buona famiglia alla fine degli anni 40 poteva esprimere la sua giusta collera: l'aggressività doveva ritorcersi dentro di lei e non poteva uscire allo scoperto davanti agli adulti. 

La storia è ambientata nell'anno scolastico 1949/50 in una piccola città della Sardegna, scuola pubblica, quarta elementare, classe femminile. Epoca arcaica, quando ai ragazzi poveri (che erano terribilmente poveri) veniva dato l'olio di ricino come ricostituente, quando non c'era ancora la televisione, quando ancora non tutti i bambini prendevano la licenza elementare e alcuni facevano solo l'esame di terza per poi andare a lavorare, checché ne dicesse la legge, e quando i ricchi se la tiravano in modo davvero sbalorditivo. E tutto quanto viene raccontato nel libro, assicura l'autrice, è vero, episodio per episodio, anche se non tutto è avvenuto nella stessa classe e nello stesso anno.
Le protagoniste sono tre fanciulline brave e studiose, di buona o ottima famiglia: Prisca, Elisa e Rosalba. Più la tartaruga Dinosaura, fedele amica a quattro zampe di Prisca. Più la nuova maestra, Argia Sforza, appena arrivata dalla prestigiosa scuola privata femminile  (l'unica scuola privata femminile della città, in effetti) dell'Ascensione. Più il resto della classe, le famiglie, i bidelli, il Direttore, negozianti vari... insomma, un sacco di gente.

La classe è suddivisa in file ordinate secondo la gerarchia sociale: ci sono le Leccapiedi, benestanti o ricche, che comprendono anche la terribile Sveva Lopez del Rio, di discendenza aragonese, che in verità più che leccapiedi è una stronza fatta e finita; poi i Conigli, poveri ma dignitosi e assai timidi, e i Maschiacci, di buona estrazione sociale pure loro ma provviste anche di tempra e senso della dignità. Una classe ben selezionata per censp ma, ahimé, con grande dispiacere della nuova maestra, fornita proprio quell'anno di due Autentiche Povere DOC, di quelle che in casa non solo non hanno il bagno, ma nemmeno l'acqua corrente, l'elettricità o le finestre.
La maestra Argia Sforza è un tipo di insegnante che in quegli anni era relativamente comune e che tuttora non è impossibile trovare (in forma estremamente addomesticata e quasi esclusivamente ai licei) ovvero l'insegnante arrampicatore sociale (o Leccapiedi, come sintetizza Prisca) e devota a un folle culto della (sua) personalità: più che agli alunni è estremamente interessata alle famiglie di alto rango, con le quali diventa assolutamente untuosa e da cui desidera disperatamente essere considerata alla pari, o almeno considerata in qualche modo. Con lo scendere del reddito e dell'importanza sociale cala anche il suo interesse verso l'alunna, fino ad arrivare all'odio feroce per i  Poveri DOC, che desidera far sparire dalla sua vita e dalle sue classi appena possibile. 
Per purificare la sua classe dalle due immonde e stracciate creature la maestra usa non solo tutti i mezzi leciti o almeno con una qualche parvenza di liceità, ma anche molti mezzi del tutto illeciti, sostenuta con entusiasmo dalle Leccapiedi, Sveva Del Rio in testa, nonché ostacolata per quanto è possibile dalle protagoniste, appoggiate all'occorrenza da altri Conigli o Maschiacci - per quanto tutti gli interventi delle benintenzionate bambine riescano regolarmente e soltanto a peggiorare la situazione delle malcapitate, grazie anche ad una certa strisciante complicità degli adulti (particolarmente squallida in questo senso la figura del Direttore, mirabilmente tratteggiata in poche paternalistiche battute).

L'anno si snoda attraverso questo conflitto continuo, e se in apparenza alla fine sembra che la perfida Argia non abbia vinto ma nemmeno ha perso e le tre amiche non abbiano ottenuto niente di risolutivo, tuttavia è indubbio che l'Arpia Sferza si ritrovi a passare dei gran brutti momenti, mentre le bambine non solo hanno imparato molte e molte cose sui perversi meccanismi mentali che regolano gli adulti, ma hanno anche affrontato scelte importanti.
Quanto alle Povere DOC, abituate a non aspettarsi comunque nulla dalla vita, accettano la loro sorte con una certa filosofia.

Consigliato a qualunque età, purché si sia frequentato almeno per due anni un qualche tipo di scuola. Adattissimo anche per essere letto ad alta voce. E' opportuno programmare con attenzione i tempi di lettura, perché è un libro che si lascia interrompere malvolentieri, e i 73 brevi capitoletti inducono facilmente alla sindrome del "ancora uno e poi basta".

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma, dove il libro è già stato recensito da La Bionda Prof, l'anno scorso, e auguro felici letture e un buon ritorno a scuola a tutti gli studenti di ogni ordine e grado. Che la Forza sia con voi!

lunedì 2 settembre 2013

Taglio del nastro 2013 - Collegio di plesso

Carico di promesse come un set di lussuose confezioni regalo, 
l'anno scolastico si squaderna innanzi a noi 
(per le fregature c'è sempre tempo)

Il primo Collegio Docenti porta con sé una serie di piacevoli notizie.
- Riavrò entrambe le classi dell'anno scorso, ovvero la Prima d'Ogni Grazia Adorna (adesso Seconda) e la Seconda Effervescente (adesso Terza) con relativa LIM (promemoria: controllare subito l'accesso a Internet e iniziare subito a scassare le balle all'universo mondo per farlo attivare in modo stabile).
- NON avremo due giorni dedicati alla formazione sui curriculum. Sembra che più avanti un'apposita Commissione elaborerà la proposta di un apposito Qualcosa, spero nei giorni in cui avrò una grave influenza (promemoria: trovare un modo per farsela venire in quei giorni e accettare con riconoscenza qualsiasi certificato medico mi venga offerto).
- NON faremo la riunione per materie con i colleghi di Crifosso, anzi sembra che non faremo affatto riunioni per materie. Per svariati giorni staremo in sede alla Scuola Media di St. Mary Mead e penseremo a cosa fare durante l'anno a St. Mary Mead. Non sarà il massimo dell'originalità, come idea, ma è pur possibile che rivesta una qualche utilità.
- NON faccio parte della Commissione BES ( Halleluja!).
- Chi ha classi a Tempo Prolungato dovrebbe farsi venire in mente qualche idea per dei Laboratori, possibilmente da farsi nelle ore di Lettere, perché pare che i genitori inorridiscano all'idea delle loro creature sottoposte a 15 ore 15 di Lettere. Non che gli dia torto, intendiamoci, ma fino a quattro anni fa avevamo un simpatico e piuttosto ben organizzato sistema di laboratori a classi aperte (fatti non solo da Lettere) che, grazie a un'accorta opera del Nuovo Preside, è stato  abilmente smantellato, cosa che ha contribuito non poco a trasformare due sezioni su tre di Tempo Prolungato in sezioni a Tempo Normale. Recriminazioni a parte, quest'anno ho diverse ore in una classe a Tempo Prolungato, una bella LIM e la breve esperienza di un laboratorio di Storia in Terza a base di film, filmati e documentari, nonché la prof. Ghirlandai come collega di Italiano, oltre al tema del Labirinto, da infilarci dentro in qualche modo. Non dovrebbe essere difficile, in fondo per me anche il reparto di biancheria da casa di Coin è un labirinto, labirinti ne posso trovare ovunque.

Sì, certo, sul finire mezzo Collegio si è azzannato con l'altro mezzo sulla dolorosa e complessa questione del Sabato Libero. A quel punto la Nostra Preside ha fatto un bel sorriso ed è sgusciata via lasciandoci ad accapigliarci - anzi lasciandoli, perché per mia buona sorte il Sabato Libero non mi ha mai interessato, e quand'anche mi avesse interessato nessuno dei litiganti è addivenuto a qualcosa di concreto; tutti comunque si sono assai azzannati, oppure si sono dati ragione a vicenda per poi criticarsi ferocemente alle spalle.
Vabbe', era un Collegio Docenti, non una seduta di Meditazioni Edificanti.

Ah, mancano diversi insegnanti, e al Provveditorato di Firenze hanno appena avviato le nomine... per i ruoli della scuola materna.

L'Anno Scolastico è iniziato, evviva l'Anno Scolastico!

giovedì 29 agosto 2013

Di timbri e di doni



Aggiornamenti dalla biblioteca: il timbro "dono di" che era sembrato tanto irrituale alla Segreteria è arrivato abbastanza in fretta, e devo dire che è il più schifido timbro di questa categoria che mai abbia visto: invece di un sobrio "dono di" su una sola riga questo è strutturato su due righe: "Dono" sulla prima, "di" seguito da una lunghissima linea dove scrivere il nome del donatore (che ci permetterà di rendere giustizia anche alle eventuali donazioni della Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare) sulla seconda. Ingombrante e complicato da maneggiare come più non si potrebbe, ma ce lo siamo tenuto senza batter ciglio perché tutte le mie energie a Settembre si concentreranno sul timbro a molla automatico e autoinchiostrante per l'inventariazione, che si sta rivelando complicatissimo da procurarsi perché in Segreteria non riescono a capire cosa diamine sia nonostante abbia già provato due volte a spiegarglielo, aiutandomi pure con foto e disegnini presi da Internet.
In compenso la loro domanda "Chi è che può farvi un regalo?", ormai passata di diritto tra le Ultime Parole Famose, ci sta portando decisamente fortuna. In verità sembra che tutti possano, e soprattutto vogliano, farci regali, il tutto senza che ancora sia stata avviata la questua tra genitori e alunni.

Alcuni colleghi avevano cominciato già a Giugno a portare doppioni di libri che tenevano in casa. Poi Artistica ha chiesto se mi sarebbe interessato guardare un po' tra i libri della Cooperativa Benefica del paese, e il risultato sono state tre grosse sporte colme di libri.
Agli inizi di Luglio Sary mi offrì di prendere qualcosa da certi suoi scaffali - e partii da casa sua con altre tre borse di libri, un po' meno grosse di quelle della Cooperativa. 
Siccome non volevo tenermeli per casa la mattina dopo feci un rapidissimo raid a scuola, dove colsi l'occasione per sistemare anche tre grosse sporte di libri scolastici che qualche madre aveva appena portato - particolarmente pregiati perché erano tutti libri in corso nelle nostre classi e quindi ci avrebbero eventualmente permesso anche di rifornire qualche alunno in difficoltà, o qualche insegnante arrivato in Ottobre grazie al nostro efficientissimo Provveditorato.

Due settimane dopo, ormai alle porte di Agosto, andai alla biblioteca comunale di St. Mary Mead al solo scopo di cambiare i miei cinque libri di indagini di fratello Cadfael con altri cinque libri di indagini di fratello Cadfael. Dopo che avevo  pescato dalla cesta del libero scambio due antologie di racconti curate da Asimov, la bibliotecaria mi si è avvicinata con fare insinuante per chiedermi se magari non volevo dare un'occhiata "nello stanzino dei peccati", dove stavano le donazioni non inventariate perché doppie.
Il risultato sono state quattro grosse pile di libri - che ho chiesto di accantonarmi, perché portarmele su e giù tra Lungacque e St. Mary Mead non mi sembrava pratico.

Infine a Ferragosto un'amica che sta procedendo al classico e capillare riordino che in Agosto tutti, prima o poi, facciamo con le nostre librerie, mi ha offerto venticinque classici venticinque in ottimo stato, compresi gli introvabili Polyanna e Bambi. Attualmente stazionano in casa mia, in due grosse pile sulla consolle dell'ingresso.

Già: chi mai potrebbe desiderare di fare un regalo alla biblioteca scolastica di St. Mary Mead? Davvero non riesco a immaginarmelo.