Il mio blog preferito

lunedì 4 luglio 2011

La scuola ai tempi di Facebook

Sin dallo scorso anno la Classe dei Tordi mi domandava a scadenze regolari se ero su Facebook. Sapevano che avevo una mia vita informatica e non si capacitavano che la vivessi altrove.
"Perché dovrei andarci?" avevo provato a chiedere "Cos'ha di tanto speciale Facebook?".
"Ci si diverte" avevano provato a spiegare "Poi puoi chattare con gli amici".
"Ho un programma di chat e una linea telefonica passabilmente funzionante. Cosa me ne faccio di Facebook?".
"Manda i messaggi".
"Ho varie caselle di posta elettronica perfettamente funzionanti".
"Possiamo diventare suoi amici, così chattiamo con lei".
"Mi vedete dieci ore alla settimana più intervalli, non direi che ci mancano le occasioni per scambiare due parole. E potete scrivermi tutte le mail che volete, prometto di rispondere".
Loro scuotevano la testa con compatimento e passavamo ad altro.
Non è che avessi qualcosa contro Facebook, ma non mi sembrava una roba adatta a me.
Poi, per tutta una serie di circostanze* su Facebook sono entrata, anche se sotto pseudonimo per scansare i vecchi compagni di liceo con cui avevo interrotto i contatti da trent'anni e le infinite persone con cui non volevo avere a che fare. Così, all'ennesima domanda dei Tordi, un bel giorno ho ammesso che adesso su Facebook c'ero anch'io.
Mi hanno chiesto se ero disposta a diventare loro amica.
Avevo avuto tutto il tempo per ponderare la questione. Ci sono svariate scuole di pensiero, in merito: qualche insegnante sostiene che con gli allievi mai, altri che con gli allievi a volte, specie dopo che hanno smesso di essere allievi. Sary ritiene che con gli allievi sì, eccome; e dal momento che non usavo il mio account per gestire traffici illegali o gruppi terroristici e che per la parte più personale della mia vita privata continuavo ad arrangiarmi col telefono, ho seguito la sua scuola di pensiero e promesso che avrei accordato la mia amicizia senza problemi a chiunque di loro me l'avesse chiesta; tra l'altro ero convinta che me la chiedessero soprattutto per far numero, perché nelle nuove generazioni il numero di amici su Facebook è un indice di stato sociale.
Le prime ad arrivare sono state le ragazze, prima alla spicciolata e poi a gruppo. I ragazzi sono arrivati dopo, più lentamente e non tutti. Alla fine mi sono ritrovata due terzi della classe più l'Assenteista, unico della Seconda Domandiera (dove si sono sempre disinteressati della mia vita informatica), ma del resto lui era una specie di membro esterno della classe dei Tordi che solo per un susseguirsi di sfortunate circostanze non era più con loro.
Ancor più a sorpresa è arrivata anche una fanciulla che alla fine dell'anno scorso ci aveva lasciato per trasferirsi con la famiglia all'altro capo dell'Italia e che non aveva mai mostrato grande entusiasmo nei miei confronti, ma che mi ha fatto una gran bella sviolinata via chat (della serie "non abbiamo la minima idea di quel che passa per la testa di quei figllioli"). Mi ha chiesto l'amicizia anche qualcuno dei ragazzi che avevo avuto l'anno scorso per l'Approfondimento, e lì mi sono regolata a mio esclusivo capriccio.
Aggiungo che in quel di Maggio qualcuno ha avuto la brillante idea di aprire un gruppo dedicato alla classe, ammettendo anche me e Matematica e mettendoci così in contatto con tutti (esclusi i due che su Facebook non ci sono mai entrati).
Ho così scoperto (beh, l'avevo già intuito da circa 700.000 indizi grossi come case seminati in temi e diari) che buona parte di quella classe su Facebook ci viveva, letteralmente. Come me ne sono accorta? Beh, perché ad un certo punto è scattata in me una folle dipendenza da un demenziale giochino di caccia al tesoro per fare il quale andavo su Facebook tre, quattro e pure cinque volte al giorno. Dalla fine di Maggio poi ho lasciato aperta la finestra su Facebook ogni volta che stavo al computer per i fatti miei (e, sinceramente, caccia al tesoro a parte, ci sto abbastanza).
La cosa è stata molto interessante, e anche molto utile. Prima di tutto, scorrendo le varie bacheche, sono venuta a conoscenza di tutta una serie di vicende che ignoravo o avevo solo intuito a grandi linee - e in cui naturalmente ho evitato con ogni cura di intervenire.
Poi, soprattutto negli ultimi mesi, mi sono ritrovata a gestire una sorta di help desk sulle più varie questioni scolastiche. Visto che in classe non avevamo mai molto tempo per parlare - erano ventisette - abbiamo avuto diversi chiarimenti sulle tesine, i percorsi d'esame e simili. C'è stata anche una modesta terapia di sostegno - ogni tanto qualcuno, soprattutto tra le ragazze, andava in crisi mistica e allora una piccola chat era l'ideale per racconfortare la creatura di turno con buone parole e lievi frustatine.
Naturalmente (era pur sempre la classe dei Tordi) c'era anche qualche anima candida che chiedeva "Ma domani mi interroga?" a cui seguiva una garbata risposta del tipo "Caro/a, quel che stai facendo non è molto corretto, lo sai?".
Ho fustigato, cardato e racconsolato più volte l'Assenteista che, ho scoperto, in chat era molto, molto più disponibile e sottomesso di quanto non fosse in territorio scolastico, soprattutto quando nelle ultime settimane temeva di essere nuovamente segato (il che non è avvenuto, vivaddio). Ho elargito consigli su come trovare carte geografiche in rete (basta dare la stringa di ricerca in inglese), ho rassicurato sulla possibilità di portare percorsi informatici (si sa con quali risultati), ho dato consigli di redazione e impaginazione e perfino scodellato all'impronta le cause e concause delle rivoluzioni industriali, mentre in contemporanea un'amica mi aggiornava sulle sue aggrovigliate vicende sentimentali. Nell'area del gruppo ho elargito consigli, auguri, complimenti per l'esame e gran copia di messaggini di buon auspicio (soprattutto a base di lupi). E tutto questo è stato molto bello e ha senz'altro aiutato a saldare il gruppo & la coscienza di classe di tutti noi e la sintonia tra me e Matematica.
Non sono state solo rose e fiori, naturalmente: proprio su Facebook mi sono arrivati, ai primi di Luglio, i messaggi stizziti di Lunastorta che chiedeva "senza polemiche" come mai gli avevamo dato solo sei, rovinandogli così l'ingresso al liceo (artistico), mentre lui agli scritti aveva preso cinque solo a francese e matematica - e non ho potuto nemmeno rispondergli come meritava, perché nel frattempo il ragazzo si era rotto una gamba ed era in trazione sui un letto di dolore.
Ma tanto anche se non ero su Facebook mi avrebbe scritto una mail.
Ho avuto anche occasione di riflettere su alcuni particolari.
Primo, quelli che studiavano meno non erano necessariamente quelli che passavano più tempo su Facebook, bensì quelli che ci stavano ancora dopo mezzanotte. Per la cronaca, l'orario in cui il computer si trasformava in zucca andava intorno alle undici di sera. Lì sparivano tutti... cioè quasi tutti. E quando vedevo il segnale che l'Assenteista era on line, sapevo che la mattina dopo non lo avrei trovato in classe.
Non mi sembrava corretto intromettermi e quindi mi sono risparmiata le prediche; ma è chiaro che se entri a scuola alle otto devi svegliarti almeno intorno alle sette, o anche prima, se hai il pullmino da prendere, e a quattordici anni sei ore di sonno non bastano. In questi casi, e non ci son santi, è la famiglia che deve provvedere, se l'alunno da solo non è assistito da bastevole buon senso, e nel caso dei due nottambuli è chiaro che la famiglia non era granché presente.
Secondo, gli album di foto: quei bellissimi e interminabili album di foto dedicati alle gite scolastiche, alle uscite, al gemellaggio, al viaggio agli ex campi di concentramento... e alla tua classe.
Cosa c'è di più bello di un bell'album di ottanta foto dedicato alla tua amata classe e condito di vari "Non vi dimenticherò mai" e "Siamo i + ganzi"? Vabbe', un sacco di cose, comunque si capisce che a loro possano piacere.
Senonché, scorrendo le molte foto, risulta evidente che le suddette erano state fatte in gran parte... in classe. Certo, alcune durante l'intervallo. In teoria nella scuola di Hogsmeade l'uso del cellulare è vietato, durante l'intervallo, ma io sono del parere che non si debba essere troppo fiscali, anche se non li ho mai incoraggiati. Altre sono state fatte durante il cambio dell'ora, perché la cattedra risulta vuota. E stando al regolamento non si dovrebbe usare il cellulare durante il cambio dell'ora, ma infine se lo si fa non mi sembra che si arrechi danno a nessuno.
Però ci sono anche le foto fatte durante le lezioni. Le riconosci dall'insegnante in cattedra, dai primi piani di studenti che seguono più o meno attentamente, dalla presenza dei libri sul banco, dal fatto che tutta la classe è seduta... insomma, le riconosci.
No, io non sono mai inquadrata, e dunque posso illudermi che durante le mie ore nessuno abbia fatto foto con il cellulare (e come no). Buona parte degli altri colleghi però c'è.
Non ho detto niente nemmeno in questo caso, perché ho scorso quegli album in un pomeriggio ai primi di Giugno, quando ormai ero assai prossima a non essere più una loro insegnante; ma non ho potuto fare a meno di pensare che alcuni di questi ragazzi sono davvero un po' troppo fiduciosi nel loro approccio al mondo: quanto a me, al posto loro, se avessi qualche insegnante tra gli amici, terrei una bacheca pulita e scintillante e mi guarderei bene dal far postare qualcosa che lasci supporre che non sono la più diligente degli alunni possibili, e farei anche attenzione a quel che posto in giro; perché, a seconda del grado di sicurezza che scegli, la tua bacheca può essere vista non solo dagli amici, ma anche dagli amici degli amici - e i commenti che lasci in giro e le foto che mandi agli altri "per condividere" possono essere visti praticamente da chiunque, perché compaiono in bacheche che possono essere meno protette della tua o alla quale accedono amici, magari recenti, che non hai considerato.
Buona parte dei ragazzi questo lo sa d'istinto o per riflessione; ma i più sprovveduti sono per l'appunto quelli che scrivono le cose meno accorte o seminano in giro le foto più compromettenti.
Forse sarebbe ora di avvisare questi fanciulli, destinati a convivere con la Grande Rete per tutta la vita, che i rischi di internet non sono solo improbabili maniaci che ti chiedono il numero di cellulare per appostarsi sotto casa tua e violentarti, come sembrerebbe dai video che la polizia postale proietta nelle scuole: la Fuga di Notizie Riservate è un inconveniente molto più comune, e può portare gran copia di rogne.

*le circostanze sono che Sary mi ha fatto il lavaggio del cervello finchè non mi sono arresa a discrezione.

venerdì 1 luglio 2011

Esami a Hogsmeade - 3 Io! Io! Io e soltanto io!


Passano sette giorni, durante i quali vengono esaminate le altre tre terze (ignoro se con o senza supporto informatico). Durante questa settimana viene celebrato anche l'ultimo Collegio dei Docenti dell'anno. Sì, lo so: usa farlo dopo la conclusione degli esami e non in mezzo, ma, come ho già accennato più volte, a Hogsmeade seguiamo usanze tutte nostre.
Il Collegio a sua volta fa da farcitura tra la prima e la seconda parte di un ricco rinfresco che le tre colleghe future pensionate offrono alla collettività. La collettività, devo dire, avrebbe gradito meglio e di più se il torrido clima tropicale non avesse smorzato anche gli appetiti più vivaci. Ad ogni modo nessuno si tira indietro e personalmente attingo senza remore al pregiato spumante, sia brut che dolce, confidando che mi sarà di conforto per reggere il Collegio, né ho motivo di rimpiangere le abbondanti libagioni, nonostante l'alcool mi abbassi vieppiù la pressione, che d'estate tende al rasoterra.
Infatti la Preside saluta le tre pensionande, com'è giusto, e dedica loro anche... una sua poesia - una composizione di rara originalità, basata sullo spregiudicato paragone tra le varie stagioni dell'anno e le varie epoche della vita, condita con un riferimento alla rugiada del tempo.
Naturalmente applaudo, come tutti. Apprendo però che l'usanza della poesia (sempre rigorosamente made by Preside) ai Collegio di inizio e fine anno vige da diversi anni. E improvvisamente ricordo che il Collegio conclusivo dello scorso anno l'avevo saltato per indisposizione, mentre ai due Collegi di inizio anno non avevo ancora preso servizio*.

La mattina dopo alle otto riprendono gli orali. Le temperature virano su più ragionevoli gradazioni, abbiamo undici e non dodici alunni da esaminare e l'unico scoglio di Smemorina, e ormai i punteggi delle prove Invalsi dovrebbero essere stabili.
Le cose vanno bene sin dall'inizio: in onore dell'esame Smemorina riesce a ricordarsi quanto basta a fare un'orale almeno vagamente sufficiente e tutti noi siamo ben lieti di collaborare con accorte domande sul colore del cavallo bianco di Napoleone e sul nome del progettista della Tour Eiffel.
Con sorpresa di molti (ma non mia) l'Orfanella sfodera una bella grinta e fa un colloquio brillante - ma in effetti anche nei momenti più neri se l'è sempre cavata meglio nell'orale che nello scritto, e non c'è dubbio che dall'inizio dell'anno abbia fatto un gran bel miglioramento.
Alcuni dei ragazzi portano percorsi piacevolmente originali, che a fine esami sono particolarmente graditi alle commissioni stremate: Lunastorta è riuscito a collegare tutte le materie con i pipistrelli, spaziando dalle tecniche di volo alla foresta amazzonica fino a Dracula di Bram Stoker e ai vari fumettisti di Batman ("possiamo anche dargli otto al colloquio" commenta Inglese con un bel sorriso "tanto il sette non gli viene comunque" e tutti annuiamo soddisfatti: l'orale era effettivamente da otto ma nessuno, me compresa, ha nessuna obiezione da fare al sei per Lunastorta, che dopo due anni delle mie amorevoli cure scrive ancora stò e sà senza formalizzarsi, ha quattro in matematica e in tre anni ha sempre e solo studiato se e quando gli pareva, e non è che gli paresse spesso); Sognatrice porta un percorso sul Giappone ma, accanto al consueto progetto Manhattan e alla solita energia atomica parla di Memorie di una geisha e, soprattutto, di Rumiko Takahashi, la Divina autrice di Ranma e Lamù e Inuyasha (ebbene sì, grazie alle mie accorte manovre al suo orale si è parlato soprattutto della Takahashi, visto che il Progetto Manhattan l'abbiamo ormai sentito e risentito e dell'energia atomica siamo tutti stufi e arcistufi).
Il problema del dieci si ripresenta quando arriva il turno di Tank, che non suona notturni di Chopin ma fa comunque un orale con fiocchi e controfiocchi che sembra a tutti assai indecoroso sigillare con un banale "nove", tanto più che il ragazzo ha sempre studiato come un castoro** ed è uno straniero arrivato sei anni fa digiuno di italiano ma che adesso parla e scrive meglio di quasi tutti i suoi compagni.
Ma come fare, se anche Tank si ferma al solito 9.46 e il dieci scatta solo a partire dal 9.50?

Sulla possibilità di dare o meno questi due dieci la commissione si incarta miserevolmente per più di un'ora in fase di scrutini, la mattina dopo. Il problema non è se dare o no il dieci, perché tutti noi siamo convinti che darli è opportuno - o, per dirla più esattamente, nessuno di noi è contrario a darli perché gli sembrano eccessivi. No, il problema è se possiamo, e soprattutto in che modo.

Preside e Vicepreside spiegano che la Circolare del Ministero non concede margini. Chiedo e ottengo pubblica lettura del passo incriminato.
E qui occorre una premessa giuridico-sostanziale: si tratta della leggendaria Circolare 46 del 26 Maggio 2011, quella con cui il Ministero dell'Istruzione detto MIUR spiega, due settimane prima dell'inizio degli esami di licenza media, come va fatto l'esame di licenza media e, tra le righe, lascia scivolare la notizia che - SORPRESA!! - la prova scritta della seconda lingua comunitaria (altrimenti detto Compito di Francese o di Spagnolo) va fatto da tutti, volere o volare, perché la notte prima il Ministero aveva deciso che non era più facoltativa - decisione che poi ha dovuto rimangiarsi***.
Per quanto riguarda la valutazione conclusiva dell'esame, si tratta di un documento malamente raffazzonato con materiali di riciclo dalla Circolare 49 del 2010 che a sua volta per la valutazione di fine anno citava il D.P.R. 122 del 2009. Veniva detto che il voto finale dell'esame “è costituito dalla media dei voti in decimi ottenuti nelle singole prove e nel giudizio di idoneità arrotondata all’unità superiore per frazione pari o superiore a 0,5”. (e questo viene dal D.P.R., cioè dalla legge). Segue un passo preso dalla Circolare 49 del 2010 che viene segnalato come molto importante: "Al riguardo è quasi inutile ricordare che tutti gli allievi ammessi all’esame di Stato hanno già conseguito nello scrutinio finale almeno un voto di sufficienza nelle diverse discipline. Sarà perciò cura precipua della Commissione e delle Sottocommissioni d’esame, e della professionalità dei loro componenti, far sì che il voto conclusivo sia il frutto meditato di una valutazione collegiale delle diverse prove e del complessivo percorso scolastico dei giovani candidati. Si cercherà così di evitare possibili appiattimenti che rischierebbero di penalizzare potenziali “eccellenze”». Il tutto, conclude candidamente la circolare 46," nella prospettiva di evidenziare i punti di forza nella preparazione dei candidati anche in funzione orientativa rispetto al proseguimento degli studi.
Inoltre è stata avanzata, da qualche scuola, l’ipotesi di applicare un “bonus” in analogia all’esame di Stato conclusivo del II ciclo d’istruzione. In merito si fa presente che tale istituto non è contemplato da alcuna norma per l’esame finale del I ciclo. Pertanto, va escluso che le Commissioni d’esame possano decidere in tale senso. ". In coda, la circolare spiega che se vogliamo possiamo dare la lode a chi ha dieci, purché la cosa venga decisa all'unanimità.

Non è proprio un testo chiarissimo, diciamoci la verità: prima ti spiegano che va fatta la media dei voti dell'esame e del voto di ammissione, Poi ti ricordano che all'esame si viene ammessi solo se c'è almeno la sufficienza nelle varie materie e perciò la commissione deve dare un voto che sia "il frutto meditato di una valutazione collegiale delle diverse prove e del complessivo percorso scolastico".
"Perciò una sega" viene da dire: cosa c'entra che l'ammissione è sufficiente, e soprattutto volete la media dei voti o volete il frutto meditato? Perché la media dei voti non richiede meditazione e fruttificazione alcuna, mentre un frutto meditato, che tenga conto delle diverse prove e del percorso scolastico e delle meditazioni più o meno fruttuose della commissione, può portare a risultati diversi dalla media calcolata con un foglio in excel.
Non solo, ma il frutto meditato viene meditato allo scopo di evitare possibili appiattimenti che rischierebbero di penalizzare potenziali "eccellenze".
Infine, per meglio chiarire le idee a chi legge si aggiunge che la Commissione non può assegnare un bonus come di fa alla maturità perché l'esame di licenza media non è l'esame della maturità. E grazie tante.
Dunque, non si sa se dobbiamo calcolare o meditare fruttuosamente, ma ci spiegano che non dobbiamo penalizzare le eccellenze e non dobbiamo dare il bonus della maturità, e in più si ricorda che quelli che fanno l'esame sono stati ammessi con tutte sufficienze - il che col resto del discorso sembra entrarci come il proverbiale cazzo a merenda.
Con un testo del genere ci sono gli estremi per stabilire che non possiamo alzare i voti perché il calcolo del voto finale è una semplice operazione aritmetica (somma dei voti e poi divisione per il numero delle prove) ma anche che li possiamo alzare, purché prima ci meditiamo fruttuosamente, anzi deve essere nostra precipua cura alzarli, se la nostra meditazione frutta in tal senso, qualora ci sembri di avere un'eccellenza da valorizzare. Due eccellenze, nel nostro caso, e tutt'altro che "potenziali".

La Vicepreside si era fermata alla prima frase, quella della media dei voti, e ne aveva concluso che non potevamo decidere di testa nostra. Io invece ho rivoltato come un calzino la frase successiva sulla precipua cura e la fruttuosa meditazione, insistendo sul rischio dell'appiattimento delle eccellenze e sulla valutazione come frutto meditato, e ho dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che il voto lo potevamo alzare, eccome.
Ho evitato con cura però di esternare quello che per me era l'argomento più valido: con una circolare formulata in quel modo, davanti a un eventuale e improbabilissimo ricorso saremmo stati in una botte di ferro, perché quel testo giustificava in partenza qualsiasi decisione prendessimo: dal momento che non spiegava quale delle due strade andava percorsa, se il calcolo aritmetico o la fruttuosa meditazione, ci autorizzava di conseguenza a percorrere quella che più parva opportuna alla nostra "professionalità". Sapevo però che gli insegnanti sono spesso una razza tremebonda e davanti a una circolare confusa si sentono in colpa perché non la capiscono e ne concludono che qualsiasi cosa faranno basandosi su quella circolare sarà sanzionabile; così, invece di rassicurare i colleghi spiegando che quella circolare era meglio del pongo e potevi dargli la forma che volevi, ho fatto una tirata sulle eccellenze e sul frutto meditato.

Qualcuno si convince, qualcuno ha paura, qualcuno non è convinto ma vuole dare quei due dieci ed è disposto a correre il rischio.
Si formano vari partiti. Uno sostiene che dare il dieci a uno dei due ci obbliga a darlo anche all'altro - siccome non c'è nessuno contrario a questo, anzi tutti trovano ciò cosa buona e giusta, non mi è ben chiaro perché su questo si discute per almeno dieci minuti, o meglio discutono, perché io non apro bocca e risparmio le forze per un'eventuale tirata finale.
Altri sostengono che con questo dieci i due fanciulli potranno usufruire di un assegno di studio, che è una bella cosa - e anche lì, nonostante nessuno trovi nulla da ridire all'idea che Sirius e Tank si godano il loro assegno di studio, la questione va per le lunghe.
La Preside Esterna, mitemente, suggerisce di alzare i voti degli scritti - che è più facile a dirsi che a farsi perché a Italiano e Matematica i voti sono già al massimo, mentre le prove delle lingue straniere sono state corrette con la griglia e quindi il voto (che è nove) non si può cambiare, così come il voto dell' Invalsi.
Certo, se i due avessero preso dieci anche all'Invalsi ci avrebbero levato le castagne dal fuoco perché sarebbe scattata la fatidica soglia del 9.50 che permette di dare dieci senza farsi tutte queste seghe, ma invece no, hanno preso solo nove.
Sempre mitemente, la Preside Esterna osserva che, visto che sapevamo che erano in zona dieci, potevamo ammetterli con voti più alti. Rimprovero ingiusto, secondo me, dal momento che, molto banalmente, ci eravamo limitati a mettere i voti che andavano messi, a loro come a tutti gli altri. Le tre gemme della classe - De Rossi, Sirius e Tank, erano stati ammessi con nove e con l'implicita possibilità di un dieci finale, ma era una possibilità che stava a loro portare a compimento facendo un esame da dieci. De Rossi aveva fatto un ottimo esame da nove e aveva risolto il problema alla radice, ma Sirius e Tank avevano fatto l'esame da dieci, e quindi non c'era motivo che non prendessero dieci. Se non c'è possibilità di alzare il voto di ammissione, a cosa serve l'esame? Lasciamo i ragazzi a casa a riposarsi, riposiamoci anche noi e amen, proprio non c'è motivo di scomodarci tanto, se c'è solo da confermare il voto degli scrutini di ammissione.
Nessuno di noi comunque ritiene utile o fruttuoso avviare una sottodiscussione du questo tema, e quindi la mite rimostranza della Preside Esterna viene accolta e seppellita da qualche mormorio generico, del tipo "eh, ma sa..."
Qualcuno suggerisce di mettere dieci e fregarsene, tanto un ricorso contro un dieci non si è mai visto a memoria d'uomo, qualcuno dice però che i documenti vanno al Provveditorato dove, se controllano... anche se la possibilità che al Provveditorato di Firenze, dove di solito non controllano nemmeno il molto che dovrebbero, si mettano a controllare le medie delle singole scuole, classi e alunni non sembra in verità molto probabile a nessuno.

Infine, dopo che tutti abbiamo detto tutto e il contrario di tutto, viene fatta la votazione e i due dieci diventano ufficiali. Mi sento assai fiera del risultato: perché senza la mia puntigliosa analisi si sarebbero tutti arenati davanti a quella circolare balzana e contraddittoria. Invece io, io, io e soltanto io sono riuscita, con la mia fluviale oratoria e la forza persuasiva dei miei argomenti, a dare un senso financo a un demenziale documento del MIUR, permettendo con ciò ai colleghi di fare quel che volevano fare - perché, a conti fatti, a questi due dieci non era contrario nessuno, Preside Esterna compresa.
Tuttavia non mi autorizzo a gioire né a stappare alcuno champagne interiore finché l'ultimo voto non è stato trascritto e l'ultimo cartellone firmato. E finalmente usciamo, per lasciare il posto alla commissione successiva.

Stanca ma soddisfatta passo il resto della mattinata a sgranocchiare i pasticcini che alcuni gentili colleghi hanno portato (a Hogsmeade c'è sempre qualche gentile collega che porta il frutto delle sue fatiche o passa da un buon pasticcere in queste occasioni) e chiacchierando del più e del meno. Una collega ci legge la raccolta delle perle della sua commissione, e all'unanimità viene votata come migliore la Guerra di Secessione tra nudisti e sudisti.
Infine una rapida riunione finale, dove vengono letti i risultati e proiettato un video costruito con una serie di fotografie della Decana, che una volta di più piange abbracciando tutti prima di lasciare per sempre la scuola. Siamo tutti commossi, e anche notevolmente stremati. Con la coda dell'occhio vedo i custodi che attaccano i quadri con i risultati.
Nessuno sapeva quando sarebbero stati attaccati questi quadri, nemmeno la segreteria, nemmeno noi - si era parlato del primo pomeriggio, del tardo pomeriggio o del giorno seguente, invece vengono attaccati poco dopo mezzogiorno. E mentre i custodi sono ancora lì che trafficano con il nastro adesivo, vedo i primi alunni che scendono per la strada che porta alla scuola per guardare i risultati. Come abbiano fatto a sapere che li avremmo attaccati a quell'ora è uno di quei misteri insondabili che solo chi è nato e cresciuto in un piccolo paese può capire.

*E dunque una volta tanto nella vita mi ritrovo a ringraziare l'inettitudine del Provveditorato di Firenze, grazie ai quali le nomine sono state fatte in ritardo. E' proprio vero, tutti, ma proprio tutti, facciamo qualcosa di buono nella nostra vita.
**ammesso che i castori studino
***Su tutta la spinosa vicenda si è soffermata a lungo e con alti lai LaProf a partire da qui e nei post delle due settimane successive. La lettura di questi post è comunque assai deprimente (anche se non per colpa della Prof, naturalmente).

lunedì 27 giugno 2011

Esami a Hogsmeade - 2 In onore dell'esame

I pacchi degli scritti vengono aperti per la correzione in una giornata torrida e appiccicosa (e posso assicurare che a Hogsmeade di giornate torride e appiccicose se ne vedono davvero poche, ma in onore dell'esame questo e altro). In un'aula che alle nove ci sembra calda solo perché non abbiamo idea di come diventerà nel pomeriggio, noi quattro insegnanti di Lettere ci riuniamo per correggere i temi delle nostre folte classi.
In onore dell'esame la Classe dei Tordi si è trasformata in una classe di grafomani: proprio loro, che di solito se la sbrigano in un foglio protocollo, stavolta non hanno badato a spese e qualcuno ha perfino spaziato nel terzo foglio: non temae, sed romancii.
Parto dai presunti peggiori per togliermi il pensiero; ma non sono poi così peggiori, anzi: la Certificata, che quest'anno si è sempre limitata a poche righe, stavolta ha fatto qualcosa di molto simile a un tema; Smemorina si è impegnata a fondo e il suo elaborato vale senz'altro un sette (meno male, perché per altre prove sono previste insufficienze); l'Orfanella parla delle crisi della sua vita, come ha spesso fatto in questi due anni, ma stavolta lo fa in un italiano comprensibile e corretto e con un testo ben strutturato - insomma, si capisce quel che scrive, e un sette ci sta tutto. Gentilina, invece, che ha sempre fatto dei testi esili ma corretti, in onore dell'esame ha infilato nel suo esile testo ben quattro H sbagliate, e più di sei non c'è proprio verso. Meno male che nelle simulazioni Invalsi di Matematica pare abbia fatto faville*.
Si continua con la fascia media: Tityro ha scritto un delizioso inno alle sue pecorelle e alle passeggiate nei boschi; Lunastorta ha fatto un lungo e bel tema autobiografico ricco di stò e sà, un vero inno allla sua testarda affezione agli errori di ortografia - ne ha pochi, ma con quei pochi si comporta come si dice si debba fare con gli amici, e ci è molto affezionato; Salice Piangente racconta una serie di vicende cliniche che ignoravo completamente; Esuberante parla dei suoi amatissimi amici, in particolare di Diavoletta, trasferita l'anno scorso, e di come insieme "abbiamo fatto un monte di cazzate" - ed è di quelle che durante il tema vengono a chiedere se si può usare la parola "stupido" - dopo breve consultazione con le colleghe il sette diventa, ahimé, un sei, proprio stavolta che non c'è nemmeno un errore di sintassi. Anche questo, immagino, in onore dell'esame.

A pranzo scendiamo a mensa, dove ci aspetta un menù a base di lasagne incandescenti con quattrocento chili di torrido formaggio filante, due tipi di frittata (cipolle e patate), formaggi e noci, carote lesse scondite e crostata. C'è pure il vino. Mangio ma me ne pento a ogni boccone: digerisco anche i sassi senza problemi, ma oggi è una di quelle giornate in cui avrei fatto volentieri passo con un'insalata e una spremuta. Mi frega l'abitudine di ingoiare qualsiasi cosa ci sia nel piatto, ma quando risalgo nell'avello arroventato** stabilisco con me stessa che per il resto dell'esame salterò il pranzo e forse anche la colazione, in base al principio (che mi ha assistito quando all'università avevo lezione alle tre del pomeriggio) che la fame tiene svegli: l'abbiocco incombe e vorrei solo un'amaca tra le palme, con qualche indigeno prestante che mi sventola con un flabello porgendomi a regolari scadenze spremute di frutta e latte di cocco ben ghiacciato.

Riprendo i romanzi, e adesso siamo ai più lunghi. Mercuzio per la prima volta ha fatto un tema intimista, raccontando di suo padre che è andato via quando lui aveva tre anni, che da due anni non vede più e che comunque l'aveva visto poco anche prima. Jolly descrive con semplicità e precisione la sua evoluzione negli ultimi tre anni, che non è stata delle più banali (l'anno prima che me lo trovassi in classe era praticamente un teppista, mentre in chiusura non avrebbe sfigurato nella classe di baronetti inglesi di St. Mary Mead). De Rossi fa un brillante e preciso resoconto del suo viaggio ai campi di sterminio, ricco di profonde riflessioni e divertenti tocchi di colore locale, dove risalta luminoso un magnifico fecimo che mi impedirà di mettergli più di otto***.
Sirius, unico ad avere scelto il tema di attualità, ha pianificato un'organizzazione del mondo senza stati e senza denaro (ma dove c'è ancora il matrimonio) e teorizza un'educazione dei fanciulli in stile Emilio. Undici colonne della sua microscopica scrittura, pace all'anima sua. Non è insolito a queste trattazioni, anche se di solito sceglie argomenti un minimo più contenuti: ad esempio per spiegarmi che la religione cristiana cattolica è fondamentalmente inutile se la cavò con cinque colonne e per elencarmi le possibili cause della paura si limitò a quattro (con qualche errore, ma era in seconda). Si vede che in onore dell'esame ha deciso di scendere un po' più nei dettagli. Rileggo con cura, perché prima di impegnarmi col dieci devo ben rivedere anche le pulci - ma in effetti, concludo, non ci sono poi molte pulci da rivedere.

La Decana corregge in modo assai plateale, deprecando ogni apostrofo mancante e ogni errore di ortografia, leggendoci brani scelti e via dicendo. Gradirei un parere sul dieci per Sirius ma non me la sento di rifilarle undici colonne in scrittura microscopica, e nemmeno di leggergliele ad alta voce. Scelgo una tecnica meno invasiva e chiedo di leggere uno dei suoi dieci - una brava e simpatica ragazza che ho conosciuto l'anno scorso durante le ore di Approfondimento. Trovo il tema un filino scialbo ma soprattutto mi colpisce una frase dove a metà il soggetto cambia. La Decana non ha segnato l'errore (non l'ha notato, non l'ha voluto notare, per lei non è importante? Nei cuori di noi insegnanti di lettere si aggirano cupe perversioni, anche linguistiche).
Restituisco complimentandomi, decido di farmi meno seghe e segno senz'altro il dieci a Sirius.
Finito l'immane lavoro raggiungo la stanza dove i colleghi che non hanno scritti da correggere si svagano con la maschera per l'inserimento dei risultati della prova Invalsi e presto un po' di aiuto nell'ultima ora. Andiamo via che sono le sette passate, in un tramonto torrido. A Lungacque, quattrocento metri più in basso, naturalmente il caldo è ancor più caldo, stagnante e umido che sulle colline.
Dormo poche ore di un sonno inquieto e accaldato. La mattina dopo, alle otto, cominceranno i colloqui.

A sorpresa, i colloqui a Hogsmeade sono una cosa seria, anche più seria di quel che avviene di solito. Viene calcolata quasi un'ora per ogni studente, ma all'occorrenza i tempi si allungano senza problemi. In caso, si saltano le pause (il caso, con queste premesse, finisce per presentarsi sempre). Scopro così di non aver minacciato invano i miei Tordi per tutto l'anno con "il colloquio che durerà un'ora".
Altra sorpresa: la Preside Esterna assiste a tutti gli esami, senza intervenire se non assai blandamente al momento della discussione - magari con una buona parola, ma senza commentare i voti. I quali voti vengono calcolati non più con la calcolatrice ma con il foglio di calcolo di excel dal computer portatile di Inglese (che è anche vicepreside).
Mentre ci distribuiamo le immani quantità di scartoffie con cui combatteremo per tutto il giorno, Tecnologia annuncia trionfalmente che, da un attento controllo delle medie dei voti, risulta che anche se i ragazzi facessero scena muta all'esame, abbiamo lo stesso gli estremi per passarli tutti. E vorrei anche vedere, penso in silenzio, dopo tutta la fatica che avete fatto per suggerirgli agli scritti.

Ma non ci sono scene mute. Qualcuno parlerà con un esile filo di voce che andrà progressivamente riducendosi, ma parleranno tutti, e tanto. Le molte ore da me pazientemente impiegate a interrogarli e ri-interrogarli davanti alla LIM senza pietà né remissione portano i loro frutti. Intorno a me i colleghi sono piacevolmente sorpresi "Chi l'avrebbe mai detto che Ramon e Tityro e Gentilina sapessero parlare?". Scopro così che, quest'anno, l'unica a interrogarli sono stata io: anche Scienze ha fatto quasi soltanto verifiche scritte. Insomma, non ho fatto Leopardi ma non ho nemmeno sprecato il tempo schiacciando noci agli scoiattoli (ad ogni modo Tityro parlava anche l'anno scorso, dietro precisa e formale richiesta. Non è mai stato tra quelli che ti stordiscono a forza di domande, ecco).
La terza sorpresa salta fuori al momento dell'orale di Salice Piangente, di cui già pregustavo le lussuose slide della sua altrettanto lussuosa ricerca sui pianeti del sistema solare. Siamo nell'Aula Magna, provvista di schermo e computer, e i ragazzi sanno da sempre che avrebbero fatto lì l'esame, ma computer e schermo non si possono adoperare - perché c'è all'altro tavolo la Sezione Esterna che fa a sua volta l'esame, perché non c'è il collegamento internet (cosa cazzo c'entra il collegamento internet con un gruppo di slide? Non sono riuscita a capirlo), perché l'ornitorinco di Kant non ha preso abbastanza vitamina C - insomma, non si sa perché ma niente grande schermo, caso mai i ragazzi rischiassero di pensare che siamo in un paese civile e non in terra di missione****.
Così Salice Piangente espone il suo (ottimo) percorso sullo schermo del portatile di Inglese, che non è proprio la stessa cosa perché i pianeti sono molto più piccoli e meno fascinosi; ma come tutti gli italiani (e molti emigrati in Italia) anche lui è bravissimo nel coniugare il verbo "arrangiarsi" e ci scodella comunque un bell'orale.
Poi arriva Mercuzio, molto più nervoso e frammentario del solito; Gentilina che con tanta buona volontà e un filo di voce appena udibile ci espone un percorso decisamente elementare, e siccome la nostra paura era che non aprisse bocca siamo tutti molto soddisfatti; la Certificata, che nonostante i continui aiuti e imboccamenti dell'insegnante di sostegno riesce a mantenere un filo al suo discorso e a fare un orale più che rispettabile, la Contaballe che espone con un filo di voce che va progressivamente spegnendosi, riuscendo ad ogni modo a dire tutto quel che doveva dire. Va via sciogliendosi in lacrime, nonostante le nostre parole di apprezzamento - o forse proprio a causa delle nosre parole di apprezzamento, chissà. Ma le passa presto, e pochi minuti dopo la vediamo sorridere e abbracciare le compagne.

Last but not least è il turno di Sirius Black, con un rutilante e grandioso percorso sull'Ottocento visto nel suo duplice aspetto di secolo romantico e secolo industriale, illustrato da slide ricche di effetti speciali... che non girano sulla versione vecchia del programma dell'unico computer a disposizione. E nel frattempo è anche arrivata la lieta novella che la maschera di correzione delle prove Invalsi era sbagliata, anche se sembra, pare, dicono, che il problema riguardi solo alunni non ancora esaminati. Siamo dunque una Commissione decisamente elettrica, sfinita e assai accaldata, per giunta in notevole ritardo.
Sirius comunque non si lascia smontare e nemmeno ci manda tutti a Fanculo, postazioni informatiche comprese - soprattutto non demorde. Chiede di scaricare la versione aggiornata da internet. In Aula Magna internet non c'è, ma nell'aula informatica vivaddio sì, e gliela aprono. Scarica la versione aggiornata, la installa sul portatile e inizia l'esposizione. Un'ora e mezzo. Non ci viene fatta grazia di una sola materia e di un solo rimando. Ha fatto il suo percorso e noi lo ascolteremo, volenti o nolenti. Con tanto di slide.
La sfavatissima commissione comincia a ricomporsi, la temperatura (soprattutto quella emotiva) lentamente si abbassa, Facciamo domande, interveniamo su materie che non sono le nostre e dopo un'ora siamo di nuovo quel che eravamo dodici ore prima, una seria e rispettabile commissione fresca e agguerrita, in grande spolvero.
Infine, dopo Marx, l'illuminazione delle strade a Parigi in francese, la nascita del crawl e gli incroci di Mendel arriva il romanticismo. Prima il Manzoni col coro "Dagli atri muscosi"*****, poi Hayez e infine la vita di Chopin corredata da ampio excursus della vita di George Sand... per concludere con un notturno di Chopin eseguito non col flauto di plastica bensì sulla pianola.
Non ho idea di come suoni Sirius in circostanze normali, quando ha a disposizione un pianoforte, una stanza con un'acustica appena decente e un pubblico in grado di intendere e di ascoltare, i cui poveri timpani non sono stati trafitti per tutto il giorno da flauti di plastica arancione****** suonati con dita tremanti e accompagnati da basi abominevoli; ma in quel momento, su quella pianola da 45 tasti, il notturno 2 op. 9 mi è sembrata la più celestiale musica mai prodotta da dita umane e mi è tornato in mente il mito di Orfeo, che col suono della sua cetra ammansiva le belve. Incantevole, semplicemente incantevole.

Lo abbiamo ringraziato, ci siamo complimentati... e poi è sorto il grave problema: come facevamo a dargli dieci? Alla calcolatrice la sua media era di 9.46, e il dieci scatta solo dal 9.50 in su...
L'effetto molcente di Chopin va a farsi benedire. "Scusate, è mai possibile che una commissione di esame non abbia un margine di quattro centesimi di punto?" ho chiesto cercando con gli occhi un canapo per strozzarli uno dopo l'altro, loro e il loro foglio in excel.
La Preside Esterna ha promesso che avrebbe riguardato la circolare.

Strisciamo verso casa alle otto passate.

*e le ha fatte anche all'Invalsi vera, levandoci così tutti quanti dall'imbarazzo
**più sopra ne parlo come di un' aula, ma durante il giorno si è appunto trasformata in un avello arroventato.
***ho tentato una trattativa con le colleghe, ma tutte hanno convenuto come una sola donna che no, più di otto proprio no. Difficile dar loro torto, in effetti.
****da notare che era stato chiesto con largo anticipo "chi voleva fare l'esame con le slide al computer, così sapevamo quante postazioni dovevamo approntare" (testuale). A quanto sembra, hanno risolto il problema non approntandone nemmeno una. Avvisare prima no?
*****che non è affatto roba da farsi alle medie, che normalmente mi guardo bene dal rifilare ai miei sventurati allievi ma che quest'anno, non so perché, ho fatto. Lo strano è che non sembra nemmeno essergli dispiaciuto.
******che andrebbero vietati dalla Convenzione di Ginevta in nome della tutela dei più elementari diritti dell'uomo, qualsiasi cosa possa averne scritto in un momento di debolezza qui.

sabato 25 giugno 2011

Esami ad Hogsmeade - 1 La Libera Repubblica di Hogsmeade


A Hogsmeade, ho scoperto, l'esame segue modalità un po' particolari. Insomma, facciamo repubblica a parte, come San Marino.
Tanto per cominciare, il voto d'ammissione lo decide la calcolatrice, facendo la media aritmetica dei singoli voti*. A Hogsmeade infatti hanno una gran fiducia nella calcolatrice: ad esempio la usano per ricavare la percentuale del risultato nelle prove di ingresso e di uscita, che poi viene trasformata in voto mediante apposita tabella di conversione, con un procedimento leggermente bizantino (salvo poi aggiungere "comunque i voti li decide il docente", con grande esasperazione del docente nuovo arrivato che finalmente era riuscito a venire a capo della triplice trasformazione alchemica dei punteggi).
A Hogsmeade infatti sono convinti che la calcolatrice offra "una valutazione oggettiva e trasparente". Ora, per le prove di ingresso e uscita la cosa può anche avere un suo senso (benché trovi eccessivo stabilire su tale base le fasce degli alunni al primo consiglio di classe dell'anno); ma quando si arriva alle valutazioni di fine anno, anzi addirittura di fine triennio, il calcolo oggettivo risulta comunque fatto sulla base di una bella sfilza di valutazioni soggettive dove ciascun docente, in base al suo discernimento, ha tenuto conto dei 750 parametri richiesti per la valutazione di fine anno in base ad apposita delibera ministeriale (e al più elementare buon senso), e IMHO alla fine di tutto questo procedimento una media numerica tanto oggettiva non è, anche se tutti noi ci auguriamo di cuore che sia comunque sensata ed equa.

Siccome qui fanno a modo loro, anch'io faccio a modo mio; perciò, in barba alla delibera del Collegio che ha stabilito (senza il mio voto) che fino a quattro insufficienze si passa senza batter ciglio, per ogni caso che presenta almeno una insufficienza io chiedo al Consigliio se l'alunno viene ammesso e per quale motivo, e scrivo qualche riga in proposito sul verbale. Credo di essere l'unica che lo fa in Italia, ma stante che la legge della Repubblica Italiana (che il Collegio non può scavalcare) lascia la decisione della bocciatura al Consiglio per tutti i casi che presentano almeno una insufficienza, preferisco annoiarmi un po' a scrivere un verbale interminabile ma che renda conto di ogni decisione, fregandomene bellamente del fatto che "l'alunno ha la media del sei punto quarantadue e quindi dobbiamo ammetterlo per forza", anche se ha quattro a matematica e cinque a francese. Mi sta benissimo ammetterlo (infatti ho votato a favore) ma teniamo conto che non è un atto dovuto, il Consiglio sceglie di fare così perché pensa sia la cosa migliore. E lo mette a verbale.

Sul piano del rendimento la rosa della classe dei Tordi presenta tre gemme (De Rossi, Sirius Black e Tank), svariati petali di grande e media bellezza, qualche petalo accettabile o un po' gualcito, due petali ammaccati ma tutto sommato esaminabili (Smemorina e Gentilina) e quattro Spine, di quelle belle lunghe e acuminate e del tutto ignare di quanto è stato detto e fatto in classe nel corso dell'anno. In teoria eravamo tutti d'accordo per non ammettere all'esame le Spine, in pratica si sa come vanno queste cose: la Preside ha piagolato moltissimo sciorinando tutti gli strampalati argomenti che i Dirigenti Scolastici usano tirare fuori in questi casi, ben conditi con i più vari ricatti morali tesi a far leva sui nostri sensi di colpa, i nostri istinti paterni e materni e financo sulla paura di possibili gesti irrimediabili da parte delle quattro Spine** in questione.
Gli equilibri di un Consiglio però sono spesso delicati e misteriosi agli occhi dei suoi stessi componenti, e in particolare quel consiglio ha una nutrita schiera di volpi tra i componenti, partendo da Inglese, sempre tanto materna e carina e possibilista che concludeva "certo, sarebbe bello poterla ammettere, ma qua ci sono cinque quattro, lo vedete anche voi" e proseguendo con Matematica che, partita da un elenco dei motivi per cui era senz'altro meglio ammettere le Spine, con un doppio giro carpiato riusciva abilmente ogni volta a dimostrare che anche solo pensare di farlo era folle. Questa tecnica soft, supportata da un piccolo zoccolo duro che si rifiutava di alzare i voti, ci ha alfine permesso, dopo lunghe discussioni e un'infinità di discorsi balordi, di arrivare in due casi a votazioni di sei contro tre, e in due casi a non votare del tutto, e insomma le Spine non vengono ammesse.
Tutto ciò ha lasciato la Preside assai contrariata, soprattutto nei miei confronti - dato che io facevo parte del piccolo zoccolo duro e non lo nascondevo dietro alcun velo di diplomazia. Ho comunque incassato con serena fronte i commenti malevoli, gli accenni fugaci e anche gli evidenti segni di malumore (ci tengo a precisare che non sono affatto assetata di giovane sangue umano: le quattro Spine erano francamente improponibili).

Arriva il giorno della Riunione Preliminare all'Esame. La Preside Esterna si rivela una persona se non altro piuttosto cortese, che dopo l'anno appena trascorso risulta una piacevole novità. Si raccomanda di mettere a lapis i voti degli scritti, per poterli eventualmente ritoccare (che in verità è procedura piuttosto comune).
Viene altresì stabilito che il voto dei camdidati verrà determinato in parti uguali da Ammissione, Scritti, Colloquio - proposta accettata all'unanimità e legalmente sostenibile perché la circolare è un po' fumosa a riguardo (altre scuole fanno invece la media tra le singole prove scritte, il voto di ammissione e il colloquio).
Scopriamo infine che la Segreteria, che quest'anno si è contraddistinta per una cialtroneria invero assai ragguardevole, si è dimenticata di darci una parte dell'immane quantità di documenti da compilare che pertengono all'esame. Nessuno se n'è accorto al momento degli scrutini perché ogni insegnante, inevitabilmente, ogni anno rimuove e dimentica quali scartoffie vanno compilate e insomma per queste cose ogni volta è la prima volta - ma insomma in coda alla Preliminare c'è un gran scrivere e trascrivere e firmare lunghi elenchi di nomi e di voti e di giudizi.

E siamo alle Cinque Prove Scritte; che a Hogsmeade, ho scoperto, sono considerate più che altro un libero flusso di idee cui i docenti contribuiscono senza remore, praticamente delle prove collettive. E siamo d'accordo che le aule sono piccole, le Terze assai numerose, e i banchi un po' appiccicati per forza di cose; ma, sul serio, non avevo mai visto una classe chiacchierare così tanto durante il tema degli esami, ed è probabile che con insegnanti meno fiscali di me in cattedra avrebbero chiacchierato anche di più.
La questione si complica vieppiù ai miei occhi durante lo scritto di lingue*** dove non posso essere troppo fiscale perché, onestamente, rimproverare i colleghi di lingue mentre suggeriscono in lungo e in largo un po' mi scoccia. Per carità, capisco dare una mano con qualche suggerimento ai più deboli, ma... a tutti? Se le prove che avete preparato vi sembrano così difficili da dover fornire il vostro aiuto anche ai più bravi, signori miei, perché non avete preparato delle prove più semplici? E se i più bravi non vi sembrano poi tanto bravi, perché li avete ammessi con quei voti così alti?
Soprattutto, perché privare l'intera corolla, incluse le tre gemme, del piacere di fare un lavoro in proprio? E' il loro esame, è il primo esame che fanno a scuola, è proprio necessario lasciargli l'impressione che senza aiuto non sono in grado di cavare un ragno dal buco? Un retaggio di insicurezza è l'ultima cosa che gli servirà quando andranno alle superiori, tanto più che chi tra loro ha studiato non è certo preparato peggio degli alunni delle altre scuole del contado e della città, sono ben in grado di testimoniarlo.
A quanto sembra, Matematica condivide questo mio personale modo di pensare - e con grande scontento generale, il giorno dello scritto la Classe dei Tordi si è vista costretta a fare ognuno per conto suo, salvo qualche aiuto strategico che sempre si è dato e sempre si darà.
Anche le prove Invalsi sono state fatte in collettivo, e stavolta non si è trattato di delicati suggerimenti fatti scivolare girando per i banchi ma di pubblici annunci delle risposte giuste con tanto di banditore - che, ci auguriamo sapesse quel che diceva: perché la pur gentile Preside Esterna si è impuntata, in barba al rispetto dovuto alle tradizioni locali, affinché le prove Invalsi fossero sorvegliate da insegnanti di Altra Materia secondo quanto richiesto dal Ministero. E' stato tentato di tutto per convincerla del contrario, compreso spiegare che i poveri bambini si sarebbero traumatizzati vedendosi deprivati dei loro legittimi insegnanti****, e si sarebbero sentiti perduti e abbandonati su un'isola deserta senza viveri né bevande né medicine né generi di conforto alcuno; ma non è servito a niente.
I professori di Altra Materia non hanno comunque lasciato niente di intentato per rispondere, mi assicurano - aiutati anche da alcuni insegnanti delle materie che sono andati là per fare un po' di assistenza esterna. Alla faccia della prova oggettiva.

Non io. La mattina delle prove Invalsi io ho dormito, a lungo e profondamente.

*No, la cosa non è minimamente richiesta dalla legge. Ad esempio nella Circolare Ministeriale 49 del 20 Maggio 2010 si dice solo che il voto è espresso dal consiglio di classe in decimi, considerando il percorso scolastico compiuto dall’allievo nella scuola secondaria di primo grado.
**dei quali gesti irreparabili, a onor del vero, tre famiglie su quattro si erano ben guardate dal far cenno con gli insegnanti, prendendo atto della disastrosa situazione scolastica con assoluta dignità in base al valido concetto che "lo sappiamo che non ha studiato, ma non possiamo sparargli per questo. Fate quel che meglio credete e amen".
*** sì, a Hogsmeade c'è un unico scritto di lingue, in quattro ore, senza uno straccio di intervallo e dove lo studente esegue le due prove nell'ordine che più lo ispira. A me però, sinceramente, piazzare due lingue senza soluzione di continuità non sembra una grande idea.
****Giuro, è stato detto davvero e in questi precisi termini (il riferimento all'isola deserta però è stato lasciato sottinteso)

domenica 19 giugno 2011

Marinaretta


Sailormoon, nota anche come "la combattente che veste alla marinaretta". Per quanto, effettivamente, non sia mai stata la prima della classe, nei ritagli di tempo salva il mondo e l'universo, e comunque ogni tanto studia - che è più di quanto si possa dire della mia ex-allieva

Marinaretta è un'eredità che ci viene dalla terza dell'anno scorso della prof. Caramella. Non venne ammessa all'esame di licenza media perché, non avendo fatto una benemerita minchia per tutto l'anno, nessuno vedeva come le sarebbe stato possibile sbarcare l'esame in questione. Altre, in condizioni abbastanza simili, vennero ammesse e poi funambolicamente passate ma avevano avuto dalla loro parte una parvenza di attività nelle varie materie e soprattutto una produzione scritta italiana più che sufficiente - il fatto di essere in grado di produrre un testo scritto corretto e comprensibile spesso ha un peso assai rilevante, al momento di decidere una promozione piena di se e di ma.
La produzione scritta di Marinaretta faceva discretamente schifo oltre a essere decisamente ridotta ((quella orale invece era assai vasta, ma mai collegata a materie curriculari*). Ci sarebbe stato molto da dire sulla costruzione delle frasi e la scelta dei tempi dei verbi, ma in realtà il primo scoglio era una deplorevole leggerezza nell'uso delle e con o senza accento e dell'h.Insomma, la classica alunna che semina i temi di c'è ne e lo fatto - e c'è ne sempre un gruppetto in prima che non a idea di quando sta usando i due verbi ausiliari più comuni della lingua italiana, ma è un gruppetto che si assottiglia già durante l'anno e alla fine della seconda spesso si è squagliato (si e squagliato, chiedo scusa ha chi sta leggendo). Qualcuno però arriva in queste condizioni all'esame di licenza media e lo passa pure - e si tratta, in generale, di casi in cui l'ortografia è il minore dei problemi e il consiglio di classe, dopo aver tentato tutto il tentabile, si arrende in base al detto "Dove non c'è nulla, nemmeno il re può far valere i suoi diritti".
Marinaretta non aveva però problemi di apprendimento, solo una singolare straccuraggine che la induceva a fregarsene di tutto quanto veniva detto dagli insegnanti in cattedra. La straccuraggine era ulteriormente evidenziata da quello che io chiamo il grado zero della scrittura, ovvero il tema dove al posto della C viene usata la K e che lo studente infarcisce di vari tt, n, xke (rigorosamente senza accento, forse perché guasta la simmetria) eccetera.Io non sono di quelli che inorridiscono davanti a una k: le usava Francesco d'Assisi, le può usare chiunque - ma nelle sue scritture private, non in un tema o in un compito da consegnare all'insegnante.
Contro le k nei temi di solito applico una semplice cura che consiste nel mettere quattro come voto e, nel caso si tratti di compiti svolti a casa, di considerarli come non consegnati. Di solito fornisco anche l'escamotage: ricopialo senza k e senza x e senza tt e io farò finta di non aver visto il primo e metterò un bel crocione su tutta la faccenda.
Di solito funziona, anzi, nei non più di quattro casi in cui ho dovuto prendere sì drastica misura (e che si limitavano a fare scivolare una massimo due di queste voci incriminate nella scrittura, al contrario di Marinaretta che non le usava certo con il contagocce) ha funzionato senza problemi e senza rancore.
Con Marinaretta no. Lei protestava ridendo ma non si sognava né di ricopiare i temi né di scrivermeli in italiano le volte successive.
Per i compiti a casa invece il problema non si poneva, in quanto le cinque-sei volte che me li ha consegnati erano copiati dal libro o da quella grande banca dati che si chiama internet.
Comunque, compiti a casa a parte, scriveva molto. In particolare per ben due volte ho sequestrato una fluviale corrispondenza con la Straniera (una ragazza ancora in fase di alfabetizzazione) tenuta durante le ore di italiano, a base di "Ma non mi ami +? Xke ce lai kn me, se stai cn me solo xke ti faccio komodo allora nn va bn" e simili**. Lessi, inorridii e restituii con una piazzata in piena regola, assicurando che anch'io avevo scritto fiumi di bigliettini a scuola, ma che l'avevo sempre fatto con discrezione e nessuno mi aveva mai beccata - ma, soprattutto, se mi avessero beccato, nessuno dei miei insegnanti di italiano avrebbe avuto alcun motivo di arrossire o scandalizzarsi per la mia ortografia.
Marinaretta e la Straniera si scrivevano anche durante le altre materie, a quel che so. Spesso si scambiavano messaggi al cellulare - la cosa venne ammessa senza remore all'insegnante di matematica, con in più il garbato commento "Ma sul serio non ve ne siete mai accorti? Allora siete imbecilli". L'insegnante di matematica (persona di solito assai accomodante e comprensiva) non gradì, strano ma vero.

Visto che Marinaretta, quando non marinava la scuola, passava le ore di lezione a chiacchierare o scrivere dei fatti suoi e a casa non studiava niente, già da Novembre risultò chiaro che rischiava di non venire ammessa all'esame nemmeno quest'anno. In qualità di coordinatore spedii la prima lettera, cui seguì un colloqui con la madre di cui ho riferito in altro post e che lasciava sospettare che il problema fosse serio.
Altre lettere seguirono, e altri colloqui ancor più interessanti con la madre, oltre a un colloquio finale con il padre, tutti davanti a testimoni un po' straniti; non ci furono lesinati né insulti né oscure minacce . In effetti i genitori profusero assai maggiori energie e risorse, per assicurare alla figlia la licenza media, di quanto non avesse fatto la figlia istessa medesima, che rifiutò di ostentare una qualsivoglia forma di impegno, sia pur simbolico, salvo nel portarmi già a Maggio una raccolta di tesine con il percorso per l'esame.
A onor del vero, è perfino possibile che le abbia fatte lei, perché erano lavori singolarmente tirati via (salvo un paio di casi pescati intatti da internet, con i segni dei link ancora evidenti). In particolare, per italiano portava l'Amico Ritrovato di Uhlman, che avevamo letto in classe, le era piaciuto molto*** e su cui avevo fatto fare una scheda.
"Prof, va bene se come tesina porto la scheda?".
"Mah, fai tu, è una scheda dove hai preso 5 e hai scaricato il riassunto di internet...".
Aveva portato quella.
Le ripetei, come avevo già ripetuto più volte a beneficio di chi era a rischio di ammissione, che le tesine aveva senso prepararle in largo anticipo solo se si era ragionevolmente sicuri di essere ammessi all'esame. Ma quando il padre venne a protestare per l'ultima volta c'era anche lei e si lamentò moltissimo perché "lei mi aveva assicurato, prof, che le tesine andavano bene e adesso dice che non volete ammettermi all'esame. Perché ce l'avete con me?".

L'ultimo atto della triste vicenda risale alla consegna delle schede, quando il padre venne a non ritirare la scheda di sua figlia e mi spiegò che noi professori eravamo una manica di disgraziati - rinnovando le solite oscure minacce. Peccato che la cosa sia passata un po' in second'ordine perché al piano di sotto altri genitori avevano fatto ben altra scenata davanti alla mancata ammissione del figlio, rovesciando tra l'altro cattedra e banchi e ripetendo minacce tutt'altro che oscure verso gli insegnanti anche in presenza dei carabinieri che infine erano stati chiamati****.

Stavolta la vicenda sembrerebbe conclusa, almeno per quel che riguarda la nostra scuola, perché l'anno prossimo Marinaretta avrà compiuto 16 anni e la scuola non è obbligata ad accettare la sua iscrizione. La licenza media dovrà prenderla alle serali, se la vuole.
Ma nel mio cervello continua ad aggirarsi, sola e sperduta, la stessa domanda dall'inizio dell'anno: nessuno le aveva chiesto un puntuale e accurato impegno in tutte le materie, eravamo tutti lascivi & disponibili & assai desiderosi di venirle incontro, in base al noto criterio che "una licenza media non si nega a nessuno". E gliel'avevamo pure detto.
Per quale accidenti di motivo si è applicata con tanta determinazione a renderci impossibile l'ammissione? E dove speravano di arrivare i genitori, comportandosi in quel modo? Davvero erano convinti che avremmo ammesso la figlia all'esame per paura? E in base a che cosa erano convinti di averci fatto paura?

Sono i misteri della vita.

*cioè chiacchierava moltissimo, tranne quando veniva interrogata su una qualsivoglia materia.
**no, che io sappia non sono lesbiche. A Hogsmeade usa enfatizzare molto i sentimenti, tra ragazze. Comunque non ce motivo xke 1 lesbica nn debba scrivere in italiano corretto, secondo me.
***quello lo aveva ascoltato, dichiarando senza mezzi termini che le piaceva
****Sì, a Hogsmeade abbiamo avuto un'annata piuttosto inquieta. Mi riservo di scendere nei dettagli più avanti.

giovedì 16 giugno 2011

Rimpianti

L'anno è finito e la Terza dei Tordi sta affrontando l'esame. Non dirò che sia stata la migliore delle classi possibili, o che io sia stata l'insegnante più adatta per loro, e tuttora non mi spiego perché li ho amati di un amore così totale e assoluto (non so quanto ricambiato); ma sono convinta di aver fatto un ottimo lavoro con loro e molti di loro hanno fatto un ottimo lavoro con me. Ed è bene che ne sia convinta, perché il lavoro dell'insegnante non dà mai dei risultati evidenti - o meglio li dà, con gli anni, e io non sarò lì a vederli, quando e se questi risultati ci saranno, e soprattutto non avrò mai la prova provata che questi eventuali risultati futuri dipendano da me. Magari avrebbero fatto lo stesso con chiunque, magari avrebbero fatto molto meglio con molti altri al mio posto. E chi lo sa.
Restano comunque i rimpianti per l'infinita infinità di cose che non sono riuscita a fare. D'accordo, nessuno arriva alla fine della terza media avendo fatto tutto quello che aveva programmato di fare, ma con le precedenti terze i rimpianti erano ben più contenuti.

Quattro dei ragazzi sono rimasti indietro. Due si sono tranquillamente seduti fin dall'inizio dell'anno sul bordo della strada a guardare gli altri che lavoravano, dando per scontato che nessuno ripete la terza per due volte. I fatti hanno dimostrato che non è vero.
Una invece era partita con ottime intenzioni ma ha passato il secondo quadrimestre smontando tutto quello che aveva fatto di buono nel primo, e non siamo riusciti a capire cosa le è preso.
Una è andata in tilt all'inizio dell'anno e non ha più dato segni di ripresa.
Comunque sia, all'esame non ci sono. Tre l'hanno presa con filosofia, la quarta (Marinaretta) è convinta di aver subito un'orribile ingiustizia, e la famiglia è ancor più convinta di lei - anche se della famiglia, in verità, mi importa davvero il giusto.
Avevo dieci ore a settimana, meno di quelle che ho avuto con le precedenti terze. Siccome avevo anche dei colleghi cagionevoli di salute alla fine di ore ne ho avute un po' di più, o per meglio dire me le sono prese.
Era una classe che doveva abituarsi a parlare. Interrogare più volte ventisette alunni porta via una quantità immane di tempo. Per la prima volta ho lesinato sulle prove scritte.
Abbiamo fatto un programma di analisi del periodo ridotto ai minimi termini: metà dell'anno se n'è andata per rifare il programma di analisi logica (quello cioè che si erano ostinatamente rifiutati di fare in seconda). Per tutta una serie di delicate questioni linguistiche a questa classe l'analisi logioca serviva come il pane e dunque proprio non si poteva far finta di nulla.
Non abbiamo fatto uno straccio di lavoro sui registri linguistici. Diciamo che mi sono contentata che molti di loro imparassero a usare decorosamente un registro solo, quello standard - insomma, che scrivessero e parlassero in modo comprensibile.
Tuttora dubito molto sul loro uso dei pronomi, mentre sul loro uso del congiuntivo non ho alcun motivo di dubitare, perché so che parecchi insistono a sbagliarlo. D'altra parte basta vedere gli agghiaccianti verbali dei consigli di classe scritti dai rappresentanti dei genitori per capire che il problema è nel manico, e che più di tanto probabilmente non si poteva fare.
Forse.

Non abbiamo visto un solo film.
Ripeto: con una LIM in classe, non abbiamo visto un solo film. Non c'è stato tempo, e a dirla tutta non c'è nemmeno stato modo: la classe non aveva tende, e in tutta la scuola non c'è una postazione video decente, cioè dove si possa raggiungere un decoroso grado di oscurità. Ho chiesto le tende fino allo sfinimento, mio e altrui, ma le tende non sono mai arrivate. Comunque, anche se fossero arrivate, mi sa che non c'era tempo lo stesso.
Niente Notte di San Lorenzo. Niente Giorno più lungo, niente di niente.
Una terza senza i suoi regolamentari tre film ai miei occhi è come un topo senza formaggio, ma tant'è.
Abbiamo a malapena finito la seconda guerra mondiale. Nemmeno la guerra fredda, sono riuscita a fare. Eravamo indietro a storia - siamo sempre stati indietro a storia in modo incredibile. Siamo sempre stati indietro su tutto. L'anno si è aperto con la rivoluzione francese - sì, con la rivoluzione francese - dove siamo stati un'infinità di tempo finché qualcuno non si è degnato di cominciare a ripeterla come si doveva. Vanno fatte delle scelte, nella programmazione. Non so se ho fatto quella giusta, ma col taglio che ho dato alla storia quest'anno la rivoluzione francese era indispensabile. Almeno, così' mi sembrava a Novembre (sì, a Novembre eravamo ancora a Napoleone). Adesso non ne sono più così sicura, ma è un po' tardi per cambiare idea.
Non abbiamo letto "Libertà" di Verga. Non abbiamo letto "La macchina che vinse la guerra" di Asimov. Non abbiamo quasi fatto educazione civica.
Non abbiamo letto Leopardi. Ho creato un mostro: un'intera classe che non ha letto nemmeno "Il sabato nel villaggio". Sì, è vero, io non faccio letteratura - però Leopardi piace sempre a quell'età, e so con certezza che sarebbe piaciuto anche a loro. E si legge in fretta e con poca spesa. Ma non c'era tempo. Mando alle superiori una classe che non sa nemmeno che è esistito Leopardi. E nemmeno Martin Luther King, se per questo.
Non abbiamo fatto altro che un vago accenno al problema dell'acqua, o della diseguaglianza di risorse tra Nord e Sud del mondo. Nemmeno la classica lezione sul lavoro minorile (ma mi è parso di capire che l'argomento non era nuovissimo per loro. Spero sia vero).

Non hanno fatto la gita di tre giorni, né loro né le altre due terze. A St. Mary Mead ho imparato quanto sia importante quel rito di passaggio, soprattutto per i ragazzi che abitano in piccoli paesi. Ma le terze hanno dato tali e tatnti problemi disciplinari che nessuno degli insegnanti se l'è sentita di organizzare il Gran Tour - e io, nelle gite fuori dall'orario scolastico, non mi impiccio mai, ché tanto ci pensa qualcun altro. Quest'anno il qualcun altro non c'è stato e così anche la mia terza, che alla fine grandi problemi disciplinari non li dava, si è limitata a un giretto di un giorno a Verona.

Poi c'è la ragazza certificata: una certificazione nata soprattutto per tappare in qualche modo una situazione familiare piuttosto difficile, ma che faceva capo a una ragazza capricciosa assecondata da un'insegnante di sostegno lunatica, imprevedibile e molto, molto assenteista. Non sono mai riuscita a concordare né una programmazione né un orario stabile - o meglio, li potevo anche concordare ma poi quel che era concordato non veniva mai rispettato. Non sapevo mai quando avrei avuto la ragazza in classe e quando no, col risultato che spesso la creatura era in classe mentre finivamo argomenti iniziati quando lei non c'era (e dunque si annoiava a morte e faceva i capricci) e mancava quando venivano fatte cose che sarebbe stata perfettamente in grado di seguire. E siccome la ragazza è capricciosa, instabile e prepotente (nonché emotivamente dipendente dall'insegnante di sostegno, che secondo me è una pessima insegnante nonché un'eccellente venditrice di fumo) ma non stupida, mi domando adesso che risultati avrebbe ottenuto con un sostegno meno capriccioso, instabile e prepotente, o perfino senza alcun sostegno. Molto migliori, sospetto.

Comunque sia è andata. Con i se e con i ma non si fa la storia, è risaputo.
E nemmeno piantandosi come un mulo sulla rivoluzione francese, ho scoperto.