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domenica 28 febbraio 2016

Il Vero Insegnante non teme il ridicolo - 5 - E cura molto il suo desktop

...una certa, insopprimibile vena ludica che non mi ha mai abbandonato...

Quest'anno l'intero pacchetto Dislessia delle prime ammontava a tre ragazzi. E' stato così deciso di tenerli nella stessa classe, ed è la classe dove faccio italiano.
Uno è della categoria soft, e con l'aiuto di qualche piccolo aggiustamento se la passa benissimo. Gli altri due di soft non hanno proprio niente, e usano tutti gli strumenti compensativi possibili e immaginabili e tutti noi vorremmo tanto inventargliene qualcun altro perché fanno davvero una gran fatica.
In compenso tutti e tre hanno un rapporto assai aperto con i loro Disturbi Specifici dell'Apprendimento, sono abituati a farsi aiutare dai compagni e accettano serenamente la riduzione di compiti e financo che l'insegnante o il compagno gli scrivano i compiti sul diario.
E hanno un computer portatile (anche se uno dei tre ha un aggeggio che non sempre fa bene il suo lavoro). 
E' comunque indispensabile che il computer di classe funzioni bene, quando decido di metterli a scrivere.
Così, dopo aver collezionato un paio di cadaverini informatici defunti in poche settimane sono finalmente riuscita a strappare a Jorge un vero iMac, uguale a quello con cui sto scrivendo, dono recente di una caritatevole istituzione che cambia spesso le sue attrezzature e ci omaggia di quelle vecchie.
Non solo, dopo adeguate suppliche sono perfino riuscita ad ottenere che Jorge non ci installasse Windows e che il caro iMac funzionasse con i suoi programmi originari.

Naturalmente, il giorno stesso in cui l'Imac è entrato in classe, il collegamento che da qualche settimana funzionava quasi regolarmente è entrato in sciopero, ma questi son dettagli.

Finalmente un Mac in classe!
Un grazioso iMac dal grande schermo, con cui sentirmi come a casa mia. Anche meglio, volendo, perché per quanto "vecchio" non ha nove anni.

Prima di tutto ci voleva un bel desktop. Dopo breve discussione ci siamo accordati per una  immagine di delfini che balzano dalle onde, in onore di Alternativo che, misteriosamente, era arrivato a undici anni di vita senza sapere cos'era un delfino.
Poi tre cartelline, una per ognuno dei tre DSA, dove potessero salvare i loro compiti e prove scritte varie.
Poi due belle icone sul desktop per le due videoscritture che avevamo a disposizione.

Ma quando poi sono rimasta in classe da sola, mi sono detta: perché non personalizzargli anche le cartelline, con qualche bella immaginetta? 
(Non so se si capisce dal mio blog, ma mi piace un sacco cercare immagini a tema)
Così ho trovato una bella coppia di fringuelli per Fringuelli, uno scudo di bronzo ben lavorato per Scudieri e un magnifico pastore maremmano per Cagnoli; poi, dopo un po' di pasticci (perché, appunto, era un sistema più recente di quello che uso sul mio computer che è di nove anni fa) sono riuscita a incollare le tre foto come icone al posto della solita cartelletta grigio-azzurra, anonima e un po' deprimente.

Certamente la quarantina di minuti che ho dedicato al tutto avrebbe potuto essere impiegata in maniera più seria e fruttifera: per esempio... cioè... dunque... non so, di sicuro qualcosa di più serio da fare c'era. Però mi sono divertita moltissimo.
E quando, la mattina dopo, ho mostrato ai tre il risultato dei miei sforzi tutti e tre sono stati abbastanza cortesi da farmi un sorriso di ringraziamento, qualsiasi cosa possano aver pensato in cuor loro.

venerdì 26 febbraio 2016

The Help - Kathryn Stockett


Il romanzo è stato pubblicato nel 2009 e ne hanno anche tratto un film assai apprezzato. Mi ci sono imbattuta per puro caso durante una navigata e dopo averlo preso in biblioteca e letto ho finito per comprarmelo e comprarlo anche per la biblioteca della scuola. Non è un libro specificamente per ragazzi, ma dai quattordici anni in su può essere molto apprezzato, anche in qualità di romanzo storico.
Siamo nel Mississippi, ovvero la quintessenza dello stato razzista degli USA, agli inizi degli anni 60, nel pieno di quel sogno americano assai simile all'incubo dove lo scopo principale delle signorine bianche è sposarsi e avere due o tre figli nonché organizzarsi in terrificanti circoli di beneficenza che ogni anno producono pranzi, balli e gare di torte. 
I neri sono ancora negri (e come tali vengono chiamati per tutto il libro) e hanno i loro quartieri, i loro ristoranti, i loro negozi eccetera eccetera. Però sono anche la manodopera più a buon mercato, e per le famiglie bianche è normale avere una tata nera che cresce i bambini ma di cui si cerca di rimuovere in un certo senso l'esistenza. Non tutti i bianchi sono completamente assorbiti in quest'ordine di idee e buona parte dei neri, dietro una facciata impassibile, nutre opinioni assai personali su questo stato di cose. 

Una ragazza bianchissima e di ricca famiglia, Eugenia detta Skeeter, torna a casa dopo gli studi. Stare lontano dalla cittadina dov'è nata l'ha assai pervertita e adesso sogna un lavoro, una carriera e soprattutto di uscire da quella provincialità soffocante. Un agente letteraria di New York ha compassione di lei e le offre un piccolo aiuto, diciamo un barlume di possibilità; da quello Skeeter inizia a coltivare il progetto di raccogliere in un articolo qualche testimonianza da parte delle tate nere sulla loro vita con i padroni bianchi.
Il fatto di essere stata "fuori" le impedisce di capire appieno le regole del mondo che la circonda e il fatto di trattare con i neri come se fossero normali esseri umani le è all'inizio di grande ostacolo. Tuttavia il tempo e le circostanze le offrono la possibilità di entrare in confidenza con Aibileen, una nera che ha fatto la tata per tanti anni e in tante famiglie. Con grande paura e preoccupazione Aibileen comincia a fidarsi di lei, e insieme avviano un piccolo complotto - uno di quei sassolini da cui nascono talvolta le valanghe - che finisce per includere anche Minny, domestica nera celebre per il suo caratteraccio che le è costato più volte il posto di lavoro. Insieme le tre donne avviano quello che ben presto diventa un lungo articolo e poi un libro, coinvolgendo altre domestiche in un gioco che potrebbe facilmente trasformarsi in disastro - cosa di cui Aibileen e Minny sono ben consapevoli sin dall'inizio e che Skeeter impara a capire un po' per volta.
Attraverso questo lavoro terribilmente clandestino le tre donne si rendono gradualmente conto del valore delle loro tranquille e domestiche testimonianze, e di quante cose riescano a raccontare. La forza della vita quotidiana e dei legami dell'affetto (e il racconto che l'autrice sviluppa con grande abilità attraverso i punti di vista delle tre protagoniste) aiutano a vedere la questione dei rapporti tra bianchi e neri in un ottica molto diversa da quella che siamo abituati a conoscere attraverso il racconto delle lotte per i diritti civili dei neri - un punto di vista femminile tripartito dove non si parla mai nemmeno di striscio di emancipazione femminile ma in cui il lettore contemporaneo, grazie all'accorto lavoro dell'autrice contemporanea, riesce a vedere come per le donne la questione fosse comunque (e come sempre) "diversa" appunto in virtù della condizione femminile che le accomuna indipendentemente dal colore della pelle.
Apparentemente leggero, molto scorrevole, pieno di quei piccoli e grandi dettagli che disegnano nel migliore dei modi il quadro d'insieme, il libro lascia un piacevole retrogusto e offre lo spunto per una gran quantità di riflessioni di ogni taglia, spessore e qualità. Anche se piuttosto lungo (supera le 500 pagine) e decisamente ricco di personaggi si segue senza difficoltà e riempie in modo proficuo un fine settimana lungo o una noiosa influenza, ma può anche essere un piacevole appuntamento per molte brevi sedute la sera prima di dormire.

Con questo sperticato elogio ritorno, dopo l'ennesimo e si spera ultimo disastro telefonico (stavolta su larga scala), all'appuntamento col Venerdì del Libro di Homemademamma con l'augurio che l'ombra della discriminazione e dell'intolleranza possa allontanarsi una volta per tutte dai nostri orizzonti, lasciandoci in un mondo migliore.

mercoledì 24 febbraio 2016

Sulla delicatissima e serissima (serissima? Mah) questione dell'utero in affitto


Ognuno ha le sue personali idiosincrasie. La mia è contro l'utero in affitto. Attenzione: non contro la pratica della maternità surrogata (o Gestazione Per Altri  o Gravidanza d'Appoggio), bensì contro l'uso di lanciarsi in crociate contro il minaccioso Spettro dell'Utero in Affitto ogni volta che c'è in ballo un problema di una qualche serietà che richiederebbe l'uso di una sia pur minima quota di cervello per essere adeguatamente ponderato. Ed è mio personale sospetto, dettato magari solo da malignità di pensiero e ancor più maligne prevenzioni, che la vera paura di chi evoca cotal Spettro sia in effetti ritrovarsi circondato da persone che, essendosi scomodate a toglier le ragnatele dal loro cervello e a inserirgli la spina che gli consenta di pensare, si ritrovino - orrore! - a pensare a modo loro sul problema centrale - col quale problema, solitamente, la maternità surrogata c'entra quanto il tradizionale cavolo a merenda.
Insomma, ai miei occhi il minaccioso Spettro dell'Utero in Affitto è una delle tante facce del Komplotto, e il Komplotto in questione è, tutto insieme, contro la legge sulle unioni civili che al presente l'italico parlamento sta cercando alfine di approvare (al momento senza grandi esiti), contro gli stereotipi di genere, contro una visione non eccessivamente demonizzata della sessualità e - soprattutto - contro una qualsiasi visione della famiglia che non sia quella che nell'immaginario collettivo è definita come patriarcale e che prevede un Padre che la dirige, una Madre sottomessa che badi ai figli e tenga la casa e dei figli bravi, costumati e obbedienti che non pensino al sesso prima di sposarsi - anzi, possibilmente che non pensino affatto né abbiano opinioni personali su alcunché.
La maternità surrogata viene quindi usata come pretesto - in modo del tutto arbitrario - contro un mondo pericoloso e cattivo, dove le donne guidano i camion, le bambine giocano con i trenini, i bambini fanno la calza e tutti vedono il mondo come qualcosa di più grande di un utero da affittare o di una coppia di maschi pervertiti che pretendono di tirar su un orfanella dandole un tetto, del cibo, un istruzione e un po' di calore umano.
Che succederebbe infatti se il nostro paese, una bella mattina, decidesse di uscire finalmente fuori dalla spirale malefica dove l'unica preoccupazione delle giovinette è di essere belle ma non zoccole, l'unica preoccupazione dei giovinetti è di  essere abbastanza maschili e l'unica preoccupazione dei genitori è che i figli siano abbastanza maschili o femminili? Potrebbero forse tutte le energie incanalate nelle fissazioni a livello sessuale che ci circondano e ci opprimono da ogni dove essere impiegate nella costruzione di un Mondo Migliore, o almeno di un paese un po' meglio organizzato, dove si è interessati a procurarsi un buon servizio di trasporti, una efficiente ridistribuzione delle risorse, un po' di cognizioni scientifiche per tutti, delle case ben costruite e un mercato del lavoro meno dispersivo e meglio retribuito, e già che ci siamo anche con bambini meglio tutelati contro la fame, l'ignoranza, l'omofobia e la violenza? Dove uomini e donne trombano serenamente con chi vogliono (purché consenziente) e dopo aver felicemente trombato impiegano le loro energie in attività che gli interessano senza preoccuparsi troppo di essere maschi, femmine o chissà cos'altro? Dove i cuccioli d'uomo sono patrimonio della società tutta, indipendentemente da dove e come sono nati? Dove gli uteri sono affitati ad equo canone e regolarmente registrati presso l'Unione Inquilini, nonché adeguatamente provvisti di acqua, luce, gas, doppi vetri e tetto ben coibentato? Dove le famiglie sono famiglie e basta, senza essere divise per classi energetiche? Dove i parlamentari pensano a fare leggi ben fatte, invece di consumare il tempo in giochi di ruolo?
Dove, in somma delle somme, ci si preoccupi finalmente di qualche problema reale, ovvero i famosi "ben altri" problemi, sempre evocati quando qualcuno chiede il riconoscimento di qualche diritto di base?

martedì 23 febbraio 2016

Sull'iter parlamentare della legge Cirinnà (o meglio, di quel che ne resta)




A quanto sembra in questo giocondo e pacioso paese l'unico serio problema che minaccia la nostra stabilità 
sociale, la nostra florida economia e financo le famiglie tutte è un modesto disegno di legge che prevederebbe - finalmente - di legalizzare le unioni di persone dello stesso sesso, e che di giorno in giorno va perdendo pezzi onde venire incontro a quella parte della popolazione che ha deciso che, a qualunque costo e a qualsiasi prezzo, l'Italia deve restare bloccata dalla ruggine fino a finire in polvere.

Difficile trovar parole.

mercoledì 17 febbraio 2016

17 Febbraio 2016 - Festa Nazionale del Gatto


Al presente l'Italia non sta attraversando uno dei suoi momenti migliori: la nostra economia è arrugginita, le nostre città inquinate, la nostra scuola antiquata, il nostro parlamento sputa sangue anche per sfornare un insignificante leggina sulle unioni civili. 
Senza contare che i giovani d'oggi non c'hanno più rispetto e non ci son più le mezze stagioni.
Insomma, uno strazio.

I nostri gatti però sono tanti, e tutti bellissimi, e oggi è la loro festa. 
Così posto una bella gatta tricolore e spero nel futuro.
Auguri a tutti i gatti, italiani e non, e anche a chi gatto non è - ma magari lo diventerà nella prossima reincarnazione, se si comporta molto ma molto bene.