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venerdì 31 agosto 2018

Storia di Ochikubo

 
Sì, sono d'accordissimo che la copertina non è proprio il massimo. 
Andate a lamentarvi da Marsilio, ma tenete presente che edizione, note, apparato critico ecc.  sembrano invece fatti benissimo.

Nonostante il nome che mi sono scelta in rete la cruda verità è che non sono affatto una gran conoscitrice della letteratura giapponese, e tanto meno dei monogatari, ovvero di quegli antichi romanzi scritti per lo più da nobili e colte dame tra X e XIII secolo - insomma, se mi sono letta il Genji Monogatari che in teoria avrei pure scritto è già tanto. 
Detto questo, non è mai troppo tardi per imparare e quando in biblioteca ho trovato La storia di Ochikubo mi sono detta che magari il tempo era arrivato. 

Si tratta di un monogatari dei più antichi, scritto verso la fine del X secolo da un uomo - sembra che lo si capisca dal tipo di parole scelte, perché da sempre in Giappone maschi e femmine parlano lingue un po' diverse; ma un fiero sospetto si insinua nella lettrice anche quando vede citato lo sterco e financo tirato in causa un attacco di diarrea in piena regola - naturalmente non dei protagonisti, quello sarebbe del tutto inconcepibile.
La storia di Ochikubo fa parte del fiorente filone dei monogatari con la matrigna, ovvero storie dove una bellissima e bravissima fanciulla è crudelmente trascurata, maltrattata e vessata da una crudele matrigna (mentre, di fatto, se il padre è ancora vivo di lei se ne sbatte alla grande in nome del quieto vivere e della più nera superficialità, com'è il caso in questo romanzo). Se poi aggiungiamo che a Ochibuko (il nome che la protagonista ha all'inizio della storia, e che vuol dire all'incirca "Colei che abita in basso") è stata assegnata una stanza molto in basso nel palazzo, che è vestita molto poveramente con abiti logori riciclati dalle sorelle o dalla matrigna e che viene ignobilmente sfruttata perché sa cucire molto, molto bene - una arte che ha imparato da sola, aiutata forse da qualche damigella di casa - e quindi viene messa al lavoro senza riguardi e senza l'ombra di un ringraziamento quando c'è qualche corredo di lusso da preparare per sorelle e generi, il paragone con Cenerentola viene spontaneo.

Edizione inglese, più vecchiotta. Poi ci hanno fatto anche dei manga, naturalmente.

La trama, relativamente semplice, estremamente hejan e squisitamente a lietissimo fine, racconta di questa bellissima fanciulla vestita quasi di stracci ma assai sensibile ed elegante  nei pensieri e nello spirito, che suona molto bene uno strumento e ha una bella e raffinata scrittura. I servi di casa la amano teneramente, in particolare una damigella della sorella (che qui svolge col suo fidanzato la parte di Figaro, o forse dovrei dire di Despina) e in qualche modo la notizia dei  suoi molti meriti arriva fino ad un bellissimo, ricchissimo e rampantissimo giovane di nobilissima famiglia che riesce, dopo qualche contrattempo, a introdursi nella di lei camera da letto (all'epoca un modo abbastanza usuale di avviare un corteggiamento, nelle alte classi sociali).
La prima notte comunque non va proprio benissimo, perché la poverella non rivolge una singola parola al suo corteggiatore, non risponde alla lettera che lui le manda come di dovere la mattina seguente e passa tutto il suo tempo a piangere... principalmente per la vergogna di avere una camera così brutta e spoglia e di essere così malvestita.


Quando però la damigella riesce a procurare un po' di ornamenti per la stanza, delle vesti almeno decorose e una colazione per il corteggiatore (e per lei) le lacrime diminuiscono assai, la timida fanciulla comincia a rispondere ai complimenti del corteggiatore e la mattina dopo addirittura risponde alla di lui lettera.
Il corteggiamento prosegue con più lieti auspici ma quasi subito la matrigna scopre l'inghippo e trasferisce la sventurata fanciulla... nel magazzino delle provviste, tra sacchi di riso e pesce secco. Tutto ciò naturalmente non fermerà il corteggiatore, che una notte arriva, medita come forzare la serratura della dispensa... e non trovando il modo fa semplicemente e silenziosamente scardinare la porta di legno. 

D'ora in poi Ochikubo vivrà nel suo palazzo come sua sposa (sua UNICA sposa, aggiungiamo, che era evento piuttosto raro all'epoca) e avvierà con lui un lungo, fertile e felicissimo matrimonio dove le doti della bellissima Ochikubo saranno sempre più luminose e giustamente celebrate.


Tutto qui? Non proprio. Perché la bella e raffinata Ochikubo ha un carattere angelico e non porta rancore a nessuno, sì come avviene a quasi tutte le Cenerentole - ma suo marito di rancore ne porta invece parecchio e, tra una tappa e l'altra di una luminosissima carriera, troverà il modo di vendicarsi in modo tanto perfido quanto raffinato della matrigna e anche delle sorelle più antipatiche, e solo dopo lunghi preamboli accetterà di ammettere l'ignavo e  codardo padre di lei nelle sue grazie - e personalmente, se ho molto apprezzato la dolce storia d'amore, ammetto di aver gustato altrettanto il racconto delle vendette, anche perché al posto dello sposo avrei certo portato rancore come lui e ho sempre avuto denti assai avvelenati verso chi aveva trattato  male i miei partner, pur considerando la vendetta una scelta individuale che spetta alla vittima.

Lettura raffinata, piacevole e molto particolare perché introduce ad una società e una cultura con usi molto diversi dai nostri (e anche da quelli che oggi siamo abituati ad identificare come "giapponesi"), tra gli altri effetti può attenuare le crisi di nostalgia da sushi e sashimi cui una dieta virtuosa può temporaneamente costringere la postatrice (anche perché all'epoca non esistevano né sushi né sashimi, ma già abbondavano i mochi, ovvero tipici dolcetti di pasta di riso). 

Con questo post partecipo al Venerdì del libro di Homemademamma e auguro buone letture e felice inizio di autunno a chiunque passi per di qua. 

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Buon inizio d'autunno anche a te, stammi bene.
pens

dolcezzedimamma ha detto...

Come sempre, consiglio raffinatissimo. Al momento sono ancora sommersa dai libri che non ho finito di leggere quest'estate, ma confido di leggerlo prima o poi. La storia è decisamente intrigante, soprattutto per la parte della vendetta

acquaforte ha detto...

La storia di Ochikubo si legge tutta d'un fiato. Scorrevole, divertente, piena di notizie sull'altra parte del mondo, così poco conosciuta da noi. Ci si perde un po tra chilometri di seta, ricchissimi vestiti, sutra scritti con polvere d'oro e d'argento, ventagli, ciotole, paraventi, scatole laccate per il trucco. E lettere scritte in poesia .....Che dire poi dei vari gradi delle cariche: ma le note a fine libro ci aiutano a capire un po la complicata struttura sociale dell'epoca.
La parte della sacrosanta vendetta sulla malvagia, nonché stupida matrigna arriva abbastanza presto e noi siamo contenti quando i cattivi sono puniti. Ma la morale della favola dice che la vendetta non ci rende felici; ci appaga, ci consola un pochino. E anche se ci prudono ancora le mani, solo il perdono ci rende felici. Ochikubo ci ricorda che siamo felici solo se anche gli altri, quelli che amiamo sono felici. Non è facile, per niente. A me prudono ancora le mani, ma temo abbia ragione Ochikubo.
Bentornata dama Murasaki.

Pellegrina ha detto...

Come stai dama Murasaki?