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giovedì 7 giugno 2018

Tutti in piedi!

La classe saluta rispettosamente la prof. Murasaki al suo ingresso in aula

Com'è noto, negli ultimi giorni la nostra classe politica è finalmente riuscita ad esprimere un governo che ha riscosso la fiducia dal parlamento, e abbiamo quindi un nuovo Ministro dell'Istruzione.
Per il momento, a dire il vero, il governo in questione non sembra ancora molto ansioso di occuparsi di scuola, né personalmente ho alcuna fretta che se ne occupi. Tuttavia altri la pensano diversamente e pochi giorni fa Ernesto Galli Della Loggia ha deciso di elargirgli alcuni buoni consigli su come occuparsi di scuola; del resto, la stagione si presta (siamo appunto alle porte dell'estate) e settanta milioni di tuttologi sulla scuola son lì in scalpitante attesa ancor prima di posizionarsi sotto l'ombrellone. E anche se, per la verità, ero abituata a dare un certo credito alle opinioni di costui (probabilmente perché non avevo mai letto un suo articolo sulla scuola) mi rendo conto che talvolta anche il buon Omero può dormicchiare, o addirittura sprofondare in un sonno profondo.

Quello che vado a citare è un classico articolo da Tuttologo dell'Estate, di quelli convinti che la soluzione di tutti i mali sia facilmente a portata di mano: pochi e utili consigli che darebbero subito l'idea che qualcosa stia veramente per cambiare nella scuola italiana. Un articolo tenerello, un po' naif, che ricorda irresistibilmente i primi proclami della ministra Gelmini quando sembrava convinta che la soluzione di tutti i problemi della scuola fossero... i grembiulini. No, non quelli massonici, proprio quelli roisa e celesti dei bei tempi andati. In seguito passò ad auspicare divise per gli studenti, poi lasciò perdere (ma i tagli ai finanziamenti no, quelli non li lasciò perdere, e ci regalò una disastrosa riforma delle scuole superiori. Ma questi son dettagli).
Il primo, essenziale segnale sarebbe architettonico. Levare i container? Costruire scuole a basso consumo energetico? No, qualcosa di ben più essenziale: rimettere la pedana delle cattedre in modo che la cattedra dove siede l'insegnante sia di poche decine di centimetri sopra il livello al quale siedono gli alunni, perché il rapporto pedagogico non può essere costruito che su una differenza strutturale e non può implicare alcuna forma di eguaglianza tra docente e allievo.
Il secondo punto riguarda la "reintroduzione" dell'obbligo per ogni classe di ogni ordine e grado di alzarsi in piedi in segno di rispetto (e di buona educazione) all'ingresso nell'aula del docente.
Questo è senz'altro un punto molto interessante (anche se scarsamente applicabile alle materne, dove corre voce che non sia facilissimo convincere un intero gruppo di bambini a fare la stessa cosa nello stesso momento tutti insieme), e non solo perché buona parte dei regolamenti scolastici prevede per l'appunto qualcosa del genere, ma anche e soprattutto perché implica... che l'insegnante non sia padrone in classe sua ma debba attenersi pedissequamente a quel che dice il regolamento. Cosa palesemente impossibile da ottenersi  ma anche assai autoritaria da chiedere. L'insegnante insomma dovrebbe mostrare di essere superiore gerarchicamente ai suoi alunni, e per farlo dovrebbe regolarsi come sembra opportuno a Ernesto Galli Della Loggia, che chiaramente ne sa molto più di chiunque altro.
Buon uomo, è la mia classe. Se mi interessa che si alzino in piedi li farò alzare quando entro (qualcuno lo fa, e anzi ci tiene molto). E se non mi interessa li farò stare seduti (come preferisce qualcuno per paura di incidenti) oppure lascerò che facciano il cazzo che gli pare perché che si alzino o non si alzino poco mi cale e magari mi interessano di più altre cose. Esiste la libertà didattica, è tutelata da apposito articolo della Costituzione, nessuno può intromettersi su come imposto il rapporto con la classe. Li voglio confidenti? Li voglio formali? Li voglio amichevoli? Li voglio rilassati? Dipende dalla classe, dalla materia, dalla lezione che voglio fare e anche da come mi gira. 
Piccole cose senza importanza, certo. Ancor più piccola è la modifica suggerita al punto 4: Cancellazione di ogni misura legislativa o regolamentare che preveda un qualunque ruolo delle famiglie o delle loro rappresentanze nell'istituzione scolastica, eliminando tutta l'impalcatura dei decreti delegati nel corso di un paio di mesi estivi (perché tutto ciò andrebbe fatto entro il primo Settembre, nientemeno). Facilissimo da attuare, senza dubbio. Ecchissenefrega se tutta la didattica del primo ciclo ruota intorno alla presenza delle famiglie e alla collaborazione tra le famiglie e la scuola?
Dettagli, solo dettagli insignificanti. L'insegnante ha da recuperare il suo ruolo, gli piaccia o no, e deve essere esattamente il ruolo che ha stabilito monsignor Della Loggia.
Che evidentemente nella legislazione scolastica non è molto ferrato.

Vabbé, a modo suo è un articolo divertente. Chi vuole può leggerlo e farsi quattro risate, ho postato anche il link. Chi ha tempo da passare sotto l'ombrellone può anche mettersi a commentarlo - dopotutto siamo ormai molto vicini all'estate.
Ma speriamo che il nuovo ministro si occupi di qualcosa di più serio, se proprio decide di occuparsi di scuola come prevederebbe il suo dicastero e lasci perdere gli articoli dei tuttologi, se sono tutti di questo livello.


5 commenti:

minty ha detto...

Mia madre è una di quelle convinte che "la rovina della scuola è iniziata quando i genitori hanno avuto la possibilità di metterci becco". Ma so che quando lo dice pensa a tutti quei casi in cui il rapporto genitore-insegnante è davvero orientato male (genitori che credono di sapere meglio degli insegnanti come si insegna; che minano per primi l'autorità degli insegnanti di fronte ai figli; che se ne fregano se il pargolo impara o meno qualcosa, basta che insufficienze e compiti non intralcino la sua vita; ecc.).
Io credo che sia preziosa la collaborazione scuola-famiglia allo scopo di migliorare l'esperienza formativa dei ragazzi. Però un modo per arginare certe derive prima o poi lo si dovrà trovare.

Aneddoto.
Non chiedetemi come un registro di classe sia finito, bello aperto e squadernato sotto i miei occhi di perfetto estraneo (non c'entravo nulla con quella scuola e non avevo parenti iscritti lì), in orario non scolastico e in un momento in cui i materiali ufficiali della scuola avrebbero dovuto essere sotto chiave in luogo sicuro. Credetemi sul fatto che sia successo e procediamo.
Scuola media della mia città, qualche anno fa. Entro in un'aula e trovo il registro di classe abbandonato sulla cattedra, aperto. Mentre mi accingo a chiuderlo e a trovargli un posto sicuro, ma non troppo imboscato per dare modo a chi di dovere di ritrovarlo il giorno dopo, mi cade l'occhio su due annotazioni:

Giorno X. Nello spazio apposito un'insegnante ha annotato "Data una nota all'alunno XYZ perché sorpreso a rivolgere parole ingiuriose alla compagna TiziaCaia" (o qualcosa di simile)
Giorno X+1. Lo stesso insegnante scrive "Il padre di XYZ rifiuta di firmare la nota perché non ci sono prove della colpevolezza del figlio ed è la mia parola contro la sua"

Ecco. Non voglio aggiungere banalità da vecchia barbogia tipo "ai miei tempi, mio padre..." ecc. Dico solo che ancora oggi, quando si parla di problemi della scuola, ripenso (anche) a quel registro, e due idee mi vengono... :P

Pellegrina ha detto...

https://www.raiplayradio.it/audio/2018/05/Sotto-la-cattedra-65f177f9-bd40-4b5d-a8e5-e28b008f39e6.html
qui il buon uomo con contraddittorio.
La parte più sublime: "In cosa le famiglie possono interloquire sulla scuola? Non sanno niente."
Ecco, appunto, però lui invece può. In base a quali studi lo sa solo lui.
Soffocante.

Murasaki ha detto...

@Minty:
E qui amdrebbe saputo se il fatto è semplicemente riportato, e se ne prende atto, o se la controfirma del genitore ha per wuella scuola un valore effettivo e può mettere in seconda linea il rapporto del docente. Tenderei a pensare alla prima possibilità, ma ogni scuola ha le sue regole.
Ad ogni modo in questo momento, giusto o sbagliato che sia, la scuola fino a tutte le medie comprese è strutturata (anche) sulla partecipazione dei genitori, non puoi dire ai genitori "Evanesco!", farli sparire e pensare che non si creino scompensi anche piuttosto seri nel meccanismo.
Certamente ci sono dei genitori che sono dei grandissimi impiastri (e spesso proprio per questo vale la pena di conoscerli); ma i problemi con i genitori si creano soprattutto in presenza di una dirigenza che si lascia spaventare troppo facilmente da loro. Il compito dell'insegnante a quel punto diventa più difficle perché il Dirigente interverrà regolarmente per chiedere di alzare i voti, di non contrariare eccetera, e rimettere almsuo posto un Dirigente per molti insegnanti è problematico - per molti è difficile anche contraddire un genitore o non mettersi automaticamente sulla difensiva anche solo perché non sopportano il fatto di dover contrariare qualcuno.
Di fatto, le famiglie hanno molto meno potere di quel che si crede... quando non gli viene dato per inerzia o per paura di fantomatici ricorsi. In effetti, molto spesso basterebbe non filarseli più di tanto (anche se è opportuno starli comunque a sentire, almeno le prime volte, perché possono darti molte informazioni preziose)

@Pellegrina:
Infatti: spieghi che conosci la scuola perché hai dei figli che la frequentano... e siccome la conosci sai che i genitori non dobrebbero averci s che fare. Ma se davvero lo pensassi staresti zitto.
Tra l'altro, mi hanno informato, alle superiori le pedane delle cattedre ci sono ancora.
Alle elementari no, certo: praticamente hanno abolito l'idea stessa di cattedre e l'insegnante per lo più lavora "nel cerchio", dove siamo tutti pari grado. Se li mandi sulla pedanina, i maestri di oggi ti vanno in crisi perché sono abituati a lavorare in modo completamente diverso da un professore di liceo - il che ha pure un senso, considerando che si tratta di materiale umano molto diverso da maneggiare.

minty ha detto...

@Murasaki
Purtroppo ho amiche insegnanti che si sono trovate proprio alle prese con i dirigenti del tipo che tu descrivi. Dopodiché è un ben brutto lavorare...
Tra l'altro, è notizia di oggi dell'ennesima aggressione fisica a un professore ad opera di genitori come reazione alla bocciatura del figlio. Vabbè...

Non so che superiori abbia sperimentato tu. Nella mia città non mi pare che le cattedre abbiano la pedana (di sicuro non le hanno nel liceo da me frequentato. Ma non l'ho mai sentito dire neanche da amici/parenti/ecc. che hanno frequentato gli altri istituti della città) O_o

Murasaki ha detto...

Al mio liceo le pedane con la cattedra c'erano, anche se i nostri sciagurati e molli professori ne vanificavano il vantaggio interrogandoci da posto, comodamente seduti (che poi, se c'era da darci quattro o tre ce lo davano senza farsi problemi) - ma è roba di quarant'anni fa. So che di pedane ce ne sono ancora, ma forse non nelle scuole costruite più di recente.
Quanto ai genitori che picchiano o cercano di picchiare i docenti, immagino siano casi isolati che in certi periodi va di moda enfatizzare, ma secondo me il fenomeno meriterebbe una analisi un po' più accurata di "al giorno d'oggi i genitori sono davvero troppo invasivi" perché, singoli casi di alienazione a parte, mi viene più da pensare a un ambiente violento anche ad altri livelli.