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mercoledì 13 giugno 2018

La rilassante fine dell'anno scolastico della prof. Murasaki (parte prima)

Murasaki e i suoi colleghi in versione castori, mentre svolgono gli adempimenti di fine anno 

Il certificato dell'ospedale scadeva il 28 Maggio e io ero ancora debole come uno straccetto centrifugato senza pietà, ma anche stufa sin nelle barbe di starmene a letto a leggere e a coltivare la mia raffinata vita interiore. Soprattutto, sospettavo che debole come uno straccetto sarei rimasta ancora a lungo se non mi davo una mossa.
Così ho spiegato al medico che volevo tornare a scuola, punto e basta.
"Ma non le converrebbe, visto che l'anno scolastico sta finendo..."
"NO"
"Beh, se non ci sono riunioni troppo lunghe o faticose e proprio lo desidera, forse si potrebbe..."
Ho sorvolato pudicamente su quel che è di solito la fine dell'anno scolastico. Per la verità avevo messo in conto solo gli scrutini e... ehm... qualche piccolo adempimento con la mia Terza. Niente di che, solo due prove scritte di italiano e un compito di storia da correggere a tamburo battente, la seconda guerra mondiale da finire con un piccolo aggancio alla Guerra Fredda, l'India e relativa indipendenza e le proposizioni causali, finali e temporali. Ma insomma, se li scrutinavo dovevo pur avere una qualche idea sul loro livello, giusto? Senza contare che in mia assenza la supplente aveva sì interrogato, ma ahimé, come fanno spesso le supplenti alle prime armi aveva interrogato principalmente i più bravi, che di voti disponevano già in buon numero. Mi erano poi arrivate voci (non so quanto fondate) che la classe avrebbe preferito avere me a fargli l'esame, e da brava insegnante di Lettere territoriale queste voci le avevo prontamente prese per oro colato*.
La cruda verità, lo ammetto senza remore, è che per me il Grande Esame Finale ha un valore abbastanza simile a quello che ha per i ragazzi: una sorta di Sigillo Rituale che chiude una fase importante, e non volevo perdermelo.

Così Martedì 29 sono tornata a scuola, cercando di ignorare gli sguardi compassionevoli di colleghi e custodi nei cui occhi c'era scritto a chiare lettere "Ma restare ancora un po' a casa a riposarti no, visto che è chiaro che tieni l'anima coi denti?".
Il primo giorno ho retto bene - del resto erano solo due ore.
Il secondo giorno è stato più faticoso, ma alla quarta ora le prime facevano la Caccia al Tesoro e le colleghe mi hanno fatto restare in Sala Insegnanti (dove mi sono prontamente spalmata sul mio amico divano dove sempre più di frequente stazionavo prima del crollo di Aprile).
Giovedì l'ho sbarcato con il primo dei tre scritti - una prova di comprensione del testo che prevedeva un buon tre quarti d'ora di lettura da parte mia, e verso la metà mi sono seriamente domandata se ce l'avrei fatta a leggere a voce alta tutto il testo. Ma ce l'ho fatta.
Venerdì ero decisamente stanchina, ma mi confortava il pensiero di un bel fine settimana di tutto riposo; quand'ecco apparire Matematica con due bei pacchi di fogli.
"Ci sono i Giudizi di fine anno e le Competenze da inserire sul registro elettronico. Li abbiamo fatti ai prescrutini, quando tu ancora non c'eri".
"(GULP) ehm... d'accordo, ma non potevate darmeli la settimana scorsa quando ero a casa, così li inserivo un po' per giorno?"
"No, non potevamo perché in Segreteria ancora non avevano sistemato il portale in modo da poterli inserire. Perciò li abbiamo fatti a mano, e i giudizi vanno anche abbastanza sistemati perché sembra che la griglia non funzioni molto bene".
Stabilito che ero tornata a scuola perché l'avevo voluto io e non perché qualcuno mi ci avesse obbligato, ho preso docilmente i due pacchi di fogli.
Alla sesta e ultima ora di Venerdì avevo la Terza Delirante, dove faccio solo due ore di Geografia. In verità ero un po' preoccupata perché lì il programma era praticamente finito e avevo solo una piccola interrogazione da fare, e alla sesta ora tenere buona la Terza Delirante non era affare di poco conto. Ma è stata la stessa medesima Terza Delirante a trarmi d'impaccio, perché nel secondo intervallo due di loro si sono fatti beccare da Arte mentre sfogliavano allegramente il suo album personale di disegni pescato allegramente dalla sua borsa personale che aveva lasciato chiusa in classe - dal che era seguito un grande incidente diplomatico con relativa chiamata alle famiglie.
"Scusatemi" ho chiesto appena entrata in classe "Ma come vi è saltato in mente di fare una cosa del genere?".
"Mah, così, eravamo curiosi di vedere cosa disegnava l'insegnante..."
"Bene. Anch'io sono molto curiosa di sapere che cosa fa Serendipity** a casa nella sua vita privata. Vi sembrerebbe giusto da parte mia che per saperlo andassi a casa sua a frugare nelle sue cose? O non trovereste invece sensato da parte mia che mi facessi la tradizionale teglia di cavoli miei, tenendomi la mia curiosità e provando a conviverci?"
Sono poi passata a spiegargli che, come gli insegnanti non avevano diritto a frugare nelle cose degli alunni, altrettanto gli alunni non avevano il diritto di aprire le borse degli insegnanti. I due colpevoli in verità avevano l'aria abbastanza contrita (anche perché erano quasi due ore che sentivano gente che batteva e ribatteva su quel tasto), così è rimasto tempo più che sufficiente anche per fare l'interrogazione prevista, che non è nemmeno andata male.
Una voltata portata giù la classe all'uscita ho aspettato che varcassero il cancello, come da regolamento, poi mi sono voltata verso la VicePreside e ho scosso la testa segnando il pollice verso - dal mio punto di vista segnalando così che ritenevo la Terza Demenziale un caso senza speranza. Ma lei premurosa è acciorsa subito al mio fianco "Ti senti male?".
Una volta chiarito l'equivoco sono passata dal bagno, e ho visto che la poverina non aveva torto: sembravo proprio la morte in vacanza e vedendomi scuotere la testa e agitare il pollice verso dedurne che mi dichiarassi a pezzi ci stava tutto. Non c'era motivo che mi scomodassi a rimproverare i ragazzi, bastava che li obbligassi a guardarmi e l'effetto memento mori era garantito.
Beh, un po' stanca ero (parecchio stanca, diciamo la verità) ma non mi sentivo particolarmente a terra. Comunque, appena arrivata a casa, mi sono spalmata sul letto e ho dormito per un buon mezzo pomeriggio e poi attaccato un audiolibro.

La mattina dopo è cominciato il mio bel fine settimana di riposo. Una volta corrette le verifiche (dove ho avuto modo di constatare che la mia adorata Terza aveva mantenuto in mia assenza gli stessi errori di ortografia e di sintassi, lo stesso strenuo disprezzo per la punteggiatura e la stessa tendenza a sorvolare sui dettagli con cui l'avevo lasciata agli inizi di Aprile) mi sono infine dedicata ai cosiddetti Giudizi Globali, ovvero una pratica con cui la legge sulla Buona Scuola ha riesumato l'uso pre-Gelmini di formulare per ogni quadrimestre un giudizio complessivo sul progresso didattico dell'alunno, il suo metodo di studio, la sua preparazione complessiva e altre informazioni non irrilevanti. Il Consiglio di Classe li compila aiutandosi con una griglia di formule, poi il coordinatore li riscrive. A suo tempo venivano copiati a mano sulle schede il giorno degli scrutini dagli insegnanti, un po' per uno. Non voglio dire che fossero la parte che preferivo del mio lavoro, ma non mi è dispiaciuto vederli ritornare perché è un modo piuttosto onesto per fare una specie di riepilogo collettivo sul singolo alunno.
La griglia su cui ha lavorato il Consiglio era piuttosto buona; in compenso chi aveva impostato l'editing su Argo doveva essere ubriaco o afflitto da febbre terzana perché impostando la versione precompilata veniva fuori una roba improponibile e pure sgrammaticata; così, armata di tanta pazienza e dedizione ho passato una buona parte del pomeriggio a fare editing su un testo scritto a caratteri minuscoli tirandone fuori se non altro dei discorsi non del tutto incompatibili con un italiano corretto. 

Di Domenica mi sono invece dedicata alle Competenze, ovvero quelle valutazioni dall'aria un po' misteriosa dove spieghiamo come funzionano i ragazzi sul piano dell'identità sociale, del rapporto con gli altri, dello spirito di iniziativa e di una infinità di altre cose. Rispetto a due anni fa sono diventate una roba quasi comprensibile e si sono anche ridotte di numero; in compenso richiedono un rituale piuttosto complesso: prima le calcoli in lettere (da A, la maggiore, a D) poi nel programma devi inserire un numero (A=1, B=2 eccetera) e ti corrisponde un aggettivo (4=di base, 3=iniziale eccetera) e insomma cambi tipo di codice un gran numero di volte e se ti distrai o devi interromperti per qualche motivo ti ci vuole un po' per rientrare nel meccanismo. Così anche lì se n'è andato mezzo pomeriggio. 
Il rimanente della giornata è stato dedicato a rivedere i programmi e soprattutto scrivere le relazioni di fine anno. Così, al termine del mio fine settimana di Corroborante Riposo, tornare a scuola a fare lezione mi è sembrato piuttosto riposante.

*se tra chi passa di qua c'è qualche lettore di Nero Wolfe, forse ricorderà quella scena in cui, dopo essere stato costretto ad allontanarsi per qualche settimana da casa cercava di convincere almeno sé stesso che le orchidee avevano sentito la sua mancanza...
**per l'esempio ho volutamente scelto uno dei pochissimi alunni di quella classe che in tre anni aveva sempre dato prova di atteggiamento equilibrato e ragionevole e che quindi avrebbe accettato senza scomporsi di fare da cavia per l'esempio.

4 commenti:

pensierini ha detto...

1) Sono sicura che *hanno* effettivamente sentito la tua mancanza. Essere sostanzialmente sulla stessa barca fa questo effetto... :-) Cerchi alleati, ecco, anche dove la logica ti direbbe che non ci sono.
2) La fine d'anno è faticosissima per tutti, anche per i forzuti dentro. Se poi, per qualche motivo, sei pure fragilina, può essere annientante. Roba da spalmarsi sul divano inebetiti davanti alla tv.

melchisedec mel ha detto...

Noto che alle medie il lavoro del docente è assai massacrante sul piano burocratico. Meglio in classe! 😃 Buona conclusione!

Murasaki ha detto...

@ Pensierini:
D'accordissimo su entrambi i punti: del resto sappiamo tutti che la sindrome di Stoccolma non perdona!

@ Mel:
Pensa che mi ero fatta l'idea che fosse peggio alle superiori.
In realtà, il vero problema dellescartoffie di fine anno è, appunto, che arrivano a fine anno, quando sei stanco sin nelle barbe. E d'altra parte non avrebbe molto senso farle PRIMA della fine dell'anno...

pensierini ha detto...

No, non perdona. :-)