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martedì 4 luglio 2017

Haeretica - Sul colloquio dell'esame: Vai dove il sentiero non c'è ancora, come dice Emerson


"Non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c'è ancora e lascia dietro di te una traccia" (Ralph Waldo Emerson)

L'esame di stato a conclusione del primo ciclo di studi (detto tra i comuni mortali esame delle medie) è in questi anni il primo esame scolastico affrontato dall'italico fanciullo. Personalmente depreco molto il fatto che sia stato abolito l'esame delle elementari, che costituirebbe un precedente e conforterebbe le creature ricordando loro che già una volta sono sopravvissuti a un esame e dunque ragionevolmente riusciranno a sopravvivere anche a questo, oltre a dargli una certa dimestichezza con i rituali da esame scolastico e soprattutto la paura e l'ansia che si provano in tali circostanze.
Chi insegna alle medie impara ben presto che l'esame è una strana pietra di paragone che produce risultati insoliti: ci sono alunni che sotto tensione rendono di più, fino a rivelare doti e conoscenze che nemmeno loro sapevano di avere, mentre altri all'esame si afflosciano come lattughe tenute troppo fuori dal frigorifero e finiscono col rendere molto meno di quel che sapevano durante le normali lezioni. 
Un po' di esperienza per l'alunno sarebbe dunque importante, perché chi beneficia degli effetti dell'adrenalina impara ad arrivare ben carico, mentre chi sa che rischia di spaventarsi ha modo per imparare a gestire la paura e a limitare i danni (ma non è detto che gestire la paura serva solo a "limitare i danni": la paura può essere un importante risorsa, e se si riesce a cambiarle segno può persino diventare la tua migliore alleata e portarti nel gruppo di chi sotto tensione rende meglio che in circostanze normali).

Tutto questo vale particolarmente per il Colloquio Orale, che all'apparenza non è niente di che. Si tratta però per quasi tutti della prova più difficile: una lunga chiacchierata che tocca anche materie dove le interrogazioni sono rare e che avviene alla presenza di tutti gli insegnanti della commissione.
Con gli anni mi sono convinta che proprio il Colloquio è la parte più nuova per l'alunno e per certi versi la più importante - non per il voto (perché detto Colloquio incide solo per un settimo sulla valutazione complessiva) quanto per l'esperienza del colloquio in sé: un colloquio ben preparato e ben svolto è un bel ricordo, rafforza l'autostima e lascia una piacevole traccia di sicurezza, mentre un colloquio stento e inciampicato lascerà nel ricordo una traccia negativa anche in un esame brillante e concluso con un bel voto, magari anche meritatissimo.
Insomma, secondo me l'Esame è un importante Rito di Passaggio e il Colloquio è il momento più importante di questo Rito. Occorre dunque che l'insegnante (soprattutto quello di Lettere che ha tre materie, soprattutto quello che è il coordinatore, e dio abbia pietà dell'alunno che vede rinchiusi in un solo individuo Insegnante di Lettere e Coordinatore - che è in realtà la delle combinazione più probabile e quasi inevitabile) cerchi di procurare le circostanze opportune perché questo colloquio riesca al meglio possibile.
Come fare per raggiungere questo scopo?
Ah, saperlo, saperlo.

Alcuni insegnanti si industriano molto per curare i colloqui dei loro alunni: preparano liste di argomenti e di tematiche, forniscono documenti, controllano accuratamente i percorsi, correggono le cosiddette "tesine" e arrivano al virtuosismo di risentire più e più volte i percorsi fuori dall'orario scolastico, in lunghi rientri pomeridiano o addirittura in sedute a casa propria, con tanto di succhi di frutta e pasticcini. Vogliono insomma avere il perfetto controllo della situazione.
Io invece vorrei che il controllo lo avessero loro
Con l'andare degli anni, dopo avere chiesto, letto e corretto un bel po' di ricerche - che a un certo punto hanno cambiato nome e sono diventate tesine (le sedute pomeridiane di revisione del percorso le ho sempre scansate come la peste) ho allentato sempre più la corda fino a sciogliere del tutto il cappio.
Ho finito per abbracciare la scuola di pensiero che durante l'anno si fa il programma, e che quando arrivo all'esame vorrei sentire qualcosa di diverso. Ho notato, tra l'altro, che anche al resto della Commissione non dispiace affatto essere sorpresa con effetti speciali - specie a quegli insegnanti che hanno materie da due ore e che si sciroppano i colloqui di tre classi tre e alla fine sono leggermente stufi della prima guerra mondiale collegata con le poesie di Ungaretti e il Giappone che si collega con la seconda guerra mondiale e l'energia atomica.

Le regole che seguo quando sono coordinatore oltre che insegnante di Lettere sono poche e semplici.
Prima regola: ogni insegnante fa repubblica a sé e chiede quel che vuole; e se vuole chiedere un argomento a sua scelta dal programma faccia pure, avrà i suoi motivi.
Seconda regola: tutti devono portare un argomento di Italiano, ma lo diranno solo se così gli aggrada perché in fondo Italiano ha già una prova scritta (ancora fino a quest'anno due, considerando l'Invalsi, che pare che dall'anno prossimo uscirà dall'esame).
Terza regola: un buon percorso cura tutte le materie, non solo quelle "importanti", e guai se non le cura a dovere.
Quarta e più importante regola: il colloquio va curato come un fiore e innaffiato e nutrito con cura. Da chi lo prepara, però.
Durante l'anno interrogo tutti per il lungo e per il largo, su argomenti dati e su argomenti a loro scelta. Li incoraggio (beh, incoraggio... gli ordino) di preparare ricerche individuali, possibilmente con slide. Correggo le slide, li frusto se ci mettono troppe parole, li frusto se non ci mettono quelle giuste, li tengo in ginocchio sul granturco e financo sui chiodi se non scelgono delle belle carte geografiche, li lodo senza ritegno se scelgono delle belle immagini, appariscenti e originali eccetera eccetera). Gli ricordo che portare un percorso con le slide vuol dire tenere il colloquio dalla parte del manico perché la Commissione di solito non interviene su un percorso che scivola via nel modo giusto. Critico l'esposizione senza pietà se non è buona (beh, quello lo faccio dal primo anno, in effetti).
E li incoraggio a scegliersi un tema portante che gli piaccia e gli stia a cuore: romanzi, film, autori, personaggi particolari, temi insoliti. Li incoraggio a stupirci con effetti speciali.
Se richiesta, do consigli e suggerimenti per i collegamenti o i testi, ma gli ricordo che possono anche non collegare un accidente di niente perché è un loro argomento: la legge dice che i collegamenti possono essere anche dettati dal semplice interesse personale - o meglio, se letta nel modo giusto la legge può essere anche interpretata così.
E mi raccomando che espongano il loro percorso a qualcuno, per allenarsi - e si sa che il Qualcuno di solito è la sventurata famiglia di turno, si capisce - ma la famiglia in quel caso sa che è il suo turno di ballare e balla.
C'è il rischio che la famiglia intervenga nel percorso?
Sì, c'è il rischio, ma è molto contenuto - e secondo me è comunque meglio che intervenga la famiglia piuttosto che l'insegnante di Lettere coordinatore; in secondo luogo, non è detto che la famiglia intervenga altro che non con blandi suggerimenti del tipo "qua non si capisce niente" oppure "ripeti meglio, che così non funziona". Qualcuno prepara alla prole il percorso d'esame punto per punto, ma sono casi rari e se a quattordici anni il figlio o la figlia non sono ancora riusciti a sbatterli a pedate fuori dalla stanza per lavorare in pace per conto proprio, allora il problema è senz'altro grave ma ormai non più di pertinenza degli insegnanti delle medie.
Spiego ripetutamente alle famiglie che il Colloquio è la prima occasione in cui l'alunno decide come organizzarsi, ed è importante che decida da solo. Le famiglie non si mostrano particolarmente turbate da questa possibilità, perché perfino le più protettive hanno ormai dovuto accettare il fatto che i loro figli sono molto, molto disponibili a cercare di fare da soli.
Siccome si tratta di un colloquio orale può tranquillamente avvenire in totale assenza di qualcosa di scritto. Questo è un concetto più difficile da assorbire, soprattutto da parte di quegli alunni che hanno raccattato la tesina del cugino Adalberto su Manzoni e quella del fratello dell'amico del vicino di casa sulla prima guerra mondiale e non hanno ancora capito che, oltre che farle vedere al professore di turno, devono anche studiarle per saperle esporre (alcuni non riescono mai a fare questo salto di qualità e al colloquio cercano di leggere dal testo o roba del genere, ma si tratta di casi molto rari e che difficilmente si sono messi in luce durante il triennio altro che per la loro ferma determinazione a non fare un accidente di nulla, e la Commissione arriva moralmente già preparata a sentirli fare uno schifo di colloquio - il che puntualmente avviene). In molti comunque si presentano negli ultimi giorni con grande diligenza con le loro tesine* dando per scontato che sia mio dovere correggergliele, e naturalmente gliele correggo senza batter ciglio e con gran cura, mentre altri chiedono se sono obbligati a portarmele dando per scontato che sì, sono obbligati, e in quel caso rispondo che facciano come meglio credono e non c'è nessun problema se non me la portano - un invito, questo, che qualche volta qualcuno raccoglie; e collaboro volentieri a consigli per l'elaborazione del percorso, se richiesta, oltre naturalmente a rassicurare chi porta un tema insolito. Anzi, in quel caso li assicuro che un argomento insolito è sempre graditissimo (e lo è).
E lavorando all'argomento insolito che però ha suscitato il loro interesse, capita spesso che i candidati scoprano un sacco di cose che non sapevano di sapere né di pensare né di capire.

In realtà la cosa più importante che faccio durante l'anno è proprio quella di interrogarli: perché non tutte le materie hanno il tempo, la possibilità o anche gli argomenti per produrre una bella interrogazione in piena regola, ma Storia e Geografia sì, se l'insegnante ha cura di sfuggire alle sirene incantatrici delle verifiche a crocette e delle interrogazioni sempre programmate. Se si parte dal principio che interrogare necesse est il tempo per interrogare si trova, anche se la classe è numerosa: non c'è solo l'Interrogazione Approfondita, ci sono anche le microinterrogazioni, le interrogazioni itineranti, le interrogazioni a tappeto e tante altre tecniche rapide e produttive, e chi sa impostare un esposizione in una materia impara (quasi) automaticamente a farlo anche nelle altre materie.
Ma i ragazzi sono interessati a fare un buon lavoro?
Sì, i ragazzi sono quasi sempre molto interessati a fare un buon lavoro. Anche a prescindere dal fatto che quasi nessuno è indifferente a fare un ignobile figura lunga trenta-quaranta minuti davanti all'intera Commissione, l'esame è un importante rito di passaggio e tutti vogliamo eseguire nel migliore dei modi i riti di passaggio, a quattordici anni come a novanta.

*una parola che personalmente odio, probabilmente perché non ci ho mai convissuto da alunna. Ho fatto ricercherelazioni e anche una fluviale tesi di laurea, ma le tesine le ho preparate solo per la SSIS, e con la SSIS non ho avuto quel che si dice un buon rapporto

8 commenti:

acquaforte ha detto...

I tuoi post sono sempre godibilissimi, sia che tu parli di scuola o di libri o di varie ed eventuali. Ma lasciami dire che questo è davvero speciale. Per come parli del tuo compito di insegnante, dei nostri e vostri ragazzi.
Per alcuni anni voi li guardate crescere, li studiate fuori dell'ambiente familiare, assecondate e correggete il loro cammino, portandoli ad affrontare il primo test importante della loro vita. Per molti siete il loro paracadute, per affrontare questo Rito di passaggio senza farsi male.
Un esame (a qualsiasi età e di qualsiasi tipo) significa mettersi in discussione, affrontare il giudizio altrui, misurare le proprie capacità, forzare i propri limiti.
Scegliere di "andare dove il sentiero non c'è ancora" mi trova d'accordissimo, e vale per tutte le età.

Pellegrina ha detto...

Cos'è un'interrogazione itinerante?
Fate un'uscita connessa al programma e durante quella interroghi?

Eva ha detto...

Che bella Prof che sei Murasaki....e mi ricordi tanto il mio prof di Lettere,nella passione per la Materia e nel rispetto della individualità dei ragazzi...
Io feci una tesina su "la storia della danza"....pensa te....
Grazie per quello che fai per questi ragazzi.

Murasaki ha detto...

@Pellegrina:
Niente di così traumatico, per fortuna dei poveretti!
Quando c'è un argomento lungo e voglio controllare che tutti gli abbiano dato almeno una scorsa faccio cominciare uno, poi dopo qualche minuto passo a un altro e così via. Alla fine ho una decina-dozzina di voti, e l'interrogazione è ITINERATA da un alunno all'altro ^_^

@Acquaforte e Eva:
Troppi complimenti, davvero!
Cercare di coltivare i nostri allievi come fossero fiori fa parte del nostro lavoro (anche in base alle nuove direttive ministeriali , che mi piacciono molto). Non tutti lo interpretano nello stesso modo, non tutti sono convinti che ci sono tante strade diverse per arrivare ad un buon risultato - ma io, che ho sempre fatto tutto "a modo mio", a volte trovandomene anche piuttosto bene, sono convinta che, a quattordici anni, tanti di loro abbiano una vasta serie di potenzialità che vanno al di là di quello che gli abbiamo insegnato, o tentato di insegnare - tutte cose che nella vita gli serviranno parecchio, e che prima di andare alle superiori è il momento di cominciare a scoprire. Così incoraggio volentieri i percorsi anarchici, che spesso sono anche molto interessanti, per loro come per noi, e ci permettono di imparare un sacco di cose :)

Eva ha detto...

Brava brava brava!!!Quando ce vole ce vole!!!!

pensierini ha detto...

Ma giusto, giusto, giusto!!! Due noterelle, a margine:

1) la sottoscritta die sami alle elementari ne ha fatti due, non solo uno! al termine del primo e del secondo ciclo, ovvero anche alla fine della seconda. Inutile dire che quello è stato il più ansiogeno in assoluto della mia vita, ricordo perfino che non ricordai la capitale della Bulgaria (Sofia, maledetta lei).

2) in ginocchio si sta sui ceci, prego, non sul granturco: l'effetto è assai più doloroso :-)

besos

Pellegrina ha detto...

Ah, pensavo che quelle fossero a tappeto!
Pero' mi era venuta l'idea di fare io un'interrogazione del genere (ma quando lavoro con degli studenti sono di tutt'altro tipo età valutazione e disciplina). Sono io a essere terribilerrima, allora.
Nel senso che se c'è una cosa che detesto è l'uscita modello viaggio organizzato.
bisogna fargli mettere le mani in pasta, se no non funziona, dormono in piedi, pure se sono umani fatti e finiti.

Se c'è una cosa che toglie l'ansia sono le prove ripetute. Il cervelletto impara a rendere automatica la reazione. Mica le fanno per caso i musicisti e gli attori! Certo qui le battute non sono proprio tutte già scritte :-).

Murasaki ha detto...

@Pensierini:
Anch'io ho fatto l'esame di seconda elementare, di cui non ricordo assolutamente NULLA al contrario di te (ma sono sicura che non avrei mai saputo la capitale della Bulgaria). E ammetto di non trovarlo irrinunciabile: d'accordo che gli esami non finiscono mai, ma farli cominciare a sette/otto anni, non so... Quello di quinta invece aveva un suo perché e venne affrontato da tutte noi (e dalle nostre stressatissime e competitivissime famiglie, ché ero in una scuola assai Bene) con grande consapevolezza e una certa, utile apprensione.

Sullo stare in ginocchio per punizione su qualcosa, ho sempre sentito citare sia i ceci che il granturco. Per mia buona sorte però sia io che i miei genitori (e credo perfino le nonne) non hanno mai avuto a che fare con sì barbara pratica, per cui si tratta di un modo di dire. Un alunno però quest'anno mi ha raccontato del nonno o bisnonno che, messo in ginocchio dietro la lavagna e sui ceci, ne aveva approfittato per mangiarsene un bel po', e tutti quanti lo abbiamo assai lodato . Col granturco non credo ci sia questa utile possibilità :)

@Pellegrina:
l'interrogazione a tappeto è un po' diversa: le domande hanno risposta piuttosto breve ma gli allievi sanno che ce ne sarà almeno una per tutti. La differenza, appunto, sta nel fatto che non una sola fibra del tappeto viene risparmiata!