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venerdì 16 ottobre 2015

Catastrofe 1914 - Max Hastings


Come ognun sa l'anno scorso ricorreva il centenario della prima guerra mondiale, dal che avvenne che grandissima copia di pubblicazioni e ripubblicazioni a ciò dedicate invase le librerie riempiendone gli scaffali, laddove di frequente io mi appropinquava consultando, spulciando e meditando ma senza mai addivenire ad alcun acquisto. Questo libro era troppo datato, questo troppo costoso, quello lo trovavo anche in biblioteca, quell'altro era troppo monografico... 
Giunse infine Dicembre e non mi ero ancora comprata nulla, e sì che se c'era un argomento di storia dove la mia preparazione era decisamente approssimativa era proprio la prima guerra mondiale, che per me era rimasta ferma al poco che ne avevo imparato dai vari manuali di storia... per le medie, perché quando frequentavo le scuole mi ero ingegnata in ogni modo per tenermene lontana. Per il resto la conoscevo assai alla lontana: la letteratura della prima guerra mondiale, Tolkien alla prima guerra mondiale, le nuove armi della prima guerra mondiale e, naturalmente, la scomodissima vita nelle trincee durante la prima guerra mondiale.
Infine un giorno mi presi per la collottola, mi imbucai nella libreria di paese (tutt'altro che sfornita) e giurai a me stessa che non ne sarei uscita senza aver acquistato un libro sulla prima guerra mondiale, bello o brutto che fosse.
Ne uscii con questo grosso tomo che costa 22 euro e che comprende 730 pagine in corpo piccolo di testo, più una settantina di pagine tra note e bibliografia. Era recentissimo, ma soprattutto aveva un taglio insolito: si occupava infatti solo del 1914.
Ora, perfino a me era noto che nella prima guerra mondiale a parte il primo anno non succedeva quasi niente fino alla fine, e con 730 pagine speravo che, se non altro, mi avrebbero spiegato come cazzo era cominciata la prima guerra mondiale, che non ero mai riuscita davvero a capirlo e tutti i manuali delle medie raccontano questa parte in modo molto confuso.
Tra una cosa e l'altra comunque il libro rimase in paziente attesa fino a quest'estate, quando infine l'ho saldamente addentato, scoprendo così di avere speso assai bene i miei soldi.

Si comincia con una premessa: le fonti sono state truccate a posteriori, perché nessun paese voleva essere accusato di aver cominciato o voluto la guerra; quindi pur essendo numerosissime, non sempre sono il massimo dell'attendibilità. D'altra parte l'autore non si è limitato alle fonti ufficiali e si è occupato anche delle cosiddette fonti minori, fra cui diari, memorie e lettere, incluse quelle dei poveri e comuni mortali (che spesso, ahimé, alla fine della guerra erano morti. Abbiamo dunque un quadro molto dettagliato non solo dei preparativi della guerra e dei primi, catastrofici mesi di guerra sui vari fronti, ma anche delle reazioni dell'opinione pubblica, perennemente affamata di notizie e perennemente nutrita con grandissime quantità di racconti privi della benché minima attendibilità, e della vita quotidiana in tempo di guerra tra i civili, sia quelli che vivevano in paesi dove la guerra non arrivò, sia di quelli che dalla guerra furono toccati senza alcun riguardo - e sull'immane quantità di profughi che le azioni di guerra causarono (di questi tempi, un tema molto attuale e che ci aiuta a ridimensionare le chiacchiere sulla Grandiosa Invasione che si sta riversando sull'Europa, quasi che i profughi che scappano dalla guerra li avessero inventati questa primavera e mai alcuna popolazione fosse stata costretta a muoversi da casa in condizioni decisamente scomode).
Abbiamo una lunga e dettagliata presentazione dei vari stati protagonisti, dove ho scoperto un sacco di cose: per esempio cos'è il famoso panslavismo, ovvero l'intenzione della Serbia di formare uno stato unitario che raccogliesse gli stati slavi della zona balcanica sotto la sua guida - e così in un colpo solo ho scoperto come mai alla Conferenza di Parigi avevano generato quel mostro singolare chiamato Jugoslavia e come mai negli anni 90 del secolo scorso la Serbia ha fatto il casino che ha fatto. Ho anche imparato che la Russia era in grande espansione economica (anche se poi il regime comunista ce l'ha raccontata molto diversamente) e che la Francia se la stava amorevolmente tirando su, armandola di tutto punto, operazione però che nel 1914 era appena avviata; che la Germania voleva fare la guerra ma che sperava che l'Austria fosse in condizioni migliori e che l'Inghilterra non aveva la benché minima intenzione di fare alcuna guerra ad alcuno stato europeo e cercò quanto più possibile di tenersene fuori, intervenendo solo quando i tedeschi invasero il Belgio, che era stato dichiarato neutrale e intoccabile pochi anni prima, neutralità di cui l'Inghilterra si era dichiarata garante. Infine ho scoperto che i tedeschi già allora erano convinti che gli slavi fossero una razza inferiore e che combattere contro di loro non poteva essere una cosa lunga o complicata (previsione che si rivelò del tutto campata in aria ma che non gli impedì di continuare a pensare che combattere contro gli slavi fosse affare di poco conto, con le conseguenze che sappiamo trent'anni dopo).
Cucchiaino su cucchiano, viene poi descritto il complesso meccanismo che avviò la guerra, in un gran rifrullo di trattative diplomatiche e colloqui più o meno segreti, ma dove probabilmente mancano qua e là un po' di tasselli.

E infine si arriva alla guerra vera e propria, dove l'unica popolazione che mostrò un parziale entusiasmo, ma solo all'inizio, fu la Germania. Tutti gli altri, checché ci facciano vedere nei documentari di propaganda, erano molto ma molto scontenti.
Tutti, dai soldati ai capi di stato maggiore, si ritrovarono a vivere una guerra completamente diversa dalle precedenti senza essere preparati. In pratica: le armi si erano assai evolute, nei quaranta e passa anni trascorsi dall'ultima guerra europea (la franco-prussiana), ma la strategia militare no, e in quei quarant'anni gli  eserciti europei avevano fatto pratica soprattutto nelle colonie, dove le guerre erano rimaste di tipo più tradizionale (e dove spesso si vinceva facile, in virtù di una notevole sproporzione di forze).
Nel 1914 un buon numero di eserciti armati fino ai denti con armi modernissime si affrontarono, e tutti avevano armi micidiali, scarsa pratica nell'usarle ed ufficiali educati alla vecchia guerra. C'era tanta cavalleria (intesa come corpi armati a cavallo), che contro i nuovi cannoni e mitraglie serviva il giusto. C'era tanta bella fanteria, che finiva spiaccicata in gran copia sotto i colpi dei cannoni nemici; c'erano ancora le belle divise colorate che permettevano subito di individuare i nemici (solo inglesi e tedeschi avevano divise di tipo moderno), e c'erano un sacco di capi di stato maggiore che prendevano regolarmente le decisoni sbagliate al momento sbagliato. I primi scontri si risolsero in infiniti massacri, con infinita quantità di cadaveri da rimuovere (e che di solito non venivano rimossi), i rifornimenti arrivavano poco e male, e i soldati molto spesso facevano la fame soprattutto perché le pur copiose provvigioni erano da un altra parte e non riuscivano a raggiungere le truppe in combattimento. Truppe digiune vagavano per giorni e giorni, talvolta sbagliando strada perché non avevano le mappe giuste o non le avevano affatto, talvolta cercando un nemico che non trovavano, talvolta trovando nemici che non erano previsti e sempre a corto di ordini e disposizioni. Per compassione verso lo stomaco di chi legge non parlerò di cosa succedeva, o meglio non succedeva ai feriti in assenza di soccorsi medici.
Anche le trincee arrivarono un po' per volta: occasionalmente certi soldati si scavavano delle buche per nascondersi dal fuoco nemico (un arte che molte truppe impararono solo un po' per volta, col metodo sperimentale) e lì restavano fino al momento dell'attacco da fare o da subire; del resto, restare esposti voleva dire condannarsi a morte sicura, e infatti tantissimi morirono. Solo in autunno, quando fu chiaro che la guerra sarebbe durata ancora molto, i fronti contrapposti affrontarono la questione in modo più sistematico e si rassegnarono a quell'orrore noto come "trincee", mentre le fabbriche dei vari paesi scoprirono che, oltre a immani e non previsti quantitativi di munizioni, occorreva fornire chilometri e chilometri di filo spinato di cui nessuno aveva pensato a dotare le truppe se non in dosi minime.
In quei primi mesi tutti gli stati maggiori fecero infiniti e gravissimi errori, mettendosi in un certo senso alla pari tra di loro - e infatti la guerra quasi subito entrò in una situazione di stallo, non perché le truppe non combattessero assai, con grandissimi sacrifici e dispendio di risorse, ma perché gli schieramenti erano equivalenti anche negli errori e nessuno riuscì a sfondare davvero un fronte avversario; del resto anche l'Italia, che entrò in guerra un anno dopo, fece esattamente gli stessi errori e si trovò intrappolata in una scomoda posizione di stallo esattamente come tutti gli altri (salvo l'esercito serbo che, dopo una buona e assai agguerrita partenza, venne sopraffatto per manifesta disparità di forze). Inoltre, nel corso di quasi tutta la guerra, gli stati maggiori ufficialmente alleati si considerarono con enorme diffidenza e disprezzo, ingegnandosi in tutti i modi di comunicare il meno possibile, e anche questo non fu senza conseguenze.

Il libro non scorre sempre bene: in certi punti ci si pianta senza speranza in mezzo al battaglione X che fa questo e alla divisione Y che fa quest'altro e si confondono gli ufficiali, i marescialli, i generali e tutti quanti. Le cifre ballano e si confondono, i numeri dei morti finiscono presto per perdere ogni significato - sono tanti, tanti, tanti. Le cartine geografiche sono microscopiche. Inoltre le truppe hanno la fastidiosa abitudine di avanzare, poi di retrocedere, poi di avanzare ancora e i loro nemici pure (e infatti a un certo punto tutti si fermano). Tutti avanzano prima nel caldo infernale, poi nel fango, sotto la pioggia, nelle paludi, nei fiumi. Una girandola di cavalli morti imperversa ovunque. Cadaveri, cadaveri dappertutto. Feriti... no, ho già detto che dei feriti non parlerò.
Del resto si sa che la Grande Guerra non è stata un pranzo di gala.

Comunque, nella gran parte delle pagine si procede bene e si capisce cosa succede, e se spesso succede un gran casino non è certo colpa dell'autore.
Ci vuole il suo tempo a leggerlo, ma ne vale senz'altro la pena.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro a tutti buone letture nel primo fine settimana davvero autunnale del 2015.

Dimenticavo: il titolo del libro è singolarmente azzeccato.

8 commenti:

acquaforte ha detto...

Leggendo la tua drammatica recensione (che fa venire seri dubbi sul perché e sul percome noi umani continuiamo a ritenerci civili) ho pensato alla grande Florence Nightingale e alle sue "scoperte " in fatto di ambiente, igiene ecc, in pace e in guerra. Ma tu, per compassione, non VUOI parlare dei feriti, in una guerra che avrebbe dovuto risentire dell'opera meritoria della Nightingale.
Non se ne parla, vero? Non credo che leggerò questo libro, continuerò a leggere i miei gialli rassicuranti, dove posso sempre pensare che la storia non è reale.

acquaforte ha detto...

Ah..., bellissimo il corvo reale appoggiato sull'elsa della spada. Le foto che posti sono una più bella dell'altra. Sempre.

dolcezzedimamma ha detto...

Lettura molto impegnativa, che in questo momento non potrei affrontare. Comunque me lo appunto. (concordo sulla bellezza delle immagini che posti)

Linda ha detto...

Avrei giusto giusto un regalo da fare ad una persona che lo apprezzerà assai....☺

Murasaki ha detto...

@acquaforte:
In realtà dei feriti il libro parla, sono io che mi rifiutom di scendere in particolari...
E l'opera di Florence Nightingale non è rimasta senza seguito, come si può vedere anche da "Addio alle armi" di Hemingway: ai tempi delle trincee le cose talvolta andavano meno disastrosamente. Ma in quei primi mesi le cose andarono diversamente, anche perché i numeri dei soccorsi e i numeri dei feriti erano molto diversi.
C'è poi da dire che, se proprio in occasione della prima guerra mondiale hanno inventato la figura del Milite Ignoto, c'è il suo perché - per tacere del fatto che i cimiteri di guerra della prima guerra mondiale sono conosciuti come OSSARI...
Quanto al motivo per cui ci riteniamo civili si potrebbe discuterne a lungo. Ma ancor di più, leggendo questo libro, ci si domanda come mai ci ostiniamo a definirci intelligenti.

Il corvo ringrazia sentitamente ^__^

@dolcezze:
Ecco, non è quel che si dice una lettura di svago. Non esattamente.

@Linda:
Murasaki, al vostro servizio ^__^ (inchino)

Eva ha detto...

io mi sono segnata questo libro, presentato su raistoria:
"trincee: confidenze di un fante" di Carlo Salsa 1924
Grazie per questa recensione e per aver scelto l'argomento.
Un saluto :-)

Murasaki ha detto...

Grazie del suggerimento, Eva. Mo' lo cerco, potrebbe servirmi in classe ^__^

Eva ha detto...

Prego è sempre un piacere!
Ciao