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domenica 16 marzo 2014

Noi leggiavamo un giorno per diletto

Paolo e Francesca di Edward Charles Hallé (1846-1914)

Al contrario di Manzoni, che non sempre suscita grandissimi entusiasmi al suo apparire alle medie né nei giovinetti né negli adulti, Dante è atteso con grande entusiasmo, almeno nella provincia di Firenze, a dispetto del fatto di essere molto più difficile.
Nei primi tempi della mia insegnantesca carriera, dopo accorta ponderazione, stabilii anzi che era troppo difficile e non aveva senso farlo in seconda media, e decisi senz'altro di non farlo. Tuttavia non sono mai riuscita non dico a mettere in pratica tale proposito, ma nemmeno ad annunciarlo: le seconde infatti non aspettano Dante in modo passivo, ma addirittura scalpitano per leggerlo e in nessun modo vogliono restare indietro rispetto alle altre seconde: 
"Prof, quando cominciamo Dante?".
"Prof, nelle altre seconde sono già arrivati al Purgatorio".
"Prof, perché non abbiamo ancora cominciato Dante?".
Insomma leggere Dante comporta un certo prestigio sociale, e lo vivono come un loro diritto.
Dunque faccio Dante come tutti i miei colleghi (e provaci, a non farlo).
Su un punto però sono rimasta irremovibile: facciamo Dante ma senza obbligo di impararlo a memoria, e in questo mi distinguo da buona parte dei miei colleghi. Davanti a una domanda esplicita rispondo che chi vuole è liberissimo di impararsi a memoria anche tutta la Commedia al completo, se così gli aggrada, e che sono disponibile a risentire su richiesta qualsiasi brano di Dante decidano di impararsi e anche a mettere un bel voto a premio dell'impegno di chi lo impara bene, ma che nessuno è minimamente obbligato a impararsi a memoria un bel nulla. Le reazioni davanti a questa mia presa di posizione  oscillano tra un certo sollievo e una certa delusione - e mi sembra di ricordare che qualcuno abbia effettivamente mandato a memoria qualcosa e abbia avuto il bel voto promesso, ma ho rimosso il tutto: non sono mai stata una grande sostenitrice dei testi imparati a memoria per obbligo.

E poi ci sono Paolo e Francesca. Sono assolutamente contraria a fare il brano su Paolo e Francesca alle medie: lo trovo troppo complesso, soprattutto per quell'enorme sostrato letterario che si porta dietro. Il prof. Blasio, in una delle sue rare lezioni, ci aveva spiegato in modo dettagliato e assai convincente come per Dante quell'episodio rappresentasse un passato letterario da lui superato ma che aveva appassionatamente amato e di come quindi quell'incontro lo commuovesse in modo particolare, e aveva fissato in modo indimenticabile nella mia mente i motivi per cui Paolo e Francesca erano all'Inferno e lì destinati a restare, e di come per loro quel passato letterario si fosse trasformato in una tragedia senza ritorno. Tutto ciò fu bello e giusto da parte sua e gliene sono grata - ma non è un tipo di insegnamento che si possa trasmettere ai giovinetti implumi di seconda media, del tutto digiuni di ogni strumento critico per seguire un discorso del genere, e anche, vista la loro tenera età, della possibilità direi fisica di seguire un ragionamento di tal fatta: per loro l'episodio di Paolo e Francesca è una bella storia d'amore, e la tragedia si limita al fatto che sono morti per quell'amore; e non si può pretendere che la vedano in altro modo o che si soffermino troppo sul fatto che quei due sono all'inferno e nell'inferno resteranno, e non per un disguido casuale o per colpa dei pregiudizi dell'epoca; anche perché nel frattempo c'è stato il romanticismo, che ha sdoganato l'episodio con un'interpretazione abbastanza diversa da quella che Dante aveva previsto, e dopo ancora ci sono state tutte le stratificazioni successive, compresi i Baci Perugina e Venditti, e una parte di quelle stratificazioni sono arrivate fino a loro per osmosi: quando arrivano a Paolo e Francesca sanno già in parte quel che vogliono sentire.
E detto questo, l'antologia che da cinque anni mi perseguita contiene l'episodio di Paolo e Francesca, e dunque mi tocca farlo (e provaci, anche soltanto ad accennare di sfuggita che non vuoi farlo!).

E allora lo faccio, e mentre lo faccio ho l'impressione di camminare sui vetri.
D'accordo, il sostrato letterario. Ma mica si potrà deludere una classe solo per un miserabile puntiglio letterario, no?
E poi chi sono io, per impedire che i miei alunni interpretino come gli pare quel brano, o un qualsiasi altro brano? Proprio io che sostengo che, una volta scritta, l'opera appartiene al lettore che ne farà l'uso che più troverà opportuno? Forse che i desideri di un'intera classe di giovinetti ansiosi dovranno piegarsi al mio vissuto di studente? Forse che anch'io non tentai di resistere all'interpretazione che il prof. Blasio ci scodellò, con grande dovizia di argomenti, per poi chinare il capo e rassegnarmi perché gli argomenti erano validi? Ma io avevo sedici anni e  adeguate conoscenze per rendermi conto che il prof. Blasio aveva ragione, loro no. E poi non sono al liceo, sono alle medie.

Tutto questo e molto altro mi frulla in testa mentre, in un silenzio irreale che e profondo che c'è solo quando in classe si legge Paolo e Francesca, tento con tutte le mie forze di recuperare quello stadio di innocenza e di Baci Perugina da cui il prof. Blasio mi strappò, e che in seguito è stato ulteriormente devastato  dalle tonnellate di testi medievali sui più svariati argomenti che mi hanno fornito  ulteriori strumenti e conoscenze. 
E quel silenzio non è l'usuale silenzio interessato, punteggiato spesso da domande e richieste di chiarimenti, che accompagna tutte le altre letture compresi gli altri brani di Dante: è il silenzio inquietante di una spugna che beve e di una classe in preda alle prime tempeste d'amore (a metà anno tutte le seconde sono così) e che trova, in quei versi d'amore di una forza tutta particolare, un faro che sembra guidare a un punto d'attracco.

Quest'anno comunque mi sono presa una piccola soddisfazione: prima del brano su Paolo e Francesca gli ho fatto leggere la fonte, ovvero il (lungo) passo del romanzo della Tavola Rotonda (versione Lancelot-Graal) in cui Galeotto fa la sua mediazione e Lancillotto e Ginevra scoprono quant'è bella la compagnia a quattro - così non ho perso tempo a spiegare chi era Galeotto.
E dopo la lettura Wasp ha chiesto: "Ma se loro si sono baciati per la prima volta leggendo la storia di Lancillotto e Ginevra, non è possibile che ci sia stata qualche coppia che si è baciata per la prima volta leggendo la storia di Paolo e Francesca che si baciavano?".
Considerando l'infinita serie di studenti delle superiori che studiano quel brano, e che spesso questi studenti studiano a coppie sì, direi che è senz'altro possibile.
In effetti sarebbe strano se non fosse mai successo.

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