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venerdì 18 ottobre 2013

Ellis Peters - Le indagini di fratello Cadfael


Nel 1977 Ellis Peters (che non si chiamava affatto Ellis Peters) scelse questo pseudonimo quando avviò la serie dei romanzi di fratello Cadfael. Ne scrisse 20, più una magra raccolta di tre racconti. A tagliare il nastro fu il romanzo che da noi è intitolato La bara d'argento (in inglese sarebbe invece Un gusto perverso per le ossa e tratta di quella che nel medioevo era una vera fissazione, ovvero la caccia e la traslazione delle sante reliquie, affrontata da molti religiosi con mirabile sprezzo del ridicolo e del buon senso). Nel 1994 la serie si chiuse con La penitenza di fratello Cadfael.
In Italia le indagini di fratello Cadfael cominciarono ad essere pubblicate solo negli anni 90, probabilmente sulla scorta del successo del film Il nome della rosa, dove l'investigatore è un frate francescano - e per molti anni tutte le copertine hanno disegnato un Cadfael in perfetta versione francescana, con mia somma indignazione.
Si tratta invece di un monaco benedettino, anche perché all'epoca di frate Cadfael l'ordine francescano era ancora ben di là da venire. Ma andiamo per ordine. 

Siamo in Inghilterra, negli anni della guerra civile che nel XII secolo contrappose per quasi vent'anni re Stefano e l'imperatrice Matilde. Per anni i rivali si batterono scorazzando in lungo e in largo per l'Inghilterra, con gran danno per la medesima ma senza riuscire a prevalere davvero uno sull'altro.
In una zona relativamente tranquilla, ma non certo immune da danni, vicino ai confini del Galles, sorge l'abbazia benedettina di Shrewsbury. Lì Cadfael ha pronunciato i voti monastici restando però frate (ovvero senza diventare sacerdote) dopo una variegata e tumultuosa esistenza da uomo d'armi che lo ha visto anche partecipare alla prima crociata. All'epoca dei romanzi, che si snodano nell'arco di circa sette anni, è intorno alla sessantina, felicemente monacato ormai da più di quindici anni; è l'abile erborista del monastero e prepara medicine per l'infermeria e l'ospedale dell'abbazia oltre a curare tutti coloro che vengono in cerca di aiuto. Su autorizzazione dell'abate fa anche visite a domicilio nel villaggio o nella città vicini.
Conosce dunque le erbe e i loro poteri curativi (ma anche i veleni, perché ogni medicina è anche un po' un veleno) e sul campo di battaglia ha imparato parecchio sulle ferite da freccia, da spada e da pugnale, oltre a molte nozioni di anatomia. Conosce anche il viver del mondo, fuori e dentro i monasteri. Inoltre è abituato a interrogarsi sul perché delle cose e si interessa all'umanità. Sì, insomma, è curioso. Infine ha un fedele alleato nello sceriffo della contea, cui è legato da salda amicizia e che lo aiuta (o gli chiede aiuto) nei casi più spinosi.

Durante il medioevo l'Inghilterra era una zona piuttosto prospera ma tranquillamente provinciale - il centro del mondo era altrove. I monaci dell'abbazia di Shrewsbury non sono i monaci perennemente sull'orlo di una crisi di nervi e nell'occhio del ciclone del Nome della Rosa, né i monaci avidi e insoddisfatti e del Decameron*. Serenamente adagiati nel loro angolo di periferia, lontano dai tumulti dottrinali e filosofici che infiammano e infiammeranno ancora a lungo Italia e Francia (e dei quali in un romanzo arriva l'eco lontana)  la loro unica preoccupazione è barcamenarsi tra quei due grandissimi impiastri di Stefano e Matilde cercando di limitare il danno per sé e per chi hanno intorno, soprattutto i poveri. Sono monaci paciosi e laboriosi, un po' pettegoli, talvolta timidi davanti al mondo esterno se hanno passato la loro vita nell'abbazia, spesso saggi e prudenti, qualche volta preda di tempeste strettamente personali ma sempre molto preoccupati del buon nome del monastero. 
I venti romanzi e i tre racconti inanellano misteri nella maggior parte strettamente medievali, la cui soluzione è legata agli intrighi della guerra civile, alla convivenza di leggi inglesi e gallesi e ai loro vari sistemi ereditari. Gli indizi vengono però elencati in modo chiaro ed esauriente e le spiegazioni sono sempre limpide. La suspense ci perde un po', in compenso il lettore non è mai disturbato da violenze gratuite o sfoggi di sangue e budella fini a sé stessi, nemmeno quando il colpevole viene infine scoperto: comprensione e decenza gli garantiscono sempre una fine rispettabile, talvolta anche la possibilità di rifarsi una vita: il dio di frate Cadfael e dello sceriffo Hugh (e dei due abati che si succedono nel corso degli anni) è misericordioso e garantista, oltre che giusto, e la vendetta non è tenuta in gran considerazione nel loro universo mentale. Abbondano anche le giovani coppie: quasi ogni romanzo ne unisce una, talvolta anche due. Enigmi, misteri e processi speziano la narrazione, ma non sono gli unici ingredienti su cui punta l'autrice: il vero fascino di queste storie è dato dal senso dello scorrere della vita quotidiana e dal piacere di ammirare le più tipiche situazioni medievali, letterarie e no: traslazioni di reliquie, pellegrinaggi, convegni diplomatici, assedi, fiere**, improvvise comparse di santi eremiti, parroci troppo rigorosi, signori feudali troppo arroganti***, novizi imprudenti, fanciulle in fuga, amori proibiti, monaci tormentati da colpe lontane, furti di cavalli, lettere da consegnare ad ogni costo, sacerdoti legittimamente sposati con prole****, figli illegittimi che convivono felicemente con i legittimi, falsi monaci e monaci travestiti da borghesi, candele e processioni, monasteri devastati, monasteri attaccati ma difesi con successo da abili monache e indomite badesse, cadaveri bloccati dentro blocchi di ghiaccio, visioni mistiche... e anche un miracolo. Che viene descritto, ma non spiegato (perché i miracoli non si spiegano, si vivono).

Non sono libri molto lunghi: un singolo romanzo riempie un fine settimana con qualche impegno o un raffreddore.
Consigliato alle anime sensibili che non amano le storie violente, e alle anime curiose che amano i romanzi storici ma non credono troppo ai Cattivi Veramente Cattivi. Anche a chi ama il medioevo, si capisce. Dai dodici anni in su.

Con questo post riapprodo felicemente ai Venerdì del Libro di Homemademamma - e prometto che la prossima settimana mi occuperò seriamente di Pinterest, relazioni scolastiche permettendo.

*che vivono comunque in un assai più inquieto XIV secolo
**da intendersi come "mercati stagionali", non come bestie feroci
***ma i più sono,ovviamente, bravissime persone e ottimi padri di famiglia
****anche loro, si capisce, spesso buoni padri di famiglia

3 commenti:

melchisedec mel ha detto...

Di questo genere mi attira molto l'aspetto descrittivo. Proverò a leggerne uno.

la povna ha detto...

Una delle letture preferite di mamma 'povna, che è una appassionata come me (e come te, mi pare) di polizieschi tradizionali. Ne ho visti appoggiati a decine in tutte le mensole di casa per tutta l'infanzia. Non so perché non ne abbia mai preso in mano uno!

Murasaki ha detto...



@ la povna:
Probabilmente perché non ti ispirava - e sospetto che il tuo istinto ti abbia ben guidato. Ma non si può mai dire, naturalmente, magari ti piacerebbero alla follia. Non sono sicura però che rientrino davvero nel genere tradizionale. A me piacciono perché i personaggi sono simpatici e soprattutto perché ho sempre sognato di avere una telecamera fissa su un monastero benedettino inglese dell'epoca.