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domenica 20 gennaio 2013

Haeretica - In principio era il pronome


Ogni tanto capita che alle riunioni per materie di Lettere si parli effettivamente di quel che insegniamo - non è una cosa comune, ma succede. E in quelle riunioni si manifesta lampante la principale caratteristica degli insegnanti di Lettere, ovvero che ognuno fa a modo suo in base a personalissime convinzioni saldamente radicate nel suo cuore e non condivise da alcun altro essere vivente, tanto meno dagli altri insegnanti di Lettere.
In cotali riunioni di solito mi chiudo in un pudico silenzio, evitando il più possibile di manifestare le mie personali fissazioni - che a me sembrano Elementari Principi di Elementare Buon Senso ma che immancabilmente si discostano dagli altrettanto Elementari Principi Altrui. A domanda rispondo, ma di solito evitano di farmi domande (appunto perché rispondo).
Altri, più coraggiosi di me, sbandierano tranquillamente le loro convinzioni e spiattellano serenamente le loro priorità - e, a ben guardare, le loro classi sembrano funzionare né meglio né peggio delle mie, quindi immagino che i loro Elementari Principi non abbiano nulla da invidiare ai miei.
Grammatica, per esempio. In teoria dovremmo ripassare le nove parti del discorso. A quanto ho visto, la gran maggioranza degli insegnanti parte dal primo capitolo del libro, fa la fonetica, poi l'ortografia, poi articolo,  nome e aggettivo facendo ben attenzione a non saltare un solo paragrafo e solo dopo tutto ciò passa ai pronomi e ai verbi (salvo poi in corso d'anno lamentarsi che "fanno ancora un sacco d'errori, eppure gli ho rispiegato tutto", non considerando che ci sono da combattere automatismi maturati in cinque anni di scrittura a dispetto degli insegnamenti dei maestri, che loro pure avevano già "spiegato tutto").

Altri invece cominciano dal Verbo, e ho visto anche delle grammatiche che lo fanno. La cosa ha senz'altro un senso, perché in principio era il Verbo, come dicono in un libro piuttosto famoso, e del resto tutta la frase ruota proprio intorno al verbo. Io però ho notato che se non conosci bene i verbi puoi fare magari delle frasi sgrammaticate, ma se non conosci l'uso dei pronomi rischi di fare delle frasi incomprensibili, dove non si capisce chi fa che cosa.
Così solo molto occasionalmente dedico una qualche attenzione a certi tipi di nomi (per esempio i terribili plurali in -ce e -ge, onde limitare la quantità di roccie, freccie e goccie ), raramente cito l'esistenza degli articoli e non ricordo di avere mai preso nella benché minima considerazione il capitolo dedicato agli aggettivi. Quanto alla parte ortografica, ci dedico una lunga serie di lezioni sparpagliate durante l'anno, in qualsiasi classe io sia, e non demordo finché il singolo problema non è risolto o finché non si chiude il triennio: invece sin da subito piombo sui pronomi ad ali spiegate, e con quelli comincio a tartassare senza pietà le mie sventurate scolaresche; e non tutti i pronomi, sia chiaro, ma quasi esclusivamente i pronomi personali e quelli relativi.
Il pronome relativo infatti è una strana e viscida creatura con cui raramente le prime che ho meglio conosciuto andavano d'accordo: molto spesso anzi la mia impressione era che, una volta scritto il testo, i ragazzi spargessero a casaccio una manciata di che qua e là, con lo stesso criterio con cui i pasticcieri spargono la granella di zucchero o di nocciola per decorare i pasticcini, ovvero una diffusione omogenea ma non particolarmente mirata - e per uscire da questa fase e approcciarsi al malefico cui con o senza preposizioni di accompagnamento, inevitabilmente occorrono pianto e stridor di denti e gran copia di esercizi di tutti i generi, tipi, forme e qualità. Col tempo ho finito per farmi l'idea (in parte confermata da una singola maestra) che alle elementari i pronomi relativi se li filino poco - il che può alla lunga risultare un problema, perché già in quarta le creature mostrano una certa 
qual tendenza a incatenare tra loro le frasi per ricavarne periodi più ampi, e se non sanno come incatenarle il risultato può essere drammatico per chi legge.

La vera tragedia però arriva con i pronomi personali (che pure alle elementari fanno, e assai per esteso, a quel che mi risulta); costoro, intendo i pronomi personali, sono assai piccoli e insidiosi, e alcuni di loro - in particolare il ci e il si e soprattutto il terribile ne - vivono di vita propria ed è loro perfida consuetudine infilarsi nelle frasi per ogni dove ingoiandosi spesso anche il verbo essere (donde i celebri c'è ne che tanto spesso devastano le interessanti riflessioni esistenziali degli undicenni). Analoga perversione mostrano i perfidi lo e la i quali, non paghi di mangiarsi il verbo essere, spesso e volentieri pasteggiano anche col verbo avere, seminando i compiti degli sventurati alunni con un'infinità di lo visto, lo preso e simili.
In tale spinoso cimento le grammatiche sono di scarso o nessun aiuto, al più infilando un paio di esercizietti nel "quaderno di ortografia" allegato al volume principale, ma guardandosi bene dallo scendere in spiegazioni dettagliate che sollevino almeno in parte la fatica dell'insegnante di turno.
Stante che non ricordo di aver mai sbagliato un pronome in vita mia pur avendo seguito solo molto distrattamente le lezioni di grammatica, per me è molto difficile venirne a capo. Semplicemente non vedo il problema, e davvero non mi spiego perché i miei amati alunni si attorciglino tanto davanti a parolette banali come andatosene o restituiamoglielo, né tanto meno comprendo perché mai, se il problema è così acuto, pedagogisti e linguisti di tutto il paese non si dedichino notte e giorno ad elaborare tecniche semplici ed efficaci per risolverlo, per poi comunicarcele in qualche corso di formazione,  invece di rifilarci l'ennesimo laboratorio sull'intercultura corredato dalla solita raccolta di ricette da tutto il mondo o improbabili giochi di ruolo tesi a dimostrare agli alunni che non tutti siamo uguali ma tutti abbiamo pari dignità - roba assai rispettabile, intendiamoci, ma anche agli stranieri e ai disabili verrà pure il giorno in cui dovremo insegnare i pronomi, e quindi tanto varrebbe arrivarci preparati, a quel giorno.
Col tempo e la pratica (e un bel po' di grammatica) ho finito per elaborare un metodo un po' perverso composto da esempi scritti alla lavagna, di solito a base di draghi che a loro restano più impressi e a me vengono più facilmente (e dove spesso e volentieri i cavalieri fanno una pessima fine), lunghe sfilate di frasi da fare a casa e a scuola - da correggere pazientemente, foglio per foglio - e lunghe sequenze di quelli che chiamo "giri di frasi", dove ognuno a rotazione costruisce la sua frase, spesso anche lì in un grande sfrigolare di cavalieri alla brace e svolazzar di draghi satolli. Particolarmente drammatica si rivela la distinzione tra gli e li, che nella valle dove insegno vengono assai spesso confusi per questioni di palatalizzazione locale; in compenso tutti ridono e si divertono come pazzi quando arriva il tragico momento dei me lo e me la, che quasi sempre culminano, anche nelle classi più garbate e contegnose, in una serie di varianti invero assai pittoresche dove il verbo dare è molto usato e suscita attacchi di risa incontrollabili, con frasi altamente equivocabili su chi lo/la dà, a chi lo/la dà eccetera eccetera - e dove molto si parla anche su chi lo/la prende e con quali risultati.
Questa specie di ordalia dura due mesi, a volte tre, con eventuali riprese in corso d'anno o negli anni successivi. Infine i draghi ritornano ben pasciuti alle loro caverne, dove si concedono un meritato riposo sul loro mucchio di monete d'oro e di gioielli; e la classe può finalmente cambiare capitolo e dedicarsi ai verbi.

8 commenti:

Palmy ha detto...

Quest'idea della priorità del pronome la trovo molto interessante! Approfittando delle particelle nominali complemento (insegno in una seconda) la tirerò fuori...

la povna ha detto...

Concordo parola per parola. Anche perché i problemi che arrivano a me, alle superiori, sono esattamente questi, palatalizzazione inclusa.
Anche noi moltissimi esercizi di scrittura e alla lavagna. Anche noi la/lo diamo prendiamo tantissimo. Forse un po' meno draghi, ma possiamo sempre inserirli nel quadro.

lanoisette ha detto...

io ti stimo.
io sono una di quelle che parte dal verbo, e poi ci attacca tutto il resto.
nel miei due anni al biennio, ho lavorato praticamente sempre e solo sull'accoppiata verbo/pronome.
che il pronome alle elementari sia uno sconosciuto, lo si vede chiaramente: i personali non sanno neppure d ache parte stiano e dei determinativi vari conoscono i nomi ma no ndistinguono le funzioni aggettivo/pronome.
in una prima media un anno ripresi, ma solo di striscio, gli articoli, solo per farli lavorare sulla differenza di funzione articolo/pronome di lo/la/le/gli

cautelosa ha detto...

Ah, la grammatica, croce e delizia di ogni insegnante di lettere e talora ignoto mondo per tanti studenti...

La prof ha detto...

Quest'anno grammatica l'ho cominciata così: al volo. Frasi alla lavagna (interattiva) e analisi grammaticale globale (cioè, tutto insieme, perché se alla scuola elementare han già fatto TUTTO, vediamolo, il TUTTO).
Poi abbiamo ripreso poco a poco alcune questioni, con l'aiuto di barattoli dove mettevamo le varie parole (l'idea non è mia, ma, perdinci, funziona!).
Così adesso ho il resto dell'anno per gli li che cui il quale la quale :-)

minnelisapolis ha detto...

Il quadretto della riunione mi ricorda qualcosa.
Sulla grammatica anche io concordo. E ho due bestie nere al biennio (e il latino fa da cartina al tornasole anzi altornasolleone): il participio e proprio i relativi. Il relativo onnipotente.

melchisedec ha detto...

Mi sono "divertito" leggendo il tuo post; in grammatica procedo disordinatamente, detesto il pagina dopo pagina. Priorità al sacro verbo e poi ai pronomi, ma anche "tutti e due insieme appassionatamente".

Murasaki ha detto...

@Palmy
Infatti è un nodo che viene inevitabilmente al pettine quando arrivano le particelle complemento, e più che un nodo rischia di diventare un groviglio.

@ la povna e Mel
Ecco, appunto, un lavoro ben fatto alle medie non rende necessari successivi interventi. Stiamo lavorando per voi!
(I draghi comunque non sono del tutto indispensabili, corre voce anzi che una buona spiegazione funzioni persino in totale assenza di draghità)

@LaNoisette
Arrivato tutto, grazie. E molto gradito. Giusto questa settimana è iniziata la lotta col SI, che non si prospetta delle più facili.
Una volta ho fatto un lavoro di fino sugli articoli, perché c'era un rumeno iche aveva idee piuttosto confuse in materia. Voglio dire, si lavora dove c'è qualche problema, rifare TUTTO per partito preso non mi sembra abbia molto senso.

@ Cauty
E considera che prima di insegnare avevo idee molto vaghe sulla grammatica, non avendola mai studiata molto. Diciamo che sto colmando questa lacuna...

@La prof
Quella dell'analisi grammaticale globale mi sembra una buona idea, in effetti: in quel modo i nodi si vedono subito. Ma cos'è questa storia dei barattoli?!?

@Minnelisapolis
Ah, il participio... Un osso decisamente duro da rodere. Decisamente.