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venerdì 21 dicembre 2012

Il mastino dei Baskerville - sir Arthur Conan Doyle



L'immagine è presa dal film del 1939 (quello con Basil Rathbone nella parte di Holmes). L'attore 
inquadrato è Ian MacLaren, che interpreta (brevemente) il ruolo di sir Charles Baskerville


Il mastino dei Baskerville è uno splendido romanzo gotico, ed è anche di gran lunga il più bel romanzo di Sherlock Holmes. Il suo fascino speciale nasce proprio dall'incontro tra Sherlock Holmes e l'horror.

Mi hanno spiegato che "mastino" è una traduzione inadeguata per la parola hound che racchiude in sé tutta una serie di implicazioni raffinate le quali... comunque sia, a nessuno verrebbe mai in mente di confondere il cagnaccio dei Baskerville con "il simpatico cagnolo di zio Roberto, che ha tanta pazienza con i bambini".

Il mastino dei Baskerville è, prima di tutto, una leggenda di famiglia: un cane demoniaco apparso dal nulla, evocato dalle bestemmie di un empio Baskerville e che vendica una  virtuosa fanciulla vittima della folle brutalità di un baronetto senza scrupoli né principi morali. Il cagnaccio, enorme e nero come l'inferno, se lo portò via con sé (mentre la fanciulla, si suppone, venne sepolta con tutti gli onori).
Il mastino dei Baskerville è un ombra, inquietante, paurosa, angosciante, demoniaca, con mascelle feroci, occhi di fuoco e un ringhio ultraterreno. Appare a volte, dalla nebbia, nelle terre dei Baskerville.  In tanti l'hanno sentito, molti sono convinti di averlo intravisto ma nessuno lo sa descrivere esattamente, e forse una delle sue apparizioni ha ucciso sir Charles Baskerville - o almeno, sembra che sia possibile pensare così da alcuni vaghi indizi...

Il dottor Mortimer, per quanto medico, al cagnaccio dei Baskerville un po' ci crede, specie dopo aver visto certe grandi impronte, e finisce da Sherlock Holmes in cerca di consigli e soprattutto di assistenza pratica. 
Holmes, che è persona priva di pregiudizi, si dichiara disposto a vagliare imparzialmente qualsiasi possibilità, ma già dal primo giorno, dopo il furto della seconda scarpa, si rende conto che il cagnaccio esiste ma è una creatura soggetta alle leggi che regolano la vita delle creature terrene, senza niente di sovrannaturale.
Anche sir Henry Baskerville, nuovo erede della fortuna e del titolo nobiliare dei Baskerville, cresciuto tra Stati Uniti e Canada e appena sbarcato in Inghilterra, guarda con disincantato divertimento a tutta quella paccottiglia trash di maledizioni di famiglia e cani infernali; ma una volta arrivato all'avita e tenebrosa dimora (ovviamente in una notte umida e nebbiosa) comincia a rivedere il suo punto di vista, come del resto il dottor Watson. Piuttosto comprensibile, visto che in media ogni due pagine c'è qualcuno che ha cura di evocare la bestia fatale - quando pure non è il mastino in persona ad evocarsi, ringhiando orrendamente nella landa. 

Il romanzo parte a carte truccate: anche il più sprovveduto dei lettori sa benissimo che la presenza di Sherlock Holmes toglie ogni possibilità di esistenza a cani-fantasma nati da leggende di famiglia. Il dottor Mortimer potrà crederci, sir Henry potrà restare influenzato dall'atmosfera inquietante di un paesaggio infido, lo stesso Watson potrà avere i suoi momenti di dubbio, gli abitanti del luogo potranno essere ossessionati dalla bestia dei Baskerville, citandola non appena sir Henry Baskerville è a portata d'orecchio, ma tutto ciò serve solo a rendere ancora più confortante la certezza che la soluzione che arriverà sarà lussuosamente razionale.

E certo con l'atmosfera inquietante non si tira al risparmio: brughiere desolate, nebbia a sfare, paludi senza ritorno, anime inquiete che vagano per la landa, agghiaccianti ululati, di notte come di giorno, vicini lunatici...

Il romanzo inizia con i fuochi d'artificio e prosegue senza pause (al più un certo dilatarsi dei tempi per meglio gustare l'atmosfera paurosa nella parte centrale). Il finale culmina in una scena emozionante e paurosa per poi sfumare la tensione con una dettagliata spiegazione che rende ragione di un intreccio di trame e sottotrame e ingannevoli indizi che non farebbe torto ad Agatha Christie in persona. Holmes è presente in dosi sufficienti a soddisfare qualsiasi appetito, ed in splendida forma.

Caldamente raccomandato nelle lunghe serate d'inverno e adattissimo al periodo natalizio. Buono per tutte le età.



Con questo post partecipo ai Venerdì del libro di Homemademamma ed augura Buon Natale e Felici letture a tutti i partecipanti e a tutti i lettori passati, presenti e futuri.



3 commenti:

Palmy ha detto...

Un classico che ho letto quando ero piccola, ma che vorrei rileggere "col senno di poi"...

la povna ha detto...

Bellissimo! I like it!

Murasaki ha detto...

@Palmy:
Ottima idea ^__^

@'povna
Ma pensa, non l'avrei mai immaginato ;)