Il mio blog preferito

domenica 25 gennaio 2026

"Due etti di Groenlandia. Tagliata sottile, mi raccomando"


Per noi docenti di Geografia la Groenlandia è davvero una strana bestia.
Ci spiegano che si tratta dell'isola più grande del mondo.
"Ehm... e l'Australia?" chiediamo timidamente.
Ah no, l'Australia non è un'isola.
"Ma, veramente ci ha sempre dato questa impressione" proviamo a ribattere, sempre più timidamente.
No, l'Australia non è un'isola bensì una massa continentale.
E vacci a ragionare, se ti riesce.
Inoltre è un'isola che afferisce all'America. Geograficamente parlando, certo.
Su questo ci si mette tutti d'accordo con facilità. La vedi, laggiü, ë abbastanza vicina all'America (intesa come Canada, certo).
E' americana ma fa parte dell'Europa, perché appartiene... è un dominio... è... 
Insomma, a un qualche titolo fa parte della Danimarca. Del regno di Danimarca.
E con questa scusa finisce che spesso nei manuali delle medie non se ne parla quando si studia l'Europa (infatti essa fa parte dell'America) e nemmeno quando si parla dell'America perché è una roba danese.
Una delle mie classi più agguerrite a un certo punto decise di capirci qualcosa, e come sempre in questi casi andammo su Wikipedia.
Dove spiegavano con dovizia di dettagli che la Groenlandia era una repubblica, con il sovrano di Danimarca come capo di stato. E si autogovernava. A questo punto cedemmo tutti le armi e stabilimmo che va bene, per quanto ci riguardava la Groenlandia poteva essere quel che gli pareva e amen.*
Comunque, a forza di autogovernarsi, un bel giorno decise di uscire dalla UE tramite apposito referendum, ma in seguito considerò la possibilità di rientrarci per poi lasciar perdere.
Insomma, non è un territorio dei piü facili da comprendere, stante che la Danimarca è invece nella UE dalla notte dei tempi anche se non usa l'euro come moneta.

Qualche anno fa, credo nel 2019, Trump, anche allora presidente USA, durante una visita di stato chiese al re di Danimarca di vendergliela, così, come fosse un prosciutto. La risposta del re di Danimarca mi piacque assai: disse che questa storia di vendere territori era ormai fuori dal tempo e non si poteva più fare, e aggiunse che la Groenlandia non apparteneva alla Danimarca, ma ai groenlandesi. 
Di questa storia non si ricorda nessuno, o almeno non l'ho vista citare in queste settimane in cui di Groenlandia si è parlato davvero parecchio. Per me però è un ricordo vivissimo - era mattina presto e prendevo il caffè guardando le notizie sull'ANSA e non so davvero come avrei potuto inventarmelo.
Sta di fatto che da allora nessuna Terza passata tra le mie mani ha potuto esentarsi dall'ascoltare il racconto, un po' perché mi è sempre piaciuto molto dir male di Trump (che in questa storia ci faceva, come sempre, una figura miserrima da vecchio rincoglionito ma molto arrogante) e un po' per parlare bene del re di Danimarca, che invece ci faceva un'ottima figura di accortissimo sovrano costituzionale - ma anche per ricordare quel tempo assurdo dell'umanità in cui era normale comprare e vendere territori come fossero salumi. Per fortuna quel tempo era ormai lontano, e meno male. 
Quanto alla corona danese, scoprii poi che non era così immacolata e che nei confronti della Groenlandia aveva numerosi scheletri nell'armadio, anche se negli ultimi tempi aveva cercato di porvi rimedio.
Nella Groenlandia dunque abitano i groenlandesi (cui la Groenlandia appartiene) e siccome si tratta di un'isola molto grande ma non particolarmente ospitale, ce ne sono meno di 60.000, che si sostengono soprattutto con la pesca e l'esportazione del pescato - e il motivo per cui sono usciti dalla UE e non ci sono ancora rientrati è legato appunto alla pesca perché le normative UE non gli concedevano molto pesce da pescare. Tra l'altro, pescando in gran libertà, han finito per ridurre ai minimi termini i gamberi e adesso la loro pesca è severamente limitata, sperando che i gamberi colgano l'occasione per riprodursi un po'. 
Anche con la libertà di pesca però i groenlandesi non nuotano nell'oro, e il governo danese li sostiene con appositi fondi. Loro comunque anche così non sono molto soddisfatti e hanno un grosso tasso di alcolismo e un tasso di suicidi piuttosto alto.

Un anno fa, quando Trump si insediò come presidente USA, dopo essere stato nuovamente eletto a dispetto di ogni buon senso,  tra le molte cose assurde che disse c'era anche la stravagante teoria che la Groenlandia doveva appartenere agli Stati Uniti, che il Canada anche e lo stesso valeva per Panama, e che in più il Golfo del Messico doveva cambiare nome in Golfo d'America;  per un paio di mesi la rete pullulò di meme assolutamente deliziosi dove sontuosi orsi bianchi e miriadi di pinguini** perculavano Costui in lungo e in largo, ma in generale si pensò che tutte quelle sciocchezze sarebbero rimaste sciocchezze e niente più.
Così non fu, e la questione del Canada come 51° stato USA e della Groenlandia che doveva tornare agli USA, quasi che ne avesse mai fatto davvero parte, continuarono a riaffiorare in modo inquietante fin quando, all'inizio di quello che sembra destinato a passare alla storia come annus horribilis, tra una surreale operazione di prelievo in Venezuela e un Iran in rivolta cui venivano promessi "aiuti" non meglio definiti, Costui decise di occuparsi anche della Groenlandia, prima minacciando di occuparla, poi offrendosi di nuovo di comprarla e infine stabilendo che, costasse quel che costasse, la Groenlandia era assolutamente indispensabile per gli USA per salvarli... dai cinesi. I quali cinesi finirono per ribattere, piuttosto scocciati, che gli USA dovevano piantarla di tirarli in ballo per giustificare le loro smanie imperialiste. Peraltro, i cinesi in questione, avevano a suo tempo stretto un accordo commerciale con la Groenlandia (alla luce del sole e in modo assai legale) per le estrazioni minerarie, ma avevano finito ben presto per lasciar perdere perché le estrazioni minerarie in Groenlandia sono piuttosto complicate e insomma non valeva la pena perderci tempo e soldi. Perché in Groenlandia è un po' freddino e estrarre minerali laggiù è ancora piuttosto complicato, e per quanto il riscaldamento globale avanzi a grandi passi, laggiù continua ancora a fare piuttosto freddo.
Per una settimana si è visto e sentito di tutto, compreso Trump che offriva ai groenlandesi un non meglio definito bonus tra i 10.000 e i 100.000 dollari a persona*** e il governo groenlandese rispondeva no, grazie con toni via via sempre meno cortesi, così come sempre meno cortesi sono state le risposte della UE, del re di Danimarca e del governo danese.
Poi è calato un misericordioso silenzio (che si dispera sia duraturo, perché Trump ha una certa tendenza all'ostinazione, e si ostina in modo tutto particolare quandio le idee che ha sono particolarmente assurde) e da qualche giorno ci si occupa soprattutto della strana tendenza di certi corpi paramilitari a sparare alla gente per strada quando gliene punge vaghezza.
I meme sulla questione sono tornati, ma adesso li fa anche Trump sul suo account social, e i suoi sono particolarmente balordi e fanno sì ridere, ma per i motivi sbagliati.
E siamo tutti piuttosto preoccupati, in particolare i groenlandesi.

* da allora la voce di Wikipedia è un po' cambiata, e ho notato che non si parla più di repubblica
** che notoriamente in Groenlandia non ci sono se non ce li porti, perché di solito se ne stanno nell'Antartide. Ma questi son dettagli.
*** che non è poi questo granché considerando prima di tutto che a promettere si fa presto, ma soprattutto che lo welfare USA va riducendosi di guiorno in giorno e tanto per fare un esempio non comprende l'assistenza medica.

martedì 6 gennaio 2026

L'Epifania, che le feste dell'insegnante si porta via

 
Spesso, in tempo di feste natalizie, dedico un post finale all'Epifania, di solito con una bella ragazza su una bella scopa che cavalca insieme a un bel gatto rigorosamente nero - si sa che la Befana è una figura con dei riflessi vagamente demoniaci e quindi un bel gatto nero ci sta d'incanto. Esiste anche una leggenda legata al gatto della Befana, immagino inventata in tempi recenti dove la regola è "un gatto va bene dappertutto, anche dentro le uova di Pasqua", ma naturalmente si tratta di un gatto buono. Quanto a me, quest'anno ho deciso di dare una sterzata alla tradizione e per l'Epifania posto un gatto nero senza Befana ma comunque molto carino - e poi c'è la scopa, e per le calze non so.
E' un gatto pensieroso, non so se perché stanco del lungo viaggio notturno o perché si prepara appunto al lungo e complesso viaggio di cui sopra. O forse sta pensando alla complessa situazione internazionale, che davvero si presta a lunghe e non necessariamente piacevoli riflessioni?
Sta di fatto che avevamo appena finito di digerire la lunga cena di Capodanno e i molti bicchieri di spumante con cui avevamo brindato al nuovo anno, che tutti speravamo tranquillo e pacifico, quando improvvisamente Qualcuno ha deciso di fare cose molto strane e inquietanti e tutti, gatti compresi, siamo rimasti invero assai perplessi. Io per prima, si capisce.
Tra tanti pensieri che potevo avere in merito, mi si è affacciato improvvisamente il dubbio: ma i miei alunni, cosa sanno del Venezuela?
Ben poco, probabilmente. Nella Terza che ho quest'anno non abbiamo alunni sudamericani, e nel programma degli ultimi anni l'America del Sud si limitava a un po' di chiacchiere su Brasile, Argentina e qualche volta Cile. Dubito molto che il mio libro dedicasse particolare attenzione al Venezuela, e comunque detto libro se ne sta tranquillo a riposare nell'armadietto a scuola. E certamente non sono stata io a soccorrere la loro presunta ignoranza, visto che del Venezuela a malapena so che esiste.
Ma credo che quest'anno in giornali e notiziari il Venezuela ricorrerà con una certa frequenza. Perché ignorarlo?
Così ho deciso di preparargli una lezioncina. Dopotutto, in più di un caso ho improvvisato lezioni su stati di cui non sapevo nulla, giusto perché me l'avevano chiesta. L'ho fatto sulla Giamaica, l'ho fatto per la Mongolia (uno stato carinissimo, la Mongolia), potevo ben farlo sul Venezuela, giusto? Basta prendere una carta geografica e spulciare un po' in rete, di solito chiedendo prima di tutto lumi a Wikipedia. Per la geografia Wikipedia mi è sempre stata di grande aiuto&conforto.
Stavolta no. Stavolta la voce Venezuela di Wikipedia si è rivelata un gran pasticcio.
Prima di tutto i dati sull'economia erano vecchi, ma soprattutto confusi. E' uno stato ricco, è uno stato in espansione economica, è uno stato... democratico?
Mancava ogni accenno alle ultime, disastrose elezioni che Maduro, con l'appoggio dell'esercito, aveva annullato stabilendo che aveva vinto lui. Mancava ogni accenno al premio Nobel della pace assegnato quest'anno a tale Maria Corina Machado, che da molti anni si batte per i diritti umani dei venezuelani e che adesso è in esilio volontario nonché oggetto di una voce di Wikipedia pure quella tutt'altro che chiara. Non viene spiegato nemmeno come era arrivato al potere Chavez e quanto a Maduro nemmeno lo nominano. L'attuale presidente risulta... Delcy Rodriguez, quello che aveva davvero vinto le elezioni che Maduro ha annullato. Una roba piuttosto strana.
Ho meditato di lasciar perdere il tutto. Poi mi sono detta che una lezione di geografia non riguarda solo la parte politica. Il Venezuela, come tutti gli stati di questo mondo, ha dei fiumi, dei monti, dei confini eccetera. Se ho incontrato dei problemi per la parte politica ed economica, perché non dirlo apertamente? Può essergli utile per capire che trovare le notizie non sempre è facile, e che le voci di Wikipedia possono essere infide come qualsiasi altra fonte.
E insomma ho preparato una lezioncina minimale dove si parla anche del misteriosissimo petrolio venezuelano che qualcuno proclama essere il top del petrolio e altri proclamano essere uno schifo di petrolio e altri ancora dicono che è un petrolio normalissimo ma pesante e va "tagliato", come il vino, con petroli più leggeri - lo so che sembra una storia di pazzi, ma in un mondo dove va tanto di moda parlare di paesi ricchi di preziosissime risorse e nessuno spiega mai che queste preziosissime risorse magari ci sono, ma vanno comunque trattate e lavorate e non è detto che sia sempre così facile, forse un accenno in merito posso provare a farlo. In fondo, il fatto che una insegnante mediamente preparata abbia difficoltà a infilare qualche notizia attendibile su uno stato che da qualche giorno è l'argomento base di gran parte delle conversazioni può essere in qualche modo una notizia non priva di una sua utilità - anche perché da tre giorni siamo pieni zeppi di persone che sul Venezuela, al contrario di me, sanno assolutamente tutto e spesso raccontano cose completamente diverse tra loro.

Il 2026 è iniziato, evviva il 2026.

giovedì 1 gennaio 2026

E' arrivato il 2026

e confido che sarà assertivo, ragionevole e produttivo.
Senza botti e petardi e bombe e missili.
Ma soprattutto con meno stupidaggini del 2025


dove davvero abbiamo superato ogni limite.
Auguri a tutti!

mercoledì 31 dicembre 2025

In attesa del nuovo anno


Nella Grande Notte dell'Attesa,
cosa mai potrebbe essere più beneaugurante
di una bella coppia di alci
che brindano insieme?
Forse sono due sposi uniti da pochi mesi nel più sacro dei vincoli,
forse due amici di vecchia data
ma potrebbero benissimo essere due fratelli che si ritrovano dopo le lunghe cacce d'autunno.
In tutti i casi non solo gli unicorni portano felicità e speranze:
l'alce è una creatura saggia e solida, fedele accorta 
 sempre pronta a vedere il lato più positivo nelle circostanze.
Almeno, io ne sono profondamente convinta.
Felice brindisi a tutti!




domenica 28 dicembre 2025

Di sfide di lettura e altre sciocchezze


Ogni tanto, spelluzzicando blog e vlog di lettura vari, incrociavo quelle strane cose che vanno sotto il nome di Reading Challenge. Si tratta, in sintesi, di una lista di libri con determinate caratteristiche da leggere in un dato periodo di tempo e sono cose che si fanno in pubblico, annunciando che si vuol partecipare, magari indicando come, e a fine periodo raccontando com'è andata. Molto spesso il tempo che ci si dà è un anno, o comunque io mi sono interessata soprattutto a quelle.
C'è la Sfida dello scaffale strabordante, con cui ci si propone di alleggerire la pila di libri che ancora non si è letta ma che si è stati molto solleciti a comprare - e che regolarmente va buca perché durante l'anno si affacciano decine di interessanti suggerimenti di lettura che finiscono per lasciare la pila ben poco diminuita se non aumentata, e questo rientra nella natura delle cose e i vari vlogger la vivono con divertita autoironia, di solito raccontando che l'anno prima era stata un vero disastro ma che quest'anno è andata pure peggio, poi ci sono sfide con tappe mensili di verifica oppure con temi da accettare o rifiutare, insomma possono essere anche robe piuttosto complicate.
Ci sono poi quelle semplici, con una ventina di volumi, e quelle belle lunghe. Ho trovato una sfida per lettori pigri, dove basta leggere un libro al mese e le indicazioni su come sceglierlo erano piuttosto lasche, e sfide dettagliatissime: un libro pubblicato nel 1934, uno ambientato a Roccacannuccia di Sotto, uno che deve avere in copertina dei fiori di pesco, un romanzo storico di un autore nero e via dettagliando.
Lo scopo ufficiale sarebbe di spingere il lettore a cercare di uscire dalla comfort zone ed evitare di fossilizzarsi sempre sugli stessi generi, autori e periodi.
Con lo spirito di contraddizione che da sempre mi contraddistingue, il primo anno mi cimentai in assoluta discrezione e senza farne parola ad anima viva in una sfida da 25 libri dove aggiunsi la perversa clausola di leggere solo e soltanto libri che avrei comunque letto, in quanto mi ritengo assai varia nelle mie letture - il che in parte è perfino vero. Completai brillantemente il tutto in pochi mesi.
L'anno successivo, visto che la cosa aveva esercitato su di me una sua perversa fascinazione, e avendo trovato due liste che mi ispiravano abbastanza, completai abbastanza facilmente i 45 libri richiesti. Una delle liste era pure in inglese, così, tanto per tirarmela un poco - sempre in privato, si capisce. nemmeno i miei più intimi amici hanno mai sentito da me una parola al riguardo.
L'anno scorso, mossa da ulteriore perversione, decisi di strafare: due liste in italiano di 20 e 25 libri, una lista per lettori pigri di 12 titoli e una in inglese di 50 titoli. Dato che il troppo, quando è troppo, finisce per troppeggiare, ho completato solo quella di 12 libri per lettori pigri, e le altre hanno ancora una ventina di voci da spuntare. Non c'è problema perché tanto non devo rendere conto a nessuno (anche quest'anno tutto si è svolto in grandissima discrezione) e le completerò con comodo nei primi mesi dell'anno prossimo. Tuttavia la cosa non è stata senza conseguenze.
Prima di tutto: ho letto molto più del solito - non perché sentissi un particolare affanno a finire presto, quanto perché ho finito per riprendere le vecchie abitudini di quando dedicavo alla lettura gran parte del mio tempo libero e ho scoperto che, con il progredire dell'esercizio, riuscivo molto più facilmente a concentrarmi nella lettura - cosa che mi ha fatto molto piacere perché ne sentivo la mancanza. Il blog ne ha risentito, probabilmente, perché mi concentravo molto più facilmente per leggere di quanto facessi al momento di scrivere; ma se mi concentro con più difficoltà sulla scrittura probabilmente dipende dal fatto che non sono al momento in buoni rapporti con quel che scrivo mentre sono molto più ricettiva verso quel che scrivono gli altri - immagino siano fasi della vita legate a complesse questioni energetiche che non ho ben chiarito nella mia interiorità e che sono legate al rapporto con la realtà che mi circonda - che detto così suona molto misterioso ma se riuscissi ad esprimerlo meglio lo esprimerei senza farne inutili misteri.
Punto secondo, sono infine uscita dalla mia pur vasta comfort zone di lettrice - perché nel momento in cui mi chiedono un romanzo ambientato in montagna o un libro sulla follia (due libri sulla follia, in due diverse liste) o un libro dove l'invecchiamento viene visto come positivo o un libro scritto a quattro mani, insomma, se non ce l'hai sottomano non ce l'hai e ti tocca metterti a cercarlo, e quando in tre liste diverse ti chiedono un autore sudamericano e di norma scansi con una certa convinzione gli autori sudamericani, l'unica cosa che resta da fare è andare a cercare se c'è qualche testo sudamericano che ti ispiri almeno vagamente.
Fruga che ti frugo mi sono ritrovata a leggere un bel po' di cose che lasciata a me stessa avrei evitato. Questo ha fatto sì che colmassi una certa serie di lacune e rispolverassi cose che in un tempo lontano avevo pensato che sì, forse, chissà, magari un piccolo tentativo, prima o poi... a partire dalle voci che mi chiedevano di leggere un libro che stesse a prender polvere da anni nella libreria di casa, magari perché me lo avevano regalato.
E questo mi ha portato a una considerazione finale piuttosto interessante: uscire dalla propria comfort zone di lettura non sempre è una grande idea, specie se quella comfort zone è stata elaborata in molti anni.
In sintesi: la mia comfort zone è varia ma canonica: romanzi inglesi e talvolta americani (soprattutto fantascienza) un po' di giapponesi, qualche francese e qualche classico ottocentesco anche di altre lingue. Greci e un po' di latini. Libri medievali e libri  sul medioevo. Qualcosina di storia anche di altri periodi. Libri giapponesi. Fumetti soprattutto giapponesi. Qualcosina di indiano, ma solo moderno e quasi sempre salta fuori che è stato scritto in inglese. Pochissimi italiani, non di rado scuotendo la testa prima durante e dopo. Quando esco dalla comfort zone sbuffo e scalpito.
Per l'anno prossimo comunque sono messa abbastanza bene: ci sono le rimanenze delle elefantiache challenge di quest'anno, la sfida dello scaffale strabordante che comprende cose decisamente sostanziose, diversi classici soprattutto russi che aspettano e un po' di riletture.
Mi conforterò con ogni cura e gli esperimenti per un po' aspetteranno.
Ad ogni modo sono stata anche in libreria per un attento sopralluogo sulle novità e ho preso due paginate di appunti, aspettando con pazienza che le biblioteche comunali facciano il loro dovere.
Tanto per non perdere l'abitudine potrei anche farmi una lista...

mercoledì 24 dicembre 2025

Waiting for Santa

 

Nella notte più magica dell'anno 

auguri, felicità, benessere

e sopratutto pace

per tutti

venerdì 14 novembre 2025

La leva di Archimede -L. P. Davies


Mi sembra di aver capito che suo tempo lo scrittore inglese L. P. Davies sia stato piuttosto famoso, e magari fuori d'Italia lo è ancora; oso dire però che da noi se n'è perso il ricordo.
I suoi romanzi hanno conosciuto da noi una sola edizione, quella di Urania (vai a sapere quanto precisa), e nemmeno una ristampa o una ripresa in versione completa da qualche editore specializzato. Questo vuol dire che chi vuole leggerli in italiano deve rivolgersi alle biblioteche (ma le biblioteche con la collezione Urania non sono moltissime, anche se ci sono) o all'usato, e visto che Urania aveva un formato editoriale comodo per la lettura e molto economico ma che non si distingueva certo per qualità e resistenza di carta e rilegature, anche il canale dell'usato non è poi fornitissimo.
Casa Shikibu comunque vantava un amante della fantascienza, lo stesso che accantonò Il piccolo popolo, e che per parecchi anni comprò quasi tutto quello che Urania pubblicava, salvo poi sottoporre gli scaffali a periodiche bonifiche. I libri di L.P. Davies sopravvissero a diverse falciature, e credo di poter dire che ciò è stato giusto anche se mi considero una lettrice di fantascienza piuttosto anomala: non mi interessa se ci sono o no le astronavi, o i viaggi nello spazio, o le catastrofi cosmiche o futuri angoscianti o una tecnologia particolare, mi interessa che il libro sia scritto bene e abbia alla base una storia che mi interessa seguire. Naturalmente il mio concetto di scritto bene è assolutamente personale e nemmeno molto coerente, ma dove l'impianto è quello di un romanzo inglese classico, ovvero la più confortevole tra tutte le mie comfort zone, è molto probabile ai miei occhi il romanzo risulterà scritto bene, indipendentemente da quel che ne possano pensare gli altri.
Torniamo a L.P. Davies: provincia inglese contemporanea*, personaggi piuttosto ordinari, una o due coppie giovani da assortire per il finale non di rado piuttosto lieto, un enigma - ma la parola più adatta credo sia mystery - che si dispiega pian sotto gli occhi del lettore, riferimenti  ad altri tempi e altri luoghi... parecchia roba, insomma, ma mescolata bene.
Lessi La leva di Archimede da ragazzina, iniziando a spelluzzicarlo per curiosità e restandoci incollata per tutto il pomeriggio. Mi colpì soprattutto il collegamento con i nazisti, mentre la questione del parto - che oggi mi sembra ai limiti dell'impossibile anche con i mezzi moderni - passò completamente inosservata ai miei occhi (a quei tempi il parto era ancora qualcosa che riguardava gli altri, o meglio le altre, e che in letteratura serviva soprattutto come tappa critica che permetteva a uno o più bambini di restare orfano ed eventualmente abbandonato (e in questo romanzo adempie egregiamente la sua funzione in tal senso). 
Ma andiamo per ordine: il protagonista è un rispettabile insegnante di, credo, lingua e letteratura inglese in un college, sui trent'anni, abbastanza solitario ma non troppo, nel complesso piuttosto rispettato da colleghi, dirigenza e alunni. Durante un intervallo all'aperto uno dei suoi alunni muore, cadendo da un tetto**. E la prima domanda che arriva al lettore (ma di sfuggita, non è ancora così evidente che si tratta di un evento importante ai fini della trama) è "che accidente ci fa un alunno sul tetto del college durante un intervallo di scuola?".
La risposta, si capisce, è che sul tetto l'alunno non avrebbe dovuto farci proprio niente, e certo nessuno lo aveva minimamente autorizzato a salirci, sul quel tetto, per poi inciampare e cascare a testa in giù lasciandoci le penne (o meglio la pelle, perché se avesse avuto penne gli sarebbe bastato usarle per planare dolcemente verso terra ed arrivarci intatto).
Nessuno incolpa minimamente l'insegnante dell'increscioso fatto: all'improvviso l'alunno era scattato via, si era arrampicato sul tetto, da dove si era sporto muovendosi in modo strano, e nel giro di pochi secondi era precipitato a terra come se qualcuno l'avesse spinto. Peccato che su quel tetto l'alunno fosse solo e nessuno avesse avuto alcuna possibilità di spingerlo. Ma quand'anche, oerché spingerlo giù?
Ecco, risulta che l'alunno era un tipino piuttosto scorretto: prepotente con i compagni, piuttosto esigente... insomma, un bulletto. Restava comunque il fatto che, su quel tetto, l'alunno era solo e nessuno poteva averlo spinto di sotto anche se sembrava proprio, da come si era mosso, che fosse stato spinto, anche se davvero non si riusciva a capire come ciò potesse essere avvenuto.
Questo e altri particolari perplimono inizialmente l'insegnante, che comincia a fare qualche domanda, prima a sé stesso, poi in giro e pian piano allarga il cerchio delle indagini, quasi subito affiancato da una giovane e assai graziosa collega che fino a quel momento non aveva mai, non dico notato ma nemmeno visto perchè lei di solito entrava e usciva da una porta diversa dalla sua. L'attenzione dei due si concentra su un allievo dalle origini misteriose che risulta avere un fratello gemello. Entrambi sono stati adottati in modo assai insolito e non si riesce a capire da dove esattamente siano saltati fuori. C'è stato poi un parto misterioso, avvenuto in una casa nei boschi... 
Di mistero in mistero si arriva a un campo di concentramento dove un qualche scienziato pazzo (figura piuttosto comune nella letteratura degli anni Sessanta, soprattutto nei campi di concentramento) aveva architettato un piano particolarmente complesso e all'apparenza molto efficace, ma era poi sopravvenuto un incidente imprevedibile che aveva cambiato le carte in tavola e di cui lo scienziato non aveva mai saputo nulla. Era così morto con la soddisfazione di avere innescato una catastrofe assai definitiva e del tutto ignaro delle complicazioni sopravvenute. 
Il grandioso progetto, in cui la leva di Archimede citata nel titolo italiano*** avrebbe dovuto sollevare il mondo (non a scopi benefici, si capisce) parte quindi zoppo già in partenza e il piccolo anticristo programmato per innescare la distruzione risulta così... un gruppo di quattro gemelli, ognuno dei quali risulta dotato solo di alcune delle doti necessarie a portare avanti il progetto.Da bravi gemelli i quattro ragazzini sono indissolubilmente legati tra loro, ma molto diversi nel carattere, nelle inclinazioni e nei talenti e niente affatto propensi ad agire di comune accordo. Sarà appunto questo, insieme ad alcuni piccoli ma determinanti interventi da parte del professore, della collega diventata nel frattempo la fidanzata del professore e di una simpatica e autorevole figura paterna che accompagna la coppia nell'ultima parte del romanzo ad impedire la fine del mondo e a garantire a una parte dei gemelli un sereno e proficui inserimenti nella società inglese del futuro - perché sì, nonostante l'angoscia che la attraversa la storia risulta a lieto fine.
Con la non piccola incognita del fatto che trovarlo è piuttosto difficile mi sento dunque di consigliarne la lettura, molto adatta a un lungo e grigio pomeriggio d'inverno (ma anche a un lungo e sonnolento giorno d'estate, l'importante è non spezzare troppo la lettura).

* rispetto agli anni in cui scriveva l'autore, naturalmente.
** il soggetto scelto per la copertina  è appunto il momento della caduta, con l'alunno piuttosto inorridito e ormai consapevole che quello è  il suo ultimo istante di vita (da notare che questa caduta non è affatto un punto culminante del libro, ma al massimo l'episodio che determina l'inizio dell'indagine).
*** il titolo originale parla invece di bamboline di carta, di quelle che si usano ritagliare per costruire file di bambini che fanno il girotondo.

venerdì 31 ottobre 2025

Il pozzo nero (un racconto per Hallloween)

Non sono riuscita a trovare un meme carino sui pozzi neri - eppure il tema secondo me offriva diverse possibilità. Rimedio con dei gattini neri, non molto pertinenti ma carini

Quando arrivo, di prima mattina, la scuola è invasa da strani individui con strane attrezzature che vagamo con aria incerta.
"Sono gli operai del Comune" mi spiega la prof. Therral, anche quest'anno Responsabile di Plesso "Sono venuti per vuotare i pozzi neri".
"Oh?" casco dalle nuvole.
"Sì, i water hanno cominciato a traboccare, al piano di sotto. Sono quasi due mesi che avvisiamo il comune che la situazione è ormai piuttosto piena, ma hanno continuato a rimandare. Ci hanno detto che per qualche giorno potremo usare solo i bagni dei piani alti".
"Perché per qualche giorno?" chiedo interdetta: per quel minimo di esperienza concreta che ne ho avuto, le ditte di autospurgo mi risultano formate da persone laboriose ed efficienti che sanno benissimo quanto i clienti apprezzino in loro la velocità con cui riescono a limitare i tempi della loro presenza e le tracce olfattive che il loro lavoro inevitabilmente reca seco "Siamo una scuoletta da duecento alunni, quanto ci vorrà a svuotarci i pozzi neri?".
"Il problema è che devono cercarli, perché non sanno dove sono".
"Basterà guardare sul progetto, immagino".
"Dice che non riescono a trovarlo. Non sanno più dov'è".
Perché  il lettore possa seguire appieno la totale follia della questione, fornisco qualche elemento storico sulla scuola media di St. Mary Mead.
Quando la legge del 1963 rese la scuola media obbligatoria per tutti, molti paesi decisero di dotarsi di apposita scuola media da far frequentare ai fanciulli del luogo. In qualche caso vennero riadattati edifici destinati ad altri usi*. 
Non fu questo il caso di St. Mary Mead che, preso un pezzo di terreno confinante con quello della scuola elementare, gettò le fondamenta per una scuola media progettata proprio per essere una scuola media e la costruì in base alle leggi che all'epoca regolavano gli edifici delle scuole medie. Dal giorno della sua inaugurazione fino ad oggi detto edificio e è sempre stato usato  solo e soltanto in funzione di scuola media, con tanto di cucine per la mensa interna, ampio laboratorio di arte e di musica, piccolo teatro per le recite, palestra e altre amenità. 
In seguito la legislazione  cambiò più volte, soprattutto per quel che riguardava le norme di sicurezza, e piú volte vennero cambiati caldaia e bagni, fu smantellata la cucina, vennero avviati laboratori di lingue e di scienze, rifatti alcuni pavimenti, messi in opera pannelli solari e insomma l'edificio non rimase lì immobile mentre la storia gli scorreva accanto, ma anzi il Comune provvide più volte a cambiarlo, rinfrescarlo, adattarlo eccetera, tutto alla luce del sole e in modo assai onesto per quanto ne sappiamo. Inoltre cotale edificio è dotato di un largo ingresso su una delle vie principali del paese che testimonia che a St. Mary Mead c'è una scuola media - e insomma niente fa pensare che mai, in alcun momento della sua edificante esistenza, la scuola media di St. Mary Mead abbia recato in sé qualcosa di clandestino - e d'altra parte chiunque abbia passato una settimana della sua vita in un paesello del genere di St. Mary Mead sa benissimo che ivi niente può essere fatto, vuoi di lecito o vuoi di illecito, che non sia notissimo ad ogni abitante compresi i piccolissimi che ancora non sanno parlare. Per quale motivo dunque i piani di un edificio non esattamente illegale come una scuola media debbano essere rimpiattati non si riesce a capire se non sospettando una grandissima incapacità da parte di chi gestisce la documentazione del comune in questione.
E mentre tutto noi meditiamo sull'infinità vastità dell'imbecillità umana gli operai del Comune se ne vanno via a coda bassa e con aria infelice e a noi non resta che salire in classe per spiegare la situazione (invero assai fluida) in cui ci troviamo.

In realtà la storia è a lieto fine, perché verso la metà della seconda ora, mentre con la Seconda ci stiamo dilettando nella contemplazione delle  varie danze macabre e trionfi della morte che dopo il passaggio della prima ondata della peste del Trecento** diventarono un tema assai ricorrente per la pittura arriva la custode ad annunciare che la situazione dei bagni è tornata normale. A quanto sembra, qualcuno deve essere riuscito a trovare il nascondiglio segreto ove erano occultati i segretissimi progetti della scuola - probabilmente un normalissimo faldone, e neanche escludo che sopra ci fosse scritto qualcosa di assolutamente esplicito sul suo contenuto, del tipo "planimetrie della scuola media".

* per esempio io frequentai a Firenze una scuola che aveva sede in un ex-Istituto per Ciechi che non era stato fatto oggetto di particolari controlli e che,mentre facevo la terza media, fu oggetto per qualche mese di lavori di ristrutturazione piuttosto emergenziali onde evitare che ci cascasse in testa.
** la più famosa è la prima, ma ne seguirono diverse altre, per quanto più contenute

martedì 28 ottobre 2025

Prof, che ne pensa della Terza Guerra Mondiale?

Piccolo scontro tra un mago e un drago. Io sto per il drago.
La Terza Guerra Mondiale entrò nella mia vita l'11 Settembre. Sì, quell'11 Settembre.
Ero in giro per commissioni e andai al supermercato a fare la spesa. Mentre prendevo il carrello sentii intorno a me un gran brusio, e raccontavano di due grattacieli a New York che... Chiesi qualche chiarimento e mi fu dato. Vicino a me il commesso che sistemava il carrello ripeteva "E adesso faranno la Terza Guerra Mondiale".
Io ero perplessa. Per quanto l'accaduto mi sembrasse effettivamente assai traumatico, e soprattutto sull'orlo dell'incredibile, non mi pareva foriero di guerre mondiali. Feci la spesa che mi serviva e continuai il mio giro di commissioni. La tappa successiva era il rinnovo della patente.
All'ACI aspettai un po' che arrivasse il mio turno. Nella sala d'attesa c'erano due enormi schermi che proiettavano e riproiettavano all'infinito gli aerei che si schiantavano contro i grattacieli che crollavano su loro stessi - un filmato affascinante, con in sottofondo un sacco di gente che parlava in inglese.
Rinnovai la patente, che era l'ultima tappa del mio giro, e tornai a casa dove mi inchiodai al computer. All'epoca c'erano solo i newsgroup e le mailing list, ma naturalmente ovunque navigassi non si parlava d'altro, né io desideravo sentir parlare di altro. Navigai alquanto, scambiai un po' di mail (dove comunque nessuno parlava della Terza Guerra Mondiale) e scambiai anche un bel po' di telefonate. Eravamo tutti piuttosto scioccati e cercavamo compagnia e conforto.
Qualche settimana dopo l'argomento affiorò a scuola, con una prima decisamente brillante che due mesi dopo mi dispiacque molto lasciare. Siccome con una circolare una volta tanto piuttosto sennata la ministra Moratti si era raccomandata che parlassimo senza risparmio dell'argomento se i ragazzi facevano domande, li lasciai parlare, risposi, e due ore passarono in un lampo parlando dei massimi sistemi. Alcuni ragazzi mi spiegarono che in casa avevano cercato di evitare l'argomento per non traumatizzarli "ma insomma prof, abbiamo undici anni e non ha senso non parlarcene". Così, al suono della campana, gli dissi che chi voleva  scrivesse qualcosa sull'argomento.
Incredibile ma vero, quando mi portarono una sfilata di testi davvero fluviali, mi accorsi che tutti avevano preso l'argomento da un lato diverso, chi parlando delle cronache, chi descrivendo l'avvenimento con foto e resoconti tecnici, chi cantando lodi della pace, e così allestii un grosso cartellone dove ognuno attaccò il suo testo, che spesso era stato scritto con la collaborazione di fratelli e familiari vari.
Nessuno avviò una Terza Guerra Mondiale, ma ci fu la guerra in Afghanistan e ricordo una Terza che badavo durante l'ora di Alternativa che cantava con grande attenzione&diligenza Salvami di Jovanotti, che uscì proprio mentre si preparava la non particolarmente fruttuosa spedizione in cui poi gli USA negarono di aver chiesto il nostro intervento - che pure accettarono.
Due-tre anni dopo ci fu una delle tante crisi con l'Iran, che stava mettendo su un programma nucleare che secondo gli USA li avrebbe portati a fabbricare anche loro bombe atomiche. La questione in quei giorni era molto calda e un giorno, dopo l'ennesima dichiarazione ostile degli USA  i ragazzi mi accolsero con la domanda "Prof, che cosa ne pensa della Terza Guerra Mondiale?".
"Oh, non credo che sia particolarmente alle porte" risposi un po' svagata. In effetti in quel momento ne avevo davvero fin sopra i capelli di tutte le storie che facevano gli USA sul programma nucleare dell'Iran e assumere un tono rassicurante e un tantino scavato non mi costò molta fatica. Di fatto, l'Iran fu passato una volta di più nella parte della lavagna destinato ai cattivi, ma in effetti erano anni e anni che stava da quella parte e non cambiò molto.
E passarono diversi anni e una mattina Papa Francesco espose una teoria su la terza guerra mondiale a pezzi. Ricordo che in tanti lodarono l'acuta sintesi del pontefice e la sua sensibilità alle questioni internazionali. Non io, che l'ho sempre trovata una tesi bislacca. I ragazzi di St. Mary Mead, dove nel frattempo mi ero stabilizzata, non sembrarono nemmeno loro farne gran conto. O forse non mi chiesero niente sulla terza guerra mondiale a pezzi perché non sembravo loro una valida interlocutrice, vai a sapere.
La mattina del 24 Febbraio 2022 i bombardamenti russi sull'Ucraina ci sorpresero e ci inquietarono, e probabilmente la persona più sorpresa all'interno della scuola ero io. Il giorno dopo mi trovai sotto un fuoco di fila di domande su Russia, Ucraina e NATO da cui faticai non poco a spantanarmi. Per fortuna il presidente russo aspettò mi sembra il terzo giorno per avviare il tormentone ricorrente sulla minaccia di una guerra nucleare, e per diverso tempo non si parlò di Terza Guerra Mondiale in classe. 
Tuttavia, un paio di settimane dopo l'inizio del presente anno scolastico, per qualche motivo una di queste consuetissime evocazioni della guerra termonucleare deve avere avuto un risalto maggiore nei media tradizionali, e ai primi di Ottobre, di nuovo, mi è stato chiesto cosa ne pensavo della Terza Guerra Mondiale e di nuovo ho sfoggiato un'aristocratica indifferenza spiegando che ormai ne avevo viste tre. Tuttavia, visto che la classe in questione è una Terza, ne ho approfittato per intortarli con una serie di interessanti questioni del tipo "Quand'é che una guerra europea diventa Guerra Mondiale?"  e raffinate questioni di tassonomia del tipo "quella che in Italia chiamiamo Prima Guerra Mondiale all'estero la chiamano Grande Guerra e quella che noi chiamiamo Seconda Guerra Mondiale i Russi la chiamano La Grande Guerra Patriottica"
fino a quando una soccorrevole campanella è intervenuta a trarli in salvo. 
Credo comunque che la questione sia mal posta: la Sè onda Guerra Mondiale è stata messa all'eterno di una serie perché è venuta pochi anni dopo la Prima, e c'erano dei tratti piuttosto simili se proprio ti intestardivi per cercarli. Riprendere la serie a distanza di ottant'anni... non so, mi sembra una specie di convenzione per titolisti pigri e senza fantasia.
Probabilmente verrebbe chiamata con un altro nome.

domenica 26 ottobre 2025

Sull'indubbia utilità delle zanzare

 
Lezione di Geografia nella Prima Strillante. Si chiacchiera sui biomi, l'importanza della biodiversità, l'integrazione dei vari elementi...
Si alza una mano. È una classe che fa sempre molte domande, anche ad ampio spettro. Qualcuno, a volte, addirittura alza la mano prima di parlare.
"Prof, ma che utilità hanno le zanzare?".
I compagni mi guardano, interessati. Si tratta di una bella sfida, non c'è dubbio - soprattutto qua a Mary Mead dove ce ne sono tante, e per tanti e lunghissimi mesi.
"Ah, è una domanda che risente di un punto di vista antropocentrico. Per quanto la Bibbia ci spieghi che Dio ha creato il mondo per noi,tuttavia è pur possibile che le cose stiano diversamente, e quindi sarebbe meglio chiedersi come le zanzare si inseriscono nella complessa struttura ambientale. E tuttavia..".
Zanzare... fornelletti... elettroemanatori...
"Prima di tutto occorre considerare il ritorno economico. Esiste un fiorente mercato di insetticidi, spray e stick per curare le pinzature, fornelletti, zanzariere.... Per chi produce e commercia questi prodotti le zanzare sono utilissime e grazie alle zanzare costoro nutrono sé stessi e le loro famiglie. Inoltre le zanzare, e credo soprattutto le loro uova e larve sono un ottimo alimento per altri insetti e per tanti uccelli e pipistrelli. Inoltre le zanzare portano i virus e i batteri, che noi tendiamo a vedere come una cosa negativa, ma se proviamo a vedere le cose dal punto di vista di virus e batteri, le zanzare sono molto preziose."
Davvero non saprei dire da dove è venuta fuori una risposta così articolata visto evito quanto più posso di pensare alle zanzare se non per augurarmene ardentemente lo sterminio, cui cerco di contribuire disseminando la casa di fornelletti ed emanatori di cui tengo sempre ampie scorte - perché le zanzare mi amano molto, ma io non le corrispondo.
L'entrata in scena dei virus e dei batteri ad ogni modo imprime una nuova svolta alla lezione, che vira imotprovvisamente verso le epidemie (con una serie di domande che cerco di deviare sull'insegnante di Scienze).
Considerando che siamo partiti dalla salvia e il rosmarino della macchia mediterranea, direi che abbiamo fatto un bel po'di strada. Del resto, almeno per ora, questa è una di quelle classi dove si sa (forse) da dove si parte ma è abbastanza difficile prevedere dove si potrebbe arrivare.

mercoledì 3 settembre 2025

Lo strano caso degli squali nel bosco durante il Medio Evo (Tralalero Tralalà)


Siccome il manuale di storia, fresco di adozione, si soffermava con cura e in modo efficace sui cambiamenti del paesaggio europeo dopo la caduta dell'impero romano e durante l'altro medioevo, con tutto il relativo corredo di impaludamenti, rimboschimenti eccetera; e siccome i ragazzi della Prima Radioattiva sembravano essersi presi abbastanza a cuore i vari modi con cui i nostri antenati usavano prati, boschi, fossi e paludi, decisi di farci una bella verifica scritta, di quelle a domande aperte.
I ragazzi si misero sotto e il paio di ore a ciò preposto passò piuttosto tranquillamente. In seguito venne per me il momento della correzione e come sempre partii da quelli che erano secondo me i più scarsi. Corressi, appuntai, emendai, a tratti inorridii, finché arrivò Qualcuno - ebbi cura di rimuovere dalla mia memoria chi era, quindi non starò a far nomi; ma insomma questo Qualcuno scrisse che nelle foreste c'erano anche gli squali
Guardai, riguardai, inorridii, misi un punto esclamativo, accennai in una nota a lato che nessuno squalo aveva la minima possibilità di restare vivo a lungo in una foresta (detto e non concesso che riuscisse ad arrivarci, e davvero non capivo perché mai comunque avrebbe dovuto provare a farlo) segnai a lapis un bel 4 e continuai a fare il mio lavoro.
Per ultimi arrivarono il gruppetto dei bravi, che avevano braveggiato come previsto, senonché Carbonio (ragazzo molto interessato alla storia che tra l'altro ci aveva una fissa per Napoleone sul quale, mi aveva raccontato la madre, si era letto diversi libri - e le avevo detto che era cosa buona e giusta interessarsi a Napoleone, e sia chiaro che Carbonio non studiava Napoleone invece del programma che stavamo facendo, era un interesse che coltivava a parte, com'era suo pieno diritto) e insomma trovai anche lì degli squali nella foresta. 
Rimasi interdetta: Carbonio era un ragazzo sensato e studioso, e comunque cos'era quella fissa collettiva sugli squali? 
Guardai, e guardai meglio; finii così per accorgermi  che non di squali si trattava, bensì di soldati. Ora, non mi ricordo come e in che modo ma c'era effettivamente un passo del manuale che parlava di soldati nella foresta, ed erano inseriti in un contesto logico e ragionevole, e dunque quanto scritto da Carbonio era del tutto pertinente.
Se poi qualcuno si stesse domandando come fosse possibile mettere dei soldati che somigliassero molto a degli squali, la cosa si spiega col fatto che Carbonio è certificato come disgrafico - in pratica, scrive male, con lettere che non hanno sempre le stesse dimensioni e hanno un tratto approssimativo,  insomma se l'han certificato per disgrafia c'è bene il suo motivo e, per quanto si impegni, i suoi compiti scritti a mano sono sempre piuttosto avventurosi da leggere.
Provai a ricordare la disposizione dei posti e finii per concludere che il Qualcuno aveva copiato da Carbonio sbirciando il foglio che Carbonio scriveva davanti a lui, ma senza applicare alcun filtro di correzione, e insomma aveva serenamente messo gli squali nella foresta senza farsi domande, e questo era un segnale talmente negativo e indice di tal stupidèra che, appunto, decisi di rimuovere dalla mia mente il nome dello squalificante, onde non renderlo vittima in futuro di pregiudizi da parte mia. Magari lo squalo era stato un punto molto basso ma a quell'età si cresce e ci si redime molto velocemente anche da orribili colpe, e insomma non volevo vincolarlo per tre anni a un giudizio così fortemente negativo.
Riconsegnai i compiti e  dopo aver riferito la questione degli squali spiegai loro:
"Durante i compiti di Storia non mi preoccupo mai molto di controllare se qualcuno copia, perché tanto la cosa viene sempre fuori, in un modo o nell'altro. Copiare è un lavoro che richiede intelligenza e anche un po' di conoscenza dell'argomento su cui si copia, e se hai intelligenza e un po' di conoscenza dell'argomento trattato, a quel punto copiare non ha molto senso in una verifica di prima media a risposte aperte. Chi ha trasformato i soldati in quali senza nemmeno soffermarsi a pensare a cosa stava scrivendo ha preso il suo bravo quattro ma io lo invito a cercare di usare un po' di buon senso in futuro anche se prometto che la cosa non gli verrà mai rinfacciata". E del resto, anche se non avevo fatto il nome, loro con tutta probabilità sapevano chi era, anche se il suo non era l'unico quattro.
L'incidente si chiuse lì, per quanto mi riguardava, a parte far sganasciare i colleghi in Sala Insegnanti perché gli squali nelle foreste dell'alto medioevo erano davvero troppo carini.

Tuttavia la storia ha un suo seguito, perché un giorno, mentre cercavo un po' di musica lo fi per sottofondo mentre correggevo, inciampai in un video dove c'era davvero uno squalo nel bosco, e se ne stava molto riflessivo, seduto a meditare mentre intorno a lui le foglie cadevano ondeggiando nel venticello leggero. Uno squalo con scarpe Adidas (lo squalo in questione ha le gambe), e in seguito ho scoperto che si chiama Tralalero Tralalà e fa parte di un gruppo di strani personaggi che vanno sotto il nome di Brian Riot, che piacciono molto agli adolescenti. Il personaggio in questione non mi è rimasto molto simpatico quando ho provato a conoscerlo più a fondo, ma dopotutto i Brian Riot non sono stati fatti per adulti pedanti e politically correct come me.
Così ho caricato il video sulla Classroom di storia spiegando che, a quanto pare, gli squali nelle foreste ci possono essere davvero. 
In effetti la presenza delle scarpe Adidas tenderebbe a escludere che si tratti di foreste altomedievali, ma su questo ho evitato di soffermarmi: pedante sì, ma non è necessario esserlo sempre.

domenica 31 agosto 2025

Lament (post di spurgo, come per le lumache)

Murasaki e la sua Prima (ormai diventata una Seconda)

Oggi è l'ultimo giorno dell'anno scolastico 2024/2025, che è stato al momento il più faticoso della mia ormai ventisennale carriera di insegnante. Mentre stavo rimettendo in ordine uno di quei pacchetti di fogli che in casa mia ogni tanto, misteriosamente, si accumulano ho pensato di... non so, forse tirare qualche filo.
Quest'anno, come in tutti gli ultimi anni, ho avuto tre classi: la Prima, dove ho fatto (e farò) tutto il pacchetto di 10 ore con Italiano, Storia e Geografia e una Seconda e una Terza dove ho fatto solo Storia e Geografia.
I ragazzi (non solo i mei) hanno fatto un po' di tutto, ma non in senso positivo. Sta di fatto che ognuno di queste tre classi ha avuto una Riunione Straordinaria  con i genitori, e sempre per motivi disciplinari.
Le Riunioni Straordinarie con i Genitori sono una trovata della psicologa della scuola. Perché sì, abbiamo una psicologa della scuola, è quest'anno si è divertita quanto ha voluto.
Le Riunioni Straordinarie con i genitori sono una roba che a modo loro è anche utile, perché se non altro servono a spurgare la situazione*: i genitori tirano fuori rimostranze stranissime, litigano tra loro e raccontano cose di cui noi insegnanti non eravamo minimamente a conoscenza. Ci aiutano a capire meglio la situazione ma sono anche terribilmente stressanti.
Inoltre per queste tre classi abbiamo avuto non meno di quattro Consigli Straordinari (uno dei quali, come ho raccontato, diviso in due parti) e due sospensioni, una delle quali doppia, oltre a una quantità immane di messaggi interni nelle Classroom del Consiglio dove riferivamo ai colleghi una infinità di questioni una più spinosa dell'altra.  E abbiamo collezionato una quantità immane di Convocazioni di singole coppie di genitori, con o senza la presenza del Dirigente.

Qui racconterò qualcosa della Prima Radioattiva, che davvero non ci ha fatto mancare niente.
Sulla carta l'avevano presentata come una nuova Corte dei Miracoli. 
Siccome l'anno prima avevo felicemente portato all'esame per l'appunto una classe che era stata descritta come una Corte dei Miracoli, ma che a conti fatti si era rivelata molto simpatica, anche se con qualche spina qua e là, non mi ero preoccupata troppo. C'era Uranio, questo sì, ma siccome era stato staccato da gran parte dei suoi Compagni di Merende, all'inizio sembrava piuttosto gestibile. Ho un certo talento con i ragazzi polemici&intrattabili, e confidavo in quello.
Il talento, se davvero c'è, non è comunque bastato: dopo qualche settimana di osservazione ha trovato nuovi Compagni di Merende con cui fare gruppo e ha cominciato a imperversare. Due dei Compagni di Merende erano nella sua classe, poi ce n'era un quarto che probabilmente era diventato un Compagno di Merende per paura, con l'intento di evitare guai. Non li ha evitati e ci ha pure lasciato un paio di denti, ma questo l'ha portato a lunghe riflessioni. Almeno spero, perché i denti sono importanti.
C'erano, anzi ci sono gli armadietti della Didattica Dada, dove per pochi minuti i ragazzi ogni due ore cambiano i libri in assenza di sorveglianza. A quegli armadietti, abbiamo scoperto poi, succedeva di tutto.
Il fatto che, tra risse, scazzi, insulti et similia, alla fine mancasse il tempo per fare quanto previsto agli armadietti, ovvero lasciare i libri e il materiale delle ore precedenti e prendere ciò che serviva per le ore successive, immagino che andasse messo in conto. Mai visto arrivare in aula una classe così sguarnita: e il libro no perché non sapevo che oggi c'era da portare, e il quaderno no perché l'avevano dimenticato, e il diario per i compiti no perché...
La quantità di note collettive messe perché non avevano questo né quello né tantomeno quell'altro non ha avuto limiti né confini. Poi c'erano le note individuali di chi non aveva questo e quest'altro, e anche quelle sono state un numero incredibile. Attenzione, non sto parlando di note disciplinari - anche quelle non avevano limiti né confini, naturalmente, e non di rado mentre le scrivevo mi sono ritrovata a pensare che forse quegli elenchi di Note Strane che circolano in rete potrebbero avere un fondamento di verità.
C'era il divieto di usare il cellulare. Con quei cellulari pare sia stato fatto di tutto. Mai visto una roba del genere. E pare che quel che facevano a casa, con i cellulari, fosse pure peggio.
Bullismo, naturalmente. Abbiamo avuto ben due coppie di genitori che sono andati in Presidenza ad elevare alte e giustificabili lamentele. Altre coppie, abbiamo scoperto in seguito, non sono andate perché in cuor loro coltivavano una certa rassegnazione. Altre storie sono spuntate qua e là nei colloqui con le famiglie.
La rassegnazione aveva anche alcuni aspetti collaterali: alla riunione dei genitori ci è stato spiegato che "X dice che, visto che tanto tutti fanno quello che gli pare, lui i compiti non li fa più".
Così, già al primo quadrimestre, nella scheda c'era un gruppetto di insufficienze singolarmente folto.
C'erano i Compagni di Merende, d'accordo. C'era un discreto clima di deboscia. C'era il fatto che spesso e volentieri fare lezione era una vera avventura anche per la Decana, che sono me.
E c'erano le lezioni in cui A si lamentava di B che si lamentava di C, D e F che reagivano malissimo. Allora partiva la discussione e in un paio di casi la prof. Murasaki ha lasciato che la discussione procedesse nella speranza (che si è poi rivelata vana) di capirci qualcosa: infatti buona parte di loro parla un italiano terrificante e racconta le cose malissimo. E sì, l'insegnante di Italiano dovrebbe appunto badare a questo: che gli alunni imparino ad esprimersi correttamente e soprattutto che siano in grado di infilare un racconto comprensibile.
Sia chiaro: in questo come in tutto l'insegnante di Italiano non ha cavato quasi nessun ragno dal buco.
C'erano dei problemi immani con la coniugazione dei verbi. 
Non è poi così insolito che all'inizio della prima media alcuni alunni sbaglino alcuni tempi verbali. Personalmente, in questi casi li piazzo a coniugare verbi per qualche ora con la grammatica aperta sotto gli occhi finché non gli scatta l'automatismo. A un certo punto scatta, e da quel momento i verbi li dicono quasi sempre giusti.
Non loro. No, loro no. 
Poniamo: l'imperfetto. Chi mai ha dei problemi con l'imperfetto? Io circumnavigavo, tu circumnavigavi, egli circumnavigava. E' facile.
Non per loro. Già fargli capire che l'imperfetto era quello con "avo" non è stato per niente facile. Ma già dopo la seconda persona quell'imperfetto si trasformava. Diventava un passato remoto, un congiuntivo trapassato, un futuro... sì, diventava anche un futuro. E se non li avessi sentiti con queste orecchie non l'avrei mai creduto possibile.
Insomma: gran parte della classe ha più o meno frequentato la prima, ma non l'ha fatta. 
A fine anno la prof. Moredress, celebre per riuscire ad insegnare matematica anche ai sassi (ma non a loro, o almeno così assicura) gli ha chiesto: "Cos'avete trovato difficile quest'anno, nel passaggio da elementari a medie?" e tutti han risposto lamentandosi dell'eccessivo carico di studio, lasciandola interdetta.
"Ma... voi non avete studiato!" ha provato a ribattere sbalordita.
E niente, erano tutti accasciati per l'eccesso di studio cui erano stati sottoposti.
In realtà, in mezzo a questa immane bolgia, tre di loro han studiato coscienziosamente tutte le materie e seguito tutte le lezioni, e i genitori assicurano che si sono anche divertiti. A loro non ho dato i compiti per le vacanze**.
Agli altri sì, e in gran quantità in barba ai miei principi. E non temo ChatGBT perché sono quasi tutti compiti di esposizione - e di coniugazione di verbi, naturalmente.

Agli scrutini la classe è stata un po' ripulita. Ma resta il problema che non solo non hanno fatto la Prima, ma non hanno nemmeno costruito un gruppo classe - anche se qua e là si è formato qualche gruppetto. Forse***. 

L'anno scolastico sta per cominciare. Possa il Cielo assisterci tutti quanti.

*come si fa con le lumache, che prima di cucinarle vanno tenute a spurgare in un secchio di acqua. Così almeno dicono i libri di ricette, perché io le lumache non le ho mai cucinate né ho mai desiderato farlo: sono tra i pochissimi cibi che non mi piacciono.

** e uno di loro mi ha scritto "Quindi noi dobbiamo solo ripassare?". Gli ho risposto che naturalmente nessuno gli impediva di fare qualcosa, se così gli andava, ma che l'unica cosa che mi interessava davvero che facessero era divertirsi e rilassarsi quanto più potevano.

** Può essere. Potrebbe essere. Poteva essere. Potesse essere. Potrebbino essere.