giovedì 30 settembre 2021

Il ritorno del Ciuccio d'Oro

Sono ormai passati due anni e l'ex Prima Asserpentata è ormai diventata una Terza Chiassosa ma tutt'altro che spiacevole.
Hanno comunque mantenuto un certo attaccamento per le tradizioni, e così ieri mattina Rama si è presentato con una piccola collana di ciucci - solo cinque pezzi. Vere caramelle a forma di ciucci, stavolta. Li ho guardati con entusiasmo e l'ho ringraziato molto.
"Questi però vanno dati per premio" ho stabilito, riaprendo così il Gran Torneo del Ciuccio d'Oro.
Ebbene sì, ora che ho più di venti anni di onorato servizio alle spalle posso finalmente darmi alla sperimentazione delle più moderne tecniche didattiche, tra cui quella di compensare gli alunni con una caramella per le loro performance più riuscite. D'altra parte la classe ha reagito con grande entusiasmo alla prospettiva, e in fondo i ciucci li ha pagati Rama (assolutamente di sua spontanea iniziativa), e non io.

Nelle prime due settimane di scuola abbiamo lavorato a orario ridotto, e la Terza Chiassosa l'avevo vista solo due volte. Entrambe le lezioni erano state impiegate per parlare dell'Afghanistan, argomento che si è imposto da solo. 
In effetti avevo parlato soprattutto io, che appunto allo scopo di preparare una buona lezione avevo dedicato molte ore ad ascoltare dibattiti, testimonianze e ricostruzioni storiche quest'estate.
E parlando avevo avuto anche l'occasione di far notare come la Geografia sia materia imprevedibile per definizione, e che il nuovo libro da me adottato soprattutto allo scopo di dar loro qualcosa di un po' aggiornato (è fresco di pacca) si rivelava, non per colpa sua, ormai vetusto e ampiamente superato, a partire dal nome del paese, per non parlare della forma istituzionale e, ahimè, del PIL, che ormai meriterebbe una segnalazione a Chi l'ha visto?
Inevitabilmente siamo finiti anche a parlare dell'11 Settembre, e così come compito gli avevo dato di intervistare un paio di adulti chiedendogli dov'erano quando avevano saputo la notizia, come avevano reagito e cose del genere.
Merida però aveva qualcosa di meglio di un amarcord: perché i suoi genitori, quel giorno, erano a New York in viaggio di nozze, hanno visto l'esplosione in diretta e hanno pure fatto le foto, convinti all'inizio che si trattasse di un qualche effetto speciale allestito per un film o roba del genere (come pensavano anche tanti intorno a loro); e la mattina dopo hanno comprato il giornale naturalmente, e l'hanno conservato tra i tesori di famiglia. Tanto, non c'era altro da fare che leggerselo e preoccuparsi, perché la zona della città dov'era il loro albergo era stata bloccata e il loro bel viaggio di nozze era ormai andato irrimediabilmente a ramengo.
Così una buona mezz'ora l'abbiamo passata a far girare le foto e a sfogliare il giornale commentando le foto dei giornalisti e i titoli dell'Washington Post.

Il primo Ciuccio è stato assegnato al coraggioso che si era offerto volontario per la prima interrogazione dell'anno e ha così ricevuto il primo voto. Ma il secondo Ciuccio, ovviamente, è andato a Merida. E mai Ciuccio fu più meritato, secondo me.

domenica 26 settembre 2021

Non Angli sed Angeli; non DADA sed DaD


Quando fu che il latino cominciò a leggere la g seguita dalle vocali a, e, i col suono dolce e palatalizzato con cui noi moderni pronunciamo "angelo"?
Sembra che questo sia avvenuto in epoca piuttosto tarda. A prova di ciò il professore di filologia romanza ci raccontava di un grazioso gioco di parole di Gregorio Magno: vedendo due adorabili bambini biondi al mercato degli schiavi chiese chi fossero, e chi era con lui rispose "Angli". Ma Gregorio lo corresse con garbo "Non angli, sed angeli".
L'episodio, tutt'altro che sicuro, è comunque molto famoso fra gli inglesi, tanto che gli hanno dedicato pure una piastrella dipinta nella cattedrale di Westminster - e addirittura si racconta che la vista di quei due adorabili bambini spinse papa Gregorio ad inviare missionari in Britannia, dove la popolazione si lasciò convertire molto volentieri.

Invero, una vocale può fare una grande differenza, come stiamo scoprendo alla scuola media di St. Mary Mead; perché un conto è fare la DADA (Didattiche per Ambiente Di Apprendimento) - una metodologia che prevede orde di ragazzi che sciamano festosi per i corridoi cambiando aula in continuazione; e ben altro conto invece è fare la DaD (Didattica a Distanza) che prevede singoli ragazzi scocciati e inchiodati nella loro camera con un computer quando va bene, ma a volte con un cellulare dove devi metterti gli occhi in mano per seguire le condivisioni del docente, e quando il docente crede di aver trovato la soluzione mettendo il materiale sulla piattaforma spiegargli in tono rassegnato che non può tenere aperte due finestre per volta.

Con un certo sfavamento collettivo dunque è partita la DaD senza A finale; perché abbiamo una classe in quarantena e altre classi con uno o due alunni confinati in casa, senza contare che i tamponi, come l'anno scorso, continuano ad essere elargiti con una certa lentezza e parsimonia dalla ASL e  dunque la cosa si protrae al di là dello stretto indispensabile.
Inutile lamentarsi, certo: in tante scuole del regno (e non solo) sta succedendo la stessa cosa. Non fa piacere a nessuno, nessuno è contento di ciò e pazienza.
Tuttavia spero che nessun'altra scuola del regno abbia in sovrappiù una Dirigenza che mostra segni di scollamento dalla realtà e con allarmante frequenza si dichiara convinta che quel che stiamo facendo in questi giorni decisamente critici abbia qualcosa a che spartire con la didattica DADA, ed esorta a gran voce i docenti a sentirsi e mostrarsi sempre più dadaisti e a spostare il più possibile le classi, che sennò si deprimono e si sentono troppo compresse*, ignorando platealmente il fatto che ogni spostamento è potenzialmente pericoloso e che dopo ogni spostamento ci vuole una sanificazione dell'aula e che i custodi, per quanto disponibili, sono due e non più di due per volta e spesso uno solo, mentre i laboratori da sanificare sono collocati in punti dell'edificio che rendono assolutamente impossibile per i suddetti custodi fare tutto quel che devono comunque fare - rispondere al campanello, tanto per fare un esempio, che dal sotterraneo dove sono i laboratori non si può sentire. 
Davvero, l'insieme sta diventando piuttosto inquietante.

* che è pure vero, e tutti noi ne siamo amaramente consapevoli. Ma che ci possiamo fare se questo paesello si è trasformato di punto in bianco in una piccola Wuhan?

martedì 21 settembre 2021

Principio sì giolivo ben conduce

E dunque siamo tornati a scuola. In presenza.

Che bello essere in presenza!
Che bello avere di nuovo una prima da imboccare cucchiaino su cucchiaino cercando di non traumatizzarla troppo nel Terribile Passaggio da Elementari a Medie, per poi accorgersi che non solo non li abbiamo affatto traumatizzati, ma si sono fatti più viziati di un gatto viziato.

I primi giorni quindi siamo tutti molto soft e amichevoli. 
Ci informiamo su cosa sanno, cosa hanno fatto, cos'hanno letto eccetera.
Si chiacchiera un po'. Gli spieghi come funzionano i libri di testo - quelli che metà classe non ha ancora; nel senso che a tutti mancano alcuni libri, ma non a tutti mancano gli stessi.
Tanto si sa, un po' per volta i libri arrivano.
Primo giorno, secondo giorno, terzo giorno con Prova d'Ingresso di Grammatica.
Perché l'anno scorso il Dipartimento aveva deciso compatto che ognuno la prova d'ingresso la faceva a modo suo, se e come voleva, ma quest'anno lo stesso Dipartimento, formato dalle stesse identiche persone, ha parimenti deciso (un po' meno compatto perché a me le prove d'ingresso non piacciono, ma trovandomi in minoranza schiacciante me ne sono stata zitta e buona) che ognuno fa le prove d'ingresso a modo suo, ma ne deve fare tre: una di grammatica, una di comprensione del testo, una con una storia basata su un'immagine.
E Lunedì mi accingevo appunto a fare la seconda prova d'ingresso, quella con l'immagine (nel mio caso, un dipinto di Monokubo).

E invece non abbiamo fatto proprio niente, perché la classe era andata in quarantena.
La prima classe positiva dell'anno, al terzo giorno.
La prima classe in DaD, al quinto giorno (ieri, non ho capito bene perché, non abbiamo fatto nulla perché l'autorizzazione non era ancora arrivata).

Non se la sono sbrigata male. C'erano tutti, proprio tutti. Parlavano e rispondevano. Due o tre sono entrati e usciti un paio di volte, ma roba da poco.
E non sembravano nemmeno troppo straniti, al contrario di me che comunque cercavo di darmi un contegno.

Ma la prima positiva dell'anno seguiva anche un corso di danza, per cui abbiamo potenziali positive in parecchie classi.
E per l'occasione ho anche scoperto che St. Mary Mead durante l'estate ha avuto diversi casi.
Praticamente, siamo diventati la Wuhan d'Italia.
Proprio noi, che nei due anni trascorsi abbiamo brillato per scarsità quasi totale di positivi.

Didattica a Distanza al quinto giorno.
L'anno scolastico si prospetta interessante, davvero.

sabato 18 settembre 2021

Banchi a rotelle - Il ritorno

Banco (scritto proprio così) è anche un personaggio del Macbeth di Verdi.
 Qui lo interpreta Riccardo Zanellato

Qualche mese fa raccontai in dettaglio di come, alla scuola media di St. Mary Mead, fossero arrivati almeno una trentina degli ormai mitici banchi a rotelle. Di essi la Preside disse in uno degli ultimi collegi dell'anno scorso che faticavano a trovare una collocazione - vale a dire, nessuno li voleva.
Per molto tempo rimasero in Aula Magna, dove avrebbero potuto rivestire un ruolo dignitoso nelle riunioni con i genitori (che comunque in questo periodo non facciamo). Ma con il presunto arrivo della didattica DADA si decise di usarli diversamente.
Molto, molto diversamente.
Nel senso "in modo diversificato, un po' dappertutto".
Il 5 Settembre, quando rientrai nella scuola dopo varie riunioni on line trovai un paio di insegnanti che li stavano trasportando dalla ex-Segreteria, dove erano approdati in un qualche momento dei giorni precedenti (tramite ascensore, perché l'Aula Magna è al primo piano mentre la ex-Segreteria è al piano terra) verso l'Aula del Sostegno, sempre a piano terra.
Quando tornai qualche giorno dopo li ritrovai nella ex-Biblioteca, che si trova al piano superiore (e di nuovo gli ascensori devono aver lavorato), ma qualcuno disse che andavano spostati nella ex-3C, dove avrebbero occupato l'aula di Storia e Religione, ovvero una di quelle dove avrei dovuto insegnare con la didattica DADA, anche se solo per poche ore a settimana.
Aiutai a spostarli, poi scesi dalla VicePreside.
"Sia chiaro che non ho nulla contro i banchi a rotelle, e non mi formalizzo se i ragazzi ci giocano all'autoscontro, anche perché tengono effettivamente il distanziamento di un metro. Ma non ci si può far lezione, su quelle tavolette non ci appoggi nemmeno il libro di Storia" dissi.
"Li sposteremo nel giro di qualche settimana" mi assicurò la VicePreside. 
"No, spostateli subito"
"La Preside li vuole lì. Lo ha deciso lei".
"La Preside veda di attaccarsi al treno".
"Vedi, il punto è che abbiamo dovuto mettere in tutte le aule il numero di banchi della classe più numerosa, e il risultato è che adesso non abbiamo più banchi".
"Comprateli".
"Temo che ci vorrà un po' di tempo".

La mattina dopo dopo scopro che la classe con i banchi a rotelle è la mia prima, o più esattamente quella in cui passerò più di metà del mio orario.
"Oh" rassicuro subito i ragazzi "Non vi preoccupate, i banchi a rotelle verranno spostati al più presto".
"A noi piacciono" osserva qualcuno.
Guardo, e scopro che si sono organizzati proprio bene: gli zaini all'interno del cerchio delle rotelle, e tutto molto in ordine.
Certo, il primo giorno è più facile: si lavora soprattutto di diario e si sta a guardare quegli strani e nuovi esseri che sono i Professori.
E si gioca un pochino (ma solo un pochino, davvero) all'autoscontro nell'intervallo.
"Chi è favorevole a tenerli?" chiedo. 
Si alzano due terzi delle mani.
"Mh, vedrò quel che si può fare".

Finite le prime due ore incrocio la VicePreside.
"No, quei banchi in classe non ci possono stare. Per fortuna, visto che non facciamo la DADA, possiamo recuperare un po' di banchi nelle classi meno numerose".
"Non c'è fretta, a loro piacciono" la rassicuro "Anzi, ripensandoci si potrebbe provare...".
"NO. Non possono fare Matematica con quei banchi, non c'è nemmeno posto per il libro".
Mi piacerebbe capire perché non possono fare Matematica su quei "banchi" ma potevano tranquillamente farci Storia, che oltretutto ha il libro più grande; ma evito di indagare (sì, la VicePreside insegna Matematica).
"Però secondo me contentare l'utenza..." provo a suggerire.
"NO. Domani non li troverai più".

E così è stato.

Invece la frase è rimasta. Sì, proprio lei: la mia amatissima frase "Historia est magistra vitae" del mio ancor più amato Cicerone troneggia, dipinta in un bel maiuscoletto, con tanto di precisazione che è tratta dal De oratore.
Al contrario del crocifisso che preferirei non tenere in classe ma tanto è alle mie spalle e non lo vedo, la frase è proprio lì, davanti ai miei occhi, ma troppo in alto perché possa sperare di coprirla con qualche poster o cartellone come mi ero ripromessa di fare.
In compenso la prof. Casini, che l'ha voluta con tutte le sue forze, non può trarre alcun piacere dalla sua presenza, visto che in quella classe fin quando rimarrà la DADA soft (parecchio, vien da pensare, visto che abbiamo aperto l'anno con sei alunni in quarantena) non passerà un solo singolo minuto.

L'anno scolastico è iniziato, evviva l'anno scolastico.

giovedì 16 settembre 2021

Molto rumor per nulla - La nuova, innovativissima didattica DADA

Abboccheremo sempre, abboccheremo ancora!

Come raccontavo qualche giorno fa, ormai per la partenza della nuova, innovativissima didattica Dada mancava solo l'assenso del nostro Responsabile della sicurezza, che in data 2 Settembre sarebbe venuto a controllare se c'erano gli spazi adatti per farla in sicurezza.
Da allora nessuno ci aveva mandato a dir niente; ma con l'attuale Preside nessuno ci manda mai a dir niente e, avendo visto che i preparativi per la DADA-partenza continuavano a fervere per ogni dove, avevo dato per scontato che fosse arrivata l'autorizzazione - anche perché nel frattempo era arrivato l'orario DADA con relative classi DADA che tanto mi aveva gettato nel panico perché, si sa, imbranati si nasce e non si diventa - e io, modestamente, lo nacqui.
Avevo anche deciso, visto che facevo la prima ora, di mettere a tutto volume dalla LIM il video delle gemelle Kessler che ballano il Dadaumpa in perfetta simmetria, e a tal scopo mi ero ripromessa di arrivare un po' prima onde assicurarmi che le casse audio fossero collegate.
Mi sembrava un modo carino per festeggiare.

Ma c'erano anche altre cose cui badare, e così il giorno prima dell'inizio delle lezioni ero passata dalla scuola, armata di schemi e tabelle, allo scopo di definire con sicurezza in quali classi sarei dovuta andare il mattino seguente e non coprirmi soverchiamente di ridicolo già alla prima ora - ma anche con la vaga speranza di far appendere le carte geografiche nelle aule che mi sarebbero toccate in sorte, perché senza carte geografiche quando insegno sono una donna morta.
Avevo trovato gran fermento, naturalmente, ma anche custodi assai cortesi e pronte ad appendermi tutte le carte che volevo, anche se scarseggiavano i chiodi.
Ma erano custodi anche un po' esasperate e una mi disse "Non so se si rende conto che stasera alle quattro arriva il Responsabile della Sicurezza per decidere se partirà o no la didattica DADA" col tono di "Ma tu guarda in che condizioni da pazzi ci tocca lavorare".
In sottofondo, la Preside stava passando con un gruppetto di Adulti non meglio definiti (Genitori? Giornalisti? Assessori? Chissà) illustrando con grande entusiasmo l'avvio prossimo venturo della DADA.
"Immagino sia solo una formalità" ho provato a confortarla. E ci credevo davvero perché, se davvero ci fossero stati ancora dei dubbi, almeno di quello ci avrebbero avvisati, giusto?
E poi la presenza di quegli sconosciuti genitori o giornalisti o quel che erano mi rassicurava assai. Chi mai oserebbe convocar gente per vendere pelli di orsi non in suo possesso?

Così alle sette di sera, ormai dimentica di tutta la questione, ho dato una ultima scorsa alla posta sulla piattaforma e ho scoperto che sarebbe partita la DADA soft, quello con tutti fermi come sempre in classe e qualche visitina ai laboratori. Quello che facevamo già nel 2006, quando per la prima volta varcai le porte della scuola media di St. Mary Mead ma già c'erano laboratori per Musica, Informatica, Scienze, Arte e financo Lingue.
Evviva le novità.

C'era anche una lettera della Preside che ci spiegava che purtroppo la DADA in tempi di pandemia doveva iniziare a passo ridotto. Perché eravamo in tempo di pandemia, dovevamo sapere.
E anche  questa, devo ammetterlo, è una bella novità e nessuno aveva pensato a dircelo, fino a questo momento.

La mattina dopo le custodi erano un po' elettriche. Anche perché mi avevano messo le carte nelle aule sbagliate. Cioè, quando erano andate via, alle tre, le aule sarebbero state anche giuste, in effetti.
Si sono pure scusate, povere stelle, e offerte di rimediare quanto prima.
Sì, certo, perché tutto questo casino è stato senz'altro colpa loro.

Resta da capire chi ha preso in giro chi, e come sia stato possibile che questa storia si sia trascinata così a lungo invece di essere messa in chiaro al di là di ogni possibile dubbio come minimo due settimane fa. 
Magari col tempo si saprà anche questo, visto che siamo in un piccolo paese.
Per il momento si accettano ipotesi, se qualcuno ne ha.

lunedì 13 settembre 2021

Non si smarriscon tutti gli errabondi (ma io certamente sì)


Qualche anno fa chiesi a un caro amico di farmi un blasone nobiliare che mettesse in rilievo le mie più notevoli caratteristiche.
Dopo attenta disamina venne deciso di puntare su un elemento che da sempre mi caratterizza: una totale mancanza di senso dell'orientamento nonché di senso pratico.
Un serpente (classico simbolo femminile nella cultura mediterranea) stranito circonda una bussola senza ago, mentre sullo sfondo scorrono le placide acque dell'Arno.
Il motto scritto sulla lingua biforcuta del serpente si riferisce alla celebre (da noi)  esclamazione "E un tu sapresti trova' l'acqua in Arno!", detto a chi dimostra di non essere dotato di particolare destrezza.
L'Arno infatti è un fiume piuttosto grandotto, che non va mai davvero in secca; non riuscire a trovarci dell'acqua denota dunque una singolare imbranataggine.
Insomma, è un proverbio che sembra nato per descrivere me.
E infatti con grande onestà e una certa malinconia il serpente (o meglio la serpentessa) infatti confessa "Non ho mai trovato l'acqua in Arno".

Questo mio modo di essere, ahimé, verrà dolorosamente messo in rilievo dalla didattica DADA che a St. Mary Mead andremo ad affrontare a partire a Mercoledì.
Tale didattica infatti avrebbe come primo punto di partenza il fatto che sono gli alunni a muoversi verso l'insegnante, ed era una cosa che mi aveva assai confortato: perché, se sono fissa in una classe, ben difficilmente perfino io dovrei rischiare di perdermi, o di finire nella classe sbagliata - cosa che nelle prime due-tre settimane dell'anno faccio regolarmente nonostante le custodi abbiano gran cura di affiggere per ogni dove tabelle che indicano con gran chiarezza la disposizione delle classi nella scuola (che poi sono nove classi su due livelli, disposte lungo due corridoi. Non proprio un dedalo, insomma).

A causa della pandemia però per quest'anno verrà adottata una didattica DADA in versione particolare: si spostano sì i gruppi dei ragazzi, ma si spostano anche gli insegnanti onde permettere alle custodi di sanificare le aule ad ogni passaggio.
Tutto ciò mi ha gettato nel panico: se già riesco a sbagliare con classi che sono ferme e stabili al loro posto, che ne sarà di me al momento di entrare ogni ora in una diversa aula per trovare una diversa classe?
L'orario, oggettivamente, è più complicato del solito. Le singole aule non sono dedicate né a una classe, né a una materia e nemmeno a un insegnante. E' un orario con tanti colori e delle piccole, piccole indicazioni negli angolini. Però le due solerti vicepresidi lo hanno corredato di vari sussidi: orari delle singole aule, orari del singolo insegnante, orario della singola classe...
Con un po' di buona volontà ci posso arrivare perfino io, ammettiamolo. Forse.

Una cosa però mi conforta: le ore di Lettere sono concentrate in un solo corridoio, che contiene cinque aule.
Alla fine, gira che ti rigira, la mia classe dovrei comunque riuscire a trovarla, anche se non è detto che succeda al primo tentativo e nemmeno al secondo.

In God We Trust.
(L'anno scolastico sta per cominciare, evviva l'anno scolastico).

sabato 4 settembre 2021

Di alcune incertezze del tutto marginali legate all'avvio della didattica DADA

 

Un insegnante di St. Mary Mead attende con pazienza chiarimenti sugli sviluppi futuri 

Alla scuola media di St. Mary Mead tutto il personale ha provveduto a vaccinarsi con grande celerità e a quanto ci risulta i nostri amati alunni stan facendo la fila per fare altrettanto - e dunque le polemiche sul Green Pass e l'obbligo vaccinale non han turbato in alcun modo la nostra estate. 
Tuttavia l'inizio del nostro anno scolastico presenta margini di entropia tali da spingerci a invidiare tutte quelle scuole dove sono presenti nuclei di VaccinoDissidenti.
Le suddette scuole infatti hanno, se non altro, aule e banchi dove potrebbero, qualora gli insegnanti si presentassero, muniti di adeguata documentazione che li attesta in buona salute, svolgere regolari lezioni. Al contrario noi siamo abbastanza sguarniti a questo riguardo.

Il nostro problema è la Nuova e Innovativissima Didattica Dada.
Che partirà, purché il responsabile della Sicurezza dia l'autorizzazione. E il Responsabile della Sicurezza, a quanto ci risulta, nicchia alquanto e scioglierà la riserva solo tra qualche giorno.
Nel frattempo è stato preparato un orario Dada, con le ore accoppiate - allo scopo di limitare gli spostamenti degli alunni tra le aule. 
Perché la prima e grande caratteristica della Didattica Dada è che sono gli alunni a spostarsi, e non gli insegnanti. E allora conviene che i ragazzi si spostino poco, sennò fanno confusione.
E già qui il ragionamento presenta, a mio avviso, qualche incertezza. Se è bene che i ragazzi si muovano, perché devono muoversi poco? 
Comunque in tempo di pandemia la cosa purtroppo ha un senso, perché dopo ogni spostamento va fatta la sanificazione della classe, onde accogliere in sicurezza la classe che arriva dopo. E siccome la sanificazione è una procedura che prende un po' di tempo, capiterà che a spostarsi sarà l'insegnante e non la classe, in modo assai poco DADAista.
E tuttavia il vero problema non sono gli spostamenti, quanto le aule: perché  i lavori di allestimento  sono indietro. Molto indietro.
A dirla tutta, al momento abbiamo soprattutto delle aule vuote, anche se ben imbiancate, e un po' di banchi sparsi per il mondo - pochi, perché quelli appositi devono ancora arrivare. E devono arrivare anche le sedie, perché per ora ci sono soltanto le famigerate sedie con le rotelle che tutti rifiutano con sdegno (pare. A me non le hanno mai offerte. Comunque credo che le avrei rifiutate con sdegno anch'io, non perché abbia niente contro l'autoscontro ma perché c'è anche la tavoletta che in teoria dovrebbe sostituire il banco ma che mi sembra spaventosamente scomoda per lavorarci).
La decoratrice, come i banchi, le sedie e le attrezzature varie di cui abbiamo compilato già infinite volte la lista, arriverà "la settimana prossima". 

Nel tentativo di placare il Responsabile della Sicurezza è stato tenuto come piano B una DADA soft, ovvero le classi stanno in classe tranne quando vanno ai laboratori - più o meno come avremmo fatto anche l'anno scorso, se i lavori in corso non ci avessero impedito per quasi tutto l'anno di accedere ai laboratori.
Entro il 15 va dunque deciso se faremo la DADA hard oppure soft, se la faremo in aule decorate con adeguati colori divisi a seconda dei dipartimenti o nelle solite aule di tutti i giorni e soprattutto se i ragazzi avranno sedie su cui sedersi o se faremo invece una DADA sportiva, sul pavimento, magari disposti a cerchio (che potrebbe essere molto gradita alle giovani leve).

A quel che ho capito, al momento l'unica certezza sono le cattedre per gli insegnanti: le solite, scialbissime e un po' scheggiate cattedre che ci fanno compagnia ormai da tanto tempo (troppo, secondo me) - anche se la vera DADA, mi avevano detto, si fa senza cattedra.
Io, a dire il vero, avevo sperato in un elegante tavolo in stile svedese. 
L'avrei voluto più lungo e più stretto di una normale cattedra, in legno chiaro o colorato e senza cassetti (ché ormai sono abituata a farne a meno perché quelli delle nostre cattedre funzionano malissimo).
Per esempio così:

Ecco, il fatto che non avrò l'elegante tavolo in legno chiaro è forse l'unica certezza di cui disponiamo al momento.

Questo solo possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non abbiamo.
Non chiederci la formula che la DADA possa aprirci.