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giovedì 26 ottobre 2017

Il giorno della marmotta - 2

Una brava mamma marmotta con i suoi cuccioli.

Quando l'attuale Terza Amichevole era ancora una Prima Amichevole abbiamo avuto lunghe e complesse traversie e traversine col computer, fin quando improvvisamente le mie silenziose preghiere vennero esaudite e in classe approdò uno dei Mac regalatici in elemosina.
All'inizio della Seconda il Mac sparì, sostituito da un decoroso computer atto a supportare una altrettanto decorosa LIM. Non me ne lamentai, visto che la LIM in questione aveva perfino un sonoro funzionante. Tuttavia quando accesi trionfante il computer per compilare il Registro Elettronico... scoprii che lo schermo del computer in questione non era collegato con la LIM. O meglio: potevi collegare il computer con la LIM oppure, a scelta, con lo schermo, e tutto questo perché non disponevamo di un cavo maschio-femmina bensì di un cavo maschio-maschio.
Così, alla prima ora libera, scesi in Sala Insegnanti, placcai la VicePreside e le piantai una lunga, lunghissima lagna sul fatto che io avevo tre dislessici in classe, per uno di loro portare il computer a scuola era un problema perché in famiglia non ci avevano i soldi per un portatile e allora quando li facevo scrivere doveva scrivere a mano ma per lui era molto difficile e bla e bla e bla, e insomma la scuola poteva farci avere un cavo maschio-femmina? 
Poi andai da Jorge e gli feci una lagna talmente lagnosa che al confronto quella con la VicePreside era uno zuccherino. 
Infine scesi in Segreteria e piantai analoga lagna alla responsabile acquisti ricamando a punto croce, sopraggitto e punto pieno sul fatto che avevo tre dislessici in classe.
Pur di chetarmi tutti assicurarono che avrebbero provveduto.
Passarono le settimane e, in seguito a circostanze imprevedibili, la Seconda Amichevole traslocò in una aula dove non c'era la LIM ma in compenso computer e schermo erano collegati nel più efficace dei modi. Così mi dimenticai la questione e mi dimenticai di attaccarmi come il tradizionale gattino alla sottana di preside, vicepreside e segretaria.
Circostanze ancor più imprevedibili mi tennero per tre mesi a casa, e confesso che del computer di classe, del suo cavo e dei suoi complessi problemi di identità sessuale mi dimenticai più che completamente.
Tornata a scuola che fui, la questione riaffiorò al primo e unico tema in classe che feci in quei periglioso chiuder dell'anno scolastico. E così al primo consiglio di classe deprecai senza mezzi termini il fatto che mentre io stavo nel mio letto di dolore (sì, dissi proprio così) nessuno si fosse preoccupato dei miei tre poveri dislessici, uno dei quali povero davvero e che non aveva i soldi per un computer e bla e bla e ancora bla. La Vicepreside fece atto di contrizione ma a sua volta ammise che il pensiero del mio cavo transgender, durante l'anno, non era stata l'unica questione scolastica che aveva occupato la mia mente e che, una volta richiesto il pezzo, aveva senz'altro accantonato la questione in cuor suo. Promise però che avrebbe sollecitato di nuovo l'acquisto del pezzo.
Non so se l'abbia fatto, ma in quel periodo il mio povero cervellino faticava assai a contenere più di un pensiero per volta, e a mia volta dimenticai la questione.
Passarono gli esami della Terza Effervescente, passò l'estate e, ancora un po' rintronata ma nuovamente presente a me stessa, tornai a scuola dove nella Terza Amichevole mi aspettava il solito schermo staccato ma un nuovo cavo... sbagliato.
Smoccolando smontai l'inutile cavo, misi lo schermo nell'armadio perché a quel punto era solo un impiccio in più e piantai la solita lagna che volevo un cavo transgender perché avevo tre dislessici in classe eccetera eccetera. Tutti mi assicurarono che avrebbero prontamente ordinato il cavo.
Passarono i giorni e una bella mattina misi la classe a scrivere. E qualcuno suggerì: "Perché non dà lo schermo ad ADSL? Basta staccare la LIM e attaccare invece lo schermo, così lui può scriverci in pace il suo tema".
"Giusto, è una ottima idea" convenni, e aprii prontamente l'armadio. Dove lo schermo non c'era. 
Cercammo sopra, cercammo sotto, cercammo a destra e pure a sinistra ma non c'era più nessuno schermo. ADSL disse che pazienza, non importava, e fece il suo testo a mano.
Io però ero decisamente irritata, e appena la lezione finì scesi in Sala Insegnanti e avevo due canini lunghi lunghi e la brace negli occhi.
Chiesi alla VicePreside che fine aveva fatto lo schermo che aveva ingombrato di sua inutile presenza l'armadio di classe per tanti mesi ed era sparito proprio quando una volta tanto poteva fare qualcosa di utile nella sua informatica esistenza. Ma la VicePreside giurò di non saperne nulla.
Allora chiesi a Jorge, ma anche lui giurò di non saperne nulla. Suggerì però che forse potesse averlo preso temporaneamente Tecnologia per il laboratorio di Informatica. 
Allora chiesi a Tecnologia, ma lei giurò di non saperne niente.
Ero sconcertata. E' vero che, già dal terzo giorno di scuola, si è parlato di furti nelle classi, ma uno schermo, anche di quelli più moderni e piatti, non è cosa che si possa far scivolare in un taschino per poi andarsene via fischiettando come se nulla fosse: è sottile, sì, ma solo paragonato agli schermi di qualche anno fa. Ed è anche bello peso.
Infine, come ultimissima possibilità ma senza coltivare alcuna speranza, chiesi alle due custodi. E la Seconda Custode, con grande serenità, ammise che l'aveva preso lei "perché tanto lì in classe dava solo fastidio".
Il mio cervello rutilava di risposte ad alto contenuto acido - tanto per cominciare, perché aveva improvvisamente deciso che "dava solo fastidio" dopo più di un anno? E soprattutto, perché diavolo non aveva almeno accennato alla cosa con me o con qualcun altro degli insegnanti?
Tuttavia le nostre custodi sono preziose come orchidee di serra - sì, anche la Seconda che negli ultimi anni ha perso qualche colpo - e inimicarmele era l'ultima cosa che desideravo (inimicarmi i custodi è sempre stata una cosa che ho evitato con cura, da quando insegno, perché Essi hanno i poteri più vari e possono farti i miracoli, se solo lo desiderano). Tuttavia, per quanto cercassi di controllarmi, un flebile "Ma almeno avvisare..." lo dissi. La Seconda Custode si dichiarò assai contrita e promise di riportarlo in classe quanto prima (cosa che ha poi fatto).
Adesso ho di nuovo uno schermo che si può collegare al computer solo staccando la LIM, e continuo ad aspettare un cavo bisex che non arriva, e continuo a sentirmi in pieno Giorno della Marmotta.
Anche perché il cavo non arriva.
Eccheppalle.

3 commenti:

dolcezzedimamma ha detto...

Normale vita di scuola. Ho in classe tre alunni allergici al gesso e una collega nelle stesse condizioni: a settembre sono andata in segreteria e mi hanno detto che volevano i certificati. I ragazzi hanno portato i certificati e mi hanno detto che non ci sono lavagne. Ho ribadito la necessità di eliminare il gesso prospettando pericolosi attacchi d'asma e mi hanno detto che non ci sono soldi. A ulteriori rimostranze mi hanno comunicato che le hanno ordinate, ma la mia aula non era prevista. Ho imprecato in sanscrito e ora aspetto. Vediamo se avrò io la lavagna o tu il cavo.

Ornella Antoniutti ha detto...

Storie di ordinaria follia scolastica. Spero di non annoiare se racconto banale questione di sedie.
Nella penultima scuola della mia carriera usava prelevare le sedie dalle cattedre per ritrovarsi in un'aula durante le riunioni di interclassse. Risultato: due volte alla settimana arrivavo a scuola e mi trovavo senza sedia, perché chiaramente le colleghe si guardavano bene dal rimettere a posto il maltolto. Per mia fortuna arrivavo in sede sempre venti minuti prima e così avevo il tempo di recuperare la sedia. Chiaramente mi riprendevo sempre la più nuova. Alzi la mano chi non ha mai smagliato i collant sulle sedute scheggiate della sedia cattedratica.

Murasaki ha detto...

@Dolcezze:
spero proprio che tu ottenga la tua lavagna, ma la tua storia è proprio brutta.
Quanto al mio cavo, pare che fosse già stato ordinato l'anno scorso, ma era quello sbagliato. Quest'anno hanno chiamato dalla segreteria per avere lumi e capire esattamente "cosa volevamo". Alla fine Tecnologia prima è andata a spiegare, ma alla fine ha chiamato il fornitore e precisato cosa ESATTAMENTE volevamo (che non sembra, a dire il vero, una merce così insolita o arcana). Stiamo qui a dita incrociate in attesa del risultato dello sforzo profuso...

@Ornella:
Non alzerò certo la mano! Le sedie scheggiate sono perfino peggio dei gatti per rovinare le calze, e non fanno nemmeno le fusa!