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venerdì 24 giugno 2016

L'ospite del senatore Horton - Clifford D. Simak


Ci sono dei libri che ti attirano senza un vero perché. Li vedi, ti incuriosiscono, pensi che ti piacerebbe leggerli. E' un pensiero vago, non tanto forte da spingerti ad allungare la mano per prenderli, tanto meno a sfogliarli, ma qualcosa rimane confusamente nel fondo della tua coscienza e tutte le volte che lo rivedi pensi "Ah, ma forse mi piacerebbe leggerlo".
Nel caso di questo specifico libro non avrei dovuto scomodarmi molto, perché era in casa: mio padre è appassionato di fantascienza e ogni tanto andavo a frugare nei suoi scaffali spulciando qualcosa. Inoltre, siccome è un classico, la Mondadori lo ristampava regolarmente e lo vedevo spesso occhieggiare nelle edicole, ogni volta pensando che mi sarebbe piaciuto leggerlo.
E sono passati gli anni e i decenni.
Finché un giorno, quando ormai da molto tempo la libreria dei miei era emigrata insieme a loro nella nuova casa, improvvisamente la mia coscienza si è risvegliata, senza un perché, e sono andata in biblioteca a prenderlo.
L'ho letto e in effetti mi è piaciuto molto, così ne parlo per questo Venerdì del Libro.
E' un classico della fantascienza, scritto nel 1968 e prontamente tradotto in italiano. Non sono affatto sicura di averlo letto in versione integrale perché tuttora circola solo la versione che Mondadori tradusse per Urania, e le traduzioni Urania dei bei tempi andati (e forse anche quelle dei bei tempi presenti) spesso decidevano di risparmiare al lettore ampie porzioni dei libri che tradicevano. Si vede che non volevano rischiare di annoiarci.
Aggiungo che il titolo non ha nulla a che vedere con quello originale, che è The Werewolf Principle, ovvero Il principio del lupo mannaro. Eppure un titolo che evocasse i lupi mannari non mi avrebbe attratto nello stesso modo: i lupi mannari non mi hanno mai interessato molto, al contrario di questo senatore Horton, che immaginavo abitare in una tipica villetta da senatore, di quelle un po' neoclassiche che si vedono a Washington. E una sera aveva un ospite, magari a cena, e questo ospite naturalmente doveva essere un tipo un po' particolare, se gli dedicavano un romanzo - un extraterrestre, forse? Un ambasciatore di nuovi mondi, magari sotto mentite spoglie? Qualcuno piuttosto importante, comunque, con cui il senatore avrebbe dovuto scendere a patti.

Un po' ci avevo dato e un po' no. La villetta del senatore Horton in realtà è in pietra e legno, una casa in bioarchitettura (no, quando il libro è stato scritto la bioarchitettura non era ancora stata teorizzata), molto diversa però dalle altre case del periodo. E non è a Washington, bensì in una zona piuttosto boscosa del paese.
Quanto all'ospite, è un prestante giovane completamente inzuppato da un temporale, che abita a qualche chilometro di distanza e che ricorda solo che stava guardando dalla veranda di casa sua le nuvole che si addensavano, per poi ritrovarsi davanti alla villa del senatore.
Il senatore Horton è un bravo ospite, molto ospitale, e ristora a dovere il giovane. Il quale giovane è abbastanza abituato ai vuoti di memoria, perché è stato recuperato da una capsula, dove stava in animazione sospesa da diverso tempo, e non ricorda né chi è né come mai è finito nella capsula. Lo strano è che non lo ricordano nemmeno la NASA e il governo americano, e nessuno sa spiegarsi chi sia questo giovane e come mai se ne stesse in una capsula in animazione sospesa invece che vivo e vegeto a farsi i fatti suoi.
Il senatore Horton è un personaggio piuttosto importante, e si sta battendo per un progetto che vorrebbe costruire un uomo "sintetico", cioè prodotto sintetizzando svariati organismi, che sia in grado di adattarsi a molti dei possibili mondi abitabili: il principio alla base di questo singolare esperimento è che, invece di cercare di adattare i pianeti all'uomo, sarebbe più pratico e comodo adattare l'uomo ai vari pianeti.
L'obbiezione del più celebre avversario del senatore Horton è che una vita umana creata in sintesi non produrrebbe un uomo, ma qualcosa di diverso - ma a ciò gli scienziati rispondono che l'uomo sintetico che deriverebbe dall'esperimento sarebbe comunque un uomo, seppure in un suo peculiare modo.
Quel che quasi nessuno sa, e che viene fuori lentamente dalle pagine, è che l'esperimento è già stato tentato diversi anni prima, solo che il primo lancio si risolse apparentemente in un disastro e la NASA occultò con cura tutte le prove.
Lentamente scopriamo il procedimento cui sono ricorsi, il principio del lupo mannaro (che non c'entra troppo con i lupi mannari, ma è la possibilità di trasformarsi in qualcosa di completamente diverso da ciò che si è in condizioni "normali") e che questo primo esperimento fu fatto in duplice copia. Alla fine del romanzo, naturalmente, sappiamo anche chi erano i due esseri umani prodotti in sintesi.
Non è una storia drammatica, ma un racconto che studia le infinite possibilità della scienza e della natura umana; e non finisce affatto male, anche se il senatore Horton perderà la sua battaglia, almeno in apparenza. 
Una storia affascinante, ambientata in un mondo futuro che, per una volta, non è per niente disastrato o disastroso, dove si vive piuttosto serenamente in condizioni di piacevole confort e dove l'umanità non è affatto minacciata da catastrofi incombenti.
Ed è una lettura estremamente interessante e, a tutt'oggi, ancora molto attuale - anzi, forse più attuale oggi di quando fu scritto il libro.
Ma, nonostante le ingannevoli promesse della copertina, non contiene nessuna ragazza con i capelli rosa e in minigonna rosa. Una ragazza c'è, ed è anche un bel personaggio (oltre che una bella ragazza) ma ha un aspetto molto meno stravagante e dei comunissimi capelli di un bel nero.
C'è anche un lupo mannaro? Sì e no. Comunque c'è un lupo - il che in apparenza non è strano, ma in realtà nell'epoca in cui è ambientato il romanzo i lupi sono estinti da più di un secolo.
Ma ho detto anche troppo. 
Un bel libro, probabilmente tradotto in maniera incompleta, che apre a diventi spunti di riflessione ma che non è forse troppo adatto a lettori giovanissimi - diciamo che metterei il target dai vent'anni in su, ma forse ho torto.

Con questo post dal sapore vagamente archeologico partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture e buone vacanze a chiunque passi da queste parti, visto che cominciamo a poter finalmente parlare di estate.

7 commenti:

Eva ha detto...

Bel racconto devo dire!
Per restare in tema-libri mi ha ricordato un racconto di Gerald Durrell, in realtà da come ne parli sembra il suo stile....e chissà se un giorno farai un articolo de "Venerdì del Libro di Homemademamma" su un suo scritto....nel frattempo GRAZIE
;-D
Ciao

Murasaki ha detto...

Bene, ammetto che non avevo minimamente pensato a Durrell per i Venerdì del Libro, anche se ho letto diverse cose sue. E invece sarebbe una buona idea. Ci penso su (e magari nel frattempo rileggo qualcosa) ^__^

Murasaki ha detto...

Dimenticavo: grazie dei suggerimento (a te come agli altri che ne lasciano) ^__^

Murasaki ha detto...

E ri-dimenticavo: ma grazie anche a chi spedisce (Linda, questo è per te, anche se Sherlock Holmes è ancora nella pila che aspetta e per un po' non se ne parla ^__^)

Eva ha detto...

Durrell nel "venerdì del libro"???Siiiiiiiiiiiii
Speriamo😊Mitica!Buona notte

Eva ha detto...

....e prego😀

Linda ha detto...

Murasaki, credo che Mr.Holmes, ormai vecchissimo, sia ancora molto stanco del suo viaggio e che abbia bisogno di riposare ancora. Quando avrà riposato abbastanza ti chiamerà nel suo studio di campagna per raccontarti le sue ultima storie... lo sai, bisogna essere pazienti con i nostri venerandi vecchi. ☺