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giovedì 28 aprile 2016

Boschi della Terra di Mezzo - 3 - Lothlorien


Il più famoso bosco della Terra di Mezzo appare per la prima volta nel Signore degli Anelli attraverso la descrizione estatica che ne fa Legolas, che pure non l'ha mai visto:
"E' la più bella fra tutte le dimore della mia gente. Non vi sono alberi pari agli alberi di quella terra; in autunno le loro foglie non cadono, bensì diventano d'oro; per cadere attendono la primavera, che porta il nuovo verde, e ricopre i rami di fiori gialli. Allora il suolo del bosco è d'oro, e d'oro anche il soffitto, e le colonne d'argento, poiché la corteccia degli alberi è liscia e grigia. Così narrano ancora i nostri canti nel Bosco Atro".

E' più che comprensibile che una simile meraviglia sia tanto apprezzata da elfi che appena escono fuori dal fazzoletto di regno di Thranduil si ritrovano in un bosco cupo e pieno di scoiattoli neri (per tacere dei ragni); ma non c'è esagerazione, nei canti di Bosco Atro: Lothlorien è effettivamente la più splendida delle meraviglie della Terra di Mezzo. Bosco d'Oro, lo chiamano nella lingua comune. In elfico era Laurelindòrenan (terra della valle dell'oro cantante) oppure Lothlorien (fiordisogno), talvolta accorciato in Lorien (terra dell'oro). 
Gli alberi dalle foglie d'oro e dai fiori d'oro sono i mallorn, piante che vengono dalle terre al di là del Mare; diciamo qualcosa di simile a delle betulle in versione extralusso, che possono crescere molto più di qualsiasi normale albero (Galadriel ne regalerà un seme a Sam insieme a un po' di terra di Lorien, e Sam userà entrambi per sanare le ferite che Saruman ha causato alla Contea).

Come sempre succede, anche di questa meraviglia delle meraviglie si trova qualcuno disposto a dir male:
"Dobbiamo inoltrarci nel Bosco d'Oro, a quel che dici" depreca Boromir "Ma di quella perigliosa contrada abbiamo udito parlare a Gondor, e si dice che pochi di coloro che vi mettano piede ne escano, e che, di questi pochi, nessuno sia uscito illeso".
"Soltanto il male qui ha da temere, o colui che porta seco il male" ribatte Aragorn.
In realtà non c'è molta scelta: dopo la traversata di Moria (dove Gandalf è caduto nell'abisso insieme al Balrog), la Compagnia è pesta e ammaccata e deve riposarsi, rimettersi in forze e decidere sul da farsi; Lothlorien è l'unico posto nelle vicinanze dove possono farlo in sicurezza.
Il povero Boromir, che in tutto il viaggio non ne azzecca una a parte far portare delle fascine di legna alla Compagnia quando cercano di varcare il passo del Cornorosso, non è qui del tutto da biasimare: se il suo saggio fratello Faramir non nutre alcuna diffidenza ma solo rispetto per la Signora del Bosco d'Oro*, Eomer di Rohan ne parla con una certa leggerezza come di una maga che irretisce gli uomini con i suoi incantesimi (provocando la reazione assai irritata di Gimli). Tuttavia Boromir ha le sue ragioni per temere il Magico Bosco d'Oro, e in quella terra benedetta che cura tutte le ferite e i mali, sarà proprio lui ad ammalarsi, o meglio a prendere coscienza dell'Ombra che si sta impossessando di lui.
Di fatto, Lothlorien è un luogo dove quasi nessuno ha il permesso di entrare, e la Signora del Bosco d'Oro si sceglie con cura i visitatori. Perfino per la Compagnia che sta svolgendo una delle missioni più importanti della storia della Terra di Mezzo l'ingresso non è semplicissimo, nonostante fra i suoi componenti ci siano un elfo e addirittura Aragorn che, oltre ad essere l'erede di Isildur e ad avere sangue elfico nelle vene, è da tempo quasi un parente in quanto promesso sposo di Arwen, nipote della Signora in questione - per inciso, è proprio a Lotlorien che la coppia si è scambiata la promessa.


Lothlorien in primavera, come l'ha disegnata Tolkien

Il Bosco d'oro è protetto da ben due fiumi: l'Argentaroggia e il Nimrodel (che prende il nome da una bellissima e sfortunatissima fanciulla elfica che la ria sorte separò dal suo amato Amroth), che proprio a Lothlorien si congiungono per un tratto per poi sfociare nell'Anduin, detto anche il Grande Fiume. Entrambi i fiumi hanno acque fredde e il Nimrodel in particolare è un fiume incantato, che guarisce dalla fatica e purifica. Proprio attraversando il Nimrodel la Compagnia entra a Lothlorien, in piena notte.
Tuttavia nemmeno i fiumi incantati sono più una difesa sicura, e sui confini di Lorien c'è un servizio permanente di sentinelle per proteggere il Bosco d'Oro dalle scorrerie degli orchetti; ma soprattutto notte e giorno su Lothlorien veglia Galadriel, potente signora elfica che per giunta possiede uno dei Tre anelli - quelli buoni, mai sfiorati da Sauron. Per inciso a Lothlorien c'è anche lo sposo di Galadriel, Celeborn, che pur essendo messo in ombra dalla grandezza della consorte non è certo un elfo di scarso rilievo.

Lothlorien è dunque il regno elfico per eccellenza, il massimo e il meglio che un  viandante sul finire della Terza Era possa sperare di vedere nella Terra di Mezzo, luogo insieme di guarigione e di assoluta armonia e bellezza, l'interno di un canto elfico, come osserva Sam che gradisce assai (ma, se proprio non sei un orchetto o un Nazgul, è davvero difficile stare malvolentieri a Lothlorien - a meno che l'oscuro potere dell'Anello non ti stia corrompendo, com'è il caso dello sventurato Boromir che di tutta la compagnia è quello che si sdilinquisce meno sul Bosco d'Oro); un luogo benedetto fuori dal tempo e dallo spazio, dove il tempo scorre a modo suo - caratteristica tipica dei regni elfici (Sam scoprirà con una certa meraviglia che mentre erano nel Bosco il tempo si era fermato, oppure che era passato più velocemente di come l'avevano percepito - in tutti i casi uscendo ritrovano la stessa luna che avevano lasciato, allo stesso identico punto del suo ciclo. Possibile che fosse passato un intero mese? E Aragorn gli spiegherà che in realtà ne sono passati due, mentre Legolas illustrerà il peculiare modo degli Elfi di percepire il tempo). 
Tutto intorno ai suoi dorati confini il mondo è grigio e informe, ma dentro i colori sono vividi e il tempo è sul bello stabile a parte qualche occasionale pioggerella che rende tutto ancor più luminoso e lucente.
Soprattutto, il bosco è di una felicità assoluta:
"Frodo posò la mano sull'albero accanto alla scala: mai come allora aveva percepito così all'improvviso e con tale intensità il contatto e la consistenza della corteccia di un albero e della vita che vi scorreva. Il legno in se stesso, ed il suo contatto, gli procuravano una gioia diversa da quella del falegname o della guardia forestale: era la gioia vissuta dall'albero che penetrava in lui".

Lothlorien è un bosco felice. Gli alberi amano il popolo che li abita, che li ricambia appassionatamente. Le entità vegetali e quelle che si muovono su due gambe non covano odio,  rancore o risentimento. Non c'è mai stata violenza tra loro, solo amore. Gli elfi abitano gli alberi e li modellano adattandosi a loro. Usano il legname per le loro architetture, ma la cosa non sembra creare problemi agli alberi, persi nell'estasi del loro trionfo vegetale e nella gioia della terra benedetta che abitano con i loro amici.

"Frodo rimase in piedi perso in ammirazione. Gli sembrava di essere volato giù da un'alta finestra aperta, su un mondo svanito. La luce in cui era immerso non aveva nome nella sua lingua. Tutto ciò che vedeva era armonioso, ma i contorni parevano al tempo stesso precisi, come se concepiti e disegnati al momento in cui gli venivano scoperti gli occhi, ed antichi, come se fossero esistiti da sempre. Non vedeva colori ignoti al suo sguardo, ma qui l'oro ed il bianco, il blu ed il verde erano freschi ed acuti, e gli pareva di percepirli per la prima volta e di creare per essi nomi nuovi e meravigliosi. Nessun cuore avrebbe mai potuto qui d'inverno rimpiangere l'estate o la primavera. Né difetto, né malattia, né deformità su tutto ciò che cresceva sulla terra. A Lorien non vi era alcuna macchia".

Siamo ancora a Cerin Amroth, il cuore dell'antico reame ai tempi di Amroth. Lì sorgeva la sua dimora, di cui non è rimasta traccia.


Pauline Bayes - Cerin Amroth

"Una grossa montagnola era ricoperta di un manto d'erba verde come la Primavera dei Tempi Remoti; in cima, in una doppia corona, crescevano due cerchi di alberi: quelli all'esterno avevano una corteccia candida come neve, ed erano privi di foglie, ma splendidi nella loro armoniosa nudità; quelli interni si ergevano in tutta la loro altezza, ancora vestiti di pallido oro. Al centro giganteggiava un albero, fra gli alti rami del quale spendeva un bianco flet. L'erba ai piedi dei tronchi e sui verdi fianchi della collina era cosparsa di piccoli fiori d'oro a forma di stella. Fra questi, altri fiori ondeggiavano su esili steli, bianchi o d'un verde pallidissimo: scintillavano come nebbioline sull'intenso colore dell'erba. Il cielo in alto era blu, ed il sole del pomeriggio ardeva sulla collina proiettando lunghe ombre verdi sotto gli alberi".
E' la collina dove Aragorn ed Arwen si sono scambiati la promessa, nella sera di Mezza Estate (ma il lettore lo scoprirà solo ottocento pagine dopo), e i fiori sono elanor e niphredil, che vengono dal di là del Mare e nella Terra di Mezzo si trovano soltanto a Lothlorien.


Calealdarone - Cerin Amroth

Lothlorien è senza sottobosco: non c'è l'ombra di una pianta parassita o secca, e i fiori e l'erba hanno la stessa importanza degli alberi - un bel bosco panoramico, di stampo finlandese (e sembra, in effetti, che la lingua degli elfi sia stata ricreata sul modello del finlandese). Ampie radure e verdi prati abbondano, e la Compagnia viene alloggiata in un comodo padiglione sotto gli alberi, praticamente all'aperto. Naturalmente la temperatura è mite e gradevole.
Ci sono comunque molti alberi intorno a loro, e la corte dei Signori del Bosco d'Oro è situata a Caras Galadhon, che è una città di alberi:



"Si ergeva alto un verde muro che circondava un verde colle ove si affollavano gli alberi d'oro più imponenti che avessero visto in tutto il paese. Impossibile precisare la loro altezza: giganteggiavano nel vespero come torri viventi. Tra i loro rami frondosi e le loro foglie sempre vibranti, brillavano innumerevoli luci, verdi, oro ed argento".
La loro casa è in alto sull'albero più alto, e la sala del trono è costruita intorno al tronco dell'albero che si affusolava avvicinandosi alla sommità, ed era pur sempre un pilastro dall'ampia circonferenza.



La sala è giocata sui tre colori più elfici: verde, oro (o giallo) e argento (o bianco o grigio), e infatti le pareti sono verdi e argento e il soffitto dorato, e i troni dei due Signori sono sedili sormontati da un baldacchino di rami viventi. Galadriel e Celeborn sono vestiti di bianco, i capelli della Signora di un oro intenso, e quelli del Sire Celeborn d'argento, lunghi e lucenti. 

Gli elfi tendono dunque a mescolarsi con i loro boschi, senza sopraffarli, e hanno dei boschi molto lucenti, lindi e ordinati: niente fango, ragni, bave di lumaca, rami secchi, sterpaglia, rovi - e onestamente nei capitoli dedicati a Lothlorien non viene citato un  animale che sia uno, bello o brutto, simpatico o rustico, solo una barca a forma di cigno che fa tanto Lohengrin (ma nessuna traccia del graal). 
Solo gli elfi e gli alberi, in un eterno idillio, e come si procurino il cibo non è dato sapere: niente mucche, niente campi di insalatina, niente patate e barbabietole (anche se Galadriel ha un frutteto, da cui prende la terra che donerà a Sam); tutto è liscio e ben levigato, ma per quanto ci è dato vedere nulla è coltivato. Lo squisito pranzo che Galadriel offre ai suoi ospiti l'ultimo giorno della loro permanenza in quella terra incantata non si sa come sia stato prodotto, e non ci sono zone abitate nei dintorni con cui commerciare - salvo i posti popolati di orchetti, ma non risulta che la loro cucina o cacciagione abbia niente che possa raccomandarla a palati sì raffinati.
Anche i doni che i Signori del Bosco offrono alla Compagnia al momento della partenza sono doni mimetici: sottili e leggere barche incantate color grigioargento, che scivolano inosservate sul fiume, mantelli mimetici che cambiano colore a seconda dell'ambiente che li circonda (possibili antenati del Mantello dell'Invisibilità di Harry Potter), corda grigioargento (che brilla fiocamente al buio, come le barche) e piccole gallette di un bianco leggermente dorato molto nutrienti - tutte cose che risulteranno utilissime per tutti, più avanti, perché la segretezza è l'arma principale della Compagnia e soprattutto dei due hobbit che sgusceranno dentro Mordor.

Dietro a tutto il suo fascino incantato però Lothlorien è un mondo che sta per essere abbandonato e che i suoi abitanti stanno già rimpiangendo mentre ancora ci abitano: è infatti destino degli elfi avere sempre qualcosa da rimpiangere: il mare se sono sulla terraferma, le isole al di là del mare quando sono nella Terra di Mezzo, e certamente la Terra di Mezzo quando saranno tornati nelle isole al di là del mare. 
L'irrealtà di questa terra incantata viene evidenziata proprio al momento della partenza, quando la Compagnia allontanandosi ha l'impressione che Lorien stesse scivolando via, simile ad una luminosa nave dagli alberi incantati, che navigasse verso lidi obliati, mentre essi guardavano inetti, e seduti sulle rive di un mondo grigio e spoglio.



Il tema dell'addio è intessuto profondamente nel bosco di Lorien: Galadriel sarà la prima ad abbandonarlo, pochi anni dopo la fine della guerra, partendo insieme a Frodo, Bilbo, Gandalf ed Elrond. Celeborn la seguirà qualche anno (decennio?) dopo.
Il bosco resterà, vuoto e silenzioso, e nel centeventesimo anno della Quarta Era accoglierà per qualche mese Arwen Undomiel, la Stella del Vespro, che dopo la morte del suo sposo sceglierà di morire nel luogo dove aveva fatto la scelta che l'aveva separata dalla sua razza:
"Alla fine, mentre cadevano le foglie dei mallorn, e la primavera era ancora lontana, ella si distese sul Cerin Amroth; e quella sarà la sua verde tomba finché il mondo cambierà, e i giorni della sua vita saranno del tutto obliati dagli uomini che nasceranno, e l'elanor e il niphredil non fioriranno più a est del Mare".

*ma è noto che in tutto il romanzo Faramir non sbaglia un colpo che sia uno

31 commenti:

Eva ha detto...

Oh ecco, non ho parole, come al solito...e nemmeno quelle superflue di ringraziamento....Sarà ma quando leggo riflessioni su Lothlorien o semplicemente mi "ri-tuffo" in questi capitoli de ISDA mi emoziono fino alle lacrime e sento in me come una nostalgia romantica.....

Pellegrina ha detto...

Si vede che Laurelindorenan (ma come fa, anzi, come osa Blogger sottolineare in rosso Laurelindorenan?! che mondo! dove andremo a finire... o tempora! o mores!) ti ha toccato il cuore con la sua malinconia e bellezza. Piuttosto rimpianto come dici tu, in realtà. Mai contenti questi elfi, sempre troppo presi da loro stessi per trovare pace (scherzo). E bella quella sensazione di felicità che descrivi non ci avevo mai pensato, ma è azzeccatissima. Come pure il problema alimentare. E la descrizione del Nimrodel? a parte la canzone di Legolas, voglio dire. Quante acque nel SdA, questa è l'acqua montana felice a primavera, persino quando come in quell'epoca è inverno.

Pellegrina ha detto...

(segue) Che poi tutto lo SdA è riconducibile all'attraversamento dell'inverno all'interno di un ciclo solare, se vuoi. La festa di compleanno è il 21 settembre, Elrond il 21 dicembre e l'Orodruin il 25 marzo, l'antica data dell'inizio dell'anno nel tempo del "prima". A Laurelindorenan inoltre si entra proprio nel tempo del prima, perché esso vi scorre più lentamente: un topos delle favole per indicare il passaggio nel mondo dei morti. Se vogliamo Laurelindorenan può essere l'uscita dal mondo dei morti dove si comincia ad entrare con l'inseguimento dei cavalieri neri, spettri, poi con la scena dei Tumulilande si passa anche fisicamente nella tomba, se ne esce solo grazie all'aiutante magico. Elrond e il suo consiglio sono chiaramente del tutto sovrumani e presso di lui passa il solstizio d'inverno: altra immersione nel mondo dei morti. Moria nomen omen; poi bisogna come tu dici guarire dalle ferite del corpo e dell'anima (potendo), e come tu spieghi viene offerta l'occasione incantata di Lotlorien: mens sana in corpore sano. Frodo alla fine può guardare nello specchio perché ha la forza per farlo: abbastanza psicanalitico... Da Lotlorien si esce come si era entrati nel mondo dei morti di Elrond: attraversando un fiume ma senza nemici armati alle calcagna. Per un po' si continua a rimanere sospesi su di esso, navigandolo, perché è difficile abbandonare Laurelindorenan. L'addio è traumatico e viene colpito più a fondo colui la cui anima fu messa a nudo come debole a Lorien. Boromir come offerta sacrificale che permette di uscire dall'alveo magico e ritornare a percorrere la quotidiana strada del pericolo guerriero. Del resto Boromir è lo stesso personaggio che non voleva infilarsi a Moria a nessun costo ed è il solo a trovare la morte, con il più bel funerale che si possa leggere, essendo un capo guerriero. Rimane avvolto nella magia della dama che tanto temeva (la barca, il manto, il cinto dorato) e sarà l'unico che non lascia più il fiume. Il fiume lo condurrà al mare, resterà nel punto di passaggio tra i mondi.
Diciamo che sta all'opposto del Bosco Atro perché qui è all'opera una magia buona che si manifesta in modo pervasivo ovunque. Se non ci fossero più gli elfi chissà se rimarrebbe un bosco simile, una città giardino. Perché Laurelindorenan non è solo l'invenzione di una foresta magica e incantata, è anche la straordinaria rappresentazione urbanistica di una città. Come a dire che volendo si può, anche tra gli alberi e con gli alberi. Dimensione cittadina che nella contea non esiste, a Rohan è appena accennata, a Gondor forse più presente nella dimensione di servizi pubblici, taverne, monumenti vari ma sempre sullo sfondo. Quando si dice che Tolkien ha creato un mondo e un mondo di ricchezza e completezza infinita!
Tuttavia anche questo è un mondo dove l'elemento umano non può che essere sovrastato, addirittura messo a nudo fin nelle debolezze della propria anima dalla magia elfica che lo sottende e che lo anima. Infatti è temuto come altri ben più terribili boschi. L'altra faccia del Bosco Atro, insomma, dove veniva messa alla prova anzitutto l'abilità fisica e strategica.
E' il solo luogo dove Gollum non oserà entrare. Il che la dice lunga sul fatto che la sua malvagità è senza speranza, forse.
Il bosco-umano verrà più tardi - e Gollum sarà di nuovo separato dagli altri e sovrastato dagli arcieri.
mi piace quando scrivi questi post lunghissimi e dettagliatissimi sullo SdA, sia per quantità di idee e spunti che offrono e risvegliano, sia per il piacere del racconto. Grazie!

Pellegrina ha detto...

(segue e fine)
P.S.: nota su Faramir. Il perfetto figlio del re di Gondor ha chiaramente debole: la bellezza femminile. In sé stessa. Vedi come si esprime su Galadriel o come si dichiara a Eowyn. Anche Aragorn è colpito dalla bellezza di Eowyn e secondo me di conseguenza la desidera come lei desidera lui. Ma Galdariel non sembra toccarlo più di tanto. Faramir invece come sente nominare una bella donna o elfa, in qualunque situazione si trovi in quel momento, si mostra sistematicamente sempre molto ma molto interessato ;-).

P.S.: stai cercando di dirmi senza dirmelo che scrivo commenti troppo lunghi o è un'iniziativa di Blogger quella di non pubblicarli tutti di seguito? Perché nel primo caso, mi astengo subito, nel secondo insisto!
Grazie!

acquaforte ha detto...

Il tuo invito a partecipare al Tour dei Boschi della Terra di Mezzo ci ha portati a Lothlorien, un posto al di là di ogni bellezza e meraviglia. Un posto dove riposare in sicurezza ma intriso di struggente malinconia. La dama Galadriel non cessa di ricordarlo perché lei sa che, comunque vadano a finire le cose, vincitori o vinti, "Lothlorien dovrà svanire, spazzata via dalle onde del Tempo". È la presenza degli elfi a rendere il bosco quello che è, una così intima unione che esprime felicità e soddisfazione in entrambi. Cosa diventerà il bosco fatato senza Galadriel e gli elfi nell'era degli Uomini?
Il tuo post termina in tristezza, con l'immagine di Arwen che sceglie di morire nel più bel bosco della Terra di Mezzo, oramai abbandonato da tutti. La morte di Arwen suscita domande alle quali non so rispondere. Nelle Appendici Tolkien riporta l'ultimo colloquio di Aragorn con Arwen, prima di morire: "ti attende un'ultima scelta ....recarti ai Rifugi portando con te all'Ovest il ricordo dei giorni trascorsi insieme. ....o altrimenti attendere la sorte degli Uomini". Potrebbe recarsi ai Rifugi, infatti... "Legolas costruì nell'Ithilien una barca grigia. ....ecc. ecc." Avrebbe rivisto Elrond e la sua gente. Tolkien sceglie per lei il dono dell'Uno agli uomini, assai amaro. Nella speranza di incontrarsi un giorno?
"Non siamo vincolati per sempre a ciò che si trova nei confini del mondo, e al di là di essi vi è più dei ricordi " È ciò che speriamo tutti, no?

P.S. nella scatolina che Galadriel regala a Sam c'è terra del suo frutteto. Forse l'albicocco fioriva a Lothlorien. ....

Pellegrina ha detto...

Argh! Non è il figlio del re!!! Vado a mettermi in castigo sui sassolini!!!! e chiedo perdono in eterno a JRT!

Murasaki ha detto...

Ho sempre letto Il Signore degli Anelli come un tutto unico, si incomincia, si continua e poi si finisce, di solito senza leggere nient'altro in mezzo a parte magari qualche passo dallo Hobbit o dai Racconti incompiuti, e così per stare dietro alla storia non mi sono mai DAVVERO accorta di certi temi, come quello della Fine e dell'Addio. Ma sia Barbalbero che gli elfi di Lorien e di Gran Burrone non fanno che parlare del fatto che siamo alla fine di un periodo, che dopo c'è da partire o comunque le cose cambieranno. Non c'è un futuro a lungo termine né per gli Ent né per gli Elfi, e Lothlorien e Fangorn e anche Gran Burrone vengono fotografati un attimo prima della fine.

@Eva:
Esistono molti mondi immaginari, ma la Terra di Mezzo ha qualcosa di particolare che ti avvolge DAVVERO e ti entra nella pelle.
Anche adesso, che leggo a spizzico, passo buona parte della giornata immersa in un altra dimensione...

@Pellegrina:
Come avrai capito, i miei poteri su questo blog sono molto relativi. Non dipende in alcun modo da me la lunghezza concessa ai commenti, e non saprei come permetterti di allungarli. Va benissimo se li spezzi, qualche volta in questi giorni l'ho dovuto fare anch'io. Sul fatto che quell'ignorante di Blogger si permetta di sottolineare una parola così comune come Laurelindorenan, non posso che unirmi alle tue giuste recriminazioni e deprecare la cosa con tutto il cuore.
Sulle date della vicenda: nel Signore degli Anelli abbiamo date molto precise, mentre quelle dello Hobbit sono specificate solo nel secondo romanzo. C'è il ciclo delle stagioni ma non solo: la Compagnia lascia Gran Burrone il 25 Dicembre, e l'Anello cade nell'Orodruin il 25 Marzo, che oltre a una data di inizio primavera è anche... il giorno dell'Annunciazione. Va da sé che entrambe le date comunque sono state attribuite alla liturgia cristiana proprio perché erano date importanti già da prima, per esempio non c'è nessun motivo di far nascere Gesù il 25 Dicembre invece di, poniamo, il 7 Aprile - non abbiamo fonti in proposito. Sono date scelte a tavolino - come Tolkien sapeva benissimo. Però non c'è dubbio che la scansione delle stagioni è molto importante, tanto che Tolkien ha aggiunto nelle appendici una cronologia dei giorni molto accurata.
Sul passaggio tra mondo dei morti e mondo dei vivi, è senz'altro una delle chiavi in cui si può leggere la storia. Esiste anche un bel libro (The individuated Hobbit) scritto una quarantina di anni fa che analizza le vicende alla luce delle teorie di Jung. Lo sto leggendo solo ora (molto lentamente, anche perché delle teorie di Jung conosco ben poco) ma mi sembra che funzioni molto bene, anche perché Jung lavora con gli archetipi esattamente come Tolkien.
Lorien senza gli elfi NON rimarrà a lungo una cittò giardino incantata, il potere sta già scomparendo quando Arwen ritorna. Ci stiamo avviando verso il nostro banale mondo, anche se Aragorn , con l'aiuto della sua signora, è riuscito per un po' a fermare il tempo.
Comunque non credo che Gollum "non osi entrare", credo che proprio non gli sia possibile: i meccanismo di difesa di Lorien sono aggirabili solo un po', lungo il confine, per esempio dagli orchetti che attraversano il Nimrodel.
Altra cosa: quando nel romanzo si passa da un luogo all'altro la cosa è sempre molto evidenziata: si attraversano fiumi, si varcano cancelli, ogni fase è ben segnalata nel cammino degli hobbit - alle porte di Moria per esempio è dedicato un intero capitolo - e su ogni passaggio viene dato al lettore il tempo di riflettere.
Per quanto riguarda Faramir, alla lode della bellezza delle varie dame sono dedicati fiumi di inchiostro nella letteratura epica medievale, anche delle dame che non sono amate dal singolo cavaliere, tanto che questo aspetto di Faramir non mi aveva mai colpito. Ci penserò.
Non rispondo mai punto per punto ai tuoi commenti perché su molte delle cose che dici devo riflettere. Questo vale anche per gli altri.

Murasaki ha detto...

@Acquaforte:
l'accenno di Galadriel al suo frutteto mi era sempre sfuggito, oggi o domani correggerò il post, e intanto ti ringrazio.
Arwen ha scelto, come Luthien, di morire per restare con Aragorn. Siccome ci sono diversi aldilà, in Tolkien, se dopo la morte del marito decidesse di tornare con gli elfi sarebbe separata da lui per sempre. Cosa succederà a Gimli e Legolas non è chiaro - Gimli non può diventare elfo, direi, anche se potrà raggiungere la terra degli Eldar come i due hobbit. In vita dunque resteranno uniti, ma dopo?
(La questione dei molti aldilà di Tolkien è stata assai analizzata nelle fanfiction, in particolare quelle dedicate a Thorin e Bilbo e a Legolas e Gimli. Di solito si decide di mandare al diavolo il canone e di tenere unite le coppie. Il punto è che i vari aldilà sono stati creati ai tempi del Silmarillion, quando , per la SUA specifica coppia, Luthien trovò appunto la soluzione di violare il canone, convincendo i Valar a darle la possibilità di morire appunto per non separarsi da Beren, e Arwen replica la scelta della sua antenata sfruttando quel precedente. Ma altri legami che possono essersi formati non so come possano continuare dopo la morte, e sospetto che Tolkien abbia cercato di svicolare senza compromettersi.

Murasaki ha detto...

@Pellegrina:
Dimenticavo: nel caso di Aargorn e Galadriel, occorre tenere presente che Galadriel è la nonna di Arwen, quindi senz'altro Aragorn ne apprezzerà la bellezza, ma il legame tra i due è assai parentale... In realtà, quando i due si incontrano a Lothlorien, Galadriel parteggia per la coppia e per prima cosa infiocchetta Aragorn nel migliore dei modi perché sia bello come un principe elfico dei tempi andati. Insomma, regge molto accortamente il lume alla coppia ^__^

Eva ha detto...

@murasaki:
eh carissima, adesso lo dico io "ma quanto sono belli questi post"anzi prediligo "quanto sono belle queste riflessioni"
Ognuno di voi ha arricchito gli altri...ce ne fossero di "convivi"e "tavole rotonde" come questo....anzi no, questo è Unico ed è il nosssstro tessssoro!!
Ok mi fermo e lascio a voi lo spazio.
Ciao ;-)

Pellegrina ha detto...

Cara Murasaki, anche io non riesco a risponderti punto per punto per le numerose cose che vanno ripensate. Rispondo per ora solo a questo: Faramir più che lodare s'imbroda, nel senso che lui non loda, lui si butterebbe proprio tutte le volte! Gimli è invece il lodatore per eccellenza che fa pendant con Eomer il quale però elegge Arwen, ed è pure interessante che Tolkien abbia scelto un nano, quindi un fisico e una mentalità diversi nella pienezza del termine, per incarnare l'innamorato che loda la sua dama. Persino Sam viene promosso da servo a cavaliere che loda la donna, qui l'elfa pur non amandola.
@Eva: buffa ma non campata in aria la tua idea del "Tolkien tessoro in Murasaki", TTiM dato che ne siamo tutte matte. Ma nell'originale inglese l'espressione qual è?

Pellegrina ha detto...

Sai cosa mi colpisce? Che Arwen torni a morire nella sua terra. D'accordo, Aragorn torna a Gondor e allora ci sta che lei scelga di tornare dai suoi antenati dopo la morte di lui, quegli antenati da cui si è separata per sempre per lui, e allo stesso tempo nel luogo del suo primo momento d'amore con Aragorn, però è poi certo che si ritrovino nell'aldilà? Nelle appendici non si dice, forse altrove? (Blogger non conosce non dico la toponomastica elfica, pazienza, ma nemmeno la più elementare onomastica regale numenoreana!! ;-P)

Eva ha detto...

@Pellegrina:
intendevi l'espressione del caro Smeagol?
“Where iss it, where iss it: my Precious, my Precious? It's ours, it is, and we wants it. The thieves, the thieves, the filthy little thieves. Where are they with my Precious? Curse them! We hates them.”
Altra meraviglia de ISDA, questo personaggio!
Buona notte ;-)

Pellegrina ha detto...

Sì, grazie

Eva ha detto...

Art Contest Smaug... chi vuol contribuire?
http://www.jrrtolkien.it/2016/04/30/art-contest-smaug-seconda-fase/

Murasaki ha detto...

@Pellegrina:
Se è certo che si ritrovino nell'aldilà?
Non azzardarti a metterlo in dubbio, la storia è abbastanza triste già così! Tra l'altro l'unico rimpianto serio di Luthien, da come Tolkien racconta la storia, è lasciare un bravissimo cane fedele e di nobile animo: il padre è un imbecille, i fratelli pure e la madre pur essendo una Maia non riesce a farsi valere né con l'uno né con gli altri. Arwen invece abbandona un buon padre, due stimabilissimi fratelli e due splendidi nonni oltre ad un sacco di amici e di amiche. No, sarebbe davvero improponibile che dopo tutto questo non potesse restare accanto al suo amore.

Pellegrina ha detto...

@Murasaki, ah, oh, be', capisco.
Però Elrond continua a non piacermi, almeno come padre :-P.

acquaforte ha detto...

Sicuramente Tolkien aveva in mente qualcosa a proposito del ritrovarsi di Aragorn e Arwen. Alla fine del capitolo "Lothlorien" Aragorn dice a Frodo "qui (Cerin Amroth) dimorera' per sempre il mio cuore... Prese Frodo per mano e si allontanò dal colle di Cerin Amroth, e non vi tornò mai più con umane sembianze". Avrebbe potuto scrivere solamente "non vi tornò mai piu".
Anche nell'ultima frase del tuo post mi sembra ci sia qualcosa di più di una triste rinuncia all'eternità :"....quella sarà la sua verde tomba FINCHÉ il mondo cambierà e i giorni della sua vita saranno del tutto obliati ....." A me pare di intravedere in entrambe le frasi un dopo, quando non ci saranno più le umane sembianze per entrambi.
Credo che Tolkien non scrivesse parole inutili, ma tutto doveva avere un senso. Se questo è vero, dispiace che non abbia voluto o non abbia avuto il tempo di scrivere di più sulla bella storia di Aragorn e Arwen.

Murasaki ha detto...

Hai assolutamente ragione!
Non avevo mai fatto troppo caso a quelle frasi, se non per notare che c'era qualcosa che non mi tornava... qualcosa di non detto.
Tolkien insisté per mettere la storia di Arwen e di Aragorn nell'appendice, e credo che non una sola delle parole che dedicò a quella coppia sia scritta a caso. Se non scrisse di più è perché non volle. Non parla mai direttamente di quel che avviene dopo la morte, e anche quel che sappiamo sui molti aldilà divisi per razze viene dal Silmarillion - che fu pubblicato dopo la sua morte - e da qualcosina delle lettere - che in effetti potrei andare a rivedere, uno di questi giorni.
Diciamo che lascia un paio di indizi per i lettori più accorti ^__^

acquaforte ha detto...

Come ha ben detto Eva, sono i tuoi post a liberare le nostre riflessioni, perché ci costringono a rileggere e a pensare. Quindi non ti libererai facilmente di noi: tu tiri fuori dal tuo cappello magico le tue conoscenze e noi attueremo una soddisfacente azione di sfruttamento (molto gratificante per noi) ^__^.
Quindi, Bilbo e Frodo, Legolas e Gimli vanno all'Ovest, ma solo Legolas resterà elfo. Tu dici: hanno raggiunto la terra degli Eldar, in vita resteranno uniti, ma dopo? Gli elfi che muoiono, uccisi, nella Terra di Mezzo raggiungono anch'essi l'Ovest? Nani e hobbit sono mortali come gli uomini, avranno anche loro il dono dell'immortalità come gli elfi? Oppure il loro soggiorno non sarà un per sempre?
Capisco che Tolkien abbia voluto svicolare da un discorso così complesso che tocca intimamente anche le nostre vite. Perché niente è più crudele del pensiero che non incontreremo mai più coloro che abbiamo amato in vita.

P.S. ieri sera ho visto il film "I doni della morte" , 1^ parte. Interessante, ma se non hai letto i libri ne capisci ben poco. Hai voglia di parlare dei doni della morte con riferimento anche ad altri autori? La Rowling ha attinto a fonti più antiche, credo.

Eva ha detto...

@acquaforte:
come sempre bellissime riflessioni ed ottimi ulteriori spunti di discussione per tutti noi.
Ero tentata di raccontare una storia vera ma è troppo dolorosa....Mi è venuta in mente leggendo la tua frase "Perché niente è più crudele del pensiero che non incontreremo mai più coloro che abbiamo amato in vita." Posso solo dire, per esperienza personale, che coloro che ci hanno VERAMENTE amati e che hanno VERAMENTE amato la VITA NON se ne vanno...qualcosa della loro energia resta....A me viene da pensarli come aldilà di un semplice vetro opaco...ed ognuno di noi potrà raggiungerli....NON SO se mi sono spiegata senza scendere troppo in particolari.....
Un saluto, buona notte a tutti

Murasaki ha detto...

@Acquaforte:
Sono molto lieta di gettare semi in un terreno sì fertile, allora ^__^
Ricordo che Tolkien ha spiegato in una lettera che gli hobbit che lasciano i Porti Grigi NON diventano immortali, ma vivono in pace per il tempo loro concesso. Potrei provare a capire un po' meglio la questione, più avanti - come potrai immaginare, le fanfiction del ramo Thilbo Bagginshield hanno tentato tutte le possibili soluzioni, con esiti più o meno accettabili, perché il pensiero che nani e hobbit siano separati per sempre dopo la morte è duro da accettare.
Harry Potter ha un infinita infinità di fonti, anche orientali, ci sono anche dei libri sull'argomento - in particolare una guida al mondo magico, dove si tenta di individuarne il maggior numero possibile. Fu scritta dopo il Calice di Fuoco e non so quanto siano riusciti ad aggiornarla, perché dopo sono venuti fuori i temi legati agli horcrux. Ed è stata tradotta in italiano, anche se non so se è ancora disponibile in libreria - di sicuro lo è in biblioteca.
Prima o poi mi piacerebbe fare una serie di post legati a Harry Potter,e prima ancora mi piacerebbe rileggere i sette libri a fila, seguendo la storia sin dall'inizio.

@Eva:
Ti sei spiegata benissimo, altroché. E' la speranza che abbiamo tutti, credo. Io sono convinta comunque che molto resti legato ai luoghi, e credo sia per questo che mi piacciono tanto le storie di fantasmi "alla giapponese" (mi piacciono anche quelle occidentali, ma di solito sono angosciose).ù

@Pellegrina:
Rileggendo il capitolo di Lorien ho visto che si parla spesso del fatto che è un posto "fuori dal tempo", "immerso in un altro tempo" eccetera, e mi sono ricordata che Sam, mentre navigano sull'Anduin, si meraviglia di non avere la giusta percezione del tempo che ha passato là dentro. D'altra parte il tempo che scorre in modo diverso è un tema tipicissimo del mondo di faerie, come ricorda Tolkien nel saggio sulle fiabe. Ho messo un piccolo richiamo a questo nel post, ricordandomi delle tue osservazioni.

Eva ha detto...

@murasaki:
...perlomeno quello che è successo a noi è più di una speranza, è una realtà.
Vero, le leggende ed i racconti giapponesi e comunque di altre culture sono molto più interessanti...Agli occidentali fa paura affrontare la realtà di certi fenomeni, perché c'è tutta una superstizione nata sia da periodi storici durante i quali il cattolicesimo censurava e bollava leggende e racconti come eresia, poi c'è una profonda ignoranza e quindi timore per ciò che non si conosce....mentre in altre tradizioni, culture e culti religiosi è quasi normale se non naturale....Ad esempio gli i Nativi Americani, soprattutto i Tlingit dell'Alaska, sanno che il corpo si disfa ma l'anima, il "corpo astrale" resta e vederlo per loro è normale....
Ciao ;-D

Pellegrina ha detto...

Grazie Murasaki, io che non sono fantasista quanto voi, sono rimasta molto colpita da questo tema del tempo nelle Nebbie di Avalon (letto da piccolina prima di SdA) e proprio in un bosco che tra l'altro è un bosco che risana. Peraltro è un tema di origine folclorica, l'eroe che si perde, magari dietro una musica, una donna, un miraggio, passa quella che lui ritiene una notte nel bosco e scopre al suo ritorno che sono passati n anni e tutto è ormai cambiato. Qui il romanziere ha un tocco più lieve.
Non sono una grande amante di Jung ma senz'altro faceva parte della temperie culturale di quel periodo per cui se ce ne racconterai qualcosa ne sarò felice.
Invece non so proprio nulla sui fantasmi nipponici, tranne i fuligginini di Miyazaki, che ovviamente adoro come ogni singola inquadratura di Totoro (se dovessi dire in che personaggio al mondo mi identifico, sarebbe senz'altro Mei). Forse dovrei perché ho letto Genji, ma ero piccolina, troppo per capirlo e pure per ricordarlo bene. Poi il libro costava un patrimonio, me l'avevano prestato, ma non ho mai avuto il tempo di meditarlo sul serio. Che follia per Einaudi mettersi a fare i millenni... be', altra storia oramai. Ho letto pure il seguito, apparso qualche anno dopo per un'altra casa editrice e di lettura più facile, in una diversa traduzione, forse meno estetizzante e più fedele... mi erano piaciuti molto anche i diari delle dame giapponesi della NUE, quelli li ho ancora. Beccati con un colpo di fortuna quando non erano ancora stati riprezzati, roba da ricordarsene tutta la vita.

Pellegrina ha detto...

E si vorrebbero immaginare gli ultimi mesi di Arwen nella Lothlorien deserta: pochi giorni per un'elfa, nemmeno pochi mesi. Come sarà stato il bosco in cui voleva ritrovare forse le tracce dell'inizio del loro amore che le aveva sconvolto la vita e le prospettive. Ma non torna a Gran burrone, torna dalla sua nonna, del resto è molto legata anche prima alla stirpe materna, per quanto Elrond non faccia che parlare del suo amore per lui, torna al luogo della loro promessa. Quei mesi vissuti lì, da sola, sono molto enigmatici.

Murasaki ha detto...

@Eva:
Naaa, non è (solo) colpa della chiesa cattolica, è tutta la cultura occidentale che considera malissimo i fantasmi: facevano paura anche nella cultura classica, c'è già una commedia di Plauto dedicata a una casa infestata da fantasmi... non c'è un fantasma decente in tutta la letteratura occidentale, fino a tempi molto recenti, solo spettri cattivissimi (anche in Tolkien). Altre culture hanno un rapporto molto più disteso con i morti, come osservavi, ma sono molto esterne a noi. I nostri spettri DEVONO essere paurosi, per contratto. Anzi, la Chiesa ci ha dato la maggior parte dei pochi fantasmi buoni che abbiamo: i santi.
Felice per te che hai sperimentato una realtà diversa, anche senza essere cresciuta tra i Tlingit dell'Alaska, perché è un dono prezioso.

@Pellegrina:
I fantasmi nipponici sono "diversi": ci sono anche fantasmi cattivi, che vogliono vendicarsi o perseguitano i nemici che hanno avuto in vita, ma ci sono anche molti fantasmi gentili, che ci aiutano, ci segnalano i pericoli per salvarci, oppure dei fantasmi che vogliono solo coltivare in pace la loro malinconia, e magari raccontarla ad eventuali passanti. Non solo i racconti antichi, ma anche quelli moderni e i manga pullulano di storie di questo tipo.
In Occidente, a parte i santi, i fantasmi che aiutano e soccorrono i mortali sono molto rari, ma qualcosa c'è, in alcuni racconti inglesi a partire dal periodo vittoriano, e poi casi più recenti, come quello cantato da Stan Ridgway in "Camouflage" (che in realtà è una leggenda militare molto diffusa).
(Ti invidio molto i diari delle dame giapponesi: quando scoprii che esistevano erano già totalmente fuori commercio. Per fortuna esistono le biblioteche)

Sì, i mesi vissuti da Arwen da sola sono enigmatici e an ch'io vorrei sapere qualcosa di più. D'accordo, c'era silenzio. E poi?

Eva ha detto...

mie care compagne......perdonatemi se per un po'non mi farò viva....Vi voglio tanto bene.Eva

Murasaki ha detto...

Tanti auguri, Eva, e sia quel che sia :)

acquaforte ha detto...

Un abbraccio cara @EVA.....

Pellegrina ha detto...

Insomma somigliano un po' a dei folletti questi fantasmi giapponesi. Ma i fuligginini di M, che hanno un nome che non ricordo, vengono da quella tradizione? Ci sono anche nella Città incantata mi sembra. E il serpentone della principessa Mononoke? Davanti ai morti l'atteggiamento è sempre ambivalente, fanno paura o proteggono, del resto quando si dice che i nostri ci guardano da lassù, non stiamo forse parlando di fantasmi? o di santi in miniatura? Nell'antica Roma se li mettevano nell'ingresso gli antenati, quelli abbastanza ricchi da aver un ingresso, ovvio. Poi ci sono le tradizioni sui morti che passano a benedire la casa e a cui bisogna far trovare la tavola imbandita sennò se la prendono moltissimo. A volte vogliono raccontarsi come nella storia di Nastagio. Per fortuna ogni tanto hanno i pugnali giusti per ferire altri fantasmi, nei Tumulilande sono specialisti - e niente, blogger non conosce una sola parola di tolkieniano. Però il fantasma giapponese quotidiano che ti protegge è molto simpatico! Ma come sono rappresentati? Alla orchetti PJstyle o in maniera più abbordabile?
Non sono riuscita a trovare il testo della canzone, le leggende militari m'incuriosiscono per n motivi... come le armi leggendarie di Tolkien.
Le dame sono state un colpo di fortuna, rimanenza di magazzino, il libraio non sapeva il tesoro che aveva. Le biblioteche poi le uso tantissimo, non vivrei senza.

Pellegrina ha detto...

@Eva, buon viaggio, spero non sull'Orodruin...

Arwen è sempre molto enigmatica. Tace tanto, troppo, tranne per supplicare Aragorn di non addormentarsi. Non sappiamo nulla di lei che venga da lei, tranne un messaggio riferito da un terzo al futuro marito. Quel silenzio e quella solitudine celano nostalgia per la sua terra, per un luogo simbolico del suo grande amore, un tentativo di riavvicinarsi al passato non così lontano per lei? In effetti è tirata tra due mondi, forse un po' come Edith, la moglie di Tolkien, chissà. Di certo le storie d'amore di T sono sempre storie di incomunicabilità si direbbe con un linguaggio odierno, come in parte fu il suo matrimonio, pur se tanto voluto e pieno di tenerezza reciproca, ma certo anche di egoismo da parte di lui. Ne so molto poco però. Fanno forse eccezione TBB per quanto anche del loro legame si dica ben poco e tra loro non interagiscano più di tanto. Si vedono solo tanti gigli che sono un bel segno, forse un po' sopra le righe.
Comunque sembra che A non trovi più il suo posto da nessuna parte e allora, davvero, non potendo più partire, non le resta che sdraiarsi e attendere la fine, perché non sa più dove andare né con chi. Neppure sembra avere fatto altro che aspettare in vita sua. Ma sono tutte illazioni, T dice ben poco.
Per quanto amata sia, è una figura molto triste secondo me, e non in morte ma in vita. Anche qui un misto di tradizione, di XIX secolo e di contemporaneità, come T fa.