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martedì 19 aprile 2016

Boschi della Terra di Mezzo - 1 - Bosco Atro

Bosco Atro, qui  raffigurato in un punto ancora molto luminoso...

Il bosco più importante che troviamo nello Hobbit è Bosco Atro (un tempo Bosco Verde); si tratta, in sintesi, di un normale bosco incantato, di quelli che si trovano a tutti gli usci in fiabe e poemi medievali: se vuoi un mistero, un incantesimo o una maledizione è nel bosco che devi andare, e questo lo sappiamo tutti sin dalla prima volta che qualcuno ci ha raccontato la storia di Biancaneve.

Primo tratto caratteristico di un buon bosco incantato è di avere una cattiva reputazione. 
Il primo a parlare male di Bosco Atro è Beorn, l'uomo-orso: 
"La vostra strada attraverso Bosco Atro è scura, pericolosa e difficile. Non è facile trovarvi né acqua né cibo. Non è ancora la stagione delle noci - anche se in verità potrà essere arrivata e passata prima che arriviate dall'altra parte del bosco - e le noci sono più o meno le sole cose buone da mangiare che crescono là dentro: tutto il resto è selvaggio, oscuro, strano, feroce. Vi fornirò di otri per portare l'acqua, e vi darò archi e frecce. Ma dubito molto che qualsiasi cosa troviate dentro Bosco Atro sia tanto salubre da essere potabile o commestibile. So che c'è un corso d'acqua, lì, nero e turbinoso, che attraversa il sentiero. Non dovete né bere né bagnarvici: ho sentito dire infatti, che le sue acque sono magiche e danno sonnolenza e oblio. E nell'ombra indistinta di quel posto non credo che possiate colpire niente, salubre o non salubre, senza allontanarvi dal sentiero. E questo NON DOVETE FARLO, per nessun motivo".
Dopo una presentazione del genere, è chiaro che i nani e Bilbo cercano in ogni modi di scansare sì inospitale luogo, ma proprio non c'è verso: l'autore e Gandalf hanno stabilito che la compagnia deve attraversare quel luogo e così sarà. Peggio che peggio, Gandalf stesso li saluta e li pianta proprio all'ingresso del bosco, rallietandoli vieppiù:
"E' probabile che ci incontreremo ancora prima che tutto sia finito, è però probabile anche il contrario" "Rimanete sulla pista nella foresta, tenete alto il morale, e con un enorme dose di fortuna, forse, un giorno, potreste uscire a vedere le Lunghe Paludi stendersi sotto di voi".

Con queste laute premesse i nani e Bilbo si incamminano, e di tenere alto il morale non se ne parla nemmeno: per tutto il tempo che passeranno nella foresta (che ben presto odieranno con tutte le loro forze) il morale della compagnia sarà decisamente rasoterra.
La prima caratteristica di Bosco Atro è, appunto, quella di essere assai buio. Come aveva avvisato Beorn, niente sembra molto in buona salute, lì dentro:
"L'inizio del sentiero era indicato da una specie di arcata che portava in un tunnel tetro 
fatto di due grandi alberi che si intrecciavano, troppo vecchi ormai e strangolati dall'edera e coperti di musco, per poter reggere più di poche foglie annerite. Il sentiero era stretto e serpeggiava in mezzo ai tronchi. Ben presto la luce all'ingresso fu come un piccolo foro luminoso molto lontano, e il silenzio era così profondo che pareva che i loro passi risuonassero sordi sul terreno, mentre tutti gli alberi si piegavano sopra di loro per ascoltare."
Troviamo qui due classici indicatori del pericolo incombente nelle storie di Tolkien: il silenzio innaturale e l'oscurità - insieme al senso di oppressione:
"Sotto il tetto della foresta non un fremito nell'aria, che era eternamente immobile, scura e afosa. Lo sentivano perfino i nani, che pure erano abituati a vivere nei tunnel, e talvolta restavano molto a lungo senza la luce del sole; ma lo hobbit sentiva che stava lentamente soffocando".

Eppure intorno a loro c'è vita: scoiattoli neri che guizzano da un ramo all'altro degli alberi e che, fatti arrosto, sono assolutamente immangiabili; ragni che producono enormi e spesse ragnatele, falene nere e pipistrelli neri che volano in un gran frullo d'ali... anche il fiume che trovano, naturalmente, è nero - non sia mai che un tocco chiaro profani la foresta. Sentono strani rumori, grugniti, calpestii, tramestii frettolosi nel sottobosco, e quando di notte fa la sentinella Bilbo vede brillare un sacco di occhi

 Mirkwood, Collette J Ellis


occhi gialli, occhi rossi, occhi verdi, occhi che scompaiano e riappaiono proprio sopra di lui... e occhi dal bulbo pallido, occhi di insetto ma di gran lunga troppo grandi. 

Bosco Atro è un posto singolarmente spiacevole e soffocante, ma a quel che pare di vedere gli alberi fanno il loro onesto lavoro di alberi e sono soltanto ammalati. Un veleno percorre la foresta e i suoi abitanti: le acque del fiume che l'attraversa sono incantate, gli scoiattoli immangiabili, i ragni sovradimensionati ed estremamente scortesi. Il maleficio proviene da un punto preciso - nel Signore degli Anelli scopriremo trattarsi di Dol Guldur, una fortezza tenuta da uno stregone malvagio, chiamato il Negromante - insomma, da Sauron. L'unico punto vivibile è la zona dove abitano gli Elfi Silvani, che comunque non si curano di quel che succede nel resto del bosco.
Nelle fiabe infatti i boschi sono posti parecchio strani, spesso abitati da varie entità che se li dividono in pacifico condominio.
A prezzo di lunghi digiuni e notevoli fatiche (che includono anche un incantesimo di sonno e di oblio di cui cade vittima Bombur nonché uno spiacevolissimo incontro con i ragni), la compagnia di dodici nani e un hobbit quasi riesce a compiere la traversata, ma all'ultimo momento commette la più grave delle sciocchezze, facendo quello che Gandalf e Beorn si sono raccomandati di non fare mai, per nessunissima ragione al mondo, inseguendo l'improbabile miraggio di un banchetto.
Tutti sappiamo che nelle fiabe deviare dalla strada indicata dagli aiutanti è colpa grave ma quasi mai irrimediabile, e infatti Mr. Baggins rimedierà a tutto, seppur con notevole incomodo da parte sua.

Bosco Atro non è un protagonista della storia, anche se Tolkien gli dà sufficiente spessore e scoiattoli neri da farne qualcosa di più di un fondale. E' il luogo dove Bilbo collauda (e battezza) la spada e l'Anello di cui è entrato in possesso attraverso le avventure precedenti e prende di fatto il comando della compagnia, relegando in secondo piano Thorin Scudodiquercia - che peraltro non ha mai fatto niente di notevole fino a quel momento. 
Somiglia molto alla selva oscura di dantesca memoria ma deviare dalla retta via di Bosco Atro porta tutto sommato a dei buoni risultati (altro tratto caratteristico delle storie di Tolkien); somiglia anche ad un utero soffocante da cui Bilbo, che ha cercato in  tutti i modi di rimandare la sua nascita come Eroe e Guida è alla fine disposto ad uscire - molto, moltissimo disposto ad uscire; ma, come la selva oscura dantesca, non è un bosco dotato di libero arbitrio o di volontà. 
Le potenze all'opera sono altre: i ragnacci, il Negromante, gli elfi silvani. Bosco Atro è abitato da strana gente e la subisce. Più avanti, molti anni dopo, quando Galadriel lo guarirà e lo purificherà, si adatterà di buon grado a diventare un bosco piacevole archiviando ragni e scoiattoli neri senza rimpianti.

5 commenti:

acquaforte ha detto...

Il tuo post mi ha spinto a rileggere il cap. VIII "Mosche e Ragni" de Lo Hobbit. Ed è sempre un piacere leggere la prosa di Tolkien, chiara, evocativa di immagini che però si mescolano nella mia mente alla rappresentazione che ne fa P.J. nei suoi film, talvolta sovrapponendosi, talvolta no, creando però falsi ricordi. La lettura del testo ha fatto un po' d'ordine nei miei ricordi.
Come hai ben scritto è Bilbo il vero protagonista : aver ucciso il ragno gigante, tutto solo, armato solo della spada Pungolo lo fa sentire ...."una persona diversa, molto più fiera ed audace, nonostante lo stomaco vuoto". Una botta di autostima, insomma, che lo spinge a prendere in mano la situazione. Così Gandalf gli aveva detto di fare, prima di abbandonare la compagnia : "Devi badare a tutti questi nani in vece mia! "
Una volta liberati, i nani lo ringraziano ripetutamente perché riconoscono che "aveva una certa prontezza di spirito, oltre a una buona dose di fortuna e un anello magico". Le tre cose insieme non sminuiscono la loro ammirazione, anzi. Bilbo comincia a vedersi come un ardito avventuriero, ma se ci fosse stato qualcosa da mangiare sarebbe stato meglio. E qui sta tutta la saggezza dell'hobbit.
C'è una cosa che mi piace ricordare: Tolkien descrive, tra le altre, l'abilità di Bilbo a fare gli anelli di fumo. Ha richiamato alla mente l'immagine del vecchio Bilbo che fa gli anelli di fumo seduto davanti alla sua caverna e inizia a ricordare. Davvero molto suggestiva.

acquaforte ha detto...

La presenza dei mostruosi Ragni mi ha ricordato un altro luogo, la Foresta di Hogwarts, analogie e contrasti.
Bosco Atro è sotto il maleficio di Sauron: tutto risente del male che vi alligna. Alberi ammalati, acque nere e avvelenate, persino simpatici animali come gli scoiattoli divenuti neri e immangiabili. Mostruosi, giganteschi ragni, discendenti di Ungoliant? Tutto concorre a rappresentare un luogo soffocante e inabitale, pericoloso, dal quale sarà anche possibile non uscire vivi. Gli Elfi Silvani vivono al bordo estremo, la loro magia tiene lontani i ragni, ma sono ugualmente pericolosi per gli estranei.
La Foresta di Hogwarts non è malata, ma è pericolosa. Ospita animali "normali" nel mondo magico: ragni sovradimensionati, lupi mannari, centauri orgogliosi e diffidenti, persino unicorni vittime sacrificali di maghi dediti alle Arti Oscure. È un luogo che solo un puro di cuore come Hagrid può impunemente frequentare.
Bilbo salverà se stesso e i nani, anche con l'aiuto dell'anello magico. Ma mi piace ricordare che, forse, anche lui è un puro di cuore. Non ha ucciso inutilmente, ha risparmiato Gollum che non avrebbe rispettato i patti e meditava di mangiarlo.
Al solito, bellissimo testo accompagnato da splendidi disegni.
Aspetto Boschi della Terra di Mezzo, parte 2.

Eva ha detto...

Io quando leggo Tolkien scrivere di boschi trovo tutto quello che voglio sentire e poi sognare....Non ho mai paura, nemmeno quando ci sono i ragni in agguato....è troppo il fascino,eheheheheh
Bellissima riflessione Murasaki, anche io aspetto "Boschi della Terra di Mezzo parte seconda"!!
Grazie infinite.

Linda ha detto...

Mi piace molto l'attenzione che Tolkien dedica ad alberi e boschi, e si vede che se ne intendeva assai. E i suoi alberi, come gli altri esseri viventi della T.d.M., sono buoni, mediamente buoni e cattivi, vigliacchi, indecisi ed eroici, isolati o aggregati in comunità, vittime e carnefici. Ma il Bosco Atro non è il mio preferito, decisamente troppo soffocante ed oscuro, ma è un passaggio obbligato, come osservi tu, per Bilbo e i nani, e dunque si tollera; ma ti confesso di essere stata colpita da reali giramenti di testa.^__^

Murasaki ha detto...

@Acquaforte:
La foresta di Hogwarts è pericolosissima ma, a quel che sembra, comunque sotto il dominio di Silente. Resta il fatto che Hagrid è l'unico (a parte Silente, appunto) che può muoversi a suo agio là dentro. Però, in tutto Harry Potter, l'unico albero
che non è un semplice albero è il Platano Picchiatore. Anche lui però è un semplice esecutore di ordini.
Sono convintissima anch'io che Bilbo è un puro di cuore, come Frodo: nessuno dei due altrimenti potrebbe resistere all'Anello.
Il film non si discosta TROPPO (a parte l'imperdonabile mancanza degli scoiattoli neri) e sfrutta bene la svagatezza che Thranduil mostra verso quella parte del bosco che non è sotto il loro diretto dominio.
Ma mentre quando leggi il romanzo ti senti semplicemente soffocare, guardando il film ti gira la testa, come osserva Linda.

@Linda:
In pratica hai sintetizzato anche i miei post successivi ^__^
Avrei seri problemi a indicare il mio bosco preferito tra quelli di Tolkien - ma di sicuro NON è Bosco Atro. Anche perché io, sui ragni, la pèenso esattamente come Tolkien!