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domenica 14 agosto 2016

Haeretica - La Disciplina - 5 - Il rapporto tra pari


Tra le mie molte stravaganze insegnantesche ce n'è una che è talmente stravagante che a malapena per molti anni ho osato confidarla in privato a carissimi colleghi amici con cui non ho mai lavorato e assai difficilmente avrò occasione di lavorare. La loro reazione unanime mi ha convinto di aver agito con molta accortezza evitando con cura di espormi sull'argomento a scuola.
Col tempo le cose sono un po' cambiate, anche perché sono alla media di St. Mary Mead - e forse sono cambiate anche fuori da St. Mary Mead. Ma insomma la stravaganza di cui vado adesso a parlare continua a godere della generale disapprovazione nel corpo insegnantesco e solo raramente può essere apertamente esposta a piccolissimi gruppi di docente selezionati con cura senza scatenare la generale e totale disapprovazione.
Così, ben nascosta dietro il mio paravento, mi confiderò con il mio blog, in estiva e tranquilla solitudine, cercando di esporre i motivi morali, culturali, temperamentali, sociali e bocciofili per i quali codesta stravagante idea si è radicata nel mio animo perverso - perché è proprio radicata, e il massimo di compromesso che riesco ad accettare è tacerla, regolandomi su di essa ma parlandone il meno possibile.

Ed ecco il mio outing: valutando la condotta, trovo molto più grave la mancanza di garbo e/o rispetto verso i compagni che quelle verso un insegnante.
E passo ora a spiegarne i motivi.

Il primo e basilare motivo è che, se io sono lì dove sono, in quella classe con l'alunno che mi cencia, è perché ho firmato un contratto in merito. Certamente nel contratto non era scritto che avrei trovato alunni che mi cenciavano, ma in fondo sono lì in una classe a insegnare per mia libera scelta. Potevo fare un altro lavoro, o scegliermi un'altra scuola. E poi a fine mese mi pagano, e in fondo nel contratto non era nemmeno scritto che avrei trovato solo angeli rispettosi. Inoltre a fine quadrimestre e a fine anno io darò il voto a chi mi cencia, lui no. Non è un rapporto alla pari, ho modo di rivalermi (che scelga o no di farlo è un'altra questione) e l'alunno che mi cencia lo sa.

Un alunno che cencia un insegnante può avere le sue ragioni. Attenzione, non sto parlando di garbate rimostranze o di un opposizione motivata basata su torti più o meno reali da me inflitti, sto parlando di autentici sgarbi o male parole. Il problema, tanto avvertito e così spesso tirato in ballo nei Consigli di Classe che l'alunno Tale o Talaltro "è polemico" e "mi guarda dall'alto in basso" e insomma "non è rispettoso" o critica certe mie scelte o comportamenti non lo ritengo tale: se mi guarda dall'alto in basso penso che a questo mondo ognuno guarda gli altri come gli pare, se è polemico cerco di rispondergli spiegando come e perché faccio quel che faccio e lo ascolto - e se alla fine mi sembra che abbia ragione mi regolo di conseguenza. Lavoriamo insieme, ed è mio dovere fare quel che posso per creargli un ambiente di lavoro confortevole.
Sto parlando di dispetti, scherzi del cavolo, offese, aperti tentativi di sabotare la lezione. Certe volte sono comportamenti dettati da estrema leggerezza, ma c'è sempre sotto qualche problema del ragazzo - e quando l'alunno ti rende sistematicamente impossibile la lezione i problemi sono decisamente seri. 
Ma, per quel che mi risulta, non si dà mai il caso in cui l'alunno che rende impossibile la lezione si comporti correttamente con i compagni, per cui si ritorna al discorso di prima: tanto vale intervenire soprattutto sul secondo aspetto, perché il primo a quel punto risulta marginale.
Tralasciamo dunque il caso dell'alunno con scompensi neurologici che, poniamo, sputa addosso all'insegnante; perché lì non è questione solo del voto di condotta - e sono quei casi in cui gli insegnanti si ritrovano abbastanza disarmati e i compagni pure (perché di solito sputa anche addosso a loro, e con molta più frequenza di quel che fa con l'insegnante).

Un alunno che manca di rispetto a un insegnante ed è compiutamente in grado di intendere e di volere fa una scelta e sceglie di opporsi all'elemento più forte della classe. Corre consapevolmente un rischio e si prende le sue responsabilità - anche nel peggiore dei casi, quando è convinto di godere di una certa impunità, sa che qualche conseguenza potrebbe comunque esserci.
Un alunno che prende in giro i compagni o li sottopone a prepotenze varie (di solito facendo ben attenzione a non farsi notare dall'insegnante) fa anche lui una scelta, e prende di mira un elemento debole. Di solito, anzi, ha cura di scegliere l'elemento più debole: lo straniero, quello in posizione sociale più bassa, quello malvisto dai compagni, quello che i compagni non si preoccupano di difendere, quello che non è capace di difendersi da solo. Oggi lo chiamano bullismo, quando a farlo sono ragazzi minorenni, ma di fatto si tratta di prepotenza pura e semplice compiuta su qualcuno che per i più  vari motivi non reagisce, ed è una prepotenza fatta con la beata convinzione (spesso, ahimé, assai fondata) che la cosa resterà senza conseguenze disciplinari, vuoi perché gli insegnanti non se accorgono, vuoi perché fanno conto di non accorgersene, vuoi perché stabiliscono che "non è grave" e che "sono cose tra ragazzi e non è bene interferire".

Lo spettro delle possibilità è molto ampio: si va dal singolo alunno che prende di mira un compagno o due e li offende nei modi più classici, fino a gran parte  della classe che prende di mira uno o più elementi che vengono usati come punching ball, ideali quando uno si sente un po' giù e vuole scaricarsi i nervi. Oh sì, anche in questo caso ci sono delicate motivazioni psicologiche legate al disagio interiore del molestatore ma, siamo seri: quale adolescente su questa terra non è a disagio? Anzi, quale essere umano su questa terra non è a disagio? E una volta sfogato il disagio sul malcapitato di turno, quale adolescente (o essere umano) ne trae un concreto e duraturo beneficio?
La risposta a tutte e tre le domande mi sembra una sola: NESSUNO.
Usare dunque i compagni di classe come punching ball è una pratica inutile nel migliore dei casi per chi la fa, piuttosto dannosa nel migliore dei casi per chi la subisce e del tutto deleteria per l'ambiente di classe. E' dunque opportuno sanzionarla con grande decisione, senza farsi troppe seghe e senza perdersi nell'autocoscienza collettiva per portare avanti il discorso.

Anche perché c'è un altro fattore da considerare, e ogni tanto lo ripeto in classe: Gli adulti sono per voi un incidente di percorso, ma i coetanei sono quelli con cui avrete a che fare per tutta la vita. Dovete imparare a trattarli correttamente e a evitare gli attriti non necessari, e soprattutto prima imparerete a lavorarci insieme e meglio sarà, perché per tutta la vostra vita lavorativa avrete a fianco i coetanei, e se non saprete lavorarci la vostra carriera ne risentirà.

Per difendere questo mio eretico punto di vista sono perciò entrata nella sottocommissione POF addetta alla preparazione della tabella delle motivazioni del voto di condotta. E siccome là dentro non ero del tutto sola in cotal eresia, dopo qualche discussione, un po' di lamentele e un accorto uso del metodo panzer, la fazione eretica ha infine prevalso, non senza qualche merito da parte mia, e adesso all'Istituto Comprensivo di St. Mary Mead, almeno sulla carta, il comportamento con i pari è uno dei principali indicatori di cui tenere conto nell'assegnazione del voto in condotta.
E di ciò sono molto fiera
anche se evito di vantarmene in pubblico.

23 commenti:

la povna ha detto...

Oltre che dietro il paravento, vantatene pure anche con me, perché siamo, incondizionatamente, almeno in due!

Murasaki ha detto...

Evviva!

melchisedec mel ha detto...

Penso che sia un valore il rapporto tra pari e sto molto attento in classe a sondare, direttamente e indirettamente, in che acque umane si navighi.Lo ripeto sempre ai miei studenti: guai a voi, se vi mancherete di rispetto!
Purtroppo o per fortuna non ho nella mia carriera episodi di mancanza di rispetto nei miei confronti; se talvolta si è verificato qualche comportamento che ho ritenuto irriguardoso, me la sono sbrigata da me, cercando di capire e di interagire con il soggetto "sregolato". Quasi un "a tu per tu", insomma. A guerra dichiarata, dichiaro "guerra".

ammennicolidipensiero ha detto...

anche se da esterno, una voce a sostegno dell'eresia anche da parte mia.

dhaulagiri8167 ha detto...

Vi saluto, io parto per le vacanze. Ci vediamo a Settembre - fine Agosto, buone vacanze a tutti @ Eva, @ Murasaki e @ acquaforte.
Ho tantissimi aggiornamenti felini per quando torno, ora non ho tempo di scrivere :-). Ciao ciao :-).

Eva ha detto...

Bellissimo articolo che mi ha fatto venire in mente il film "la scuola della violenza"con Sidney Poitier😊....anche se non è propriamente il tuo caso.....
Complimenti cara "eretica" ti appoggio alla stragrande😊

Eva ha detto...

Volevo scrivere "Meri per sempre"ma trovavo più logico il film originale del '66...e poi Poitier è un mito....film CONSIGLIATISSIMO ovviamente!
Ciao

acquaforte ha detto...

Sono andata a rileggere i tuoi post sull'argomento. Molto istruttivo soprattutto il tuo "Bastard Inside" del lontano 2009.
La violenza genera quasi sempre violenza, verso se stessi (hanno ragione loro, sono una merda, sono un debole, autostima zero) oppure verso altri più deboli (appena posso mi accodo al branco, i prepotenti hanno sempre ragione). E non so cosa sia peggio.
Lasciare impunita la mancanza di rispetto verso i compagni significa avallare questi comportamenti e considerarli "ragazzate, è sempre stato così, non sono affari nostri" è davvero poco educativo. Credo che anche la famiglia abbia una grande responsabilità in questo campo, perché tende a proteggere oltre il lecito il pargolo, mostrando spesso di non conoscerlo affatto.
Difficile lavoro è il tuo.

Murasaki ha detto...

@Mel:
Esatto: devono rispettarsi, o almeno comportarsi come se lo facessero. E' uno dei compiti della scuola
(comunque, se rispettano anche l'insegnante è meglio, eh)

@Ammennicolidipensiero:
Grazie! ^__^

@dhaulagiri8167:
Buone vacanze, e divertiti ^__^

@Eva:
No, quel tipo di problemi all'americana per fortuna non ci sono, almeno in Toscana. In altre regioni però credo che succeda di tutto, almeno stando a certi racconti...
E mi sa che non ho visto né il primo né il secondo film che citi, mentre sarebbero da recuperare entrambi.

@Acquaforte:
Le famiglie... sai, in certi casi le famiglie non hanno la minima idea di quel che riescono a combinare i loro figli a scuola, e spesso restano proprio increduli. Altre volte lo trovano "normale", e allora se non altro si capisce perché il pargolo si comporta in un certo modo, ma è molto più difficile intervenire.
Il post "Bastard Inside" lo scrissi in uno stato d'animo assai turbato: per tre anni avevo avuto solo una classe, dove tutti erano molto corretti tra loro perché gli veniva spontaneo (anche i genitori erano così, tra l'altro), e ci rimasi malissimo vedendo quella scena. Diciamo che mi si aprì un mondo davanti - e come me rimasero piuttosto straniti anche i ragazzi.
Davvero, il nostro è un lavoro dove non si finisce mai di imparare.

Eva ha detto...

Alla scuola di mia mamma,non appena lei è andata in pensione,sono cambiate alcune cose oltre ad una nuova generazione di insegnanti....È pur vero che io parlo di scuola superiore...ma insomma....ragazzi problematici aggrediscono l'insegnante che li riprende perché non vuole parolacce ai compagni....colla respirata nella pallina di plastica come in una favela.....cocaina.....ed è Arezzo,un "paesone"presuntuoso e pieno di dissolutezza e mal costume.....
Cambio argomento:
I due film VANNO recuperati,quello con Sidney Poitier da proporre a scuola...forse....
Buona futura visione😊

Murasaki ha detto...

@Eva:
Purtroppo certi meccanismi non cambiano passando da medie a superiori, e purtroppo i presidi possono davvero fare la differenza - per dirne una, gli insegnanti possono solo PROPORRE le sospensioni, sono i presidi che le ratificano - e sapere che il preside di turno caldeggia il quieto vivere è un bell'incentivo per chi usa i compagni come punching ball.
E purtroppo anche per la colla da respirare, o droghe più canoniche, anche alle medie si possono avere interessanti sorprese, e non solo ad Arezzo. Ma è proprio davanti alla questione droga che i genitori cascano vieppiù dal pero e assicurano che no, assolutamente, non è proprio possibile.
(Qualcuno dovrebbe smettere di colpevolizzare i genitori per qualsiasi cosa che fanno ma ricordargli con fermezza che assolutamente non c'è cazzata che un adolescente, per quanto allevato nel migliore dei modi, non sia in grado di fare, e che in una certa fascia di età il genitore dovrebbe comparire poco ma avere più occhi e sensori di Argo perché, davvero, il pericolo è sempre in agguato)

Eva ha detto...

.....e' proprio vero....tutto vero....

Pellegrina ha detto...

Complimenti sinceri. "E' dunque opportuno sanzionarla con grande decisione, senza farsi troppe seghe e senza perdersi nell'autocoscienza collettiva per portare avanti il discorso." con il paragrafo che segue una delle cose più intelligenti che abbia letto sull'umana convivenza, scolastica e non. Il discorso "ma sono ragazzi che se la sbrighino tra loro" mi è sempre sembrata la migliore accettazione della prepotenza, perché prevenire costa fatica, esige di scegliere e di decidere, quindi di esporsi. Invece lasciar andare le cose come vanno predispone alla più supina accettazione dell'ordine costituito ed è quindi socialmente più facile, basta mettere al riparo sé stessi e per un insegnante è più facile che per un allievo.

Per quanto riguarda l'ambiente scolastico, ho vissuto una situazione in cui un'insegnante che mi avrebbe definito peggio che "polemica", in terza media, mi ha distrutto la vita - non scherzo - facendomi diventare per un anno intero, che a quell'età è lungo, il punching ball della classe intera, o meglio di quegli allievi che avevano bisogno di sfogare le proprie frustrazioni sui pari, separandomi dalle amiche più strette, dicendo alle madri che avevo una "cattiva influenza su di loro" e via professionalmente agendo, fino a distruggere il mio rendimento scolastico sino ad allora ottimo (con l'eccezione della matematica, è vero, ma comunque sufficiente) e a darmi un voto probabilmente più basso all'esame di quel che avrei potuto ottenere in un ambiente diverso. Mi sconsigliò di scegliere la scuola che volevo, dicendo che per me, con le mie mancanze e lacune, andava meglio qualcosa considerata meno difficile. Lì, per fortuna, insistei: con l'accordo dei miei andai dove volevo e fui una delle poche persone a non essere mai rimandata. Ma i danni li subisco ancora adesso, sia pure molto mitigati. Purtroppo nemmeno mia madre capì che avrebbe dovuto togliermi da quell'inferno immediatamente e questo non ha semplificato le cose (gliene serbo rancore ancora adesso).

Murasaki ha detto...

Ma che storia orribile!
Speravo che nei tempi più recenti queste cose non succedessero più, o almeno fossero molto mitigate. Invece e purtroppo, quando un insegnante è davvero carogna (e manipolatore!) trova ancora il modo di "vendicarsi" o di "rimettere in riga" qualche alunno che ha eletto a suo Nemico - dimenticando, tra l'altro, che non lo pagano per vendicarsi dei nemici, reali o presunti che siano. Il che, al di là di ogni considerazione morale, è anche una grandissima stupidaggine perché acutizzare conflitti all'interno di una classe (come se non ce ne fossero già abbastanza) la rende meno produttiva.

Per quel che riguarda tua madre, non so come siano andate le cose però è possibile che l'unico modo per tirarti fuori di lì fosse farti cambiare scuola, perché di solito le scuole non accettano di spostarti di sezione (da noi, dico con piacere, è stato fatto di recente, proprio per una situazione in cui però gli insegnanti erano innocenti come colombe). Anche lì, per i Consigli di Classe e per i presidi c'è sempre da capire se il genitore è isterico o ha le sue valide ragioni, e non sempre è così facile. E naturalmente succede spesso che i genitori si preoccupino grandissimamente di evitare leggeri arrossamenti dell'epidermide ai loro teneri figlioletti e stiano a guardare senza batter ciglio mentre i suddetti figlioletti bruciano vivi dopo essere stati inzuppati di cherosene - insomma, capita che non si rendano conto della situazione - e, strano a dirsi, capita anche quando la situazione sembrerebbe piuttosto facile da comprendere. Vai a capire.

Eva ha detto...

Io avevo una maestra che ci picchiava....letteralmente.Un paio di genitori vennero appositamente a parlarle,in classe e davanti a noi,chiedendole espressamente di picchiarci.....Alle bambine tirava i capelli,con fantasia a seconda di quale fosse il miglior appiglio:code,treccie ,frangetta.....ma anche gli scapaccioni erano di moda.Quando ai bambini il discorso era piu violento poiché maschi e quindi più resistenti...presumo secondo lei...bacchettate,scapaccioni,tirate di orecchie.Poi per tutti c'erano urli a volontà e lancio dei quaderni,quando si facevano errori "gravi",se non direttamente il quaderno stracciato a metà......
UNICA NOTA POSITIVA è che sapeva insegnare.....era davvero brava e scrupolosa.....e comunque erano più o momenti di "scuola" che di "vita".....e devo dire che mia mamma ha fatto di tutto per "smorzarmi"le situazioni che psicologicamente non avrei retto e non ha potuto spostarmi in altra scuola o classe perché in quel periodo abbiamo avuto dei problemi in famiglia che ci hanno assorbito....forse è a causa/grazie a quelli che la cattiva maestra è passata senza danni.....in effetti fu più traumatico per me perdere la nonna materna di 50 anni con mia mamma che ne aveva 29 e si trovò matriarca suo malgrado.....
Vogliamo poi parlare di una prof. di francese che ci diceva imbecilli e pezzenti,soprattutto a chi era figlio di operai e casalinghe?Quanto ci ha combattuto il nostro mitico prof.di Lettere....quante discussioni con quella strega che non intendeva rispettarci.....Poi arrivò la nuova prof.di francese che era ancora peggio;una bionda rinsecchito di 37 anni,divorziata con figlio unico viziatisdimo al quale era morbosamente legata....ma la cosa più inaccettabile era il modo i soltanto col quale si rivolgeva a noi....ci umiliava.Ricordo una volta....era morta mia nonna paterna percui per tre giorni non potei andare a scuola ma la mamma aveva scritto la motivazione ai professori o quali capirono...la rinsecchita fu l'unica che volle interrogarmi e gridando continuava a ripetermi "dimmi perché sei venuta a scuola impreparataaaa!!!!!Dimmi perché ti sei presentata a scuolaaaaa!!!!Vergognatiiii!!!" mentre io piangevo a dirotto davanti a tutta la classe e lei non mi permetteva ne di soffiarmi il naso ne di uscire per lavarmi il viso....
Mio babbo,distrutto,ando' a parlarle e lei disse solo che ero esagerata....mia mamma, per non picchiarla la fece sgridare dal prof.di Lettere.Un'atomica avrebbe fatto meno danni a quella rinsecchita...ma il risultato fu che lei non mi vesso' più ma odio' per sempre il prof.
Ragazzi io sono ancora qui,gli stronzi ed i prepotenti sono sempre dietro l'angolo, stringiamo i denti ed affrontiamoli e testa alta perché LORO NON VALGONO un centesimo di quanto siamo preziosi noi.
PACE E....Buona volontà😊
Scusate il papiro

Eva ha detto...

......ho notato alcuni errori di scrittura dei quali mi scuso...è la tadtiera del cellulare che corregge anche quando scrivo correttamente 😈
Di nuovo.Ciao

Eva ha detto...

TASTIERA.....Non TADTIERA

Murasaki ha detto...

Ah, ma ne uccide più il T9 che la spada! La cosa peggiore è quando scopro che mi hanno fatto scrivere cose come "c'è né" su Facebook... dove tra gli amici ho una barcata di alunni (soprattutto ex-alunni, per fortuna). C'è né di che rovinarsi la reputazione a vita!
@Eva:
Anche tu hai infilato davvero un bel campionario dell'orrore scolastico, devo dire. Notevoli anche i genitori che vengono a chiedere pubblicamente all'insegnante di picchiare i figli. A parte che è illegale in sommo grado, c'è anche da dire che le botte distraggono gli alunni dalla dovuta concentrazione. Comunque mi sono accorta con somma meraviglia e indignazione che le botte a scuola sono rimaste (e forse ci sono ancora, va' a sapere) molto tempo dopo quel che credevo.
Un collega di Hogsmeade un giorno disse qualcosa del tipo "Oggi i genitori vengono a lamentarsi per uno scapaccione, mentre i miei genitori se avessi detto che la prof mi aveva dato uno scapaccione avrebbero detto che aveva fatto bene e me ne avrebbero dati altri due". Feci due occhi grandi come tazze da tè e decisi di non indagare - ma sono sicura che se fossi tornata a casa dicendo che qualche insegnante mi aveva dato uno scapaccione i miei avrebbero piantato un casino che non finiva più.
D'altra parte non riesco a immaginare nessuno dei miei insegnanti che picchiava qualcuno in classe, e di sicuro non li ho mai visti nemmeno provarci o anche solo accennare a farlo.
Che dire? Le cose che ho imparato da quando tengo questo blog sono davvero tante, ma forse questa avrei preferito non impararla.

Eva ha detto...

Non l'ho mai veramente raccontato alla mamma ed al babbo,dei "modi fini"della maestra ma loro avevano capito percui la mamma preferì "raggirarla"proponendole alcune lezioni di disegno ai miei compagni di classe.La maestra accettò tutta gasata:
"una insegnante di moda dell'istituto d'arte,laureata all'Accademia di bella arti,che viene a fare lezioni ai miei ragazzi!!!!!Che colpaccio!!!" Ma la mamma lo fece per tenerla d'occhio e credo che le parlò "in separata sede"....fattosta' che si calmo' un pochino.....
Devo pure riconoscere che è vero il detto "un cognome una professione"....La maestra di cognome faceva Picchi!!!!Giuro!
Alla fine ripeto l'ho "smaltita".....ma queste storie rimangono agghiaccianti....

Pellegrina ha detto...

@Murasaki, grazie, mi hai fatto commuovere. Niente da fare, quella vecchia storia cova sempre sotto la cenere.
E' proprio così, la dinamica che si instaurò.

Acutizzare i conflitti in classe servì a quella persona per potersi imporre senza dirigerli su di sé. Era in aperto contrasto con le due prof di lettere che l'avevano preceduta prima di chiedere il trasferimento per motivi di ricongiungimento familiare con i mariti andati a lavorare fuori regione, ed era stata mandata nella nostra sezione proprio per questo, perché eravamo giudicati troppo audaci nella scuola (per quanto si possa esserlo a dodici anni... e non eravamo né piromani né aggressivi né violenti, sia chiaro, semplicemente le insegnanti ci facevano osservare un po' il mondo), da un preside ipertradizionalista. Siccome ero una che si esponeva ( e si espone...) in maniera fiduciosa con gli adulti, venendo da sette anni di Montessori e di rapporti buoni o comunque corretti con gli insegnanti, come sostanzialmente fu dopo, prese di mira me, tra l'altro l'unica figlia di madre single, e la cosa le riuscì alla grande.

Quanto alla sezione, in realtà la scuola era molto grande, gli allievi tantissimi sia in generale sia per classe e spostamenti di sezione avvenivano. Non sarebbe stato impossibile. Fu proprio una scelta sua, minimizzare la cosa davanti alla mia richiesta, purtroppo, "tanto era l'ultimo anno". D'altra parte il crollo del rendimento scolastico, insufficienze ecc. fino a quel momento mai avute, sarebbe stato un motivo piuttosto concreto e verificabile. Del resto alcune insegnanti, specialmente quella di inglese avevano mantenuto la testa sulle spalle e avrebbero potuto forse sostenere la cosa senza andare contro quella persona. Ma anche cambiare scuola, vivendo in una grande città, sarebbe stato meglio che venire inzuppati di cherosene per tutto l'anno scolastico. Come minimo, una valutazione azzardata dei tempi di una scolara tredicenne e di un'adulta con un lavoro ecc.

@Eva non ci sono parole! Da denuncia proprio. Anche nel mio caso la mia mamma era occupata con problemi personali... certe situazioni si instaurano più facilmente verso il debole e isolato. Devo dire che lei però una violenza fisica non l'avrebbe mai e poi mai tollerata, né del resto l'ha mai praticata nei miei confronti in casa né alcun membro della famiglia l'ha fatto. In (s)compenso la prof in questione non insegnava neanche così bene. Dettava e poi bisognava mandare a memoria. Sport preferito era denigrare chi l'aveva preceduta, in particolare ricordo una solfa perché non ci era stato spiegato il "complemento di limitazione". Il personaggio era vicino alla pensione e le sue conoscenze forse anche.

Eva ha detto...

Cara Pellegrina non si finisce mai d' imparare.....
Scusa se tengo a precisare sulla mia mamma:non è che "passò sopra"al problema-maestra-manesca,ha invece sempre cercato di alleggerirsi la vita o non ne uscivo...in pratica cercava di rinforzarmi nutrendo la mia autostima e venendo direttamente lì a scuola,con la scusa delle lezioni di disegno...
Quella "operazione sotto copertura"aiutò "molto tutti noi bambini tanto che alleggeri l'atmosfera fino a fine anno,il quinto ed ultimo.
Un saluto....anche tu hai commosso me con la tua storia.Ma sei molto forte e determinata,come si capisce da ciò che scrivi.Ed è proprio un bene😊
Ciao😊

Eva ha detto...

Volevo scrivere "ALLEGGERIRMI" non "alleggerirsi"la vita...scusa e' la tastiera.....

Murasaki ha detto...

Ah, senza dubbio non spiegare il complemento di limitazione è gravissimo, davvero non so come si possa licenziare una classe che non lo sa. E, del resto, che vita sarebbe senza il complemento di limitazione?
(No, non lo faccio nemmeno io, come non faccio quello di estensione e nemmeno quello di provenienza e consimili. Ma questi son dettagli).
E se il problema si presentò all'inizio dell'anno non spostarti fu una vera sciocchezza, senza dubbio.
Poi, certo, son cose che si superano. E' il prezzo da pagare che mi spaventa.
La madre di Eva, invece, adottò una bella tecnica ^__^