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venerdì 23 ottobre 2015

Manuale del Perfetto Insegnante - Sull'abbigliamento de' fanciulli (e delle fanciulle)

Nella Terra di Mezzo, vivaddio, ognuno si veste e si pettina come gli pare e nessuno ci trova niente da ridire.

Caggiono i regni, passan genti e linguaggi, ma la scuola mantiene purtuttavia alcune constanti. Tra queste abbiamo, salda e immutabile quant'altre mai, il perenne Lamento di taluni insegnanti sullo Sconsiderato Modo di Vestire e di Porsi di taluni giovinetti e giovinette che affollano i banchi di scuola. Tale lamento risuona ad ogni Consiglio di Classe, laddove i loro cantori, spesso in sparuta minoranza, cercano di depistare l'attenzione dei colleghi da questioni pedestri quali il metodo di studio o l'andamento disciplinare della classe oggetto della riunione.
Ad uso degli insegnanti ancora nuovi del mestiere viene qui esposta una breve lista dei principali capisaldi della questione, veri e autentici must che ricorrrono con indomabile frequenza, insieme a qualche generica linea guida che tenga conto del fatto che l'età scolastica è quella in cui gli alunni ancora implumi cercano di costruire la propria immagine e che ogni singolo dettaglio di questa immagine veicola messaggi e richiami di cui l'insegnante è al corrente solo in modo assai parziale, vuoi perché ogni generazione ha un suo codice interno, vuoi per il continuo evolversi dei costumi.
Occorre inoltre tenere presente un elemento non sempre adeguatamente considerato, ovvero il fatto che, mentre il docente è in una posizione che gli consente di commentare a suo comodo l'abbigliamento dei suoi alunni, dal canto loro gli alunni sono vincolati a non esprimere in alcun modo la loro opinione sull'abbigliamento dei loro docenti, sul quale non possono naturalmente intervenire in alcun modo. Questa notevole disparità di posizione, se da una parte è utilissima per evitare travasi di bile e arrabbiature infinite all'insegnante che è convinto sempre di vestirsi e presentarsi in modo più che adeguato, dovrebbe comunque indurre l'insegnante in questione ad usare grandissima prudenza nei suoi eventuali commenti, o meglio ancora ad evitarli del tutto.

Berretti e cappucci

Per qualche misterioso e insondabile motivo, una buona fetta di insegnanti trova del tutto intollerabile che un alunno stia in sua presenza in classe con il capo adorno di un qualsivoglia berretto o cappuccio; la cosa viene anzi vissuta come una grave mancanza di rispetto - e se è pur vero che un tempo il cappello veniva levato in segno di cortesia in presenza di creature appartenenti al sesso femminile, quando detto cappello era portato sempre e comunque all'atto di uscire di casa, va pur ricordato che le nuove generazioni sono cresciute in un mondo quasi privo di cappelli e non conoscono quindi il galateo che ne regolava l'uso nei tempi passati. Quanto al cappuccio, nei tempi andati lo portavano solo gli esquimesi e i Cavalieri Neri e i galatei dei tempi passati non se ne sono mai occupati (nel caso dei Cavalieri Neri di Mordor, comunque, discuterci era difficile). 
Altrettanto misterioso, peraltro, è il motivo che spinge i fanciulli a tenere addosso un berretto o un cappuccio nel corso delle attività scolastiche - o anche al di fuori delle suddette salvo, per quel che riguarda il cappuccio, nei casi di temperature estremamente rigide. Tuttavia i cappucci odierni costituiscono un ostacolo assai modesto all'ascolto di una lezione, mentre i berretti non lo costituiscono affatto. 
Assai maggior tolleranza viene usata per veli e foulard indossati dalle fanciulle, specie quelle di retaggio musulmano e nel loro uso non viene vista alcuna mancanza di rispetto verso il docente.
Gioverà tuttavia osservare che l'alunno che, a richiesta del docente, toglie prontamente il berretto o abbassa il cappuccio, non muta in alcun modo il suo comportamento e la sua attitudine all'ascolto. Quei rari casi che mantengono saldamente in testa berretto o cappuccio si distinguono usualmente per un comportamento spesso del tutto inadeguato ad un contesto scolastico e disturbano la lezione in analogo modo con cappuccio o senza.
L'uso di cappelli a punta il 31 Ottobre, in previsione della notte di Halloween, andrà preventivamente concordato con il docente, che non è obbligato a consentire ma che facendolo si procureurà l'approvazione della classe con poca spesa. Altrettanto dicasi per le corna da renne e le coroncine di stelle il 23 Dicembre, ultimo giorno prima delle vacanze di Natale. In entrambi i casi però sarebbe più prudente concedere licenza solo per l'ultima ora e preparare lezioni piuttosto leggere per l'occasione.

Spalline

Le spalline imbottite sono passate di moda ormai da secoli, e del resto non hanno mai creato disturbo in alcun docente, a memoria d'uomo o di donna. Per spalline oggi si intendono quelle sottili strisce di tessuto che tengono un top legato alle spalle, oppure quelle larghe fasce di tessuto che distinguono una maglietta da una canottiera. Vengono giudicate del tutto sconvenienti dagli insegnanti (che tuttavia al di fuori della scuola ne fanno spesso uso, nei mesi più caldi). Il loro apporto ai fini di un corretto apprendimento risulta del tutto irrilevante, sia in positivo che in negativo. 
Al contrario dei berretti non possono essere tolte, se non insieme al top o alla canottiera di cui fanno parte. Raramente però gli insegnanti insistono perché tali capi di abbigliamento vengano tolti dall'alunno nel corso della lezione, mentre è probabile, considerando le temperature che usualmente si accompagnano al loro uso, che ben volentieri l'alunna/o in questione toglierebbe volentieri tutto ciò che ha indosso, se solo ne venisse richiesto.
L'obiezione portata dagli insegnanti al loro uso è, di solito, che "la scuola non è una spiaggia". E' pur vero però che, nella maggior parte delle spiagge, sia pure in pieno Agosto, non si raggiungono nemmeno lontanamente le temperature presenti in molte classi con l'arrivo dell'estate.

Trucco

Per trucco qui non si intendono i molti e numerosi espedienti cui ricorrono gli alunni per aggirare o sbarcare compiti o interrogazioni, bensì l'uso, in larga prevalenza femminile, di decorare con vari colori occhi, labbra, viso e unghie. Tali decorazioni, per quanto generosamente applicate, non influiscono in alcun modo sulla capacità dell'alunna/o di seguire una lezione o di esporla nel modo corretto, anche se le unghie rimovibili possono talvolta risultare dannose in caso di caduta, soprattutto per i compagni incautamente vicini all'unghiuta creatura che rischiano di ritrovarsele nel collo con non scarso nocumento per il loro benessere. Qualora si verifichi un incidente in tal senso, un richiamo del docente non sarà fuor di luogo.
Diverso è il caso in cui le alunne, nel corso della lezione, decidano di ritoccarsi il maquillage o di modificarlo, magari coadiuvate dai consigli delle loro vicine di banco. Tale pratica è senz'altro distrattiva dalla lezione (e proprio a questo scopo viene avviata) e dunque è senz'altro opportuno che il docente la interrompa con la massima fermezza. Anche la laccatura delle unghie, qualora svolta in orario scolastico, non è di alcun aiuto nella didattica, oltre a rischiare di lasciare segni indelebili sul banco.

Pantaloni

I pantaloni degli alunni sono diventati negli ultimi due decenni fonte inesauribile di commenti e osservazioni per il corpo docente tutto in virtù della moda cosiddetta "della vita bassa", che impone ai giovinetti di indossare pantaloni che, talvolta anche quando costoro sono in piedi, lasciano scoperte generose porzioni della loro biancheria intima o dell'epidermide della parte più bassa della schiena. Per dirla più chiaramente, l'insegnante si ritrova spesso a possedere molte più informazioni di quel che vorrebbe sull'abbigliamento più intimo dei suoi alunni, con molti dettagli sul tipo e la marca di mutande che detti alunni indossano. Tuttavia sarebbe opportuno che i molti e molti commenti che salgono spontanei alle labbra del docente restassero confinati alla Sala Insegnanti o, meglio ancora, non venissero esternati affatto in alcun luogo. La scelta del colore e della fantasia delle mutande da indossare infatti è piuttosto personale e assai raramente discuterne può apportare miglioramenti all'andamento didattico della classe.
In realtà un alunno che indossi mutande a piccoli rombi azzurri su fondo cenere è in grado di seguire una lezione esattamente nello stesso modo di un alunno di cui al docente sia consentito misericordiosamente di ignorare fattura e colore dell'importante indumento intimo di cui sopra, perché non è con i pantaloni né con le mutande che si ascolta una lezione, bensì con le orecchie.
Qualora sembri che le circostanze consentano un cauto avviso, può forse talvolta essere utile ricordare alla scolaresca o ai singoli alunni mediante colloquio privato che i pantaloni a vita bassa sono indumenti traditori, che svolgono in modo assai approssimativo il loro compito quando si è seduti, e che chi è seduto dietro di loro può talvolta disporre di cellulari in grado di scattare foto di eccellente qualità da distribuire poi copiosamente agli amici.

Esiste poi il problema, ritenuto gravissimo, dei pantaloni corti. Con pantaloni corti va precisato che non ci si riferisce in alcun modo a quei devastanti pantaloni a mezza gamba che solo alcuni maschi di mirabilissimo pregio estetico possono permettersi di indossare senza apparire completamente ridicoli - perché non risulta che mai alcun docente si sia mai irritato nel vedere cotali orrori. Vengono invece gravemente sanzionati i pantaloni corti nelle alunne, in ispecial modo quando cotali alunne risultano in possesso di due gambe particolarmente pregevoli per lunghezza e armonia delle forme. Non è mai stato chiarito cosa ci possa essere di inadeguato o improprio in un paio di belle gambe (maschili o femminili che siano), tuttavia numerosi insegnanti vedono in dette gambe una mancanza di rispetto verso l'intera istituzione scolastica, nonostante nessuno abbia spiegato in modo soddisfacente in qual modo il fatto di avere delle gambe ostacoli un alunno nel suo percorso scolastico, laddove tutti i docenti sarebbero disposti a lamentare come ingiustissimo il triste caso in cui l'alunno si trovasse privo delle due gambe in questione. 
Va ricordato che, salvo rarissimi casi, la visibilità delle gambe in questione si accompagna usualmente alle alte temperature citate nel paragrafo Spalline - e sarà forse il caso di ricordare che, al contrario del possesso di due gambe, le alte temperature possono senz'altro causare gravi cali di concentrazione degli alunni, troppo occupati ad annaspare per prestare grande attenzione al docente che cerca di istruirli sulla rotazione delle figure geometriche, il corretto uso dei pronomi nella lingua inglese o altri argomenti di analogo fascino.

Piercing

Chiamasi così l'uso di traforarsi varie parti del corpo per decorarle con ornamenti in metallo più o meno pregiato, da arricchire eventualmente con piccole gemme, naturali o artificiali che siano.
Per la maggior parte dei docenti nati prima del 1980 l'unico tipo di piercing accettabile a scuola è la foratura delle orecchie nelle fanciulle, e la presenza di qualsivoglia altro foro è spesso ritenuta indice di scarsità di valori morali e mancanza di decoro. Tuttavia, considerando che ormai il piercing conta almeno due generazioni, è probabile che il calo dei valori morali e del decoro non c'entri molto e ancor meno è probabile che il piercing venga vissuto dagli alunni pierciati come mancanza di rispetto verso i docenti. In alcuni casi si tratta di una tradizione di famiglia, come può essere agevolmente dimostrato al momento del ricevimento generale dei genitori, che non sempre, se pierciati, si distinguono per una rilevante scarsità di valori morali o di decoro.
Non risulta che uno o più piercing ostacolino il percorso di apprendimento dell'alunno. In realtà non esistono nemmeno studi che attestino che la presenza di molti piercing influisca in tal senso; e se è vero che capita di trovare alunni pierciati e refrattari allo studio, non è stato mai provato che l'assenza di piercing li renderebbe più studiosi o anche solo più attenti o più silenziosi durante le lezioni.

Capelli

Viene oggi dato per scontato che le ragazze debbano avere i capelli lunghi almeno fino alle spalle e i ragazzi piuttosto corti, e staccarsi da questo modello può contrariare vivamente i docenti.
Molti insegnanti reagiscono negativamente alle teste rasate, le creste, i capelli maschili trattati con coloranti chimici e financo ai capelli femminili corti. Talvolta anche i capelli femminili lunghi ma non raccolti da apposite pinze sono oggetto di deprecazioni. 
L'uso di portare lunghi ciuffi che coprano completamente un occhio viene spesso visto come grave intralcio ad un corretto apprendimento in quanto impedisce una lettura agevole. Tuttavia spesso l'alunno riesce ad aggirare l'ostacolo qualora sia in possesso di due occhi discretamente funzionanti, servendosi di quello non coperto. Quest'ultima moda, tuttavia, sembra in regresso - il che rappresenta una vera fortuna perché permette al Consiglio di Classe di concentrarsi su questioni più strettamente pertinenti al percorso didattico intrapreso (o scansato) dall'alunno/a.
Qualora una fanciulla prediliga tagli corti o cortissimi per i suoi capelli, spesso l Consiglio si sofferma a ponderare con attenzione se colei abbia inclinazioni sessuali alternative a quelle etero o problemi di identità sessuali, oppure se viva  un rapporto conflittuale con la propria femminilità; in tal caso, riportare l'attenzione dei docenti all'ordine del giorno può rivelarsi piuttosto arduo per il Coordinatore (per strano che possa sembrare, queste argomentazioni vengono discusse con grande serietà anche da insegnantesse con capelli corti che hanno avuto una vita eterosessuale senza cedimenti verso altre sponde e abbiano partorito uno o più figli).

Tette

Capita abbastanza di frequente che le giovani studentesse dispongano di ghiandole mammarie ben sviluppate, della cui parte alta talora consentano la visione mediante scollature, più o meno ombreggiate da decorazioni in pizzo sul bordo delle medesime. Nessuno, per quel che si sa, è mai riuscito a spiegare a un Consiglio di Classe che lo scopo di tali scollature non è quello di mancare di riguardo all'istituzione scolastica bensì quello di attirare gli sguardi altrui - scopo di solito conseguito con un certo successo.
Normalmente gli insegnanti in quel caso chiedono all'alunna di munirsi di un qualche tipo di giacchetto per coprire la parte incriminata, e il fatto che il giacchetto finisca spesso per restare sganciato (mancando così a quello che gli insegnanti presumevano essere il suo compito) o dimenticato in un angolo della classe è oggetto di vaste recriminazioni e rimproveri, che finiscono sovente per rallentare il normale svolgimento delle attività didattiche e attirare vieppiù l'attenzione su ciò che taluni vorrebbero fosse coperto (e che talaltri desiderano forse contemplare). Tutto ciò porta, oltre ad un consistente numero di scene tra lo sgradevole e il comico, a lunghe diatribe nei Consigli di Classe e gran sfoggio di conversazioni vibranti di indignazione nei corridoi cui si aggiungono spesso numerose considerazioni inerenti alla vita privata delle studentesse in questione. Osservare pacatamente che il possesso di un bel paio di tette non ha mai impedito a nessuna femmina umana di seguire con profitto un corso di studi raramente basta a placare gli insegnanteschi animi; tuttavia sarà forse opportuno ricordare che, se è vero che una lezione non si ascolta con i pantaloni, altrettanto vero è che non si ascolta con le tette.
Tale osservazione di solito cade nel vuoto perché viene risposto che, quand'anche l'alunna sia disposta a concentrarsi con impegno e profitto nello studio, le sue tette risultano un elemento di distrazione per taluni compagni di classe - mai tuttavia quanto l'eterna diatriba del "Mettiti il giacchino!".

Vestiti non lavati

Il caso non è rarissimo e può effettivamente compromettere seriamente la socializzazione dell'alunno in quanto spesso i compagni non gli si accostano molto volentieri - e ogni docente sa che un alunno mal inserito nella classe raramente si concentra in modo preponderante sullo studio.
Purtroppo la questione non si presenta di facile soluzione perché molto spesso anche i docenti più ciarlieri e impiccioni hanno forti remore ad affrontare francamente l'argomento con l'alunno - e d'altra parte l'alunno in questione presenta spesso problematiche tali, e viene da una situazione di tale complessità che il fatto che i suoi vestiti non siano ben lavati si presenta come l'ultima e la più insignificante tra le sue criticità.

17 commenti:

melchisedec mel ha detto...

Generalmente alle prime, o a quelle classi che mi appioppano in terza(caso rarissimo), rivolgo un discorso generale sull'abbigliamento all'insegna del binomio abbigliamento=contesto. Il buon senso suggerisce che l'abbigliamento sia consono al contesto umano in cui ci si muove. Da qui a condurre crociate ne passa, né mi sognerei di affrontare la questione in consiglio.
Però ci sono due cosette che non tollero: i pantaloncini corti e i berretti. Affronto direttamente gli alunni che ne fanno uso, pronto anche a scontrarmi con i genitori, che, devo dire, non si sono mai lamentati.

lanoisette ha detto...

un anno avevo uno studente che portava pantaloni larghissimi, da cui non usciva solo l'elastico delle mutande, ma le mutande tutte intere.
riuscii a debellare l'orrida visione con l'arma dell'ironia: tutti i giorni, quando entravo in classe, loro si alzavano in piedi e i pantaloni di M. immancabilmente scendevano a livelliinguinali, io sentenziavo: "Oh, che bello, anche oggi M. ha messo le mutande".

Eva ha detto...

Dal "Libro Cuore(&fegato)" Di Eva:
Ah beati i tempi durante i quali ci si poteva nascondere (e magari copiare) dietro la spalletta di gommapiuma della compagna di banco davanti a noi!!!!

wild horse ha detto...

Il solito straordinario pezzo sulla scuola! Credo che il problema a molte delle voci così bene citate da te non sia tanto quello della propensione minore o maggiore dello studente che si veste n un modo o nell'altro alla concentrazione e allo studio, quanto il fatto che certi abbigliamenti possano portare a concrete distrazioni e deconcentrazioni nei compagni/e del suddetto alunno. Il ché, evidentemente, rappresenta un problema dei suddetti deconcentrati e non dei deconcentranti.

la povna ha detto...

Sono d'accordo con Mel. E' una questione di contesto. E comunque agli studenti, talora, specie su questioni minchia come i vestiti, molto semplicemente, fa bene sapere che "questa è la dura legge della foresta, ognuno subisce e nessuno protesta". Semplicemente per the sake of it.

Aliceland ha detto...

Se c'è una cosa che non capisco è la crociata contro i capelli lunghi, soprattutto se ad avere una fluente chioma è un fanciullo. Io che sono un po' hippy apprezzo, anzi, invidio!!!!
Per l'abbigliamento di sicuro qualcuno va istruito, ma come dicevi tu, anche certe prof....

ellegio ha detto...

Ogni giorno una figlia esce di casa, e ogni giorno una madre incrocia le dita. La prof di italiano della mia mediana, ora in terza media, voleva mandarci dalla psicologa per via dei capelli (corti) e dell'odio della fanciulla per il rosa. Siamo sopravvissute :-)

lanoisette ha detto...

@lgo: il gneder, è colpa del gender!!! :P

dolcezzedimamma ha detto...

Murasaki, sei un mito!
Allora, nell'ordine:
-berretti e cappucci: nelle mie ore non sono ammessi, proprio per quelle desuete norme di galateo che qualcuno dovrà pure insegnare. E non mi interessa che qualche collega lasci correre;
-spalline e pantaloni corti: non ammessi, nonostante i 40°.Il tutto, comprese le infradito, va bene al mare (e in questo anche la Capa è d'accordo). L'abbigliamento dev'essere sempre adeguato al contesto...e prima lo si impara e meglio è. Del resto io vado a scuola rigorosamente con vestiti con le maniche;
-pantaloni a vita bassa (o alla turca!ne ho parlato qua http://dolcezzedimamma.blogspot.it/2014/05/delladolescente-vanitoso.html):fortunatamente si vedono di meno. Io ricordo sempre ai ragazzi che hanno lati migliori da mostrare ;-)
-trucco, piercing e capelli: di quelli si dovrebbero preoccupare (se lo ritengono) i genitori. Queste sono mode che vanno e vengono e, quindi, non me ne curo molto;
-tette: anche qui c'è ben poco da dire, anche se, convengo, quelle sì che sono motivo di distrazione! Comunque le ragazze si coprono, anche se le magliette strette lasciano poco all'immaginazione;
-abiti non lavati: problema serissimo. Il mio famoso prof del ginnasio (classe di 36 alunni, di cui 10 maschi)un giorno entrò in classe dicendo: "E' arrivata la primavera. In primavera c'è caldo. Col caldo si suda. Il sudore puzza. Lavatevi." Allora, da alunna, mi offesi. Oggi lo capisco bene.

Linda ha detto...

Da ex ragazza sdrucita (pantaloni rattoppati, maglioni giganti possibilmente usati, finte clark -ma c'è stata anche l'era degli zoccoli neri- borsaccia o zainone di holly hobby), e quando esco dal ruolo di mamma severa e sensata, devo dire che certi modi di (s)vestire, talora eccessivi, mi inteneriscono molto. Poi passano sempre, ma intanto sono serviti per farsi riconoscere, per farsi accettare oppure semplicemente per capire chi e cosa si vuole essere. Se fossi un'insegnante, forse chiuderei un occhio... ^___^

Murasaki ha detto...

@Eva:
Mi hai aperto un mondo nuovo! Ammetto di non avere mai pensato a questa possibile utilità delle spalline - probabilmente perché quando la moda si affermò facevo ormai l'università e nel mio corso non c'erano scritti di nessun genere per copiare - in compenso c'era tanta di quella gente a certe lezioni che nascondersi era davvero facile ^__^
So che ci si deve vestire - soprattutto d'inverno è un abitudine piuttosto funzionale - e quindi anch'io mi vesto; ma sono cronicamente incapace di interessarmi all'abbigliamento degli altri, a parte rarissime eccezioni. E insomma, a rischio di mancare al mio Alto Compito di Educatore non intervengo mai, ma proprio mai, salvo quando qualcuno usa eventuali sciarpe per cercare di strozzare qualche compagno. Proprio non ci faccio caso, non so che farci. Però ho notato che alcuni colleghi prendono la questione molto sul serio, anche se quando lo fanno ai consigli io mi annoio molto e cerco sempre di cambiare argomento.

@Aliceland e LGO:
In effetti ho sempre sospettato in cuor mio che certi insegnanti prendano con troppo zelo il loro compito di educatori...
Certo, anche tua figlia, permettersi di avere addirittura delle opinioni sui colori... davvero inconcepibile. E con i capelli tagliati corti, poi. Sicura che non coltivi qualche orribile malessere interno legato a questi gravissimi sintomi?
(I capelli lunghi per i ragazzi piacciono molto anche a me, anche se mi limito ad approvare in silenzio)

@Dolcezze:
devo ammettere che il tuo professore si cavò d'impiccio con una certa abilità. In fondo, messa così, senza far nomi, ci può anche stare.

@Linda:
ammetto di pensarla proprio come te, e per gli stessi motivi.

Eva ha detto...

Le spallette di gommapiuma erano in voga negli anni 80; nell'84 frequentavo le medie ed alcuni compagni erano ben lieti di quei vezzi delle ragazze, durante il compito in classe di francese eheheheh
Nei folli anni '90 tornarono per un po' in voga, io ero all'ultimo anno delle superiori e poiché frequentavo la sezione di moda dell'istituto d'arte, quegli ammennicoli risultavano indispensabili per puntarci gli spilli durante le lezioni di taglio e cucito!!!
Naturalmente un po' scherzo...ma non riguardo ai compiti di francese ;-D !!!!
Gertrude Stein, a proposito delle sciarpe coi peneri (una in particolare, quella che strozzò Isadora Duncan) disse: "Affectation can be dangerous"/"Certi vezzi possono risultare pericolosi"
Ma sono d'accordo con te riguardo al chissenecometivesti!!
Ciao

Ilaria ha detto...

Non avevo idea che si pensassero certe cose a proposito delle alunne coi capelli corti! Ho spesso portato i capelli corti corti e tra i 13 e i 14 anni a volte capitava anche che venissi scambiata per un maschio sul momento (per es. da una vecchietta per strada) e ancora adesso li lascio crescere lunghi (come ora) e poi magari li ritaglio super corti, ma per una questione puramente estetica (mi vedo più carina e simpatica coi capelli corti). Chissà se avranno fatto illazioni anche su di me :-)
Riguardo ai pantaloncini, un inverno mia mamma mi aveva regalato dei pantaloncini inguinali da portare con sotto le calze per motivi di temperatura. Non so cosa le venne in mente, lei così pudica, ma mi disse che potevo metterli per andare a scuola e io lo feci (avevo 15 anni). Be', non ci fu professoressa che non mancò di esternare tutta la sua riprovazione per quel mio abbigliamento, minacciando di informare mia madre. Non osai dire che era stata proprio lei ad avere quella bella idea, ma che imbarazzo!

Murasaki ha detto...

Ah, ma le madri a volte sono molto ingenue :)
La tua probabilmente avrà ammirato la bellezza delle tue gambe e si sarà detta "Perché non regalarle qualcosa che le metta in risalto?". Spesso le madri son convinte che la principale occupazione dell'intero pianeta dovrebbe essere l'ammirare la grandissima bellezza delle loro figlie. Purtroppo le madri non tengono conto che il mondo talvolta è pieno di insidie e così la tua non ha considerato che, invece di ammirare la bellezza delle gambe, taluni avrebbero sanzionato la cortezza dei pantaloncini per i più vari e strampalati motivi. Comunque, in classe con me saresti stata al sicuro e mai mi sarebbe venuto in mente di interessarmi della lunghezza dei tuoi pantaloncini.

Dubito molto invece che abbiano fatto particolari illazioni su di te per i capelli corti, perché fino a una quindicina di anni fa le lesbiche non esistevano, e dunque nessuno si preoccupava che tu lo fossi o meno, ed era ancora considerato normale che una fanciulla portasse i capelli lunghi, corti o come altrimenti le pareva. Insomma, persino gli insegnanti sotto questo aspetto erano un po' più ragionevoli.

Pellegrina ha detto...

Anzi alle insegnanti piacevano le brave alunne asessuate senza capelli (ricorda niente?), ovviamente i neuroni dell'attenzione non avrebbero potuto funzionare meglio di così.
Comunque, quanti complessi repressi hanno, nella maggior parte, gli insegnanti di oggi come di ieri che descrivi e quanto autoritarismo totalmente scevro dalla didattica necessitano di sfogare! Ma occuparsi un po' delle loro emozioni, desideri, sessualità, invece di stressare e angosciare chi è interessato soprattutto a viversele in santa pace coi propri coetanei, mai, eh?

Pellegrina ha detto...

La cosa più atroce è che l'unico problema che meriterebbe attenzione, perché dell'alunno anziché dell'insegnante, cioè quello di chi si rifugia nella sporcizia perché il mondo gli è evidentemente orrendo e lui/lei non sa più come dirlo, viene bellamente ignorato con pudore, mentre sarebbe su quello che si dovrebbero concentrare le forze per intervenire. Ah, ma quanto è difficile, come si fa??? La scuola mica... già, la scuola deve concentrarsi sulle cazzate di cm di tessuti vari, mica.

Murasaki ha detto...

@Pelllegrina:
Guarda, non potrei essere più d'accordo con entrambi i tuoi commenti!