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mercoledì 16 settembre 2015

La banalità dell'insegnante (ovvero quando ti sembra che i tuoi colleghi andrebbero impiccati al primo ramo)

L'intelligentissimo e bellissimo Sam Gamgee di Eva guarda con bonaria ma indiscutibile superiorità il mondo intero. Del resto è un GATTO, e dunque ne ha ben donde.

Ho una zia che ha insegnato per molto tempo ma che a un certo punto della sua vita ha cominciato ad addentrarsi nei meandri della psicologia. Qualche esamino, qualche corsetto, scuole sempre più di frontiera, gruppi di sostegno per adolescenti... insomma, alla fine ha dirazzato completamente e si è messa a fare la psicoterapeuta a tempo pieno. Quando ci incontriamo, un po' di conversazione sulla scuola la facciamo sempre, non senza qualche profitto da parte mia.
Un giorno che mi esibivo nel consueto lamento "Guarda, stare con i ragazzi mi piace ma i colleghi proprio non li reggo" sorrise e mi disse che non ero l'unica. Anzi, mi spiegò, apposita inchiesta aveva stabilito tempo prima che la gran parte degli insegnanti dichiarava che la parte più pesante del suo lavoro era avere a che fare con i colleghi.
"Sì, lo dicono in tanti" concluse divertita "E gli sembra anche di dire una cosa originale".
Tacqui, profondamente offesa per essere accomunata, sia pure nelle lamentele, alla media degli insegnanti. Io? Ma davvero?

Eh sì. Proprio io.

Ma se gran parte degli insegnanti si lamentano dei colleghi, ne consegue che chi si lamenta è a sua volta lamentato da altri ed è per loro gran causa di stress e nervosismo.
Inoltre - chissà, forse, potrebbe essere? Potrebbe magari darsi il caso che? - costui/costei giudica i colleghi e compagni di avventura e di sventura con una certa superficialità e tende comunque a lamentarsi. 
Dobbiamo altresì convenire che la gran parte degli insegnanti si lamenta sempre e comunque di tutto: degli alunni, dei genitori, della scuola, della dirigenza, dei custodi, degli arredi scolastici, del clima, dei libri di testo adottati (sia di quelli scelti da altri che di quelli scelti da sé stesso medesimo) e non sempre si lamenta  a torto; dunque perché non dovrebbe lamentarsi a gran voce anche dei suoi colleghi insegnanti?

Dopo quella breve ma feconda conversazione, risoluta a staccarmi dalla media plebea degli insegnanti fosse pure  a prezzo dei più inumani sacrifici, mi sono sforzata di guardare con occhi più lungimiranti coloro cui era toccato in sorte di insegnare al mio fianco e di frenare in cuor mio le lamentele più spicciole, valutandoli in modo più ponderato.
In  fondo, anche se mi sembra incredibile a dirsi, forse il fatto che qualcuno mi stia un po' sull'anima per come parla, mangia, vive, si veste, pensa, opina, tiene il registro, incasina il cassetto, fa male le fotocopie, parla di politica e scienze sociali eccetera eccetera, non ne fa necessariamente un rifiuto dell'umanità. 
Forse.

E dunque, stabilito che ognuno di noi è la croce di qualche collega, può essere comprensibile e forse anche giusto che a sua volta il collega sia lui stesso la nostra personale croce di un popolatissimo cimitero.
Ma non per questo smetterò di lamentarmi, visto che sono e resto una banale esponente del genere "insegnans communis".


Buon anno scolastico e auguri a tutti coloro che lavorano nel disastratissimo ma sempre vitale comparto della scuola.

17 commenti:

EVA ha detto...

Nel ringraziarti per Sam, che è, come sempre, fuori a godersi l'ultimo sole settembrino, voglio ricordare le peripezie di mia mamma insegnante e della sua personalissima croce...giammai delizia.
Innanzitutto se ancora glielo chiedi, anche adesso che è in pensione, lei ti risponde "Guarda, stare con i ragazzi mi piace ed i miei colleghi sono tutti in gamba". Ed era così, anche perché la nostra scuola era molto particolare ed essendo un istituto d'arte lo era ancora di più per l'aria che vi si respirava.
Non è mai stata in guerra con la "sua croce" ma ai ferri corti sì, per via di alcuni studenti più sofferenti poiché troppo vessati.....La "croce" era (ed è...tuttora viva nonostante tutto)sua collega nella materia di sezione, vale a dire la più importante. Se mia mamma era adorata dagli studenti, perché quieta, educata e gentile, pur se seria nell'insegnamento, la sua alter-ego/"croce" era il terrore (puro e nero...ti assicuro per esperienza diretta) degli allievi.
Ma terrore con la T maiuscola.
Urlava se in disappunto o anche solo per rimbeccare o correggere un errore o una disattenzione, umiliava, sminuiva, insultava senza parolacce, vessava le giovani allieve come se vivessero in un campo di prigionia e lei fosse la kapò, o in una fabbrica senza diritti umani del 1800 od in un centro correzionale minorile. Se negli anni '70 però,le studentesse vessate le tagliavano addirittura le ruote dell'auto, negli anni 80 cadevano in depressione ed anoressia....Non che fosse una cattiva insegnante, nel senso che era la migliore, la più abile comunicatrice per quanto riguarda nozioni teoriche e nella pratica. Era il modo assurdo di considerare l'altro, piccolo ed inesperto, che era ignobile. Era la presunzione arida di considerarsi "al di sopra" di tutti, colleghi che non la condividevano compresi, ad essere inaccettabile. L'unica che l'ha sempre contrastata è stata mia mamma e mai con le sue stesse armi. Alle riunioni era l'unica che le chiedeva di essere più morbida con certe ragazze, soprattutto quelle problematiche (droga, anoressia....tumore al cervello....)...e non ti dico gli urli in risposta. In privato mia mamma era l'unica, insieme ad un'altra collega, che tentasse di considerarla anche un'amica. Questa donna NON ha mai chiesto scusa, non ha mai capito i suoi difetti, non ha mai ammesso i suoi errori, NON ha mai vissuto con "grazia". Altro che "croce"....
Ecco qua uno spaccato da "libro cuore" si può dire....

lanoisette ha detto...

Il problema dei colleghi è che in alcuni momneti si è costretti a lavorare insieme, ma senza aver mai sviluppato le dinamiche di lavoro in team che si creano nei veri gruppi di lavoro, dove le idiosincrasie personali vengono messe da parte per l'obiettivo comune.

Aliceland ha detto...

Mi sono rivista nel tuo: IO?
A volte basta cambiare il punto di vista....hehe!

la povna ha detto...

Hai ragione, Murasaki. E mi ricordo che lo toccai con mano da presidente di maturità dove, come ricorda Noise, lavorare in team per un obiettivo comune a scadenza ravvicinata costringe a mettere da parte molte idiosincrasie e molte lamentele alla voce "inessenzialità".
Mi chiedo però per quanti di noi, lamentanti (e dunque lamentati) esista anche una modalità di lamentela leggera nella sostanza (anche se non meno virulenta nelle forme). Mi spiego: tranne alcuni casi non derogabili, che vanno a individuare per me per esempio alcune persone che non stimo punto, ma come persone prima ancora che come colleghi (come la mia collega Ottusa, per esempio, quella che mi impedì di andare a visitare una volta in più l'Amico Scrittore morente), molto spesso il mio lamentarmi è un modo in realtà anche per filtrare un bruscolino che so anche io essere tale e inessenziale. Esaurita la lamentela, l'episodio è dimenticato e la mia stima per la persona non ne risulta variata (non che sia sempre alta, semplicemente invariata).
Mi piacerebbe molto, se ne avrai occasione, chiedere per tua tramite alla tua zia psicoterapeuta se riconosce questa modalità (terapeutica, in qualche modo).

Buon anno anche a te.

acquaforte ha detto...

"I nostri studenti che "vanno male" (studenti ritenuti senza avvenire) non vengono mai soli a scuola. In classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso, di futuro precluso. Guardateli, ecco che arrivano, il corpo in divenire e la famiglia nello zaino. La lezione può cominciare solo dopo che hanno posato il fardello e pelato la cipolla. Difficile spiegarlo, ma spesso basta solo uno sguardo, una frase benevola, la parola di un adulto, fiduciosa, chiara ed equilibrata per dissolvere quei magoni, alleviare quegli animi, collocarli in un presente rigorosamente indicativo."
(Diario di scuola, D.PENNAC, Feltrinelli, 2008, pag. 55)

Non sono completamente in tema, ma vorrei solo dirti che niente è banale nel tuo lavoro, uno dei più difficili, importanti e credo esaltanti, se lo vivi come io credo tu faccia.
Buon anno!

wolfghost ha detto...

L'essere umano nasce egocentrico e, come tale, quasi mai arriva all'immunità dall'ipocrisia di essere infastidito dagli altrui difetti che pure lui ha, o altri, non importa.
Quando ero giovane feci un esperimento su me stesso. Avevo notato che, nonostante mi credessi "tutto d'un pezzo", uno che non era mai infastidito dalle chiacchiere altrui (questo è ciò che credevo), qualcosa non tornava... non ero sereno come avrei dovuto risultare se davvero fosse stato così.
Allora inizia a osservare me stesso come se fossi un altro. Guardai il più obiettivamente possibile ai miei comportamenti, non a come pensavo di essere o comportarmi. E il risultato fu lampante: col cavolo che ero immune dalle ingerenze altrui, anzi andavo dietro eccome alle chiacchiere che mi capitava di percepire!
Allo stesso modo funziona per il resto. Difficilmente riusciamo ad essere obiettivi con noi stessi, è molto più facile esserlo con gli altri.
Ecco perché tanti di noi sono bravissimi a dispensar agli altri quei consigli che non riescono a mettere in pratica in prima persona ;-)

www.wolfghost.com

Stefano Bersanetti ha detto...

E comunque hai trovato un Grillo parlante che ti ha acceso una lampadina. Un punto di vista esterno fa sempre bene.
Buon anno scolastico a te e a tutti gli insegnanti. Il futuro di questo sgangherato Paese è anche in mano vostra.

BETH ha detto...

La mia fortuna - o sfortuna - è di cambiare scuola ogni anno. Questo continuo rimbalzare da un posto all'altro non mi garantisce la continuità che tanto sarebbe utile e auspicabile nel nostro lavoro, perché non mi fa cogliere gli eventuali frutti della mia semina dell'anno passato; d'altro canto, a voler vedere bene il rovescio della famosa medaglia, cambiando non faccio nemmeno in tempo ad addentrarmi nelle tortuose dinamiche relazionali della scuola in questione, non mi riesce di crogiolarmi nelle picche e ripicche incancrenite negli anni, che qua e là sento bisbigliare a denti stretti da qualche collega e che cambia subito argomento appena si accorge che sono nei paraggi a orecchie tese. ^_^
Quindi il desiderio di appendere, o impiccare, al primo ramo qualche collega non mi è veramente mai capitato (ma vale anche per i dirigenti? O forse per loro sarebbe meglio una morte più lenta e atroce??); sarà anche che sono una persona piuttosto tollerante e molto poco permalosa. :D

PS: Non ti ho ringraziato per la spiegazione riguardanti i boschi di PJ sul blog. E' stato interessante, era qualcosa su cui non mi ero mai soffermata.

melchisedec mel ha detto...

Divertente e saggio il tuo post.. L'Ho letto ieri, ma non ho potuto commentare. Stamani a scuola ho pensato spesso al significato del tuo scritto, avendo a fianco i colleghi. Ci crediamo perfetti e ci lamentiamo dei colleghi, ma anche noi siamo per loro una croce. Sereno anno scolastico!

Murasaki ha detto...

@EVA:
Davvero un bell'elemento da avere tra i piedi in Consiglio di Classe!
E non c'è dubbio che una persona così è un grosso fardello anche per i colleghi per infiniti motivi, primo fra tutti perché complica molto il rapporto con gli allievi cambia in peggio l'atmosfera delle classi eccetera. Una così vorresti DAVVERO impiccarla al primo ramo che trovi e lasciarla oscillare al triste vento. E invece ci devi lavorare vicino tutti i giorni.
A volte succede perfino che gli alunni si ritrovino come ostaggi in qualche disfida tra colleghi (sì, proprio come i figli dei separati).
Quando si arriva a questi punti però è chiaro che c'è qualcuno che non si comporta in modo professionale

@LaNoisette:
Vedi sopra. Ma questo è soprattutto un problema dei professori: i maestri lavorano in team, e lo fanno molto bene. Ai tempi in cui ancora insegnava mia madre invece, già tirare avanti un tranquillo tempo pieno con due maestri e un po' di compresenze richiedeva arti diplomatiche sopraffine.

@Alicelamnd:
vedo che hai centrato PERFETTAMENTE il punto ^__^

@la povna:
Glielo chiederò senz'altro quando la vedo, ma posso già anticiparti la sua risposta: SI'!

@acquaforte:
ho apprezzato molto quel libro di Pennac. Essendo stata assai incapace per alcune materie, posso anche confermare che è tutto verissimo. Molti insegnanti questo non lo sanno perché erano sempre bravi e diligenti, ma... insomma, è proprio vero.

@Wolf:
Tutto vero, e infatti spesso ci infastidiscono molto anche i colleghi che hanno gli stessi nostri difetti...

@Stefano:
Grazie anche a te per gli auguri.
I Grilli Parlanti sono sempre utili, anche e soprattutto quando ci fanno sussultare. "IO?!?"

@BETH:
Confermo che quando sei nella stesa scuola da diversi anni è difficile restare impermeabile alle ruggini incrostate... specie quando tu stessa nei fai parte. Nei cinque anni in cui ho fatto le supplenze brevi era molto più facile guardare bonariamente divertiti le azzuffatine dei colleghi. Un atteggiamento tollerante e un basso livello di permalosità però sono sempre di grande aiuto, e altamente raccomandabili!

@Mel:
Per fortuna alcuni di noi hanno un blog che rappresenta un eccellente valvola di sfogo!
Contraccambio gli auguri di sereno anno scolastico... e spero che anche da voi lo scirocco si sia dato una calmata. Stamani è stato un conforto entrare in classe senza sentirsi in una pentola a vapore.


EVA ha detto...

Uh "ostaggi di una disfida tra colleghi" ecco questa è la parte che riguarda me, dato che questa "insegnante" è poi stata la mia insegnante nel 4° e 5° anno di scuola...vale a dire i più intensi! Pensa che se una sua collega ci dava un lavoro importante da fare"QUESTA"persona ci caricava del doppio del lavoro ed in metà dei giorni, così da accavallare le consegne ed accusarci che i lavori consegnati poi non erano all'altezza perché avevamo favorito l'altro professore, col quale si scatenava una guerra di voti....ahimè....L'unica consolazione è stata che ALCUNI insegnanti, saputo da noi il problema dell'accavallamento di consegne, comprendeva e si ammorbidiva, ma altri no, s'intestardivano e quindi non c'era molto da fare se non "pedalare" per terminare i lavori "bene&in tempo".
CHE FINE HA FATTI BABY JANE? Vi domanderete?...in pensione ma sempre pronta a rompere le balle al prossimo!!

wolfghost ha detto...

... o anche che ci ricordano situazioni e persone già vissute e incontrate. A volte qualcuno ha la sfortuna di avere anche solo qualche tratto caratteriale di qualcun altro che in passato ci stava... antipatico, diciamo :-) Basta quel poco che, senza accorgercene, dentro di noi lo accostiamo a quel passato e... l'antipatia è fatta :-)

www.wolfghost.com

wolfghost ha detto...

P.S.: grazie per il "tifo"! :-)

wild horse ha detto...

E io che ho sempre pensato che il vero problema degli insegnanti fossero i genitori...

Murasaki ha detto...

@Wild Horse:
Anche i genitori, si capisce. TUTTO è Il Vero Problema degli insegnanti: siamo una categoria assai problematica ^__^

unsassoverticale ha detto...

Grande Murasaki: deliziosa (auto)ironica divertentissima perla di saggezza, la tua. Io riesco a praticare questo benevolo cambio di prospettiva sui colleghi, che pure ogni tanto mi prefiggo, diciamo...per non più di qualche ora alla volta. E, in occasione di Consigli di Classe o, peggio, riunioni di materia, solo per i primi cinque minuti. Meno male che poi si va in classe...

Murasaki ha detto...

Qualche ora per volta? Addirittura? Sei una Grande, praticamente un illuminata. Io mi fermo molto prima, anche se cerco di stare zitta (a star zitti su certe cose non si sbaglia mai, secondo me).
I consigli di classe... difficile, molto difficile. Per la legge della statistica, quasi in ogni consiglio c'è un rompino che parla, parla e parla e non lo cheti nemmeno a randellate (anche perché il randello nei consigli di classe non si può usare. Purtroppo).