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mercoledì 4 marzo 2015

I nodi del tempo (con orgoglio, e dopo molti pregiudizi)

Lo scorso Aprile ero intenta a cercare un libro di storia nuovo per la futura Prima Effervescente. 
Stante quel che girava per la scuola non avevo grandi pretese, mi bastava qualcosa che non mi ostacolasse troppo nei miei generosi tentativi di insegnare un po' di storia di base alle giovani leve - ad esempio un libro che non ignorasse troppo il banale impianto cronologico sul quale, a dispetto di talune moderne teorie didattiche, mi ostino ad impostare la mia programmazione; e che permettesse ai poveri alunni di turno di capire che, per esempio, nel XIV secolo i comandanti delle truppe nella Guerra dei Cento Anni non potevano mandare ordini via cellulare. Cose così.
Alcuni dei libri lasciati dai rappresentanti erano al di là del bene e del male, altri si avvicinavano abbastanza al confine della decenza, un paio sembravano piuttosto decorosi, quasi invitanti.
Poi presi in mano I nodi del tempo della Lattes.
"Bleah!" mi dissi "La Lattes. E quando mai la Lattes ha fatto un libro decente?".
Lo presi in mano. Pesava troppo. Portare dalla saletta-ripostiglio alla Sala Insegnanti il pacco di tre libri, fascicoli allegati più libro per l'insegnante fu una vera faticata anche se la strada era corta.
"Questo gli spezzerà lo zaino" deprecai "Ma andassero a Fanculo, invece di fare i libri con le pagine in pietra. E chissà quanto costa poi!".
Guardai la copertina "E che titolo a cazzo, I Nodi del Tempo" mugugnai. La copertina raffigurava appunto dei nodi, accanto alla consueta immaginetta più o meno legata al periodo storico su cui verteva il volume.
"Oh, suprema raffinatezza di una metafora tanto ardita quanto originale sul tempo e i suoi nodi!" ringhiai "Ma perché gli autori non ci si sono impiccati, alla corda del tempo, invece di scegliere 'sto cazzo di titolo?".
Guardai l'indice. Un infinità di colonne indicava se c'erano allegati sussidi nel CD, e di che tipo. 
"E ci vuole una laurea in ingegneria applicata per capire come funziona. Ma un indice normale, gli faceva proprio schifo?" sibilai.
La tavolata di parole-chiave di ogni capitolo tradotte in varie lingue mi sembrò un tipico specchietto per allodole: se l'alunno straniero di turno sapeva un po' di italiano era comunque in grado di tradursele da solo, ma se l'italiano era ancora una dark zone per lui, difficilmente lo avremmo messo a studiare storia, stante che il libro gli sarebbe comunque risultato incomprensibile.
Imbottita di pregiudizi e prevenzioni come mai nessun piumino danese fu imbottito di purissima piuma  di sottocollo di oca, iniziai a sfogliarlo distrattamente, pronta a scartarlo senza appello al primo pretesto.

Rimasi piacevolmente sorpresa. Sempre più piacevolmente sorpresa. Nel giro di una mezz'ora cominciai a guaiolare di piacere e solo la totale assenza di insegnanti in Sala mi impedì di arpionare il primo che incautamente fosse passato di lì, fosse pur di Fisica o Arte, per investirlo con torrenziali esclamazioni di lode e apprezzamento per sì meraviglioso manuale.
Era scritto in italiano: un italiano corretto e semplice, ma non privo di termini adeguati. Apposite rubrichine a lato spiegavano le parole ostiche in modo chiaro, comprensibile ma tecnicamente valido. C'era anche uno spazio dedicato alla parola-chiave del capitolo (ad esempio incastellamento)
Le illustrazioni erano scelte con criterio e rigorosamente attinenti al periodo esaminato. I disegni erano ben fatti, chiari e accurati.
Si leggeva bene, nel senso che veniva voglia di leggerlo, e di proseguire nella lettura. Mi spiego: quando l'insegnante di turno continua a sfogliare un manuale di qua e di là senza mai la tentazione di mettersi a leggere qualcosa, è un pessimo segnale. Se poi l'insegnante di turno sono io, che ho la tendenza a leggere qualsiasi cosa mi passi sotto gli occhi, fossero pure le istruzioni per usare lo shampoo, il segnale è deleterio. Se non viene voglia di leggerlo a noi, che speranza c'è che un alunno, sia pure ben disposto, se lo legga con interesse?
C'erano delle bellissime carte geografiche, chiare e pertinenti.
C'era, in basso alla prima pagina del capitolo, una cronologia con le date e gli argomenti più importanti del capitolo.
Una cronologia. Una vera cronologia. Un insieme di date ordinate in ordine cronologico.
Oh, mirabile prodigio! O senno incomparabile dei curatori!
Le pagine erano chiare. C'erano le rubrichine, un po' di sintesi qua e là, parole-chiave evidenziate, ma il tutto non confondeva il lettore.
Con gli occhi velati di lacrime di commozione andai a cercarmi i miei soliti argomenti-da-carotaggio, qua e là nei tre volumi.
Il testo era accurato ma comprensibile. Non c'erano troppe date, non c'erano troppi nomi, ma c'erano quelli giusti. Soprattutto, non c'erano quelle abominevoli semplificazioni del menga per cui i manuali delle medie  vanno matti. Quando c'era un nuovo argomento si descriveva chiaramente la situazione precedente e si ricordavano, se necessario, cosa era successo in precedenza.
C'erano delle belle tavole illustrate a doppia pagina per mostrare scene, abbigliamento e interni del periodo, con un sacco di didascalie chiare.
E, incredibile ma vero, la parte storica era fatta bene. Non c'era santa Scolastica, non c'erano le brioche di Maria Antonietta, non c'era Lucrezia Borgia che finiva impiccata.
C'erano degli esercizi ben fatti. Un po' meno di quelli che avrei voluto, ma almeno c'erano. 
Uno degli esercizi fissi era un rispettabile close che riassumeva il capitolo, l'altro una mappa mentale da completare (una mappa sensata, tra l'altro, senza troppe frecce, solo quelle che ci dovevano essere).
C'era, nel complesso, un sacco di roba. Ma dava l'impressione di poter essere semplificato facilmente, all'occorrenza. 
Alla fine rifeci il pacco dei libri, li legai con l'elastico e ci aggiunsi un foglio con su scritto "Lo voglio! DEVE essere mio!".
Questo perché una delle colleghe di terza aveva accennato la possibilità di adottare uno stesso libro per tutte le future prime: adottassero quel che volevano, io volevo I nodi del tempo. A costo di fare una piazzata in collegio. Avrebbero dovuto passare sul mio cadavere, per impedirmelo.

In realtà non ci fu nemmeno l'ombra di una discussione, e ognuna di noi adottò quel che più riteneva opportuno - a tutt'oggi senza pentirsene, per quel che mi risulta.
Al momento di compilare la scheda per l'adozione fui piacevolmente sorpresa nello scoprire che, tra tanti pregi, per quanto pesante, I nodi del tempo costava poco, e che aveva sì come tutti le pagine di raccordo con storia antica, ma in un fascicoletto a parte che poteva non essere acquistato. Sei euro in meno.
A me la storia antica non dispiace, e appunto per questo evito con cura di farla alle medie, se appena posso: perché nelle pagine di raccordo dei manuali delle medie di solito è fatta veramente male, perché al contrario alle elementari la fanno piuttosto bene, perché non mi piace affatto insistere con la storia della democrazia greca su cui ho opinioni piuttosto personali e perché il medioevo rappresenta effettivamente uno stacco: parto da Costantino con un paio di lezioni-chiacchierata e alla terza lezione già l'impero cade.

Durante l'estate, una mattina, fui presa dallo strano istinto di prepararmi un po' per l'avvio dell'anno scolastico, e mi tuffai nell'Alto Medioevo - che, per quanto ben fatto sul libro (ma di solito è fatto da cani, ai miei occhi da medievista) va sempre un po' rivisto perché tutti quelli che non sono di stretta formazione medievistica hanno un sacco di idee stranissime sull'alto medioevo*.
Scoprii però con gran piacere che non andava rivisto quasi nulla.

Al momento adopero quel libro da circa sei mesi. A parte un paio di passaggi sui Franchi, che ho trovato un po' ingarbugliati e che ho semplificato con uno schemino mio personale, mi sono trovata davvero benissimo. La cosa notevole è che sembrano essersi trovati benissimo anche i ragazzi**.

*sì, quando si parla di Medioevo sono un vero impiastro. Perfino io me ne rendo conto. Non per questo desisto dal fare l'impiastro, perché IO SO (al contrario di molti dei compilatori di manuali di storia delle medie).
** che sono però una classe piuttosto particolare, e molto affamata.

16 commenti:

la povna ha detto...

In generale, la media dei libri di storia di tutta la scuola superiore, di I e II grando, è talmente agghiacciante che capisco sia il pregiudizio prima, sia l'orgoglio che tracima in commozione dopo.
Chi sono gli autori? Ho provato a guardare dalla foto, ma non riesco a vedere bene.

dolcezzedimamma ha detto...

Capisco l'emozione. Ricordo la gioia quando ho avuto tra le mani il libro di storia delle Medie di mia figlia (costruito come quello di cui hai parlato tu: assolutamente PERFETTO), che aveva sostituito l'obbrobrio di quello dell'Erede. In conpenso, il libro che entrambi hanno avuto al Ginnasio era ORRIBILE:come far odiare la Storia antica in poche e semplici mosse.

dolcezzedimamma ha detto...

O mamma! E' partita una n al posto di una m! Accidenti al cellulare e alla presbiopia!

Murasaki ha detto...

@la povna:
R. Chitarrini - V. Porta - A. Tancredi - S. Tresin
(ahimé, immagini migliori non ce n'erano, o comunque non le ho trovate)

@dolcezze:
ah, non formalizzarti. Tra correttori automatici, tastiere microscopiche e tastiere ipersensibili come la mia, da qualche tempo scrivere due righe in rete senza slati è diventata un impresa delle più ardue...

acquaforte ha detto...

Troviamo tesori cercando, in luoghi inaspettati. Curiosi come i gatti. Per voi, che tramandate il sapere, e siete "custodi del fuoco", qualità inestimabile.

ammennicolidipensiero ha detto...

per la pur breve esperienza di insegnamento, la scelta dei libri di scienze non era meno problematica, in termini di qualità. il primo anno mi ero ritrovato una sòla che la metà bastava. credo in ogni caso con la storia non si possa competere: c'è un livello di soggettività dei contenuti sensibilmente differente, che inevitabilmente condiziona il risultato.

pensierini ha detto...

Al triennio delle superiori avevo un libro di storia agghiacciante, mi pare l'autore fosse Moroni o un nome simile. Ricordo che esordiva dopo una decina di pagine (nel volume sul Medioevo) col lodare la proprietà privata, in quanto favoriva innumerevoli virtù (!!!). Noi, che al biennio avevamo avuto un testo di ben diversa impostazione, ne fummo sconcertati. Poi, dopo aver meglio conosciuto il professore, tutto fu più chiaro. :-(

lanoisette ha detto...

Stai scherzando, vero? finora Lattes ha fatto i migliori libri per la scuola media che abbia mai usato: l'antologia Biblioteca Tre di Bissaca-Paolella e il mitico Magellano di geografia. Non conosco le loro grammatiche né i loro libri di storia, forse questo l'avevo visto di sfuggita, ma per ora il mio non plus ultra per storia alle medie è L'ora di storia della Zanichelli (edizione rossa).

lanoisette ha detto...

ah, ok, sì, Chitarrini! (leggo ora la tua risposta alla 'povna): vidi un'altra edizione (o un testo un po' diverso), ma lo misi tra gli adottabili, anche se quell'anno la scelta non competeva a me.

Murasaki ha detto...

@LaNoisette:
Non scherzo affatto. Non ho mai avuto tra le mani la Biblioteca Tre, ma ho combattuto per anni con La Nuova Biblioteca, adottatissimo e da me molto odiato. Né ho mai incrociato il Magellan, che temo non esista più. L'ora di storia non so se esiste ancora, ma nel corso degli anni libri anche degnissimi vengono stravolti e resi impraticabili (tu ormai manchi dalle medie da diversi anni).
Comunque è possibile che la Lattes abbia i suoi alti e bassi, come tante case editrici - e io ho incontrato diversi bassi, evidentemente.

@Ammennicoli:
In realtà storia ha un programma più vincolante di altre materie. Purtroppo le vicissitudini politiche del paese hanno inciso vuoi sulla scansione temporale dei volumi, vuoi su certi contenuti, e le due riforme che hanno travolto la scuola media nel giro di quindici anni hanno inciso anche su molti altri aspetti. Per scienze comunque ogni anno vi è gran pianto e stridor di denti tra i colleghi della materia. Per Geografia infine c'è stata una riduzione d'orario e una gran necessità di aggiornamenti che gli editori hanno spesso... come dire... aggirato.

@pensierini
Notevole. Specie tenendo conto che la proprietà privata, nel Medioevo, non era poi così diffusa :)

@acquaforte:
se l'editoria scolastica si desse una calmata (e se il Ministero smetterà di cambiare direttive ogni sei mesi) il nostro lavoro di cercatori di gemme potrebbe risultare meno complesso. Quando cominciai a insegnare, nel 2000, ricordo che rimasi piacevolmente sorpresa da molti dei libri di testo che incrociai nelle prime supplenze brevi. Dopo la Riforma Moratti rimasi invece spesso dolorosamente stupita da quel che incrociavo...

lanoisette ha detto...

Nuova Biblioteca (e il precedente Biblioteca) erano davvero orripilanti, invece Biblioteca Tre è stato rivisto da capo a piedi, sia nei contenuti che nella veste grafica, ed è davvero pregevole. Magellano purtroppo, sì, è scomparso (colpa della riforma Moratti) :'(

melchisedec mel ha detto...

Alle medie da studente ho adoperato qualche libro della Lattes; pensavo fosse scomparsa.
Anche nella secondaria si tende allo stiticismo contenutistico, sebbene gli autori dei testi siano autorevoli. Un'amica milanese, che scrive libri di testo, mi ha detto che la responsabilità è delle case editrici, che tagliano e tagliano. Ho riportato alla luce un testo del 1948 e distribuisco fotocopie a tutto spiano.

la povna ha detto...

Urka, Mel, un testo del 1948. Come dire, un po' vintage nella consapevolezza metodologica. O no?

unsassoverticale ha detto...

Anche io ho lo stesso. Sì, mi trovo bene, anche se la grafica dei disegni non mi piace (ma è una cosa solo di gusto personale). A me però piaceva di più Laborastoria (della Palumbo. Molto più operativo, su immagini, documenti e testo. Ma la maggioranza ha voluto quello (da noi unica adozione), che comunque non mi dispiace.

melchisedec mel ha detto...

@Povna, i contenuti sono buoni, pensa che due paragrafi sono dedicati alla conformazione geografica della Grecia come condizione iniziale dello sviluppo della sua civiltà; seguono spiegazioni dignitose su Minoici, Micenei e via così. Per non parlare delle migrazioni e della colonizzazione. Per la metodologia bastano, al primo anno, il libro di testo, le video-lezioni della Cantarella e il mio contributo personale. E poi per la metodologia non basta certamente un anno. E per giunta il primo.

la povna ha detto...

@Mel: ah, no, certo, per una prima secondo me si potrebbe usare direttamente Monigliano. Pensavo al triennio, in realtà!