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venerdì 20 marzo 2015

Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni - Edwin A. Abbott

Il libro che presento questa settimana mi è stato consigliato da una delle molte colleghe di matematica che si sono avvicendate nell'unica cattedra vacante a St. Mary Mead, ma si era affacciato ormai da molto tempo nella mia vita. Ci sono dei libri che vedi da lontano, pensi "forse, chissà" ma poi ti guardi bene dal toccare.
Non mi piaceva il titolo. Non mi piaceva il fatto che, tanti anni fa, al solito laboratorio teatrale un paio di strani esseri avessero deciso di metterlo in scena con delle prime medie (e adesso che l'ho letto mi domando cosa si fossero fumati, quegli strani esseri,  per farsi venire sì balorda idea. Ma magari è venuto fuori uno spettacolo magnifico che ha entusiasmato tutti, chissà).

Quest'anno forse era arrivato il momento giusto. La collega mi ha offerto il file versione PDF e l'ho accettato con riconoscenza e scaricato sul tablet. Poi sono andata a prendere il libro in biblioteca. 

E' un romanzo vittoriano. Ma non è proprio un romanzo (anche se l'autore è indubbiamente vittoriano: il solito professore erudito che scrive. Non tanto "solito", per la verità). E' uscito nel 1882 ma in Italia è arrivato solo da qualche decennio.
Descrive un mondo diverso dal nostro, ma non proprio tantissimo diverso, in effetti. Immagino che all'epoca fosse una perfida e divertita presa di giro della società borghese vittoriana, ma risulta tuttora molto attuale - è quel tipo di scherzi che la società vittoriana continua a farci, a distanza di un secolo e mezzo dal suo massimo splendore.

Flatland è il titolo originale. Terra piatta. Non capisco perché tradurlo con Flatlandia e chiamare le altre terre ivi descritte Spacelandia, Pointlandia eccetera invece di Piattalanda, Puntolanda e via dicendo, ma insomma hanno fatto così e amen.

Il mondo di Flatlandia è piatto, a due dimensioni. Ci abitano segmenti (femmine) e figure geometriche di vario tipo (maschi), a partire da triangoli isoscele acutangolissimi, che sono la feccia della società, fino ad arrivare a poligoni di centinaia o migliaia di lati assai simili a cerchi, e che appunto Cerchi sono chiamati per piaggeria. 
In questa società un Quadrato occupa una posizione piuttosto dignitosa, ed è appunto un Quadrato che la descrive e racconta la sua storia - un Quadrato assai rispettabile, buon professionista, buon marito e integerrimo capofamiglia, che abita una bella villetta pentagonale con la moglie, i figli Pentagoni, i nipotini orfani Esagoni e la servitù - insomma, una tessera ben inquadrata nella società, visto che in un mondo tanto piatto sarebbe fuor di luogo definirlo pilastro.

La società di Flatlandia è brutalmente classista, in quel modo prettamente vittoriano che ad un Quadrato esponente della media borghesia sembra del tutto normale. Ci sono stati dei tentativi di rivolta, certo, più o meno subdoli, ma sono stati repressi con molta abilità dai Grandi Cerchi, e la genetica è molto importante perché tutti cercano di avere dei figli più regolari o con un maggior numero di lati. 
Le Donne, poverelle, non hanno però alcun angolo né altro lato che quello del loro segmento di base né speranza alcuna che le loro figlie possano aumentare il numero di lati: sotto questo aspetto (come sotto tutti gli altri) non hanno un valore come individue, ma solo per il corredo genetico che si portano dentro e che aiuterà il loro consorte ad avere figli con più lati - ma del resto si sa che le Donne sono deficienti nella Ragione ma sovrabbondanti nell'Emozione (questa storia però l'ho già sentita, anche in testio molto più recenti e senza nessuna pretesa di appartenere alla letteratura fantastica) tanto che già da qualche secolo si è definitivamente rinunciato ad impartire loro la sia pur minima istruzione, il che ha portato alla decadenza delle loro facoltà intellettuali. Tutto questo, ci racconta il Quadrato, ha portato le sue conseguenze: noi Maschi siamo così costretti a condurre una specie di esistenza bilingue, vorrei quasi dire bimentale. Con le Donne parliamo di "amore", di "dovere", di "giusto", di "sbagliato", di "pietà", di "speranza", e di altri concetti irrazionali ed emotivi che non esistono, e la cui invenzione non ha altro scopo che il controllo delle esuberanze femminili; ma fra di noi, e nei nostri libri, abbiamo un vocabolario completamente diverso. L' "amore" diventa allora la "anticipazione di vantaggi"; il "dovere" diventa la "necessità" o la "convenienza" e altre parole sono trasformate in questo modo. Inoltre davanti alle Donne adoperiamo un linguaggio che comporta la massima deferenza verso il loro Sesso, ed esse sono convintissime che lo stesso Gran Circolo non è adorato da noi con più devozione di quanto lo siano loro; ma dietro le spalle tutti noi, tranne i giovanissimi, le consideriamo, e ne parliamo, come poco più che "organismi privi di cervello".
E anche questo, a più di 130 anni dalla pubblicazione del libro, suona curiosamente attuale.

Chi abita un mondo piatto è naturalmente convinto che quello sia l'unico tipo di mondo possibile, ma una notte il Quadrato sogna un mondo che ha solo una delle due dimensioni: è Linelandia, la terra dove vivono solo punti e piccoli segmenti tutti disposti su una stessa linea infinita. Chi abita su questa linea è convinto che la monodimensionalità sia l'unico modo di vivere possibile non avendo a disposizione gli strumenti fisici per percepire altra dimensione che la lunghezza: ai loro occhi anche messer Quadrato è solo un punto (il vertice di uno degli angoli) e quando il Quadrato prova a mettersi con un lato parallelo alla Linea sembra solo apparire e scomparire.
Ancor più curiosa sarà la condizione dell'unico abitante di Pointlandia - un punto, per l'appunto - che, nella sua perfetta solitudine, è convinto di possedere in sé le potenzialità di tutto l'universo, come si autoracconta in un curioso monologo ininterrotto che ricorda curiosamente le teorie sull'Essere che pensa sé stesso pensante che affollano tante teorie filosofiche e religiose, nonché tanti manuali di filosofia.

Con queste premesse, quando arriverà un missionario da Spacelandia, terra abitata da corpi geometrici solidi, non sarà affatto semplice spiegare al Quadrato che le dimensioni sono tre. Tuttavia il Quadrato, dopo avere a lungo negato non tanto l'evidenza quanto ciò che ai suoi sensi è impossibile percepire, finirà per convincersi che esistono terre popolate da individui con quattro, cinque, sei e più dimensioni.
Questa apertura mentale tanto faticosamente conquistata, finirà però col rivelarsi pericolosa, visto che un Universo ben strutturato ha sempre i suoi mezzi per guardarsi dai pazzi visionari che predicano assurdità.

Il libro, assai ben scritto e scorrevole, non è fatto per essere letto a grandi dosi: per quanto corto è infatti molto denso e richiede delle pause di riflessione - o almeno, ne ha richieste parecchie a me (ma non scordiamo che sono solo una Donna, e perciò deficiente nella Ragione per quanto sovrabbondante nell'Emozione); credo anche che possa essere un utile amico nei molti momenti in cui si ha la sensazione che i nostri pensieri siano inchiodati sui binari dell'ovvio.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma e auguro buone letture e un felice fine settimana a chiunque passi di qua, con l'augurio che i vostri angoli siano sempre tutti della stessa identica ampiezza. 

6 commenti:

unsassoverticale ha detto...

Non lo conosco, ma mi ha incuriosito parecchio. Soprattutto per quella tua chiosa: "credo anche che possa essere un utile amico nei molti momenti in cui si ha la sensazione che i nostri pensieri siano inchiodati sui binari dell'ovvio" (perché sono in uno di quei momenti...!).

la povna ha detto...

Ecco. Ai colleghi di matematica di solito lo segnalo io. E poi si dice che sono poco umile. Bah.

lanoisette ha detto...

bellissimo. però hai ragione, non va certo giù come un bicchier d'acqua.

ellegio ha detto...

Che uno che insegna matematica possa non conoscerlo è un mistero affascinante quasi quanto il santo graal. Il mio professore di analisi 2 in effetti ci fece un film, ma è uno che con la macchina da presa ha una certa familiarità. Io lo consiglio come lettura estiva, e qualcuno ci si diverte.

gaberricci ha detto...

Libro eccezionale, capolavoro di divulgazione, satira e ottima scrittura. Uno dei miei libri preferiti, l'ho letto tutto d'un fiato (è vero che è molto denso, ma non riuscivo a staccarmene!) e ci ho trovato dentro tanti di quegli spunti di riflessione che solo ad elencarli tutti ci si potrebbe riempire la Treccani!

Murasaki ha detto...

@Un sasso:
posso garantirti che è una lettura capace di aprirti a nuove dimensioni :)

@la povna:
Davvero non so con che coraggio si possa affermare una sciocchezza simile!

@La Noisette:
potremmo forse paragonarlo ad un icecoffee?

@LGO:
In effetti avevo chiesto alla collega un consiglio su qualcosa per le letture in classe. In seguito abbiamo convenuto che con l'attuale Terza no, assolutamente - ma ricordo diverse classi che avrebbero assai gradito almeno un assaggio...

@Gaberricci:
Bene, possiamo senz'altro classificare il tuo commento nella categoria dei "positivi" ^__^