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lunedì 5 maggio 2014

Haeretica - Di antologie delle medie (inadeguate) e di epica (bellissima)

Giusto in tema: oggi, 4 Maggio, è lo Star Wars Day. Auguri a tutti i fan, e quindi anche a me ^__^

La letteratura epica nasce come genere d'intrattenimento ed è un genere letterario anomalo: a volte nasce recitata e poi viene scritta, a volte nasce scritta; qualche volta conosciamo l'autore e qualche volta no. Qualche volta ha una fonte storica e se la rigira come le pare fino a toglierle ogni pur minima valenza storica. Qualche volta (spesso) riadatta un presunto passato eroico per raccontare a modo suo il presente. 
Ai ragazzi è sempre piaciuta e forse per questo, oppure nonostante questo, continua ad essere ammanita ai fanciulli in fiore. Le attuali antologie delle medie fanno quel che possono per ammazzarla, e anche gli insegnanti di Lettere spesso ci mettono del loro. Ciò nonostante l'epica continua ad essere letta e apprezzata a scuola.

In una normale antologia si ama alternare varie traduzioni per i poemi classici, anche in prosa "così i ragazzi si rendono conto della differenza"; anche se non è ben chiaro di che differenza possa rendersi conto una povera creatura implume che di solito non ha i mezzi, gli strumenti o l'interesse per andare a controllarsi i testi originali: i filologi e i grecisti di undici anni scarseggiano, senza contare che i vari traduttori cercano sì di trasmettere il ritmo e l'atmosfera del testo, ma giustamente ognuno lo trasmette e lo interpreta a modo suo. Il giovane e malcapitato alunno si ritrova così davanti un discutibile collage di traduzioni in versi e in prosa, di brani riassunti, adattati, tagliati e facilitati di cui non di rado gli viene chiesto perfino di fare una "parafrasi"*. 
Quel che è sbalorditivo è che alcuni autori - Omero tra tutti - sopravvivono in qualche modo perfino a questo demenziale trattamento e trovino ancora chi li apprezza tra i banchi di scuola.
Di solito vengono scelti i brani "più belli" o "più famosi" - che, vien da pensare, sono anche gli unici che il compilatore dell'antologia conosce. Da essi si ha cura di espungere qualsiasi pur innocuo riferimento al fatto che i protagonisti di un poema epico spesso e volentieri trombano qualora gliene si presenti l'opportunità, nonché qualsiasi accenno al fatto che la gente, quando si batte in duello e soprattutto quando in duello muore, lo fa con un certo spargimento di sangue e di budella.
Osservazione fuori campo: in realtà ogni poema epico che si rispetti racchiude gran copia di passi dove nessuno tromba e nessuno muore in modo sanguinoso e ciò nonostante il lettore non corre il rischio di annoiarsi. Il problema è che questi passi vanno saputi trovare, e da sempre l'unico modo per trovare qualcosa contenuto in qualcos'altro è setacciare il contenuto del contenitore - in pratica, leggersi il poema tutto intero. Mica necessariamente a un tavolo, seduti su una sedia di chiodi: anche a letto la sera, adagiati su morbidi cuscini, al limite anche scorrendo un po' distrattamente parte del testo. Ma insomma un occhiatina, al poema in versione integrale, gliela dovresti proprio dare.

Non sia mai! 

Perché Lassù, in alto** è stato stabilito che ci devono essere dei duelli, come brani portanti di un antologia epica. Ma niente budella sparse per terra, sennò i ragazzi si impressionano.

Le cose per il giovane lettore funzionano molto meglio se si isolano due o tre nuclei tematici*** e se ne dà lettura estesa o abbastanza estesa. Due o trecento versi, per intendersi. La cosa strana, nell'epica (ma anche nel resto della letteratura) è che trecento versi non sono molto più lunghi di sessanta versi scelti fior da fiore, e restano molto meglio impressi, perché la scena completa ha una sua autonomia e l'insegnante non deve interrompere la lettura ogni dieci parole per spiegare chi è Tizio, chi è Caio e perché Sempronio è fieramente irritato con Tullio, che del resto lo odia da vent'anni.
Scene complete, con un inizio e una fine, un capo e una coda, magari chiedendo un rispettabile riassunto a voce per la volta successiva (ma non è poi un obbligo) si possono tranquillamente fare in classe senza colpo ferire, e ci sono buone possibilità di divertirsi tutti quanti. Inoltre, finito il lavoro, gli alunni hanno una qualche vaga idea del contenuto del poema epico esaminato.
Basta armarsi di una buona fotocopiatrice e di un edizione completa del poema. Quanto alle note esplicative... a parte che esistono un sacco di edizioni con note, non ne servono poi molte. Quelle necessarie le possono scrivere i ragazzi sulle fotocopie.
Certo, se gli autori dei supplementi di epica delle antologie facessero il loro lavoro con un po' di criterio non sarebbe nemmeno necessario scomodare la fotocopiatrice; ma, per qualche e misterioso motivo, i compilatori di antologie hanno un idea del loro dovere che è del tutto incompatibile con la possibilità di usare quei libri per trarne delle buone e piacevoli letture, non so perché.

Ma andiamo sul concreto.
Con Omero non ci sono problemi: ha scene di tutte le taglie e di tutti i tipi. Due o tre per poema e il gioco è fatto. Unica avvertenza: a mio avviso la morte di Argo è indispensabile.

Venendo all'Eneide, occorre prima di tutto considerare se è proprio indispensabile leggere l'Eneide. E' un poema particolare, nato per un pubblico adulto. Per trovare qualcosa di adatto ad un giovane stomaco si deve cercare con un po' di pazienza. Personalmente lascerei molto in pace Didone e i duelli, che mi sono sempre parsi piuttosto soporiferi. Tante scene che a un adulto un po' letterato sembrano assai evocative hanno senso solo se c'è qualcosa da evocare, e a undici anni i ragazzi le seguono poco. Personalmente mi sono sempre limitata al secondo canto: dopo aver seguito la storia dell'assedio di Troia sapere com'è caduta Troia può interessare - e le scene di fuga e disperazione nella città che vola in pezzi come un castello di carte hanno un loro notevole fascino, come la parte dell'inganno del cavallo. E', diciamo, una specie di antiepica. Ma a Virgilio veniva meglio quella che i duelli, che scriveva per questioni di contratto.

C'è poi il resto: Le Argonautiche di Apollonio Rodio, la Pharsalia di Lucano, la Tebaide di Stazio; per le Argonautiche vanto un esperimento piuttosto riuscito (anche se consiglio di evitare il brano dove la freccia apportatrice di pene trafigge Medea) mentre  degli altri due poemi al momento so soltanto che esistono e che la Pharsalia è stata pubblicata nella BUR qualche anno fa. Molti sono gli insegnanti i Lettere che hanno letto l'una, l'altra o entrambe. Perché non tentare qualche esperimento, lasciando gli autori di antologie inchiodati ai loro incontri sforbiciati tra Ettore e Andromaca e ai loro Eurialo e Niso ridotti a colabrodi, e non solo per colpa delle frecce nemiche?

L'epica medievale è una terra incantata e colma di tesori non più tanto nascosti. Se nelle antologie continuiamo a trovare soltanto la morte di Rolando (che a me è sempre parsa di una noia micidiale, al contrario di quasi tutto il resto della Chanson), la morte di Siegfried dalla Canzone dei Nibelunghi e un breve passo del Cantar de mio Cid**** è solo perché i compilatori delle medesime sono talmente pigri da far vergognare al confronto i gatti che dormono al sole. 
Per il Beowulf in particolare non hanno scuse, visto che Einaudi l'ha finalmente tradotto e stampato, da tempo ormai anche in edizione economica. Ma negli ultimi trent'anni è stato tradotto o ritradotto un po' di tutto: la Morte d'Artù di Malory, i cinque romanzi di Chretien de Troyes, il Lancelot-Graal, il Tristan di Thomas e quello di Goffredo di Strasburgo, il Parzifal di Wolfram von Eschenbach e l'Edda di Snorri (e altro). Buona parte di questi libri è esaurita o difficile da trovare, ma in biblioteca ci sono, e per chi cura un antologia dovrebbe essere pur possibile infilare qualche brano per fornire un percorso decente che renda in qualche modo l'idea di una vasta letteratura che è alla base dei fantasy che oggi vanno tanto di moda - perché in fondo sono soprattutto storie d'amore, d'avventura e di incantesimi, e i ragazzi le trovano sempre interessanti quando riescono a metterci gli occhi sopra.
Entrare nell'epica medievale è come tuffarsi in un universo alternativo: il modo dei personaggi di rivolgersi l'un l'altro, la descrizione delle armature (completamente diverse da quelle greche), la mitologia legata alle spade, spesso anch'esse magiche, e il continuo avvicendarsi di fate, maghi, cerve bianche incantate, filtri incantati, fontane incantate, cavalieri dalle armature dai colori più impensati (spesso anch'esse incantate) e sonni incantati è un autentico viaggio nel paese delle meraviglie. Se l'insegnante non ha una biblioteca personale più che fornita, è per questo obbligato a inchiodarsi sulla morte di Rolando e nella leggenda di Artù malamente rimasticata da narratori moderni specializzati in "letture per la scuola" preoccupatissimi di togliere a quelle vicende un qualsiasi accenno di incanto (e a sopprimere implacabilmente ogni storia d'amore, perfino quelle che finiscono con legittimissimi matrimoni)?

Non sarebbe forse il caso, quando si lavora a una raccolta di brani di testi destinati a giovani e implumi lettori, di uscire da un canone ristretto e mummificato per mettere al primo posto la bellezza dei testi e la costruzione di percorsi un po' più complessi della malinconica sequenza tre pagine di introduzione storico-letteraria fatta male, brano di trenta versi, quattro pagine di esercizi insulsi, e di nuovo tre pagine di introduzione storico-letteraria fatta male eccetera eccetera?

Nota per l'incauto e paziente lettore che per avventura fosse arrivato fino alla fine di cotanto sproloquio:
Per quanto mi è stato dato di capire questo tipo di problema preoccupa una e una sola persona nell'italico universo scolastico : me medesima. In quindici anni di insegnamento più o meno accettabile non mi sono mai imbattuta né in un insegnante che si sognasse di mettere in discussione la scelta dei testi del libretto di epica né in un curatore di antologia che desiderasse fornire qualcosa di valido e ponderato in materia. Ne ho scritto sul blog unicamente in base al principio che "il blog è mio e ci scrivo quel che mi pare".

*ammettiamolo: fare una parafrasi delle piane e chiarissime traduzioni di Rosa Calzecchi Onesti è uno dei esercizi più balordi e inutili di passare il tempo.
**dove? Boh.
***detti anche "episodi"
****che ogni anno mi riprometto di leggere ma non so perché trovo sempre qualcosa di meglio da fare.

7 commenti:

la povna ha detto...

Il Beowulf c'è praticamente in ogni antologia delle superiori, anche la più scrausa.
E non scordiamoci di Gilgamesh!
Comunque io decido a seconda della classe, tanto online si trova tutto.
Ma anche i poeti del cosiddetto ciclo omerico e gli inni danno le loro soddisfazioni. Con i Merry Men abbiamo per esempio letto l'inno a Hermes con grande soddisfazione!

Murasaki ha detto...

Ho riguardato e, sì, era fraintendibile. Così ho corretto titolo e testo.
Sto parlando di antologie per le scuole medie, ovvero la summa di ogni perversione, l'orrore degli orrori, il fondo di abisso dell'editoria mondiale. Dove non sanno che Beowulf esiste, anche se Gilgamesh ogni tanto lo trovi. Trenta versi a dir tanto.
Lo so che le antologie per le superiori sono fatte meglio. E ci mancherebbe solo che fossero fatti peggio!

Anonimo ha detto...

A me, ai tempi delle Medie (molto lontani, ormai, siano sui 45/48 anni fa) piacquero molto i brani del Kalevala, della Chanson ed altro ancora.
Con Iliade, Odissea ed Eneide, oramai, mi avevano già rotto le tasche, e si avvicinavano a grandi passi I Promessi Sposi. Ed arrivò pomposamente la noia.

Anonimo SQ

Murasaki ha detto...

Ah, ecco, mi sovviene che avevo dimenticato una cosa: quando andavo IO alle medie, epica era un immane librone, e dentro c'erano tonnellate di brani. Niente Kalevala, per quel che ricordo, ma di ogni poema mi davano parecchia roba, non dieci versi in croce. Avevo "Dal mito alla storia", che poi proseguiva non con la letteratura (orrore) ma con un sacco di vari brani di varia roba.
Insomma, era una raccolta di TESTI, non un vuoto pneumatico. E anche l'antologia.

melchisedec mel ha detto...

Alle medie ho masticato solo ed esclusivamente Omero attraverso le traduzioni letterarie. Parafrasi, parafrasi e spiegazione a tempesta.
Meno male che c'è stato un dopo!

Per il secondo anno del biennio delle superiori sarebbe interessante proporre letture integrali dell'epica medievale, si tratta di organizzarsi a dovere. In tal direzione però le antologie difettano un po'.

wolfghost ha detto...

Bé, immagino che sia sempre più faticoso dover scegliere che seguire pedissequamente "da libretta" :-) Si risparmia di doverci mettere del proprio e anche eventuali contrasti con gli "enti competenti".
Credo che i tuoi alunni siano particolarmente fortunati! ;-)

www.wolfghost.com

Murasaki ha detto...

@Mel
Sì, meno male che c'è stato un dopo! ^__^
Per l'epica medievale, fino a qualche anno fa si trovava moltissimo per pochi soldi in libreria, adesso sono tutti esauriti, con qualche eccezione. Quindi, senza un adeguato supporto delle antologie diventa anche più difficile organizzarsi.

@Wolf
Se non altro i miei alunni si risparmiano le parafrasi.
Quanto a me, ho l'incomparabile fortuna di avere a disposizione una fotocopiatrice spesso funzionante - coi tempi che corrono, a scuolaè merce rara.