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giovedì 6 marzo 2014

Sui genitori separati dei piccoli paesi (unplugged)

E' iniziata la quaresima: cosa c'è di meglio che cucinarsi e mangiarsi un gustoso sformato di cavoli nostri?
Questo è fatto con broccoletti e cavolfiore.

Al giorno d'oggi capita sovente che le coppie si separino, così come capita che alcune di queste coppie abbiano uno o più figli. Si sa, sono i casi della vita, l'amore finisce, l'importante è cercare di comportarsi da persone civili eccetera eccetera.
Tuttavia nei piccoli paesi questo tipo di eventi presenta lunghissime code e strascichi perché, conoscendosi un po' tutti, tutti hanno la loro opinione in merito (spesso anzi hanno molte opinioni in merito) e desiderano farne partecipe chiunque abbiano intorno. Se poi le persone separate hanno dei figli, e per loro sventura i suddetti figli frequentano una scuola del paese, anche gli insegnanti pendolari più estranei alla vicenda e più rispettosi della privacy altrui  si ritrovano abbondantemente informati su cotali vicende, volenti o nolenti - in verità spesso nolenti, perché ai loro occhi i genitori, separati o meno, sono visti esclusivamente come appendici, più o meno tollerate, degli alunni loro affidati, e del tutto privi di interesse in quanto persone a sé stanti.
E non parliamo, per carità, di quando a separarsi sono dei colleghi insegnanti che vivono in paese e hanno dei figli a scuola: in quel disgraziato caso è davvero del tutto impossibile esimersi dal conoscere i più intimi dettagli delle vicende che han menato la coppia al doloroso passo, anche quando dal passo in questione sono ormai passati diversi anni.

Sotto questo aspetto, il peggio del peggio che ho trovato è stata la separazione di un DS che incautamente aveva scelto di dirigere la scuola del paese dov'era nato e cresciuto e dove aveva insegnato per molti anni; per colmo dei colmi era cattolico integralista e pure sposato con un'insegnante di religione, e venne perciò perculato senza pietà da chi non aveva eccessiva simpatia per i cattolici integralisti - sì, quelli che stan sempre a tranciare giudizi sui peccatori - e criticato senza pietà dagli ex-colleghi integralisti quanto e più di lui. Tutto ciò, per noi precari con incarico annuale che venivamo da Firenze ed eravamo del tutto estranei all'ambiente, fu piuttosto divertente per le prime settimane; giunse però abbastanza presto il momento in cui cominciammo a sentirci assai a disagio nel venire informati senza pietà dei minimi dettagli della vita privata di una persona che, per quanto abbastanza amichevole con gli insegnanti, era per noi un superiore nonché un perfetto estraneo. I cattolici integralisti ci stavano antipatici nel complesso, ma non tanto da non renderci conto che, in somma delle somme, gli errori che venivano imputati a costui erano comunque gli stessi in cui molti mariti e mogli non necessariamente cattolici né integralisti erano rimasti invischiati e che, soprattutto, anche i peccatori avevano diritto a non vedere spiattellati i fatti loro a destra e a manca come se ogni giorno un tribunale da noi costituito dovesse emettere nuova sentenza e come se nessuno di noi avesse migliore e più pertinente argomento di cui parlare o da ascoltare.

Ma torniamo ai genitori separati degli alunni.
Molto spesso l'insegnante non indigeno e fresco di nomina si trova invischiato in conversazioni di questo tipo:
"Sai, il taldeitali, della tua prima, è figlio di genitori separati".
"Ah, vabbe'. Capita".
"Sì, ma il loro è un caso particolare".
"E perché?".
"Eh, se n'è parlato molto in paese".
Di questo l'insegnante non indigeno e fresco di nomina è più che sicuro, per quanto possa essere giovane e inesperto.
"Tanto per cominciare, lui/lei aveva un altra/o. Ma il peggio è che si son fatti beccare insieme".
In realtà, questo non è un caso particolare: a quanto sembra, nei paesi è la norma. E' incredibile la quantità di adulti che abitano in un piccolo paese che si abbandonano all'adulterio senza ritegno né precauzioni di sorta, quasi che le serrature e i luoghi appartati avessero ancora da essere inventati.
"C'è una cosa che non capisco, però" dissi un giorno, verso il quarto o quinto racconto di questo genere "Io, se trovassi mio marito a letto con qualcuno, potrei magari lasciarmi andare a rimostranze di vario tipo, ma non penso che prenderei il megafono e andrei a raccontare in lungo e in largo una scena del genere".
"Ah, ma mica li ha trovati la moglie. Si son fatti beccare da estranei".
Questi estranei, però, ho scoperto, non si sa mai davvero chi siano: si tratta sempre di qualcuno che riferisce che qualcun altro ha beccato i due adulteri -insomma, un classico caso da mio cuggino. Se però ti azzardi a mettere in dubbio la totale e assoluta veridicità della storia, tutti ti guardano malissimo e ti assicurano che no, quello è un caso in cui è successo proprio così.

C'è inoltre un'immane quantità di madri (separate, di solito) di alunni che notoriamente gestiscono il giro di prostitute del paese - il quale giro di prostituzione, verrebbe da pensare, non dovrebbe essere poi così vasto, vuoi per la quantità ridotta di popolazione, vuoi soprattutto perché si suppone che chiunque abiti in un piccolo paese e voglia abbandonarsi a amplessi mercenari dovrebbe, in virtù del più elementare buon senso, cercare questi amplessi in qualche paese un po' più grande, onde garantirsi almeno una parvenza di anonimato. Ma, non scordiamolo, stiamo parlando di un piccolo paese dove tutti gli adulteri si fanno sempre cogliere sul fatto, quindi è probabile che la popolazione media non sia poi dotata di gran discernimento. Oppure, chissà, queste madri dirigono il giro della prostituzione locale ma con clienti che vengono da paesi limitrofi?
Tuttavia il numero di madri di famiglia che dirigono questo fantomatico giro di prostituzione è tale (ricordo che in un paese ne ho contate ben quattro) da far pensare, più che a una singola direzione, ad una cooperativa - che sarebbe anche più intonata allo spirito della provincia in cui insegno, dove le cooperative sono da sempre molto ben viste.

Quando potevo ho sempre evitato questo genere di conversazioni, a rischio di passare per un'insegnante trascurata che rifiuta di informarsi adeguatamente sul contesto familiare dei suoi alunni - ai quali, in effetti, sarei tenuta principalmente ad insegnare italiano, storia, geografia e un po' di istituzioni nazionali, cosa che posso fare anche senza conoscere nei minimi dettagli tutte le brache di famiglia, vere o presunte che siano. Ma, sin dalla mia prima supplenza in un piccolo paese, ho silenziosamente riservato nel mio cuoricino un cantuccio per gli sventurati genitori separati del luogo, i quali, oltre a subire tutte le complicazioni e gli inconvenienti che intralciano solitamente la vita di chi si separa, si ritrovano oggetto delle più improbabili dicerie - per tacere dei loro sventurati figli che girano con attaccato alla coda il barattolo degli infiniti quanto opinabili racconti di cui i loro genitori sono oggetto. E a tutti i genitori che abitano in piccoli paesi vorrei suggerire: se il vostro matrimonio comincia a perdere colpi, invece di imbastire un altro figlio (come va ancora di moda consigliare) trasferitevi tutti in città: lì tutto sarà più semplice se il matrimonio dovesse davvero sfasciarsi: per voi, per i vostri figli, e anche per i loro insegnanti.

15 commenti:

viviana ha detto...

Questo post è spettacolare :-D

cautelosa ha detto...

Il pettegolezzo, nei piccoli centri è il 'sale' che rende più saporite le giornate. Come potrebbero vivere senza? *_^
Nei miei anni di scuola, comunque, ho ascoltato gli sfoghi di diverse mamme separate (e che spesso avevano subito la separazione),

cautelosa ha detto...

(Ho inviato il commento incompleto, quindi... proseguo)
Dicevo, alle udienze mi sono trovata ad ascoltare sfoghi sofferti di mamme separate, alcune addirittura sull'orlo delle lacrime. Ne ricordo una, giovanissima e bella, che ha pianto praticamente con tutte le insegnanti donne dei due figli, gemelli, in due corsi diversi. Cosa vuoi, l'ho ascoltata e le ho pure fornito dei fazzolettini di carta... Tutte, noi colleghe, abbiamo avuto lo stesso atteggiamento, tranne una che le ha detto brutalmente che questi non sono problemi della scuola. Io non l'avrei mai fatto...

Murasaki ha detto...

@ Viviana
Grazie ^__^

@Cautelosa
immagino che la giovanissima e bella madre-fontana stesse scivolando in depressione (e in quel caso la collega brutale non l'ha certo aiutata, temo).
Anch'io ho ascoltato molti genitori affranti per i più vari motivi, con pazienza e comprensione e autentica partecipazione: è più forte di me, se qualcuno si mette a parlarmi dei fatti suoi lo ASCOLTO, anche se fuori la coda preme. Ma vivaddio, mi parlavano dei LORO affari, e avevano tutto il diritto di farlo, se così gli pareva; e poi a parte tutto fa parte anche quello del nostro lavoro: cercare di capire come funziona l'ambiente dove vivono i nostri alunni - non è nemmeno vero che non sono problemi della scuola, in effetti.
Ai fazzoletti però non sono mai dovuta arrivare, per fortuna. Almeno, fino ad ora...

Linda ha detto...

Il gustoso sformato di cavoli nostri dovrebbe essere cibo quotidiano per tutti, ma credo che molti non l'abbiano mai neanche assaggiato.
Peccato, perché fa tanto bene alla salute. :)

viviana ha detto...

Comunque vivo tutta la settimana a Roma dove sono il nulla personificato, dove se uno gira con i capelli rosa a malapena viene notato, il w-e sono in un paese più piccolo di quello della tua scuola, in una provincia confinante e se voglio far gridare allo scandalo mi basta far venire un amico da Roma e passeggiare con lui con un braccio sulla spalla :-P

lanoisette ha detto...

e quando vieni informata di tutti i dettagli dela vita matrimoniale dei genitori dei tuoi alunni dalle maestre di quinta, durante gli incontri per il raccordo-classi?

Murasaki ha detto...

@ Linda:
assolutamente d'accordo: ci sono un sacco di antiossidanti, nei nostri cavoli ^__^

@viv
Bello! In pratica tu hai un portale per universi paralleli, e lo attraversi ogni settimana ;-)

@lanoisette:
Quello è un must. Imperdibile! (purtroppo)

wolfghost ha detto...

Non ho dubbi sul fatto che il tuo suggerimento sia sensato, nei paesi non solo la privacy è nulla, ma anche le speculazioni si sprecano. Non che in città non succeda, ma una volta che sei fuori dal tuo giro abituale sei tra gente che non sa e a cui in fondo non importa di sapere. Nei paesi è impossibile, tutti sanno, non c'è porto tranquillo nemmeno per un breve riposo.
Perfino il Papa si è espresso recentemente sulla dannosità delle chiacchiere da caffé; in realtà tutti sappiamo che ha scoperto la classica acqua calda, eppure... la stragrande maggioranza non è in grado di scagliare la prima pietra.
Forse davvero il genere umano è imbecille di natura, o forse oggi la gente non ha bisogno di raccogliere le proprie energie e pensieri per sopravvivere e può così riversarli su chiacchiere e fandonie.
Però sappiamo che è così e dovremmo per questo cercare di non esporci. Le chiacchiere sono stupide, ma stupido è anche dar loro il carburante per tenerle accese.

www.wolfghost.com

la povna ha detto...

Il pettegolezzo nella scuola di un piccolo paese è, temo, come un pettegolezzo al quadrato, perché già la scuola è comunque un piccolo paese; solo che se poi esci dalle sua mura e ne trovo uno pure peggio...
Io sono vissuta nella grande città, ma questo non ha impedito alla maestra della mia pubblicissima scuola di far pregare i bambini della mia classe perché "Mr. Mifflin decidesse di far battezzare la 'povna", a dire che poi il pettegolezzo soffia pure nella metropoli.
Ora come sai insegno in una scuola di provincia, anche se non di paese paese. Ma per fortuna, a un certo punto, vado nella piccola città. E questo mi salva da molte cose.

Infine: ma... la ricettina dello sformato?!

Murasaki ha detto...

@Wolf:
Il papa si è inserito in un'illustre tradizione che comprende, tra l'altro, Agostino e Gregorio Magno - ed è stato proprio leggendo Gregorio Magno che mi sono trovata a riflettere seriamente per la prima volta su come le parole dette tanto per fare avessero in realtà un loro peso - specie quando le persone coinvolte stanno attraversando un momento delicato com'è, sempre, quello della separazione. La rete del paese, che ha tanti aspetti positivi, in questi casi diventa una trappola.

@povna
E' vero, la scuola è già un paese di per sé, anche nelle grandi città, e questo peggiora ulteriormente le cose. E probabilmente il peggio del peggio sotto questo aspetto sono le elementari di frazione: quando gli insegnanti delle elementari arrivano per presentare i loro alunni ti danno un quadro DAVVERO dettagliato, a un livello difficilmente immaginabile da chi non ci è passato.
Quanto alla tua ineffabile maestra, c'è di buono che oggi si ritroverebbe spalmata di catrame e piume in men che non si dica. E meno male.

Murasaki ha detto...

@povna:

Dimenticavo: la ricetta dello sformato la puoi trovare qui:
http://www.cibook.it/ricette/piatto-unico/sformato-di-cavoli-misti/
ma non l'ho provata, ho solo cercato la foto ^__^

wolfghost ha detto...

Le chiacchiere da caffé sono sempre deleterie. Peggio quando fanno male a qualcuno che spesso non è nemmeno presente, meno quando sono "solo" una perdita di tempo, ma sono sempre negative ;-)

www.wolfghost.com

Anonimo ha detto...

divertentissimo post. io ho sempre vissuto in città piuttosto grandi (venezia, trieste, roma) ma ho l'abitudine di recarmi un paio di volte l'anno in un paesino su un'isoletta dalmata, in Croazia, da dove è originaria la mia famiglia. Benché paese di matrice ex comunista, poco catechizzati ecc., i separati fanno ancora sensazione. E benché io viva lontana e sia poco presente, sanno TUTTO di me. Sapevo già che hanno elevato il pettegolezzo a vera arte, e quello che non sanno lo intuiscono con acume sperimentatissimo; oltretutto hanno la memoria lunga ed ancora favoleggiano di una sposa, negli anni Sessanta, che fu sorpresa dal marito a letto con un altro e fuggì nuda nella piazza del paese. Erano sposati da una settimana (niente viaggi di nozze a quei tempi!) Mi impressiona come il mondo sia paese. Le cose che racconti tu, accadono identiche pure là. Io mi sono separata a fine 2009, i primi due anni mi hanno accolta come una povera vittima (regali di pesce fresco e acquavite fatta in casa) poi quando ho trovato un nuovo compagno sono diventata una Jezebel da evitare....perché i partner di "una di loro" vengono passati al pettine fitto come chi vuole entrare nel Rotary! risultato: da due anni non ci vado più. F.to: Ombraserena, lettrice di Melchisedec.

Murasaki ha detto...

@ Anonima:

ma è ovvio: un conto è una povera ragazza abbandonata e col cuore infranto, ben altro conto è una vorace collezionista di uomini! ^__^
(ed è anche ovvio che la collezionista di turno rinunci infine ai regali in pesce fresco e finisca per preferire il pur sempre gustoso sformato di cavoli propri...)