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mercoledì 19 marzo 2014

Come fui dentro, in un bogliente vetro / Gittato mi sarei per rinfrescarmi / Tant'era ivi lo 'ncendio sanza metro.

Questa è attualmente la scuola media di St. Mary Mead. 
Sullo sfondo, una classe si avvia verso l'aula di musica per la lezione.

Quando andavo a scuola, ogni anno a Marzo si alzavano le temperature ma nessuno pensava a spegnere il riscaldamento. Di conseguenza le aule diventavano tanti piccoli forni, si faceva lezione a finestre spalancate e ogni anno, dalla platea studentesca, si alzava il lamento "Proooof, ma non potrebbero chiudere il riscaldamento? Qua fa caaaldooo!". E ogni anno il prof di turno scuoteva la testa, sospirava e spiegava che non dipendeva dalla scuola ma dal Comune.
Da allora sono passati molti anni, alcune crisi petrolifere, una presunta crisi del metano che poi non si concretizzò, e infinite diatribe sul buco nell'ozono e l'effetto serra e la necessità di ridurre gli sprechi energetici. Tuttavia, nelle scuole, niente è cambiato sotto questo aspetto, nonostante i reiterati inviti fatti agli alunni di non sprecare combustibili, e quando sono tornata a scuola in veste di insegnante il Dramma del Riscaldamento in Primavera mi aspettava, immutato: la temperatura improvvisamente si alza e il riscaldamento diventa superfluo MA è stato stabilito che le aule devono essere riscaldate fino a fine Aprile e, in barba a qualsiasi criterio di risparmio energetico, i radiatori bollono fino allo scadere della data stabilita nonostante gli incomodi che ne derivano e le lamentele dei ragazzi.

Quest'anno il caldo è arrivato in anticipo. In grande anticipo.
A tutti gli insegnanti può capitare di trovarsi davanti una classe in magliette a maniche corte e canottiere - ma trovarsela davanti a Febbraio, ecco, questa è un'esperienza nuova. 
Fuori c'è un piacevole tepore, soprattutto nelle ore centrali del giorno, ma dentro alla scuola la temperatura è tropicale. Gli alunni scansano i radiatori arroventati e ogni mattina ci fanno una predica sullo spreco delle risorse energetiche. Qualcuno ha provato ad andare in Comune (che poi è quello che paga la bolletta del gas, e non è un periodo in cui i comuni siano alla ricerca disperata di un aggravio di spesa onde liberarsi di un eccesso di fondi) e gli è stato spiegato che la caldaia è difficile da abbassare perché è vecchia. Ma qui qualcuno mente: la caldaia era vecchia, ma fu poi sostituita da una nuova, che un annetto fa prese fuoco  e venne quindi sostituita con una ancor più nuova.
Dal Comune, una settimana fa, hanno giurato che "domani abbasseranno", ma quando sarà questo non meglio definito "domani" a nessuno è dato sapere, perché da allora ben sette "domani" si sono avvicendati, e nelle classi si continua a bollire come prima e più di prima. A quanto sembra abbassare una caldaia è affare più lungo e complesso dello spegnimento di un reattore nucleare.
Pensare che a casa mia basta un dito.
"Uff, fa un po' caldo" mi dico, magari a metà del paragrafo di un libro che sto leggendo "Adesso abbasso". 
Mi alzo, raggiungo il termostato, abbasso il ditino. Poi torno a leggere. 
Così, senza drammi né tregende.
E ci ho una caldaia di dieci anni.

Mah?

6 commenti:

la povna ha detto...

La nostra scuolq si conferma eccezione in tutto. Noi le maniche sbracciate a febbraio le vediamo da sempre, perché il riscaldamento invernale è molto caldo, anche in anni con le nevicate. In compenso, ora, poiché i termostati sono stati correttamente abbassati a inizio marzo e l'edificio è ampio, crepiamo di freddo e andiamo a scuola vestiti al contrario, maglione pesante in classe e ci si spoglia per uscire.
Poi la temperatura interna della scuola si alzerà, e avremo una corrispondenza interno/esterno per la tarda primavera.

Anonimo ha detto...

Cara Murasaki,

il punto, ovviamente, è che la caldaia di casa te la sei comprata tu, scegliendo la migliore per la tua tasca. E ti sei scelta pure l'installatore, magari il migliore che ti potevi permettere: o semplicemente uno normale.

Quella della scuola (anzi quelle della scuola) son state comprate con regolare ricorso al MEPA, con gare europee, con profusione di DURC, DUVRI e quant'altro. Risultato: delle merde, che costano il doppio di quello che son state pagaste, e funzionano male, quando lo fanno. In compenso, il contratto di assistenza, aggiudicato con gli stesi meccanismi, fa schiodo (dopo 7 chiamate, mai visti, no ?).

A nessuno viene in mente che il sistema burocratico perfetto, pensato dai geni dei ns capi, ministri o tecnici o dirigenti giuridici con l'unico scopo di sollevare qualsivoglia implicato da qualsivoglia responsabilità grazie ai suoi perfetti automatismi è una merda che non funzionerà mai, costerà un botto e ci lascerà nel guano ?

E a nessuno viene in mente che basterebbe per un Dirigente un briciolo del buonsenso che poi adopera nella sua vita privata e soprattutto un pelino di RESPONSABILITA' PERSONALE per far rifunzionare tutto, bene, ed a metà soldi ?

Anonimo SQ
(incazzato come una bestia con la sua burocrazia)

Murasaki ha detto...

@la povna:
ci avevi già accennato a questa particolarità della tua scuola, ma senza mai scendere così nel dettaglio: è senza dubbio un grazioso tassello di questa gabbia di matti chiamata Italia. Tuttavia, al momento, non posso che invidiarti il piacere di un brivido di freddo in aula ^__^

@Anonimo SQ
In realtà non ho mai scelto la caldaia delle case in cui ho abitato. Quando, trent'anni fa, i miei ottennero finalmente il riscaldamento singolo, stufi di crepare di caldo, gli incompetenti che ci fecero i lavori riuscirono a metterci una caldaia sbagliata, e da allora il caldo l'abbiamo sentito in casa soltanto d'estate. In compenso si trattò di una caldaia che risultò fuori norma e lo era già quando ce la installarono. Analoga cosa successe, sempre ai miei, quando misero su casa per conto loro e anche a mia nonna, nel cui appartamento ho abitato per diversi anni. Un bel giorno decisi che era il momento di por fine a tanto scandalo e mi affidai ciecamente alla Fiorentinagas (mi pare che all'epoca si chiamasse così) con cui avevo fatto un contratto che riguardava le ispezioni periodiche: mi auguravo che, dovendo ispezionare loro, avessero la decenza di scegliere una caldaia a norma, e così fu. Forte di questa esperienza ho fatto lo stesso contratto venendo qui. Qui la caldaia è a norma, ma chi la installò si inventò una strana irregolarità per cui "era meglio" che ispezioni e manutenzioni le curassero loro. Io però dubitavo, e infatti la Fiorentinagas o chi per lei non ha mai trovato da ridire su questo impianto.
Per quanto riguarda le scuole medie, so che la loro gestione spetta al Comune e la Dirigenza della scuola non ci ha nulla a che vedere. Tra l'altro in cinque anni abbiamo cambiato quattro dirigenti (e non siamo un caso unico, temo).
Per concludere, la mia esperienza personale mi porta a diffidare dei privati e a privilegiare gli enti fortemente convenzionati con il pubblico.
Insomma, certamente la burocrazia ha le sue cope nelle nostre termiche vicende, ma io dei privati diffido, specie dopo averli visti perculare i miei genitori e mia nonna al nobile scopo di smaltire i loro stock di caldaie fuori norma.

la povna ha detto...

Sì, capisco: era come mi sentivo io tra gennaio e febbraio a scuola. Provare una sensazione di atteso refrigerio quando ci si tuffa in piscina durante i giorni della merla dopo le 5 ore trascorse a scuola NON è normale!
Non è nemmeno normale TOGLIERSI il piumino per uscire da scuola e andare a casa, se è per quello. Poi ci si chiede perché i raffreddori...
Forza e coraggio, pare che domani torni il freddo... (e ovviamente nella tua scuola sarà il giorno che decidono di spegnere i riscaldamenti in maniera definitiva...).

melchisedec mel ha detto...

Che sofferenza, però. Nella mia scuola stufe elettriche, in mancanza di caldaie varie.

Murasaki ha detto...

@ la povna:
No, ancora il freddo non è tornato, anche se è stato promesso e minacciato. Comunque e finalmente il riscaldamento è stato abbassato, e le ore ridotte.

@Mel:
No, nella mia scuola niente stufe. Perfino la prof. Casini ha, da diverse settimane, rinunciato alla sua - e questo evento inaudito fa capire come veramente il caldo abbia toccato punte davvero eccezionali.