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martedì 19 novembre 2013

Un lungo addio



La fonte di ogni delizia, ovvero Casa Baggins

Bilbo parte in una bella mattina di tarda primavera, di corsa e senza pensarci, in uno slancio di entusiasmo. 
Frodo lascia Casa Baggins molto a malincuore in una sera di inizio autunno dopo lunga, lenta e snervante preparazione. Lo strappo si consuma solo dopo che ogni ragionevole e decente pretesto di rinvio si è trascinato fino ai limiti della sopportazione.
E' uno stacco lento e doloroso: prima la vendita di Casa Baggins ai Sackville-Baggins (Orrore! Profanazione!) insieme a una parte dei mobili. I preparativi per il trasloco si trascinano per settimane, con quattro prodi amici che hanno preparato le casse con le cose da portare via, verso la futura dimora di Crifosso dove gli hobbit dormiranno una sola notte.
Nel cuore di Frodo alberga da tempo una blanda disponibilità verso un Viaggio di Avventure anche e soprattutto in cerca di Bilbo, che a diciassette anni dalla sua partenza ricorre ancora con grande frequenza nei pensieri suoi e degli amici; ma, appunto, è una disponibilità blanda, prova ne sia che non ha mai lasciato la Contea né pensato seriamente di farlo.
Quando sa di dover partire davvero, o meglio quando si accolla la responsabilità di portare l'Anello fuori dalla Contea, il suo atteggiamento infatti è di viva contrarietà e trova modo di rimandare di un bel po' - una scelta che si porterà dietro deplorevoli conseguenze. Aspetta il compleanno di Bilbo, che è anche il suo. Aspetta il tramonto. Lui,  Sam e Pipino danno l'addio a Casa Baggins, stanza per stanza, Sam si congeda anche dal barile di birra. E' una partenza dolorosa, con le ombre che crescono fino a invadere le stanze - e al loro ritorno la troveranno profanata oltre ogni dire.
Soprattutto, Frodo aspetta Gandalf, che gli aveva promesso di tornare in tempo per partire con loro. Ma Gandalf ha faccende assai pericolose da badare e gli aveva infatti scritto di partire prima, solo che la lettera è rimasta bloccata all'osteria del Puledro Impennato, come scopriranno più avanti.
Alla fine il primo strappo avviene, appena in tempo: a casa Gamgee qualcuno, vestito di nero, su un cavallo nero, è venuto a cercare "il signor Baggins" (che non è il signor FRODO Baggins, scopriremo più avanti) proprio qualche minuto prima della loro partenza - e non è qualcuno che abbia intenzioni amichevoli, questo Frodo lo immagina sin dall'inizio.
Alla fine l'addio si compie e i tre hobbit partono per quella che all'inizio sembra una graziosa escursione di tre giorni, con canzoni intorno al fuoco e piacevoli colazioni all'aperto, più un breve temporale che gli farà ancor meglio apprezzare l'acqua calda che l'efficientissimo Meriadoc Brandybuck ha preparato per il loro arrivo a Crifosso (in cui gli hobbit  si tuffano, cantando naturalmente una canzone scritta da Bilbo).

3 commenti:

la povna ha detto...

Infatti Bilbo condivide anche questo ambiguo statuto di narratore/narratario della storia (narratore del suo pezzo, narratario privilegiato di Frodo, dopo), che lo rende anche per questo un personaggio meta-letterario e dallo sguardo semi-autoriale, talvolta. I momenti in cui si cantano le poesie sono anche quelli in cui questo meccanismo tolkieniano si svela di più!

Linda ha detto...

Tempi lunghi per partire e tempi lunghi per tornare, e una lunga lunga vita per poterlo fare. :)



Murasaki ha detto...

Semi-autoriale, sì, e talvolta perfino sospetto di autobiografia. In effetti gran parte delle poesie del romanzo le ha scritte o tradotte lui. E ha insegnato a leggere e a scrivere a Sam ("senza cattive intenzioni", si augura il Gaffiere)

@Linda:
ma anche una lunga vita per leggere, in questo caso ^__^ (anche se poi si accelerano i tempi e si finisce per lasciare indietro le cose che aspettano di essere fatte...)