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sabato 30 novembre 2013

Gimli e Galadriel


Gimli il Nano si dimostra fin dall'inizio persona ragionevole e senza troppi pregiudizi verso gli Elfi. La convivenza con Legolas nella Compagnia è piuttosto tranquilla, con solo un paio di frecciatine reciproche di assaggio. Ma quando arriva a Lothlorien di pregiudizi ne trova, eccome:  saputo che nella Compagnia c'è un nano gli elfi guardiani fanno un sacco di storie, nonostante Frodo assicuri che è un nano rispettabilissimo scelto per la Compagnia da Elrond in persona e Legolas si faccia garante per lui. I regolamenti del Bosco d'Oro sono implacabili, e per traversarlo Gimli deve essere bendato.
Il trattamento, oltre che ingiusto, è anche piuttosto sciocco: perché, preoccupatissimi di sorvegliare il pericoloso nano sovversivo, le sentinelle di Lothlorien si lasciano scivolare tra le mani Gollum, che va e viene come più gli comoda per il Bosco d'Oro, mentre Gimli non si sogna nemmeno di far qualcosa di men che ortodossoComprendiamo così che l'ostilità tra nani ed elfi deriva principalmente dal fatto che gli elfi hanno sempre trattato i nani come appestati, cosa del resto già ampiamente dimostrata ne Lo Hobbit.

Davanti alle comprensibili rimostranze di Gimli, Aragorn decide che tutta la Compagnia avanzerà bendata, dopo una breve osservazione sul fatto che, forse, magari, gli avversari del Nemico potrebbero fare qualcosa di meglio che darsi addosso l'un l'altro. Le lamentele di Legolas arrivano al cielo, ma insomma alla fine la Compagnia si muove.
Per fortuna Galadriel manda subito l'ordine di sbendarli tutti, nano compreso, e quando i viaggiatori arrivano davanti ai reali consorti Gimli si è un po' addolcito.

Accolto con grande (e doverosa) cortesia, a parte uno scivolone subito rimangiato di Celeborn, il nano guarda Galadriel negli occhi e gli parve di penetrare nel cuore di un nemico all'improvviso, e di trovarvi amore e comprensione
Il cuore di Gimli cambia all'improvviso, e quella che era una ragionevole disponibilità in nome di interessi comuni diventa un grande affetto. Da quel momento lui e Legolas saranno amici inseparabili, e Galadriel regnerà per sempre nel suo cuore.
L'affetto tra il prode nano e la regina degli elfi è reciproco e profondo, e Galadriel decide di portarlo alla luce. Sa che Gimli desidera da lei qualcosa che lei non può offrire, ma che può accettare di concedere se richiesta; così non gli prepara un regalo d'addio (non sarebbe stato difficile: un qualsiasi manufatto ben eseguito sarebbe stato perfetto per l'occasione. I doni per Merry, Pipino e Boromir rientrano in questa categoria) ma gli chiede di chiederle cosa vuole da lei. Gimli risponde con la più medievale delle cortesie che non desidera alcun regalo, e per lui è sufficiente aver veduto la Signora dei Galathrim e udito le sue dolci parole
Galadriel insiste: "Sono certa che tu desideri qualcosa ch'io sono in grado di darti". E alla fine Gimli ammette di desiderare uno dei suoi capelli che eclissano l'oro della terra come le stelle eclissano le gemme delle miniere - ma ha cura di precisare che non lo sta chiedendo, sta solo obbedendo alla richiesta che lei gli ha fatto di esprimere un suo desiderio.
Sentito il desiderio gli elfi fanno tanto d'occhi, mentre il regal consorte Celeborn  osserva un dignitosissimo silenzio - pur pensando probabilmente molte cose in cuor suo; e Galadriel scioglie una delle sue lunghe trecce e consegna a Gimli non uno ma tre dei suoi capelli d'oro che eclissano eccetera eccetera, aggiungendo al dono la previsione che nelle mani di Gimli l'oro scorrerà a flutti, ma non avrà mai su di lui nessun potere - che, più che una previsione o una profezia, sembra a quel punto una constatazione.
Il vero regalo naturalmente non sono i capelli, è l'opportunità che Galadriel gli ha offerto di conoscere ed essere quello che lui realmente è, ed è un regalo senza prezzo di cui giustamente Gimli le sarà riconoscente per tutto il resto dei suoi giorni. I tre capelli d'oro sono a loro volta testimonianza di quel che avrebbe potuto essere tra elfi e nani e non è mai stato, se non in qualche occasione ormai lontana nel tempo, e che ormai è troppo tardi per realizzare compiutamente a livello di razza - ma non tra singoli individui che sanno riconoscersi.

Questa bella scena è stata per me il primo incontro con quel modo particolarissimo di parlarsi che hanno i personaggi di tanta letteratura medievale, che viene genericamente etichettata come "cortesia". Solo un medievista poteva scriverla.

3 commenti:

Linda ha detto...

Con Gimli, anche l'improbabile diventa più che possibile. Per questo mi è così simpatico. :)

Murasaki ha detto...

Ah, non dirlo a me :)

Murasaki ha detto...

A proposito: mi sono convinta che hai ragione tu: in effetti Merry viene ferito molto più spesso di Pipino (e di Sam, che non viene ferito affatto, salvo un graffio a Moria, ma che passa comunque una più che discreta quantità di guai)