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sabato 28 gennaio 2012

Io ODIO i libri di storia

Da intendersi come "manuali", perché i libri di storia in sé mi piacciono parecchio, specie se son fatti bene.


La Prima Grande Domanda è come vengono assemblati i manuali di storia per le medie. Dico "assemblati" perché è evidente che dietro non c'è un progetto unitario se non a livello grafico, e che la destra non sa quel che fa la sinistra (da intendersi nel senso evangelico, non politico). In pratica: non c'è una persona paziente (o un cospicuo gruppo di persone pazienti, che sarebbe ben meglio) che controlli che tutti i fili siano annodati.
Per carità, per la maggior parte degli studenti, quelli che studiano storia tre o quattro volte a quadrimestre  venendo volontari per prendere un voto decente, non è un problema: vedono benissimo i fili in sospeso, ma pensano che sia colpa loro perché non han letto i capitoli precedenti e si mettono l'animo in pace.
Ci sono, però, anche quelli che studiano regolarmente e cercano di seguire e capire cosa succede. Lo fanno per passione, per curiosità, perché vogliono il voto alto, per perfezionismo o per l'accidente di motivo che gli pare, comunque lo fanno. Siccome non trovano il nesso e non capiscono come va a finire una data cosa, chiedono all'insegnante. Beh, che altro possono fare? Qualcuno chiede anche in famiglia - ai fratelli maggiori, i genitori, i nonni. Ma spesso i genitori, i nonni e financo i fratelli maggiori non lo sanno e non sempre hanno dove andare a cercare, e come loro i professori. Dovrebbe essere un po' più facile però per gli storici che assemblano un libro e sono pagati per quello. 
Il problema è che non sempre si scomodano a farlo.
Un caso classico per esempio sono le Fiandre e l'Olanda, che compaiono a scadenze più o meno regolari,  a volte in rivolta contro qualcuno, a volte indipendenti. E so bene che star dietro alla storia delle Fiandre è complicato, ma basterebbero due righe di raccordo. Se hai lasciato l'Olanda felicemente indipendente, non puoi  ritrovarla qualche pagina dopo di nuovo in lotta con la Spagna. Non è serio. Devi spiegare che nel frattempo è successo qualcosa. 
E sorvoliamo su Svezia, Norvegia e Danimarca che per secoli si scindono e unificano provando tutte le combinazioni possibili. E sorvoliamo ancor più sulla Polonia. (Per la Polonia ho inventato la definizione di "stato con le rotelle" perché i suoi confini variano con frequenza davvero esasperante).
Ma insomma, è proprio vero che ci dobbiamo sorvolare per forza? 
Che lo comprano a fare, i ragazzi, il libro di storia?
Credono forse, gli editori, che tutte le famiglie abbiano in casa uno o più tavoli traballanti da poter pareggiare solo con le loro pubblicazioni?


La faccenda diventa ancor più complicata in quel malefico arco di tempo che va dall'inizio del secolo alla pace di Yalta, ovvero gli anni in cui quasi tutti gli stati si sentivano in dovere di cambiare confini almeno tre o quattro volte.
Stamani sono saltate fuori due questioni.
Primo: il Portogallo. La maggior parte dei manuali di storia sorvola pudicamente sul Portogallo. Grandangolo no, ti spiega che il Portogallo, nella Prima Guerra Mondiale, è entrato in guerra a fianco di Germania e Austria. Che ne è al momento della sconfitta? Nulla, si direbbe, continua a farsi la sua vita, e certo i suoi confini non cambiano. Però nelle pagine sul trattato di Versailles non se ne accenna. Ora, se ti preoccupi di dire che è entrato in guerra puoi ben spendere una riga o due per dire che dopo la guerra perde le colonie, mi sembra. E' un po' troppo sperare che i ragazzi ci arrivino da soli, collegandosi a due capitoli prima quando gli hanno spiegato che sì, insomma, anche il Portogallo aveva un po' di colonie in Africa. Tutto sommato, mi sembra un po' troppo anche sperare che ci arrivi l'insegnante, che per quanto preparato non può ricordare tutto di tutto, e che comunque del Portogallo nella Prima Guerra Mondiale non sa nulla perché mai ha trovato un manuale di storia che ne facesse cenno.
Poi c'è l'Jugoslavia. Agli adulti dici "Jugoslavia" e ancora per un po' a tutti viene in mente uno stato di forma allungata che si snoda sui Balcani. Ma per chi è nato nel 1998 "Jugoslavia" è come dire "regno dei corsari di Umbar": non gli viene in mente un accidente di nulla, perché quando sono nati la Jugoslavia già non esisteva più. Quindi, se gli dici che "fu formato il regno di Jugoslavia" sarebbe anche cortese spiegargli DA QUALI DEGLI STATI ATTUALMENTE ESISTENTI ERA FORMATO. D'accordo, glielo può dire l'insegnante, e loro appuntarselo da qualche parte, come possono appuntarsi a cosa corrisponde oggi la Cecoslovacchia. Ma se il manuale gli serve solo per riempirlo di appunti, da scrivere a lato di carte geografiche microscopiche, allora forse potrebbero non comprarlo nemmeno, il manuale, e con quei soldi i genitori potrebbero mandarli a prendersi una pizza con gli amici, o regalargli un nuovo giochino per la wii. Si suppone che un manuale di storia serva, al limite, anche per studiarci storia, e non solo a gettarti in una selva di dubbi e di interrogativi destinati a restare senza risposta se non interviene una Persona Competente (o meglio, più competente del cialtrone che ha curato il manuale).
E vogliamo spendere due parole sulle tre repubbliche baltiche, cedute dalla Russia alla Germania al momento della pace separata per uscire dalla prima guerra mondiale? Sì, proprio quelle tre repubbliche baltiche che spariscono senza lasciare traccia nei capitoli successivi e che ricompaiono, al più, per essere inglobate nella Russia a Yalta? Perché, se proprio le vogliamo spendere, sarebbe opportuno ricordare che gran parte del tempo tra Versailles e Yalta le tre repubbliche baltiche lo passarono in felice indipendenza, a farsi i fatti loro e allora, se proprio vuoi parlare delle tre repubbliche baltiche (il che non è obbligatorio ma, onestamente, non è neanche fuor di luogo), allora puoi far cenno anche di questo.


E non parliamo (anzi no: parliamone) di quei maledetti manuali che ti spiegano che "Mussolini si dedicò ad ottenere il pareggio della lira con la sterlina, e ci riuscì a prezzo di grandi sforzi". Punto primo: perché voleva pareggiare proprio con la sterlina e non col franco belga, o la corona danese? Punto secondo, che accidente vuol dire "il pareggio con la sterlina"? Punto terzo: perché una cosa del genere comportava necessariamente dei sacrifici?
Non sono affatto concetti banali, e darli per scontati a ragazzi di tredici anni nati e cresciuti con l'euro e del tutto digiuni di problemi di cambi internazionali nonché di economia vuol dire prenderli in giro, né più né meno. E sono d'accordo che son cose complesse da spiegare, ma allora le lasci perdere e magari te la cavi con qualche parola sui problemi della lira. Oppure provi a spiegarle, perché no. Mica è impossibile. Solo che va fatto, non basta buttare là due parole scollegate e sperare che di punto in bianco i tredicenni si trasformino in consumati esperti di storia dell'economia internazionale.


E la repubblica di Weimer, tormentata da una terribile inflazione che la divorava sino all'osso ma che SOLO DOPO QUINDICI ANNI  finisce nelle grinfie di Hitler - che comunque in sette anni riesce a fare di quel paese, che in teoria doveva essere ormai allo stremo dello stremo, una potenza mondiale? Potremmo forse degnarci di dire che in mezzo c'era stata una vera pioggia di dollari americani che aveva permesso alla Germania di riorganizzarsi niente male, mentre i paesi europei nel frattempo si erano rassegnati a non incassare i debiti di guerra il cui pagamento aveva portato sia Germania e Austria al fallimento, sì, ma nel 1921?


Tutti comunque si sentono obbligati a spendere una paginetta sulla Società degli Stati, elencandone i principi e ricordandosi  di aggiungere che comunque questa Società non funzionò mai e non cavò mai un ragno dal buco. D'accordo, a modo suo ha avuto una sua importanza culturale, ma se ti va di spendere una o due pagine per la Società delle Nazioni spendine anche mezza per spiegare perché in entrambe le guerre mondiali i nostri ragazzi vennero mandati in Russia con le scarpe di cartone (i soldi erano stati tutti spesi per la guerra in Libia prima, e per le guerre in Africa e in Spagna dopo) oppure per questa disgraziata questione della quota 25 con la sterlina, che sono entrambe cose che hanno avuto invece una bella ripercussione sul piano pratico. Certo, sono anche un po' più difficiline da spiegare della non-storia della Società delle Nazioni. Ma mica te l'ho chiesto io di fare un manuale di storia. E comunque non è affatto impossibile venirne a capo.


Non so dov'è esattamente il problema: se si tratta di riscritture a cascata da manuali di quando ero ragazzina, che in seguito sono stati più o meno malamente riadattati; oppure se i singoli capitoli vengono assemblati da sunti di altri capitoli di storia analoghi nei manuali delle superiori, senza preccuparsi di fare una revisione che li renda congrui.


Quel che so con certezza è che la zona dell'Europa dell'Est viene lasciata in una pudica penombra, che dell'Africa si parla pochissimo (salvo trovarsi tutti insieme, italiani, tedeschi e inglesi, a El Alamein, a combattere, non si sa bene perché proprio lì), che si parla dell'Albania come qualcosa che è sempre esistitto sulla carta geografica, mentre l'URSS passa da una crisi economica all'altra salvo trasformarsi come per incanto in una grande potenza mondiale dopo aver sostenuto E VINTO una guerra mondiale, che è sempre stata una robetta piuttosto costosa. O non erano tutti con le pezze ai calzoni perché la NEP non funzionava e i piani quinquennali nemmeno? Ci sarò stato, INFINE, un momento in cui le cose avevano cominciato a migliorare, no? Se non altro durante la Grande Crisi, da cui l'URSS rimase felicemente immune.


Ogni tanto qualche nostalgico di AN sostiene che i manuali scolastici di storia andrebbero sottoposti a revisione.
Sono assolutamente d'accordo con loro.

17 commenti:

la povna ha detto...

Anni fa mi fu offerta la collaborazione per realizzare schede di approfondimento di un manuale delle superiori. Dovevo realizzare quattro o cinque box della misura di una cartella e mezzo raccordando i temi in questione con intermezzi di letteratura e storia (novecentesca).
Beh. Feci i miei box, e mi resi conto che il libro (di cui mi passavano i capitoli) era fatto a minchia. Scrissi pazientemente alla casa editrice segnalando gli errori e gli orrori (come quelli che tu descrivi). Alla fine mi offrirono di rivedere tutto il manuale: a me, che sono laureata in letterature comparate! Così, tranquilli. Girai la loro proposta allo storico saggio (che, per l'appunto, è storico), e la cosa andò bene. Ma questo ti dice come sono assemblati i manuali: che il primo che canta gli dicono "ohi, salta a bordo". O, in altre parole, alla cazzo di cane.

Palmy ha detto...

Ho letto sia il post che il commento della povna e credo che abbiate profondamente ragione. Anche io vedo molte imprecisioni, omissioni, sfasature... in questo momento però la mia ira è concentrata sui manuali in genere, penso ai libri di geografia tutti copia l'uno dell'altro, oddio che qualcuno si inventi qualcosa..., per non parlare delle grammatiche fatte senza tenere conto dell'evoluzione degli studi che so penso a un'infarinatura di grammatica generativa o alle antologie che dicono tante minchiate sulla metrica. Ecco, mi sono sfogata!

la povna ha detto...

mado', le minchiate sulla metrica. vogliamo parlare dell'endecasillabo come "verso di undici sillabe"? ora, io non è che pensi di insegnare agli alunni le eccezioni dell'endecasillabo di settima in Sennuccio del Bene. Ma non vedo proprio quale sia la difficoltà maggiore nell'insegnare loro che il tipo di versi dipende dall'accento e non dal numero di sillabe. Tanto per loro è all'inizio ostico, e poi divertente uguale!
(sarà per questo che io non uso i manuali?!)

Anonimo ha detto...

Volete qualche pertla da manuali di chimica, o di informatica, di pregiate case editrici scientifiche nazionali ?
A diisposizione !

Anonimo SQ

La prof ha detto...

Questo serve per spiegare ai ragazzi che il tipo di testo comunemente definito "riassunto" è una gran brutta gatta da pelare e lascia tutti scontinti, alla fine.

(sarà per questo che arrivo pimpante in aula convinta di fare la prima guerra mondiale in un solo colpo e dopo dieci giorni siamo ancora lì a vedere come mai Caporetto e Adamello e compagnia?)

lanoisette ha detto...

vogliamo parlare dei manuali di geografia? AAARGHHH!!!

Carmen ha detto...

Ehi professori.
Avete qualche libro, non di testo, da consigliare a chi vorrebbe recuperare profonde lacune in storia, dovute certo a una pigrizia imbattibile, ma anche a libri poco invitanti.
Ricordo che la lunghezza media di un paragrafo del mio libro di storia era di sette pagine senza una figura, 1

Murasaki ha detto...

'povna, hai raccontato una storia davvero interessante, che spiega parecchie cose e fa venire i brividi. Splendida la descrizione "il primo che canta gli dicono 'ohi, salta a bordo'".

Palmy e LaNoisette: prima o poi scriverò senz'altro anche una tirata contro i libri di geografia... però intanto perché non la fate voi? Mi piacerebbe molto leggerla ^__^

Anonimo SQ: invece non ho allo studio alcuna tirata sui libri di chimica, ma se la scrivi e me la mandi te l'ospito volentieri qui (anch'io, al primo che canta, gli dico "ohi, salta a bordo" ^__^(

Prof, sono felice del tuo commento, perché se commenti sei di nuovo viva ^__^
Ma sul serio cerchi di fare la Grande Guerra in una sola tirata? Gli rovini tutto ildivertimento, i ragazzi AMANO le guerre mondiali, tanto che a volte la studiano persino!

Carmen, non ci chiedi poco! Se ci dici qualche campo specifico in cui vuoi recuperare sarebbe più facile. Vado un po' a tentoni: per il medioevo dopo il Mille c'è Jacques LeGoff "Tempo della chiesa, tempo del mercante", e per il Novecento "Il secolo breve" di Hobsbawm. Per il periodo tra la fine dell'impero romano e il 1200 c'è "La nascita dell'Europa" di Lopez, un po' datato, magari, ma non giurassico, e per la fine del Medioevo c'è Huizinga, "L'autunno del medioevo", anche quello non recentissimo. Hobsbawn ha studiato anche tutto l'Ottocento, in tre volumi (li hanno ristampati di recente a prezzo decoroso). Per la storia d'Italia dall'arrivo di Napoleone a oggi c'è il mio adorato "La forza del destino" di Duggam. Poi c'è "La vita privata", un'opera collettiva in sei volumi che cerca di ricostruire la storia dei comuni mortali dalla tarda antichità alla fine dell'Ottocento, e "Storia delle donne in Occidente", anche quella in più volumi e anche quella dalla tarda antichità all'Ottocentoi, tutta roba che si trova bene sia in libreria CHE IN BIBLIOTECA, dove non la devi pagare e puoi interromperla senza problemi se non ti va.
Un'altra possibilità sono le biografie: ce ne sono di ottime e dalla vita di re, generali e grandi personaggi vari si impara un sacco di storia.
Chi ha qualcosa da suggerire si faccia avanti ^__^

LGO ha detto...

Interessa una tiratina anche sui libri di fisica? :-)

Murasaki ha detto...

Ma più che volentieri, LGO ^__^
(tu però hai un blog dove scriverla, l'Anonimo SQno, per questo gli offrivo ospitalità. Oppure ce l'ha anche lui e io non l'ho mai cercato? DUBBIO ATROCE...)

'povna ha detto...

Un po' alla rinfusa, sui consigli di lettura, aggiungerei tutto sommato il Bainton su Lutero e Riforma; il buon vecchio Chabod; e poi per la storia di Italia contemporanea Ginsborg, Lanaro, Guido Crainz (mito assoluto!), De Luna e qualcosa di John Foot (storia d'Italia attraverso storia dello sport, molto godibile).
Sul medioevo aggiungerei La società feudale (ma anche gli altri libri) di Marc Bloch

Murasaki ha detto...

Del Bainton su Lutero e Riforma ignoravo financo l'esistenza, me lo segno per quest'estate perché su quella parte sono andata poco oltre al manuale.

Anonimo ha detto...

Grazie Murasaki, non ho un mio blog (almeno non ancora).
Perciò grazie per l'ospitalità, ma non voglio sembrare invadente, e neppure pesante... A eventuale richiesta, racconterò (racconteremo, LGO ?).

Anonimo SQ

cautelosa ha detto...

Allora, sempre del Bainton, ti consiglio anche La riforma protestante, uno snello volumetto che tratta, capitolo dopo capitolo, dei vari movimenti riformatori in Europa.
A Carmen, invece, suggerirei Vita quotidiana nel Medioevo di Eileen Power, ed. Einaudi.

Riguardo infine ai libri di testo, il migliore è sempre quello che non stai usando (e che, una volta in adozione, si trasforma in un incubo didattico...)

Carmen ha detto...

Grazie :)
Il medioevo e tutto quello che va dalla fine del Rinascimento alla rivoluzione francese è un buco nero per me.
LE biografie di Re sono un buon consiglio e anche "La vita privata" sembra un'opera interessante

La fisica è meno oscura, anche perchè mio marito insegna fisica e scienze nella "scuola media" spagnola, 4 anni dai 12 ai 16 anni.

Locomotiva ha detto...

Segnalo con colpevole ritardo un aneddoto vecchiotto.
Eravamo li lì per il XXI secolo, il millennium bug alle porte (o appena passato, una roba così).

Presenzio per appoggio morale all'esame della morosa di allora: quinto anno 'propedeutico' per accedere dal liceo artistico all'università.
Anno ne carne ne pesce, ma per diciannovenni.
Le quali girano nei portici del chiostro della scuola che salmodiando 'il ripasso' prima dell'orale.
E capto un frammento - 'gli Alpini si ritirano ad Stalingrado' - che viene ripetuto come un mantra, OOOmmmmm.

Non so se era scritto sul libro o se il prof ha 'condensato' gli appunti...

Murasaki ha detto...

Ah, ne uccidono più gli appunti che la spada! Mia madre ricorda ancra un disgraziato che parlava del protestantesimo nato e sviluppatosi in RENONIA... ad un esame universitario di storia delle religioni (al candidato fu peraltro consigliato garbatamente di ritirarsi)