Il mio blog preferito

giovedì 16 dicembre 2010

Un luogo favorito dalla natura dove le bellezze naturali non sono alterate dal cattivo gusto

Pemberley, la villa della famiglia Darcy
(che contiene tra l'altro anche una ricca biblioteca)

Google ricorda che oggi è il 235° anniversario della nascita di Jane Austen, eccellente scrittrice inglese nonché Grande Madre del romanzo rosa.
Su Jane Austen pesano una serie di pregiudizi di cui non sono mai riuscita a capire l'origine: tutti i critici letterari spiegano sempre che i suoi romanzi sono molto graziosi, mirabilmente costruiti, di trama molto simile tra loro; poi fanno il paragone con le porcellane dipinte, le figurine di biscuit e lasciano intendere che, in quei graziosi ronanzi ben dipinti e leziosi, non succede mai niente e tutto è molto manierato, zuccherato e convenzionale. E infatti la fascetta "un'epigona di Jane Austen" viene da sempre applicata a romanzi senza molto intreccio, dove, oltre a prendere una quantità incredibile di té, i personaggi in questione (tutti, rigorosamente, insulsi e manierati) non fanno molto altro, salvo poi fidanzarsi alla fine del libro con scarso entusiasmo loro e del lettore.
In realtà i sei romanzi di Jane Austen non sono affatto equivalenti tra loro come livello, si somigliano ben poco come trana e all'interno succedono un sacco di cose, per tacere del fatto che le protagoniste non sono affatto imbalsamate né manierate.
Si tratta di romanzi di formazione con protagoniste giovani fanciulle di animo non ignobile né debole, anche se di carattere molto diverso tra loro. Non sono in rivolta con il loro ambiente, non lo disapprovano e non lo trovano intrinsecamente falso se non in certe punte estreme. La vita che fanno non gli dispiace (e, visto che di solito sono benestanti e abitano in bei posti, non si capisce perché dovrebbero). Non sono mai troppo sole: anche le più isolate e incomprese, come Fanny o Anne, hanno chi le capisce e qualcuno cui voler bene. Aspirano, tutte, a sposarsi felicemente - desiderio assai sensato, a mio avviso, né penserei altrettanto del suo opposto, ovvero l'aspirazione a sposarsi in modo disastroso e improvvido - e, tutte, hanno una lodevole mancanza di meschinità e un senso morale piuttosto articolato.
Di sesso si parla poco, in effetti, come si parla poco di cucina o di sartoria - ma questo, naturalmente, non implica che i personaggi della Austen non si nutrano, vadano in giro nudi anche d'inverno, magari spettinati, o che non siano interessati a quei piaceri che gli esseri umani sanno scambiarsi tra loro; diciamo che su certi argomenti viene calato un velo di riservatezza e che vengono accortamente incapsulati all'internop di altri. A ben guardare, mancano anche le descrizioni fisiche dei personaggi - di alcuni ci viene spiegato che sono belli, e questo è quanto. L'archetipo del romanzo rosa non contiene descrizioni dettagliate delle sue eroine (né dei suoi eroi), delle loro pettinature o dei loro vestiti. Si punta su altri elementi: la scoperta dell'altrui carattere, la formazione dei principi morali su cui regolarsi, la difficoltà a capirsi o ad esprimersi, l'arte di vedere al di là delle apparenze, il rispetto delle regole sociali e il riguardo per i sentimenti altrui - tutti temi che qualcuno trova imperdibili ed essenziali, e che altri ritengono invece insulsi e del tutto privi di interesse, ma che la Austen tratta sempre con grande indifferenza alle convenzioni letterarie (non è che le rifiuta: proprio le ignora).
Così oggi, esattamente come due secoli fa, i libri di Jane Austen per alcuni sono un pozzo senza fondo di scoperte e un dolce passatempo dove dilettare l'anima, mentre per altri sono una penitenza di una noia mortale.
Chi fa parte della prima razza, come me, non può che rallietarsi quando apre uno di quei sei (ahimé, soltanto sei) romanzi senza tempo, dove i protagonisti non sono realistici ma reali, di quelli che trovi per strada, rigorosamente fuori dal tempo anche se descritti in modo così legato alla loro epoca, e del tutto fuori dalle regole del Buon Personaggio Romantico o Verista - semplicemente, sono.

12 commenti:

La prof ha detto...

Oh, guarda, condivido tutto. Li ho riletti da poco (i romanzi) e mi sono piaciuti di nuovo :-)
E visto che mi scervellavo per trovare un film o due da mostrare in seconda, mi hai anche illuminato: perché non la Austen?

La prof ha detto...

[OT]Sai che mi sono accorta che da due mesi esatti, quando venivo qui, non vedevo più il tuo blog aggiornato? Era sempre fermo allo stesso punto.
Così oggi sono tornata indietro e mi sono riletta tutto :-)

'povna ha detto...

Orgoglio e pregiudizio è stato il primo libro su cui ho fatto l'alba: c'è bisogno di aggiungere altro?! :-)

ps. spezziamo però una lancia per i critici letterari, per una volta: per la verità, infatti, coloro che scrivono ciò che tu citavi con giusto orrore sono a) quasi solo italiani; b) anche in questo caso una sparuta minoranza; c) (grazie al cielo) superati dalla storia. La maggior parte della critica, oso aggiungere per fortuna nostra, scrive sulla vecchia Jane (via, scimmiottiamo Holden) cose molto ma molto acute e lusinghiere.

Murasaki ha detto...

Bene, Prof, spero sia stata una lettura gradevole ^__^
Alle seconde di solito faccio vedere qualcosa di Shakespeare, che non sarà letteratura italiana ma è sempre un top, e molto gradito è sempre stato anche Shakespeare in Love.
Di Jane Austen non c'è molto di buono IMHO, a parte il grandioso Ragione e Sentimento (che piacque) ed Emma (che non ho mai proposto, e forse richiederebbe un pubblico con qualche anno di più).
Con Ragione e Sentimento comunque avevo una classe a prevalenza numerica e culturale femminile. Shakespeare invece è unisex, anche quando tiri in ballo Romeo e Giulietta (versione di Di Caprio, che è quella che piace di più anche a me)

Appropos: il mio blog non era aggiornato da poche settimane (...facciamo quattro...): non ti fidare delle date, al più qua stanno a indicare che un dato post è *iniziato* in un dato giorno (ad esempio i finocchi sono solo temporaneamente scomparsi, insieme ai gatti neri)

@ 'povna
A dire il vero mi riferivo proprio a critici inglesi della vecchia guardia (un paio di storie della letteratura, ma non solo), mentre alcuni critici italiani mi sono anche piaciuti. Siccome il primo romanzo della Austen l'ho letto a nove anni e la prima critica quando avevo già cpmpiuto i venti, ho avuto occasione di stupirmi della notevole differenza tra quel che sentivo io e quel che pensavano gli addetti ai lavori - un po' lo stesso che è successo anche con Tolkien.
D'altra parte anche a Charlotte Bronte vennero consigliati i romanzi della Austen, perché imparasse quali erano i libri convenienti da scriversi per una signora, e la Bronte dopo esserseli letti dichiarò apertamente che le facevano andare il latte alle ginocchia (beh, più o meno il senso era quello). IMHO la Austen era stata assai travisata dal consigliere (non credo invece che l'abbia travisata Charlotte, ma mi rendo conto che per la sua sensibilità un romanzo di Jane Austen non fosse proprio l'ideale)

'povna ha detto...

Charlotte Bronte, secondo me, è assai più convenzionale di quanto non sia di moda dire, specie nella gender critics della new wave (non a caso quel genio di Charles Dickens ha scritto, in contrappunto, una serie di parodie fulminanti soprattutto di Jane Eyre). Sui critici della vecchia guardia e le storie letterarie non so. L'unica decente accreditata (diciamo pre-svolta della metà degli anni Settanta) negli Austen Studies, cioè quella del Daiches, ne parla come sempre in maniera ancora assai biografico-storicista, ovviamente, ma non priva di acume. Parlando invece di dialogo a distanza tra gli autori, forse l'unica vera risposta intelligente (concordo con te: Charlotte la Austen non poteva capirla del tutto) è quella di implicita parodia di Emma resa da George Eliot in Middlemarch (prima parte). Non so se conosci, immagino di sì. Nel caso non l'avessi, se ami la Austen, te lo consiglio, perché è davvero a mio avviso il più bel romanzo in assoluto della letteratura inglese fino a tutto il modernismo compreso.
(ps.: ebbene sì, Jane Austen, Dickens, le Bronte, la Eliot li ho studiati per l'altro mondo, e ci ho scritto sopra un po' - parecchie - di varie ed eventuali!)

LGO ha detto...

Io invece i suoi romanzi li ho scoperti dopo i vent'anni - prima, la fama di romanzi rosa funzionava egregiamente da repellente - ma li ho amati moltissimo lo stesso :-)

Murasaki ha detto...

@ 'povna

ssì, conosco Middlemarch. Mi è pure piaciuto (anche se non come a te) ma, confesso, non l'avevo mai visto come una parodia di Emma. Forse puoi illuminarmi?

Quanto a Charlotte Bronte, più che trasgressiva mi è sembrata sempre una figura molto particolare (quale delle Bronte non lo era?) anche se a un certo punto è invalsa la convenzione di considerare trasgressiva qualsiasi donna abbia mai preso una penna in mano, a parte forse Liala e la vedova Dostoevskij. Comunque anche Charlotte è una delle Grandi Madri del romanzo rosa (oltre che un'insegnante!) ^__^

@ LGO
Ogni età è buona per apprezzare Jane Austen; tra l'altro anch'io ho letto Mansfield Park ben dopo i vent'anni... dato che prima nessuno si era degnato di pubblicarlo ^__^

'povna ha detto...

L'inizio di Middlemarch, e in specie alcuni tratti di Dorothea Brooke, il dialogo con Celia e soprattutto tratti dello zio sono stati giudicati spesso dalla critica come un'evocazione (a sfondo parodico) delle prerogative superiori di Miss Woodehouse in Emma. Per quanto mi riguarda, e conoscendo anche l'atteggiamento marcatamente intertestuale della Eliot, penso che ci siano una serie di appigli nel testo per dire che l'intuizione sia giusta, anche se anche io sono tra coloro che hanno scritto che qui la citazione/parodia austeniana si limita a un accenno, che vuole l'agnizione del lettore ma non affonda nella polemica social-letteraria (anche perché, come è noto, l'obiettivo polemico della Eliot allora era assai più Dickens che la Austen - come si vede per esempio in Our Mutual Friend, rovesciato polemicamente nel dialogo a distanza in The Mill on the Floss).

Su Charlotte, se parli dal punto di vista biografico di sicuro, anche se pensavo più in termini letterari. E lì io appartengo a quella parte che ha letto in Jane Eyre meno di quanto la gender critics ci abbia dovuto trovare (da un certo punto di vista, peraltro, trovo assai più interessanti Villette e soprattutto Shirley). Insomma, trovo che il rovesciamento polemico sub specie Bertha Mason in Wide Sargasso Sea sia non solo interessante ma non privo di verità.Tra le Bronte, Anne secondo me era assai meno particolare delle sorelle, e sia The Tenant of Wildfell Hall sia soprattuto Agnes Grey (che pure ho amato tanto da proporne la ripubblicazione italiana) parecchio sotto tono.

Manfield Park: mi ricordo bene quando Garzanti decise di ricurare la ripubblicazione. Però in realtà edizioni italiane giravano anche prima, eccome (noi, per motivi biografici, spesso leggevamo in inglese, però in casa giravano anche le traduzioni: quella in casa di mia nonna, che ora ho ereditato io, è qui sotto i miei occhi datata 1961 - una traduzione da brivido, però integrale)

Murasaki ha detto...

(Mi appunto la nota su Middlemarch per quando lo rileggo. Magari mi convincerò ^__^)

Naturalmente la buona vecchia BUR grigia aveva tradotto tutto di tutti, quindi anche la Austen al gran completo, però mia madre comprò solo Emma e Orgoglio e Pregiudizio, non so perché - forse perché aveva solo due occhi e non riusciva a leggere più di due-tre libri per volta, e in famiglia prima di lei libri ne avevano comprati ben pochi. Ad ogni modo negli anni 70 Mansfield Park poteva forse essere rintracciato all'usato, ma io non lo trovai mai.

Per quel che riguarda Anne, certamente era il pezzo più niormale tra le tre sorelle, ma in qualunque altra famiglia sarebbe stata certamente notata per la sua stravaganza. Wildfell Hall l'ho letto una sola volta ma mi fece u'ottima impressione, ed è un vero Bronte-book, dove quasi tutti i personaggi sono pazzi furiosi e scriteriati dalla prima all'ultima pagina.

E per finire sì, anch'io faccio parte di quelli che non vanno proprio pazzi per Jane Eyre. Si legge volentieri, certo, ma Villette è un'altra cosa - e Shirley... ecco, ora che ci penso, Shirley sembra quasi (quasi) un romanzo di gente normale, almeno a tratti. Chissà, forse l'influenza della Austen si fece sentire, sotto la superficie...

viviana ha detto...

Non l'ho mail letta ma leggere i commenti fa venir voglia di uscire a comprare un libro e iniziare!

'povna ha detto...

@Viv: assolutamente, vai!

Per il resto, sì, Shirley secondo me è un grande libro, e, posto che appunto anteporrò un bel po' di altri inglesi a tutte le Bronte sisters, devo dire che lo trovai molto, ma molto interessante. Prima o poi dobbiamo organizzare un English tea parlando di good old English books in qualche luogo a metà strada tra le nostre abitazioni e la nostra scuola... :-)

Murasaki ha detto...

Vai con fiducia, Viv: si tratti della Austen o di una delle Bronte, sono autrici che piacciono sempre alle signore (e anche a parecchi signori, in verità).

Mozione approvata all'unanimità per il té letterario ^__^