Il mio blog preferito

martedì 30 settembre 2008

Letteratura a tastoni


"Io non faccio letteratura" proclamo sempre con grande fierezza ai colleghi perplessi "A volte leggo dei brani di autori italiani, se sono appropriati per la programmazione".

E infatti nei programmi si parla genericamente di "brani di grandi autori di letteratura italiana", o qualcosa del genere, non di Storia della Letteratura.
L'argomento è spinoso, e ogni insegnante di lettere delle medie ci ha le sue personali e granitiche convinzioni, che non gliele schiodi nemmeno col Black&Decker. E chi trova indispensabile Manzoni, e chi Svevo, e chi Pavese e chi Foscolo.
Io depreco, depreco sempre, in silenzio. Manzoni è del tutto inadatto a stomaci sotto i sedici anni, andrebbe fatto al triennio. E Svevo nemmeno. E Montale, povere creature, cosa ci capiscono in Montale?
Di fatto, quando un autore è sinceramente apprezzato dall'insegnante, ai ragazzi arriva. Si attiva una sorta di alchimia per cui intere classi apprezzano Manzoni, Svevo e pure Montale (e Foscolo, si capisce).
Certo, non sempre. A volte l'insegnante è di una noia mortale e i ragazzi imparano ad avere in uggia Manzoni e Boccaccio e chiunque altro. Ma il punto è che l'insegnante non sa di essere di una noia mortale. Magari lo è diventato col tempo. Magari lo è solo con quella classe.
E chi lo sa?

D'altra parte: ti ritrovi a fare una lezione sui duelli nel Seicento. C'è quel passo dei Promessi Sposi dove c'è proprio un duello; anzi, non è un vero duello, però fa capire tutta una serie di cose legate ai duelli e alla mentalità dell'epoca... quattro paginette, non mordono mica, no?
C'è il tema del lavoro minorile. Che oggi guardiamo dall'alto in basso il Pakistan che costringe i suoi poveri bambini a cucire palloni e tappeti per pochi soldi a orari interminabili, ma anche noi, poco più di cent'anni fa... E quasi sempre dall'antologia salta fuori Rosso Malpelo - e se poi non salta fuori, ci sono sempre le fotocopie.
E poi il Risorgimento, la Patria, l'Eroe Romantico... in effetti un paio di sonetti di Foscolo non ci starebbero male... dopotutto questi ragazzi non sanno nemmeno cos'è un sonetto, un garbato accenno si potrebbe anche fare...

Così stamani, senza costrizione alcuna, io, che ho sempre sostenuto che Foscolo va lasciato per le superiori mi sono ritrovata ad ammanirgli "In morte del fratello Giovanni". Con tutte le domande del caso.
Cos'è la speme?
Cos'è questa storia del "cenere"? L'avevano cremato?
Perché "quiete" è scritto con due puntini sulla i?
Com'era morto, il fratello Giovanni?
Perché sulla tomba del fratello Giovanni ci andava solo la mamma, anzi "la madre"?

Ovviamente il commento dell'antologia era fatto con i piedi. Anzi, partiamo dalle basi: sia il Fratello Giovanni che Zacinto erano nel volume grande dell'antologia e non nel volumetto "Letteratura" (dove ci stavano solo una descrizione della vita di Foscolo decisamente sciatta e un pezzo dei Sepolcri piantato là come un carciofo).
Pe ogni strofa c'era una specie di trasposizione in prosa, nemmeno tanto esatta.
Non capisco perché alle superiori i ragazzi abbiano diritto ad un ampio apparato lessicale, storico etc. etc. e alle medie gli spetti solo una sintesi di sintesi fatta male.
Non c'è un obbligo preciso di fargli il Fratello Giovanni; ma se glielo metti in antologia, dovrai pur considerare che c'è una discreta quantità di cose che i tuoi lettori NON sanno, e che non sanno perché nessuno gliele ha dette. Non puoi sperare che le imparino per magia, mossi a mirabile comprensione dagli immortali versi del poeta; perché loro, al momento, negli immortali versi del poeta non ci capiscono nulla, e continueranno a non capirci nulla se non glieli spieghi punto per punto. Con pazienza. Con chiarezza. E a tastoni.

Come glielo fai, il Fratello Giovanni? Beh, partiamo con la lettura.
Ma dopo la mia impeccabile lettura ho alzato gli occhi e già sapevo (le classi hanno un modo tutto loro di comunicarti i loro sentimenti) cos'avrei visto: svariate paia di occhi sgranati.
"Non ci avete capito niente".
"Niente" confermano.
Non è un problema, in fondo sono lì per spiegarglielo. L'importante sarebbe capire COME.
E mentre andavo avanti a tastoni (questo non lo sanno, questo nemmeno, devo ricordarmi di chiarire anche questo e quest'altro) una parte di me si domandava se avevo poi avuto questa grande idea, mentre un'altra parte inviava oscure maledizioni agli insegnanti di italiano della SSIS che han cercato più volte di spiegarmi come impostare un modulo su Dante per le superiori (cosa che era decisamente alla mia portata) ma si sono ben guardati dall'accennare agli eventuali problemi che si possono incontrare spiegando testi più complessi alle medie (cosa che in effetti è molto più difficile).

Considerando come lavoravano alla SSIS, probabilmente è andata meglio così.

E se proprio mi impunto a fargli il Fratello Giovanni, vale sempre l'antico detto toscano "Mar vorsuto un fue ma' troppo".

domenica 28 settembre 2008

Il cane col collare-spia



Per motivi che (almeno a me) risultano completamente oscuri, la piccola scuoletta di paese dove insegno è adesso guardata con gran sospetto dal Nuovo Preside, che ci ha ritenuti immeritevoli di un responsabile di plesso di nostra scelta ed è invece riuscito, applicando una tecnica piuttosto complicata, a rifilarci come responsabile il suo Scagnozzo di fiducia (a suo tempo anche Scagnozzo del Vecchio Preside). Colui viene ogni giorno a risolvere le varie grane che abbiamo, a crearne di nuove e, soprattutto, a sorvegliare per conto terzi.
Ora, tutta questa manovra avrà senz'altro le sue buone ragioni, e non sta a me giudicarle: magari a mia insaputa la scuola ospita una cellula terroristica eccezionalmente attiva, oppure nelle cucine della mensa, tra un pasto biologico e l'altro, i cuochi ingannano il tempo confezionando pasticche per discoteca (tutto ciò sarebbe assai meno incredibile di quanto si potrebbe pensare, essendo St. Mary Mead il classico paesello di provincia dove non succede mai niente fino al momento in cui ci succede di tutto); tutte attività criminose che senza dubbio è opportuno sorvegliare onde poterle poi reprimere.
Tuttavia l'azione antiterroristica avrebbe potuto e dovuto essere condotta con miglior garbo perché l'unico risultato conseguito sino ad ora è stato quello di trasformare un tranquillo e un po' apatico gruppo di insegnanti ("Invasione da Marte? Vabbè, intanto io gli spiego i verbi irregolari, poi domani si vedrà")  in una setta giurata di tigri con i denti a sciabola. Volendo, possiamo vederlo come un fattore positivo, perché ha cementato moltissimo il nostro gruppo - ma in verità eravamo piuttosto uniti anche prima.
La prima cosa che ci eravamo proposte, ognuno in cuor suo, era di complicare la vita allo Scagnozzo, ad esempio chiamandolo per i più vari motivi, all'occorrenza anche cavandoli di sottoterra. Ma finora non abbiamo dovuto dar prova di alcuna inventiva, perché i molti motivi che ci hanno spinti ad attaccarci al telefono per chiamarlo non avevano alcunché di pretestuoso.
Per esempio:

a suo tempo avevo osservato che, in base all'orario redatto dallo Scagnozzo avevo un'ora in sovrapposizione con Musica. Ho segnalato la cosa a colei che contavamo restasse la Responsabile di Plesso, che l'ha segnalata allo Scagnozzo che se l'era cavata assicurando che "non era possibile".
Così, al giorno stabilito, c'è stata l'inevitabile scena "Salve. Desideri qualcosa?" "Fare la mia lezione" "Veramente a quest'ora la lezione qui ce l'ho io".
Lascio il collega in classe a solfeggiare e mi attacco al telefono. Lo Scagnozzo mi spiega che non devo fare riferimento all'orario che mi è stato dato (e allora perché me l'hanno dato, perché lo leggessi la sera ai miei bambini prima di addormentarli?) ma a quello che hanno i custodi.
Vado a controllare e scopro che esistono ben TRE versioni dell'orario: la mia, quella di Musica e quella dei custodi (che è poi la stessa dettata ai ragazzi). 
Posto davanti a questo dato di fatto, lo Scagnozzo finisce con l'ammettere che un problema c'è, e finisce col darmi una quarta versione dell'orario. Capita a tutti di sbagliare, no?
Sì, capita a tutti - convengo io - D'altra parte, quando si riceve segnalazione dell'errore sarebbe più pratico non cercare di risolvere la questione dicendo che "non è possibile". 
Mi viene fatto capire che sono una piantagrane. Ne convengo di buon grado: è una reputazione che mi porto dietro da tempo, e non l'ho mai trovata motivo di mortificazione.
Ma in fondo non è successo nulla di male, insiste lo Scagnozzo. E' vero, convengo io, non è successo nulla di male.

Ma a fare le cose coi piedi, sospetto, le probabilità che prima o poi qualcosa di male succeda non sono del tutto infinitesimali.
Nel frattempo a St. Mary Mead stiamo seduti sul fiume e aspettiamo.


D'accordo, non tutti possono essere Silente...


Navigando in cerca di anticipazioni sulla saga di Harry Potter - un'attività che mi ha tenuto molto impegnata prima del Giugno 2007 - trovai una dichiarazione di un preside inglese che spiegava come Silente fosse il modello ideale cui ogni preside aspirava. Reputai il preside in questione un uomo saggio, e pensai che era sempre bello che una persona si ponesse traguardi elevati.

Siamo d'accordo, Silente (Albus Dumbledore nell'originale, ma personalmente preferisco il nome italiano) è un Preside Ideale, e per giunta ha la complicità di un'autrice che lo bada moltissimo. Ma, certo, considerando il nostro Nuovo Preside, vien da pensare che siamo davvero un po' troppo lontani da questo modello.

Proverò adesso a fare un confronto, allo scopo di mostrare l'indiscutibile superiorità di Albus.

- Silente è alto, statuario, di nobile incedere, insomma quello che si definisce "un bel vecchio".
Il Nuovo Preside al contrario...
Certo, non è giusto giudicare una persona in base all'aspetto fisico. E poi deve fare il preside, mica il fotomodello.

- Silente è sempre elegantissimo e indossa lunghe vesti di velluto e seta ricamate in oro e argento con simboli alchemici e costellazioni.
D'accordo, un Dirigente Scolastico che arrivasse a scuola in un lungo abito di seta ricamato a simboli alchemici potrebbe forse perplimere gli alunni. Ma anche senza dover ricorrere a seta e ricami in oro, tuttavia, una certa eleganza sarebbe gradita.
Naturalmente non si deve pensare male di una persona solo perché non è elegante. E poi deve fare il preside, mica l'indossatore.

- Silente ha una voce nobile e grave, che non alza mai; si muove con gesti solenni, che emanano autorevolezza.
Il Nuovo Preside si muove pochissimo, non emana alcuna autorevolezza e quanto alla voce...
Certo, non si è fatto da solo e non si è scelto le corde vocali da un catalogo. Del resto, deve fare il preside, mica il cantante o l'attore.

- Silente è sempre gentilissimo con tutti; anche con Voldemort, anche con i vari Ministri della Magia. Soprattutto lo è con tutti i sottoposti: allievi, insegnanti, custodi, elfi domestici. Si esprime sempre in modo assai politically correct.
Il nostro Nuovo Preside colleziona gaffe come altri collezionano francobolli o soldatini di stagno e interrompe sempre. Come si comporti con gli elfi domestici chiaramente, non lo sappiamo. Non sappiamo nemmeno come si comporta con gli allievi. Infatti...

- Silente presenzia sempre la Grande Cena Inaugurale dell'Anno Scolastico ad Hogwarts, che si tiene durante un Grande Banchetto, e saluta i nuovi insegnanti e i nuovi allievi con un cortese discorsetto di benvenuto.
Il Nuovo Preside non ha degnato di uno sguardo i nuovi insegnanti della scuola (una buona trentina) e nessuno degli allievi di St. Mary Mead ha avuto ancora il piacere di vederlo, nemmeno in fotografia o dipinto ad olio. E' pur vero che non si sono persi granché, tuttavia...

- Silente parla un'infinità di lingue babbane e del mondo magico.
Il Nuovo Preside ha difficoltà anche con l'italiano, e l'ultima volta che ha usato un congiuntivo credo ci fosse ancora Aldo Moro presidente del consiglio.

- Silente ascolta tutti con grande attenzione e spesso comprende molto, molto di più di quel che gli viene detto.
Il Nuovo Preside non ascolta mai, interrompe chi sta parlando per rispondere e dalla risposta si evince sempre chiaramente che non ha capito un accidente. E' difficile fargli comprendere qualcosa, anche spiegandogliela con estrema chiarezza.
D'accordo, non capire talvolta è una facile scappatoia per non prendere posizione su argomenti scomodi. Possiamo sempre augurarci che, almeno in alcuni casi, si tratti di questo. Tuttavia...

- Silente è uno dei più grandi maghi del suo tempo, e maneggia con grande facilità anche incantesimi estremamente complessi.
Ovviamente nessuno pretende che il Nuovo Preside sappia gestire incantesimi estremamente complessi: ma almeno gestire una circolare interna, se non fosse troppo chiedere...

- Silente ha scelto come Vicepreside la prof. McGrannit, insegnante severa ma giusta, dotata di grande intelligenza e di estrema competenza nel suo ramo (la Trasfigurazione), che non manca mai di rispetto ad un allievo nemmeno quando è estremamente incollerita e che dagli allievi è molto rispettata e temuta.
Il Nuovo Preside si è scelto uno Scagnozzo di cui a suo tempo ho sentito dire che era un buon organizzatore, ma con cui tutti sembrano lietissimi di non avere a che fare. Costui, tra l'altro, sembra dotato di un singolare talento per trattare in modo offensivo con gli allievi... e con i colleghi.

- Silente è molto amato e rispettato da tutti, ad Hogwarts, eccezion fatta per alcuni Serpeverde.
Il nuovo Preside... vabbe', non è lì per farsi amare. Tuttavia ritengo che sia sempre preferibile poter provare almeno un minimo di rispetto verso la persona che è lì per darti ordini. Finisce per renderti le cose più facili, secondo me.

- Silente sottopone sin dall'inizio Harry ad un'opera di discreta sorveglianza, attraverso persone di sua fiducia. Tale sorveglianza è motivata anche dalla necessità di proteggere l'incolumità di Harry, che si trova sin dall'inizio della saga esposto a terribili pericoli.
Il Nuovo Preside ha deciso di tenere sotto sorveglianza il plesso scolastico di St. Mary Mead, per motivi del tutto ignoti a buona parte di noi. Tale sorveglianza, esercitata apertamente dallo Scagnozzo, ha se non altro il merito che nessuno può accusarlo di fare le cose di soppiatto.

- Silente fa degli errori, anche molto gravi (se non li facesse la storia si chiuderebbe verso pagina 100 del primo libro), li riconosce, li studia e cerca di trarne insegnamento per il futuro.
Qui il Nuovo Preside si trova senz'altro in vantaggio: infatti anche lui commette errori, ma sempre di portata molto minore di quelli di Silente, anche se non risulta gli sia ancora venuto in mente di ammetterne neppure mezzo e non parliamo di trarne profitto e ammaestramento. D'altra parte il suo compito è facilitato dal non avere Mangiamorte, spie del Ministero o dell'Oscuro Signore e simili nel suo corpo docenti.
Anzi, per essere più esatti, di non avere ancora Mangiamorte nel suo corpo docente. Quanto ai lupi mannari, almeno a St. Mary Mead credo che per alcuni di noi il tempo in cui diventeremo pericolosi nelle notti di plenilunio si vada ormai avvicinando...

venerdì 26 settembre 2008

Settembre è il mese del ripensamento

Settembre è il mese del ripensamento
delle possibilità
Dopo l'estate porti il dono usato
della perplessità.

Ti siedi e ricominci il gioco
delle tue identità
Come scintille brucian nel tuo fuoco
le possibilità

(Francesco Guccini - Canzone dei dodici mesi, citata a memoria)

Amo l'autunno. Lo amo con tutta me stessa, da sempre. 
Amo le giornate che si accorciano, il buio che scende più presto e rende dolce mettersi a letto a leggere dopo cena. Amo le vetrine che si riempiono di lussuosi capi scuri in lana pregiata e di affascinanti stivaletti, amo le gite nelle cartolerie fornitissime a caccia di strani quaderni e inchiostri colorati, amo riaprire il mio guardaroba cercando vestiti seri, finalmente, e non più quegli stracci che, per quanto sottili, sono sempre troppo caldi.
L'autunno è la stagione del benessere, per me: la pressione si alza, il vino ritorna un piacere, e non più qualcosa che ti scalda oltre ogni limite umano, le notti sono lunghe, e vengono usate - finalmente! - anche per dormire, in belle lenzuola fresche che non si stazzonano già al terzo giorno di agonia, e uoi perfino decorare il letto con qualche calda coperta.
La pioggia lava via quella polvere che rendeva tutto opaco, e tornano i colori: i prati sono di nuovo verdi, gli alberi diventano dorati, il cielo prende toni da zaffiro orientale, le nuvole si caricano di tutte le sfumature del bianco fino ad un affascinante grigio-azzurro, i fiori ritornano a brillare dalle aiuole e dai balconi.
L'autunno è il tempo degli inizi. C'è sempre qualcosa da cominciare, quando arriva l'autunno, e c'è sempre qualche bilancio da tracciare prima del nuovo inizio. E' bello fare il conto dei rimpianti sapendo che la vita che ti aspetta è lì, dietro l'angolo, pronta a regalarti qualcosa di nuovo. E' il tempo dei diari, delle lettere di riepilogo, dei rendiconti bancari, delle iscrizioni. E' il tempo della malinconia, del rimpianto, del ricordo e della fiducia.
L'autunno è la mia stagione, da sempre, e quando arriva è sempre festa per me.

...eppure quest'anno, confesso, perfino io avrei gradito una settimanella di estate in più.

giovedì 25 settembre 2008

A mensa, a mensa!

Certo, non tutte le mense scolastiche si presentano così...

Nei miei cinque anni di supplenze brevi ho sperimentato varie mense, finendo per maturare la convinzione che la qualità del cibo di una mensa è inversamente proporzionale alle persone che ci mangiano.
Per "persone che ci mangiano" non intendo ragazzi e professori ma, più brutalmente, il famoso giro del magna-magna (espressione che irrita alquanto la mia delicata sensibilità, ma che in questo caso mi sembra abbastanza appropriata).
In pratica, grazie al complesso giro di appalti e subappalti, capita facilmente che in una mensa di città i genitori sborsino cifre considerevoli perché i loro figli NON mangino un pessimo pasto - perché le nuove generazioni saranno anche viziate, ma a chi non è sotto assedio la pasta stracotta, la carne tigliosa e le verdure surgelate di pessima qualità raramente risultano gradite, con la conseguenza che i ragazzi, dopo aver fatto tornei di Lancio della Mollica e di Nuoto nell'Acqua Minerale escono famelici e si precipitano sulle patatine che ogni scuola ritiene doveroso offrire a caro prezzo con un distributore automatico spesso assai più pronto ad ingoiare soldi che ad erogare il suo pur dieteticamente discutibile contenuto.
Sia chiaro che non voglio negare in assoluto la possibilità che alcune scuole di città offrano buoni piatti, dico solo che non mi è mai successo di assaggiarli personalmente. Ah, dimenticavo: ho uno stomaco da struzzo e mangio tranquillamente anche le suole di scarpe, il ghiaino e il soufflé di ragni - ma sono un essere umano e ho anch'io dei limiti.

In paese ci si conosce, spesso la scuola ha una cucina dove lavorare in proprio e insomma gli assessori sono costretti a limitare la propria innata rapacità, con la conseguenza che i genitori pagano meno e il risultato magari non è all'altezza dei più celebri ristoranti, ma insomma si lascia mangiare di buon grado.
A St. Mary Mead la mensa è più che accettabile, e a quel che mi han detto usa esclusivamente cibi biologici. Oltre ai cibi biologici ha anche dei cuochi piuttosto capaci (perché il cibo biologico magari è più sano, ma se non sai cucinare può fare schifo come qualsiasi altro tipo di cibo): la pasta è sempre al dente, i sughi sono fatti col criterio e la diligenza della buona madre di famiglia e in più qualche pastificio dei dintorni ogni tanto offre un obolo sotto forma di gnocchi o di ravioli di ottima qualità; il pollo arrosto, è decisamente migliore di quello di molte rosticcerie e anche se gli hamburger non mi entusiasmano, pare che abbiano una vasta schiera di sostenitori.
Naturalmente, volendo, si può trovare qualcosa da ridire anche lì - ad esempio sono stata più volte tentata di suggerire che, nel composto che spalmano sulla crostata, potrebbero forse prendere in considerazione l'idea di mettere anche un po' di frutta oltre allo zucchero - ma si tratta di pecche secondarie.
L'unico vero e drammatico punto di caduta rimangono i bastoncini di pesce, che ai miei occhi rappresentano un mistero incomprensibile. La cosiddetta panatura è una spessa crosta insipida e del tutto priva di croccantezza, pur essendo chiaramente stata fritta in olio arroventato, e quanto all'interno, si tratta di una ciunga che non ha in sé la benché minima traccia del sapore o della consistenza del più ordinario dei pesci bianchi. Per completare il disastro vengono serviti senza una sola goccia di limone. Insomma, sono all'altezza della più sfigata delle mense metropolitane.
Eppure i ragazzi li adorano e regolarmente tornano in processione a prenderli una seconda volta. Gli do la mia benedizione e mentre loro vanno mi godo la mia tripla insalatina fresca, doppiamente gustosa per il fatto che non ne ho dovuta lavare una singola foglia (perché, tra le altre cose, alla mensa di St. Mary Mead si ostinano a preparare enormi contorni di ottime verdure che i ragazzi snobbano e che solo gli insegnanti apprezzano).
Dopo aver mangiato un buon pasto e essersi fatti la loro mezz'ora di ricreazione (in un cortile all'altezza di qualsiasi penitenziario) i ragazzi sono dunque sazi, rilassati... e pronti a dare l'assalto alle patatine del distributore automatico.

mercoledì 24 settembre 2008

La mente dell'uomo


Dopo l'ultimo Collegio dei Docenti, veramente, la canzone che mi tornava in mente (sempre degli stessi autori) diceva "Ognuno fa quello che gli pare / e mangia i frutti dell'esperienza". Ma dopo le ultime notizie sulla legge Gelmini-Tremonti sento il desiderio di qualcosa di più rassicurante. Perché, sostengono gli autori della canzone, anche se pensiamo poco e piano potremmo fare qualcosa di più, con le nostre potenzialità.
Potremmo.


(F. Gazzé - M. Gazzè)
dall'album "Un giorno"


Confluisce l'energia
ma forse è ancora troppo presto
quando la superficie dell'uomo è come una scorza
e in fondo non penetra altro che un'illusione di conoscenza
che appare sotto lo sforzo della lampadina

Pensiamo poco e piano
siamo tarli nella mente
persi sotto un Dio prudente
che spaventa da lontano

L'inevitabile duello tra girare la vite dolcemente
o battere il chiodo con il martello
minatori dei ricordi immersi in un vociare cauto
la mente dell'uomo

Pensiamo poco e piano
siamo tarli nella mente
persi sotto un Dio prudente
che spaventa da lontano

I miei passi senza impronta
non calpestano il sentiero
sognando in bianco e nero
tutto il resto qui non conta

La mente dell'uomo



Iniziano i laboratori e non ho niente da mettermi


Come tutte le scuole medie anche noi ci abbiamo i nostri laboratori.
Gran bella parola, "laboratorio": evoca immagini di scintillanti file di provette e alambicchi ripieni di liquidi dai più vari colori, atelier di pittura o di falegnameria, acceleratori di particelle...

Da decenni i Laboratori sono entrati nella vita degli insegnanti delle medie. La Riforma Moratti li ha ufficializzati. "La scuola" pontificava il ministro "deve indirizzare l'alunno anche verso il 'saper fare' oltre che il 'sapere': è importante dare il giusto risalto alla parte operativa". Ci aveva pure ragione, ci aveva.

Che poi, siccome le attrezzature costano anche se non pretendi di allestire il tuo piccolo acceleratore di particelle per far vedere ai ragazzi com'è stato il Big Bang, si è andata affermando da sempre la consuetudine di rifilare il più dei laboratori all'insegnante di Lettere, anche perché una o due insegnanti di Lettere in più il CSA non li negava mai.
Il che toglieva molta manualità al "saper fare" perché l'insegnante di Lettere, povera anima, allestisce magari un Cineforum, qualcosa di collegato al Teatro, qualche avvincente laboratorio di Storia... e una valanga di laboratori di Lettura, Lettura Espressiva, Scrittura Creativa, Giochi Linguistici & Affini, oltre all'indispensabile Laboratorio di Latino che i Genitori (per motivi a me del tutto incomprensibili) si ostinano a richiedere. 
Tutta roba interessante e utilissima, per carità, ma non sempre improntata al massimo della manualità. Anche se poi la parte operativa ci deve sempre essere, ti spiegano, con un Prodotto Finale da far vedere ai Genitori.
"Che cavolo di Prodotto Finale vuoi che ci sia in un laboratorio di latino?" chiede l'insegnante un po' perplesso.
"Fate un cartellone".
"Ma i cartelloni si fanno anche nelle ore curricolari. Quelli che ci sono in classe non li abbiamo mica fatti nei laboratori!".
"Scusa, che altro Prodotto Finale vuoi fare, in un laboratorio di latino?".
"Ah beh, sì beh..." (chitarra e Enzo Iannacci in sottofondo).

Anche a St. Mary Mead abbiamo i nostri laboratori, si capisce. C'è il Laboratorio di Scienze, quello di Arti Applicate, quello di Informatica, quello Linguistico. Ecco, magari le attrezzature non sono numerosissime né modernissime, se si rompe qualcosa riaverlo è un vero problema; però i Laboratori ci sono. Un po' scheggiati, un po' malridotti - perché le attrezzature, usandole, si logorano (ma guarda un po'); anche se gli insegnanti sono bravi, anche se i ragazzi ci stanno attenti. Basterebbe qualche soldo in più e avremmo dei Veri e Scintillanti Laboratori; ma lassù nelle Alte Sfere del Ministero,  dove si puote ciò che si vuole, è stato stabilito che il Laboratorio è soprattutto uno stato d'animo interiore, che non necessita di particolari finanziamenti.
E' risaputo che i ragazzi godono come tinche frequentando laboratori di ceramica, carpenteria, pasticceria, sbalzo su rame. Ma un laboratorio di Lettura Espressiva costa talmente meno...

Altro particolare di cui, nelle Alte Sfere, sembrano fregarsi alla grande è che il Laboratorio va amorevolmente preparato, coltivato e studiato e non si improvvisa da una settimana all'altra (salvo, forse, quelli di Lettura Espressiva). Le scuole medie attualmente traboccano di precari, che un anno ci sono e l'anno dopo chissà dove andranno. Quasi tutti i laboratori, dunque, vengono improvvisati dall'inizio di Settembre se non dai primi giorni dell'anno scolastico - ed è risaputo a chiunque ci si sia cimentato, che in queste condizioni cominci a capire bene come gestire un dato laboratorio solo verso metà dell'anno.
Il Laboratorio più fragile, in queste condizioni, è Teatro. Grande invenzione, il Teatro alle scuole dell'obbligo. Utilissimo sul piano didattico. Qualche ora di teatro riesce a cementare una classe o un gruppo come niente al mondo riuscirà mai a fare. I ragazzi si sciolgono, acquistano fiducia in sé stessi e si divertono come pazzi. Solo che Teatro (incredibile ma vero) va saputo fare, non è che ti basta avere una laurea in lettere per venirne a capo automaticamente. Richiede una formazione specifica, che magari qualche insegnante (non necessariamente di Lettere) possiede, ma non puoi darla per scontata. 
Certo, a fare teatro a scuola, come tutte le cose, si impara. Un buon corso di formazione potrebbe facilmente trasformare un insegnante anche imbranato in un coordinatore teatrale almeno accettabile. Ma ormai da tempo è stato stabilito che i corsi di formazione per insegnanti servono soprattutto a insegnargli a insegnare letteratura (cosa, in verità, non sempre difficilissima per una persona laureata in letteratura come spesso siamo noi di Lettere), e rappresentano soprattutto una fonte di guadagno per l'Università e non uno strumento formativo per l'insegnante medesimo... vabbe', questo è un discorso lungo e pure piuttosto doloroso.

Ad ogni modo, se mezza scuola è in mano ai supplenti annuali il laboratorio di teatro salta, triste ma vero. Con grande dispiacere dei ragazzi, ma salta.
E così quest'anno, a St. Mary Mead, niente teatro.

martedì 23 settembre 2008

Haeretica - Di calciatori e di veline


Calciatori o veline? I gatti sanno essere entrambi, senza sforzo e con naturalezza

E' una verità universalmente riconosciuta che al giorno d'oggi tutti i ragazzi vogliono fare i calciatori e tutte le ragazze vogliono diventare veline, e che per questo motivo nessuno di loro cerca più di farsi una Vera Cultura, come invece prima era desiderio di tutti. Detta verità è così universalmente riconosciuta e indiscussa che viene sempre citata come premessa indispensabile ogni volta che si parla dei Giovani d'Oggi - di recente l'ho vista perfino citata tra i motivi per cui il Maestro Unico oggi non sarebbe più all'altezza del suo compito (ammetto tuttavia che il collegamento tra calciatori, veline e maestri mi è sfuggito; senz'altro per demerito mio).


Se però, invece che su Molte e Autorevoli Fonti dovessi basarmi solo ed esclusivamente sulla mia modesta esperienza, confesso che sarei tentata di rivedere la questione per ridimensionarla un po'. D'accordo, il mio osservatorio è piuttosto ridotto - qualche decina di classi in una sola provincia, la maggior parte delle quali nella Grande Città;  però non ho mai sentito dire che la mia provincia inverte la tendenza e che in essa i Giovani d'Oggi siano fatti di altra pasta rispetto ai deprimentissimi, sciaguratissimi e scioperatissimi Giovani d'Oggi che infestano il nostro bel paese.

Sulla scorta dei miei dati personali posso senz'altro convenire che molti ragazzi hanno il sogno nel cassetto di diventare calciatori, e molti di loro praticano il calcio come sport, anche se solo tre dei miei allievi mi han dato l'impressione di considerarlo qualcosa di più di un sogno nel cassetto.
Tra questi tre, uno di loro sembrava effettivamente considerarlo qualcosa che rendeva del tutto superfluo lo studio. Devo però onestamente ammettere che non mi dava l'impressione di disporre di risorse interiori tali da offrirgli molte altre possibilità - in pratica sembrava proprio il tipo di persona abbastanza superficiale e sprovveduta da pensare di risolversi così la vita, senza però mettere in conto il notevole impegno  necessario per emergere nel calcio (come in qualsiasi altra campo).
Gli altri due erano ragazzi piuttosto studiosi; in particolare uno dei due, pur non avendo un tipo di intelligenza molto portata per lo studio teorico, compensava con un'estrema diligenza e molto impegno, com'era riconosciuto da tutto il consiglio di classe.

Quanto alle veline, in sette anni che ormai si avviano a diventare otto, ricordo di un solo accenno ad un possibile futuro in quel campo: richieste di costruire in coppia una frase con determinate caratteristiche grammaticali, due ragazze scrissero appunto che volevano fare le veline. Siccome nella frase c'erano un pronome e un congiuntivo cannati di brutto, le mandai alla lavagna e gliela feci scrivere.
"Cosa c'è che non va qui?" chiesi alla classe. Che prima suggerì che l'idea di fare le veline non andasse bene, poi che quelle due non avessero alcuna possibilità di emergere in quel campo e solo dopo che ebbi ripetuto con molta decisione che non mi sarei mai permessa valutazioni di quel tipo, cominciarono lentamente a prendere in considerazione la possibilità che la frase potesse avere qualcosa che non andava sul piano linguistico (ma garantisco che era una frase davvero atroce, e tale avrebbe dovuto apparire a chiunque conoscesse anche solo un po' di italiano. Ma in effetti, veline o meno, quella non era una classe che si segnalasse per la perfezione formale nel periodare).

Dal mio angoletto tranquillo, lo ammetto, questa fissazione su calciatori e veline mi sembra, più che una veridica analisi sociologica,  uno di quei frequenti casi in cui gli adulti proiettano le loro fissazioni sulle nuove generazioni, attribuendogliele.
Non sono però opinioni che mi azzarderei ad esprimere in pubblico, se non tra qui pochi amici fidati che eviterebbero con cura di diffondere questa mia originale teoria, non foss'anche per compassione).

domenica 21 settembre 2008

Scuola e politica (post qualunquista sul qualunquismo)

Il mio animo al momento è piuttosto irritato



Sospese dunque da qualche giorno le accorate rimembranze dei bei tempi del maestro unico e i canti di lode del grembiulino nonché i peana del Voto di Condotta, grande risolutore di ogni problema disciplinare (ma che stupidi a non averci pensato prima, tutti quanti), il disgraziato comparto scuola conosce un breve attimo di requie dopo un mese e passa di polverone mediatico. Ne approfitto per ricordarmi alcuni dati di fatto, e scriverli - così quando il polverone si rialzerà potrò tornare qui, rileggerli e racconfortarmi constatando che non sono io che ricordo male, ma è dall'esterno che raccontano grandi quantità di balle.

1) Non esiste nessuna riforma Gelmini, per nessun ordine e grado di scuola. Esistono alcuni provvedimenti presi a cazzo di cane* dall'attuale governo, in un decreto legge malamente abborracciato, senza la minima preoccupazione per le conseguenze che potranno avere a livello organizzativo. Detti provvedimenti sono:
- l'introduzione di una nuova materia, Educazione Civica o come si chiama - che al momento non si sa chi dovrebbe svolgere, in quali ore, secondo quali programmi etc. etc.
- i giudizi trasformati in voti nelle scuole elementari e medie, senza uno straccio di spiegazione sul come trasformarli, il tutto perché il ministro dell'economia Tremonti aveva difficoltà a orientarsi in una scala di cinque valutazioni e trovava più rassicuranti i numeri
- il voto in condotta, che almeno non dà problemi sul come usarlo ma che lascia le cose tali e quali, in quanto ai consigli di classe non è mai mancata la possibilità di sanzionare il comportamento negativo degli alunni, mentre sono spesso mancati Dirigenti Scolastici disposti a fare alcunché in materia che non fosse esortare i docenti alla comprensione, alla dolcezza e all'amore universale.

2) Al momento il ritorno al maestro unico è una dichiarazione d'intenti e nulla più.

3) Il ritorno al maestro unico non porterà a vistose riduzioni di organico.

4) Il taglio dell'orario scolastico porterà a riduzioni dell'organico e soprattutto... a una riduzione dell'orario scolastico.

5) I tagli all'organico dei docenti porteranno a una riduzione del tempo pieno, volere o volare.

6) I tagli agli ATA porteranno a problemi organizzativi e gestionali di tutti i tipi.

7) L'aumento degli allievi per classe porterà a una notevole diminuzione della sicurezza e ad un notevole disagio per chi in quelle classi ci deve lavorare (primi fra tutti, gli alunni).

8) Il ministro Gelmini è semplicemente un prestanome. Al momento l'attuale Ministro dell'Istruzione è Tremonti. L'unica cosa che i due hanno in comune è una totale ignoranza di tutto quel che riguarda il comparto scuola e un totale disinteresse ad informarsi sull'argomento.

9) Non esiste alcun complotto per smantellare la scuola pubblica. L'attuale governo, come quello del quinquennio 2001-2006, non desidera smantellare la scuola pubblica per qualche Oscuro Disegno afferente al complotto demoplutogiudaicomassonico; semplicemente la trovano una roba un po' inutile, e dunque se si deve ridurre la spesa pubblica conviene ridurre le cose inutili, ovvero l'istruzione. Se avessero più soldi a disposizione non la toccherebbero.

10) Anche se parla di meritocrazia, l'attuale governo non ha la minima cognizione di cosa effettivamente sia la meritocrazia. E come potrebbe, considerando che nessuno dei ministri è lì per meriti inerenti al suo dicastero?

11) I sindacati non di categoria hanno da tempo perso ogni interesse per la scuola (detto e non concesso che l'abbiano mai avuto) e ne capiscono e la conoscono né più né meno dei due attuali ministri dell'istruzione. Siccome nella scuola lavoriamo in tanti, e dunque le nostre potenziali tessere sono molte, non se la sentono di dirci di no quando ci iscriviamo, ma in cuor loro sono convinti che siamo un mucchio di privilegiati assunti per questioni clientelari, e che il nostro è un lavoro che chiunque saprebbe fare. Non ne conoscono i veri vantaggi né i veri inconvenienti, e tanto meno gli interessa conoscerli. I loro addetti al reparto scuola parlano a frasi fatte, e di conseguenza, appena si esce dal seminario precari - disoccupazione - famigliesullastrada - aumenti di stipendio - rinnovicontrattuali - aumentodelleorelavorative non sanno cosa rispondere, né al governo né al cosiddetto Uomo Della Strada.

*con molte scuse ai cani, so che i loro apparati riproduttivi funzionano benissimo, al contrario dei DL dell'attuale governo; è solo un modo di dire gratuito e politicamente scorretto.

venerdì 19 settembre 2008

Ognuno è soggetto al suo proprio destino...


Sì, con la grammatica sono un tipo pragmatico: poca teoria e molta pratica.
Basta puntare all'essenziale.
Ecco, sì, l'essenziale. Sono la prima a sostenere che non importa conoscere il complemento di chicchera e di piattino, e quello di nostalgia da distinguersi da quello di rimpianto.
PERO' quando risulta che il vero problema, l'autentico motivo per cui sbagliano il complemento predicativo del soggetto e il soggetto partitivo, dicevo, il vero e autentico motivo è che non distinguono un soggetto da un paracarri (perché, come osservava ieri sera un'amica, come diamine possono predicare di qualcosa il soggetto se non hanno un soggetto da predicare?), ecco, allora in quei momenti l'insegnante, come Gimli davanti alla tomba di Balin, si immerge in profonda e cupa riflessione. Perché certo non si possono licenziare dei ragazzi che non riconoscono il soggetto. Tolti i fronzoli, resta l'essenziale; e il soggetto è essenziale.
E ritorna la Grande Domanda
"Ma chi è l'incapace che vi ha fatto grammatica l'anno scorso?".

Già. Chi è l'incapace che ha fatto grammatica in quella classe l'anno scorso?
Tra i vantaggi della continuità didattica c'è anche quello di poter fare domande di questo tipo senza urtare la sensibilità di nessun collega.

Orario Provvisoriamente Definitivo


Alfine è arrivato. Non sappiamo ancora chi farà i laboratori, non sappiamo ancora chi farà le ore alternative alla religione, non abbiamo ancora un insegnante di tecnica ma l'orario c'è.
Me l'hanno portato trionfanti "Guarda, non c'è nemmeno un buco. Non è bello?"
"Mica tanto. Io la fissa dei buchi non l'ho mai avuta, ma qui ho una sola prima ora e l'unico blocco di tre ore è Sabato, terza-quarta-quinta, e prima hanno inglese e francese. Mi dite come faccio per il tema?"
Sono rimasti un po' interdetti. E del resto, siamo seri, il tema Sabato dalla terza alla quinta ora dopo due ore con due lingue diverse mica devono farlo loro, specie a Maggio, quando la classe diventa un forno già verso le dieci.
Hanno detto che mah, boh, vedranno se possono fare qualcosa.
Eppure le mani su quell'orario dovranno pur rimetterle, ho scoperto dopo, perché ho anche un'ora in contemporanea con Musica.
No, non una compresenza. Non un laboratorio. Proprio un'ora dove io sono lì a fare italiano o quel che è e Musica, giustamente, è lì a fare musica. Un'ora sovrapposta.
Secondo me non funzionerebbe molto bene.

lunedì 15 settembre 2008

Val più la pratica della grammatica?


Sono della scuola di pensiero che la grammatica non si studia, si applica. Non faccio mai imparare regole a memoria. Soprattutto, non faccio mai imparare le famose domande per l'analisi logica perché regolarmente va a finire nel seguente modo:
"Sono uscito col mio cane"
Sono: predicato nominale
Uscito: soggetto
Col: congiunzione
Mio cane: complemento oggetto. Infatti risponde alla domanda: chi? che cosa?

Torniamo a noi: non faccio mai imparare le regole di grammatica perché mi sta fatica risentirle e perché la grammatica è lì per essere consultata.
Peccato che, per la mia cara, simpatica, amichevole classe il verbo "consultare" non esista. Si fa con quel che si ricorda, e se non si ricorda si tira a indovinare.
Dice "Ma tu non insisti perché consultino la grammatica se non sanno qualcosa?"
Ah sì, io insisto. Io insisto tantissimo. Loro mi ascoltano con grande gentilezza e continuano a fare a memoria.
Ovvio che puoi fare a memoria con quel che sai, ma non con quel che non sai.
E perché non gli fai imparare le definizioni a memoria?
Perché le studierebbero solo quelli che all'occorrenza consultano la grammatica (qualcuno c'è).

E veniamo al merito.
Ars longa, vita brevis: e così l'anno scorso siamo rimasti con l'analisi logica a mezzo, o forse a un terzo: in pratica, siamo arrivati al complemento di specificazione, e anche fin lì non ero convinta che ci fossimo arrivati proprio tutti. Anche chi c'era arrivato, però, non era probabilissimo che si ricordasse proprio tutto. In particolare, nutrivo fieri dubbi sui complementi predicativi
Insomma, c'era da fare un ripassino. Dirgli di farlo a casa non mi sembrava una grande idea, perché lo avrebbero fatto solo quei tre che probabilmente erano in grado di ricordare, o almeno ricostruire: tanto bravi e tanto simpatici, i ragazzi della mia classe, ma non c'è stato ancora verso di fargli capire che "fare i compiti" non è automaticamente sinonimo di "fare solo i compiti scritti".
Dunque, esercitazione pratica. A coppie. Gli ho dettato tutti gli elementi fatti finora (soggetto, predicato verbale, predicato nominale etc.). Per ognuno fatemi una frase: una frase con un soggetto, una frase con un predicato verbale eccetera eccetera. Quel che non vi ricordate lo guardate sul libro. Poi NON me lo consegnate: lunedì lo riguardiamo insieme.

Un'ora per dodici frasi, consultandosi col vicino di banco e consultando la grammatica. Davo per scontato che sarebbe filato tutto liscio.

Oggi era, per l'appunto, lunedì. E tutte le coppie hanno sciorinato le loro frasi col soggetto, col complemento oggetto, col complemento predicativo del soggetto eccetera eccetera.

Iniziamo con le buone notizie: ben due coppie non hanno sbagliato niente.
Una sola coppia ha sbagliato il soggetto.
Dice "Eh, si sa, ogni classe ha degli elementi veramente deboli".
Vero. Peccato che la coppia che ha sbagliato il soggetto non sia particolarmente debole, solo un pochino... vogliamo dire "distratta"? "Svagata"?
Solo tre coppie hanno fatto tre errori.

Però, queste Buone Notizie, se appena ruoti di qualche grado la prospettiva diventano Notizie Assai Sconfortanti.
Segue breve predica su un tema consueto: "ragazzi, in terza media ci aspettiamo che veniate a scuola portando con voi anche il vostro nobile cervello, e che lo teniate acceso anche mentre siete in classe a lezione. Non dovete dimenticare il vostro nobile cervello sul comodino, a casa. Lo dovete portare e usare anche per le materie scolastiche".
Poi la consueta conclusione: per ogni errore che avete fatto, Mercoledì mi dovete portare quattro frasi, possibilmente fatte bene. E cercate di fare attenzione a quel che fate, così imparate e non ne parliamo più. Altrimenti, se ne sbagliate anche una sola, mi tocca darvele doppie e a Natale siamo sempre a stressarci con il complemento oggetto.

Qualche minuto di pausa, poi storia. Mentre spiego i moti rivoluzionari dell'Ottocento mi accorgo che due ragazze scrivono.
Appunti?
No, non è una classe che prende appunti. Quando voglio che si appuntino qualcosa glielo ordino. E adesso non sto spiegando niente che non sia sul libro, come sa chi mi sta ascoltando, o che almeno tenta di ascoltarmi (è la quinta ora).
Bigliettino per qualche compagno?
Ma di solito i bigliettini non si scrivono su un foglio a righe in A4. Vengono scelti dei formati più discreti.

Carissima, vuoi smettere di scrivere le frasi che ti ho assegnato e portarmi il foglio?
Arrivano i fogli, portati da due ragazze un po' confuse.
Molto bene. Queste le considero non consegnate, però le correggo. Per ogni errore me ne porterete altre quattro, e quelle che vi ho dato per Mercoledì raddoppiano. Tenete conto che quattro frasi fatte a casaccio sono esattamente quello che non serve né a me né a voi. E adesso torniamo a Luigi Filippo d'Orleans.

Conclusione: per Mercoledì arriveranno più di cento frasi da controllare. Per la serie "avevo giusto un pomeriggio che non sapevo come riempire".
I complementi di tempo, ovviamente, sono slittati alla prossima lezione. Forse, se mi riesce.
Sarà un lungo anno.

Ah, e i due elementi veramente deboli?
Hanno una buona freccia al loro arco: sanno di essere deboli e cercano di concentrarsi su quel che fanno. In analisi logica, al momento, non vanno affatto male.

In God We Trust.